La guerra delle valute

CurrenciesPericolo scongiurato o semplice tregua? Il dibattito in merito al rischio di una guerra valutaria non si è ancora spento; le posizioni sono estreme: si passa da chi crede siano tutti falsi timori, a chi invece teme diventerà presto una realtà.
La storia insegna che una guerra monetaria non porta da nessuna parte: negli anni 30’, con lo scoppio della Grande Depressione, la guerra al ribasso tra Francia, Regno Unito e Stati Uniti non portò altro che a politiche restrittive e protezionistiche che certo non favorirono l’import-export e la ripresa economica.

Il riemergere della possibiltà di una guerra tra valute arriva dal Giappone: il primo ministro Shinzo Abe promise già in campagna elettorale che avrebbe cercato di diminuire l’ormai storica deflazione nipponica, ponendosi come fine il raggiungimento di un’inflazione al 2-3%. L’immissione sul mercato di moneta, porterebbe (e ha già portato) alla svalutazione dello yen che, conseguentemente, accrescerebbe la propria concorrenzialità rispetto alle valute più forti. L’export giapponese ne uscirebbe vincente.
A far paura ad Abe è soprattutto la moneta europea: le misure salva-euro adottate dalla Bce di Mario Draghi hanno avuto la conseguenza di rafforzare sempre più il valore dell’Euro. Non solo, secondo Abe, Bce e Federal Reserve sarebbero in realtà già pronte ad immettere nuova moneta sui mercati.

Il recente G20 di Mosca (15-16-17 febbraio 2013) ha posto una barriera alla possibilità di una guerra valutaria: se il Giappone mettesse in atto tale manovra, i Paesi concorrenti si vedrebbero costretti alla medesima mossa, e si creerebbe appunto una guerra tra valute. Secondo alcuni questo non avrebbe in realtà conseguenze negative, perché la svalutazione massiccia di tutte le monete annullerebbe gli effetti della guerra stessa.

Per i pessimisti però, il pericolo è tutt’altro che scampato. Recentemente il Ministro francese per lo Sviluppo Economico, Arnaud Montebourg, ha attaccato la Bce. Montebourg vorrebbe che Mario Draghi intervenisse sulla sopravvalutazione dell’Euro; “Se si vuole la crescita è necessario far scendere l’Euro, questo è il compito dei responsabili politici dell’Eurogruppo […] abbiamo bisogno in questo momento di una moneta più debole che ritrovi dei livelli normali per dare ossigeno alle economie europee” ha affermato Montebourg.

Ma una gara alla svalutazione causerebbe gravi danni al commercio internazionale favorendone l’instabilità; inoltre, in una situazione già di per sè problematica come quella attuale, potrebbe avere conseguenze negative anche sull’occupazione e soprattutto sul potere d’acquisto dei cittadini.

Tra gli ottimisti, chi pensa invece che l’immissione di nuova moneta aiuterebbe in realtà la ripresa economica, forti del fatto che le conseguenze degli anni ’30, non possano essere prese come parametro di confronto per calcolare i riflessi che una guerra valutaria avrebbe nell’economia del 2000.
Ma come si calcola precisamente il valore di una valuta rispetto ad un’ altra? Basta un semplice panino Big Mac di Mc Donald’s e di questo parlerò in un prossimo articolo.

 

Fonte: www.iononcicascopiu.it

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Attualità: economia, mercati, prospettive

Con una politica fiscale a mezzo servizio, il compito di tenere in piedi la crescita economica spetta alle Banche Centrali. Dopo gli ultimi dati macro in Europa è adesso più probabile un taglio dei tassi da parte della BCE. A metà dicembre probabilmente la Fed chiarirà ulteriormente la misura dei suoi interventi. Inoltre in Giappone la BoJ è sottoposta a pressioni crescenti del governo affinché adotti un target d’inflazione più ambizioso e in Inghilterra la BoE ha deciso di trasferire al governo i proventi derivanti dalle cedole dei titoli comprati durante l’ultima operazione di easing quantitativo. L’attenzione è catalizzata dal precipizio fiscale americano, cioè la scadenza di fine anno entro la quale repubblicani e democratici dovranno trovare un accordo per il rinnovo almeno parziale delle agevolazioni fiscali in corso.

Le trimestrali sugli utili aziendali in Usa stanno confermando le attese di una riduzione degli utili. La riduzione delle previsioni di crescita economica mette a rischio anche le proiezioni sugli utili aziendali per il 2013. Le sorprese arrivano non tanto dagli utili, visto che le aziende che hanno superato le attese sono in linea con le medie di lungo periodo, quanto dall’andamento del fatturato dove soltanto il 37% delle imprese ha superato le aspettative; alcuni analisti hanno imputato parte del calo del fatturato anche all’aumento del tasso di cambio effettivo reale del dollaro.

Nel breve termine segnaliamo che la recente discesa delle quotazioni azionarie ha interrotto il trend rialzista di medio termine sulla borsa americana; nelle prossime settimane sarà importante verificare se verrà o meno recuperata la media mobile a 200 giorni per verificare la forza del trend in atto. In Europa la situazione tecnica delle borse appare migliore anche se è evidente anche in questo caso una perdita di momentum dovuto alla mancanza di chiarezza sulla richiesta di aiuti della Spagna e alla definizione del nuovo pacchetto per la Grecia.

Il ribasso dei rendimenti sui Titoli di Stato tedeschi su livelli negativi sulle scadenze fino a 3 anni dimostra che gli investitori pensano che la crisi europea non sia ancora finita. Di conseguenza il programma di acquisti della BCE di Titoli di Stato italiani e spagnoli con scadenze tra 1 e 3 anni dovrebbe ancora continuare. Questi acquisti hanno fatto aumentare la pendenza della curva dei rendimenti italiana creando delle opportunità per chi abbia il tempo e la propensione al rischio adeguata per tenere in portafoglio duration intermedie che potrebbero ottenere dei capital gain.

Ad aumentare l’incertezza sui mercati ha contribuito la crisi militare tra Palestina e Israele che sta avendo un’evoluzione non prevista con una rapida escalation che ha portato all’inedito lancio di razzi nelle vicinanze di Gerusalemme.

Commento flash per le principali asset class (categorie di investimento):

Azioni Mondiali: utili aziendali in riduzione e calo del fatturato mettono a rischio le proiezioni per il 2013. La situazione tecnica è in indebolimento soprattutto sulla borsa americana.

Valute: l’Euro si indebolisce per la forza del dollaro come bene rifugio di fronte alla debolezza dell’economia europea e all’escalation della situazione di conflitto in Israele.

Obbligazioni e Crediti: Aumento e graduale rediscesa degli spread di rendimento dei paesi periferici europei e sulle obbligazioni corporate. I tassi a breve negativi sui Titoli di Stato tedeschi segnalano che la BCE dovrebbe continuare a comprare “periferia”.

Materie Prime: gli operatori internazionali hanno diminuito ancora le posizioni lunghe sul petrolio e hanno esposizione negativa sugli investimenti in rame.

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Non rimandare ancora, CONTATTAMI!

 

Fonte: Azimut Ufficio Studi

(disclaimer)

Tobin Tax, un’altra tragicommedia all’italiana

Attenzione! Attenzione! I tremendi e deprecabili speculatori della finanza sono stati finalmente colpiti a morte dalla Tobin Tax! O forse no? Una tassa pensata finalmente “cum grano salis” o un’altra “porcata” all’italiana (senza offesa per nessuno, si intende)?

Bè, che dire, questa ennesima tassa del governo Monti, varata in Italia all’interno della legge di stabilità nei giorni scorsi tra squilli gaudiosi di ferrei oppositori del “Sistema” e tassatori compulsivi, contiene alcuni “dettagli” a metà tra il ridicolo e l’assurdo.

Ma procediamo con ordine: cos’è la Tobin Tax?

La Tobin tax, dal nome del premio Nobel per l’economia James Tobin, che la propose nel 1972, è una tassa che prevede di colpire tutte le transazioni sui mercati valutari e finanziari per stabilizzarli (penalizzando le speculazioni a breve termine), e contemporaneamente per procurare entrate da destinare alla comunità internazionale.

Ebbene, signore e signori, vi comunico che nell’ambito di applicazione del tributo, nel testo europeo, sono escluse proprio le operazioni aperte e chiuse in giornata. Ah ah! Il che implica che verrebbe graziato non solo il trading ad alta frequenza, ma anche i day trader, coloro cioè che aprono e chiudono transazioni nel corso della giornata. Tirando le somme, ad essere colpiti sarebbero solo i piccoli risparmiatori (strano…), sia quelli che operano direttamente compravendendo azioni (ma non titoli di stato, che restano esclusi dall’applicazione del balzello), sia gli investitori istituzionali che compravendono tali valori mobiliari in nome e per conto di terzi, ad esempio fondi comuni e fondi pensione.

Eccellente risultato, non c’è che dire, che di fatto, come ricorda l’economista e blogger Mario Seminerio sul suo sempre pungente blog phastidio.net, produce un forte aumento di frammentazione del mercato unico.

Sempre Seminerio, citando l’articolo pubblicato sul corriere da Salvatore Bragantini (ex commissario Consob ed esperto di regolazione del mercato finanziario italiano), ricorda che il tributo non si applica alle transazioni in cambi ed in materie prime, che erano gli ambiti di applicazione elettiva della originaria proposta di James Tobin.

Non solo: gli undici paesi che si sono accordati sul meccanismo comunitario di cooperazione rafforzata stanno già procedendo ognuno per conto proprio, pensando ai propri bilanci nazionali e definendo le basi imponibili nei modi più fantasiosi possibili. Neppure l’ombra di quella omogeneità applicativa che servirebbe almeno a tentare di minimizzare gli effetti di segmentazione del mercato unico. Il tutto senza ovviamente contare che la mancata partecipazione del Regno Unito agli accordi pone una pesantissima ipoteca sul funzionamento della tassa, che mai come oggi appare destinata a fare una brutta fine, a meno di essere profondamente emendata nelle modalità di definizione dell’imponibile e di destinazione del gettito. Riguardo quest’ultimo infatti, siamo ben lungi dalla messa in comune per finalità di contributo al bilancio comunitario, come invece auspica Angela Merkel.

Altro punto tragicomico:gli effetti sugli intermediari. Con l’entrata in vigore di questa norma, se un broker chiude in Italia ed apre a Londra o in Lussemburgo, lo stato italiano perde gettito d’imposta. Conseguenza: calo dei volumi di transazioni per gli intermediari, che aumentano le loro probabilità di chiudere o la convenienza a delocalizzare, copione già visto e rivisto in molti settori nel nostro paese. Sempre con grande lungimiranza!

Dunque, si applica una tassa per aumentare le entrate e l’effetto rischia di essere l’esatto opposto…e anche questo passaggio è stato già visto e rivisto…

Un esempio recente? La mirabolante tassa sulle imbarcazioni applicata qualche mese fa per ignorante ideologismo economico, un vero e proprio boomerang che ha portato a risultati a dir poco imbarazzanti: 23 milioni di gettito contro i 155 previsti ed una cospicua fuga di imbarcazioni verso altri porti del Mediterraneo. Secondo il presidente di Assomarinas Roberto Perocchio «solo nel 2012 la spesa nei porti si è ridotta di 7-800 milioni, tra ormeggi, manutenzioni ed entrate per i territori, ovvero intrattenimento, shopping, trasporti e altro.

Conclusione: + 23 – 800 = – 777. Really well done!

Vogliamo davvero commettere un altro errore di questo tipo?

 

Per approfondire altri aspetti criticabili della Tobin Tax “de noatri” vi consiglio anche questo articolo.

 

Contesto economico-finanziario: facciamo il punto

Dati macroeconomici migliori del previsto ma l’incertezza sui temi fiscali frena le assunzioni di “qualità”. Il trimestre in corso è ricco di appuntamenti politici importanti che possono essere catalizzatori di rischi-opportunità da seguire attentamente.

Nelle ultime settimane l’indice CS che registra le sorprese economiche (vedi grafico) ha evidenziato un netto miglioramento con i dati economici in uscita meglio delle previsioni degli analisti. Tuttavia, è da segnalare la difficoltà dell’attività manifatturiera americana. Secondo molti economisti l’incertezza elettorale impedisce agli imprenditori di prendere decisioni d’investimento e di aumentare le assunzioni. Vedremo nelle prossime settimane se l’ottimo dato sulla disoccupazione di settembre sarà confermato e se l’aumento di nuovi occupati registrato sia qualitativamente significativo o meno, vista la stabilità del dato sulla disoccupazione allargata (che include il lavoro part time).

In Usa il contesto macroeconomico sul lato “domanda” sta comunque registrando alcuni miglioramenti come, per esempio, nel mercato immobiliare e nel mercato del credito con l’aumento dei prestiti alle famiglie.

Sull’ago della bilancia dei mercati potrebbero pesare altri importanti appuntamenti politici. Nel corso di quest’ultimo trimestre, infatti, ci attende un calendario fitto di eventi che possono essere catalizzatori di rischi/opportunità da seguire e cogliere con gli strumenti adeguati. In primo luogo, se il governo americano non dovesse raggiungere un accordo sul rinnovo degli stimoli fiscali che scadono alla fine dell’anno,  l’economia americana potrebbe trovarsi in recessione nella prima metà dell’anno prossimo. Se, infatti, il debito americano continuerà a crescere al tasso medio del +0,6% mensile, il “tetto” di 16,4 trilioni verrà raggiunto a gennaio 2013.

Tutto ciò potrebbe generare maggiore volatilità sui mercati come già avvenuto nel 2011 quando l’agenzia di rating ha declassato il debito americano. Inoltre, le elezioni presidenziali americane potrebbero dare una “spinta” emotiva ai mercati azionari se favorevoli al nuovo candidato repubblicano.

I primi di novembre è previsto anche il congresso del partito comunista cinese con i mercati che si attendono nuovi stimoli fiscali anche con la nuova guida economica del paese.

Per quanto riguarda l’Europa gli appuntamenti più importanti riguardano il rapporto della Troika sullo stato delle finanze della Grecia e, soprattutto, l’eventuale ricorso della Spagna agli aiuti del fondo ESM. In particolare, la decisione del paese iberico potrebbe comportare l’intervento della BCE ed essere utile a migliorare il sentiment verso la Spagna, ultimamente deterioratosi a causa del declassamento a junk bond da parte di Moody’s. Il clima di tensione sulla Spagna potrebbe essere esacerbato dalle elezioni amministrative di novembre che si svolgeranno in un contesto di elevato malcontento sociale a causa dell’elevata disoccupazione, soprattutto giovanile.

E ora qualche commento flash d’attualità sulle principali categorie di investimento:

Azioni Mondiali Utili aziendali in diminuzione come da attese sia negli Stati Uniti che in Europa. Mercati in fase laterale in attesa di sviluppi  sul fronte politico che possono essere decisivi per la crescita economica nel medio termine.

Valute In riduzione la volatilità sull’euro grazie agli interventi delle Banche Centrali. I mercati da un lato sembrano credere in una prossima risoluzione dei punti critici dell’instabilità dell’area euro ma dall’altro nutrono ancora dubbi sulle modalità concrete di intervento della BCE.

Obbligazioni e Crediti Restringimento degli spread di rendimento dei Paesi “periferici” europei e sulle obbligazioni corporate sulla scia degli interventi delle Banche Centrali che hanno dato fiducia ai mercati.

Materie Prime Nell’ultima settimana i money managers (i gestori dei grandi fondi di investimento) hanno diminuito le posizioni lunghe sul petrolio e sui massimi quelle sull’oro.

Fonte: Azimut Ufficio Studi

(disclaimer)

Cat Bond, quando l’innovazione aumenta la protezione

Cos’è la correlazione in finanza? Come dice la parola stessa, per correlazione si intende la relazione che intercorre tra due o più variabili. In finanza è utile per definire il legame che ci può essere (o non essere) tra due o più entità.

E’ strettamente collegata al concetto di diversificazione, in quanto per diversificare correttamente gli investimenti è fondamentale inserire strumenti che siano poco correlati tra loro (decorrelati) in modo da proteggere e tutelare il più possibile il risparmio in ogni situazione, positiva o negativa.

Un problema di questi ultimi, complicati, anni è stato e continua ad essere proprio quello della forte correlazione tra i diversi strumenti finanziari: in alcuni periodi azioni, obbligazioni, valute, materie prime sono andate tutte nella stessa direzione (ahimè verso il basso…). In più, con l’espandersi della globalizzazione, anche geograficamente è avvenuta la stessa cosa: ad esempio alla discesa del mercato azionario europeo è corrisposta una discesa (seppur diversa in termini numerici) dei mercati azionari americani, del pacifico e dei paesi emergenti.

Cosa si può fare quindi per aumentare la decorrelazione tra i vari investimenti e proteggere i nostri risparmi?

Sicuramente continuare a diversificare gli investimenti (cioè “non mettere tutte le uova nello stesso paniere”), perchè le anomalie di questi anni non possono continuare all’infinito e i mercati gradualmente si “normalizzeranno”. Altrettanto sicuramente, inserire una componente di strumenti finanziari realmente decorrelati dagli investimenti tradizionali, che hanno dimostrato nel tempo di essere indipendenti da ciò che avviene sui mercati.

Vorresti un esempio pratico di strumenti di investimento realmente decorrelati? Eccoti accontentato, ti presento i CAT BOND (Catastrophe Bond).

La definizione potrà non sembrarti promettente o di buon auspicio, in realtà ti consiglio di andare aldilà del nome per cogliere l’accezione positiva di questi strumenti. Infatti possiamo dire che chi investe in Cat Bond è al tempo stesso investitore ad alto tasso di interesse e benefattore.

Cosa sono? Sono strumenti finanziari (obbligazioni) che consentono di trasferire i rischi assicurativi al mercato dei capitali.

Perchè sono nati i Cat Bond? Perchè le compagnie assicurative hanno la necessità, a loro volta, di riassicurarsi: da alcuni anni possono farlo tramite questi strumenti ad-hoc che consentono di trasferire gran parte dei rischi assicurativi al mercato dei capitali.

Come vengono emessi? I soldi vengono raccolti tramite uno Special Purpose Vehicle (Spv). Lo Spv è una società giuridicamente autonoma costituita per l’occasione, che emette i titoli e assume in prima persona tutti gli obblighi derivanti dall’emissione. Questi soldi sono depositati presso un conto vincolato a beneficio della compagnia assicurativa che cede il rischio, nel caso in cui l’evento naturale si manifesti e dell’investitore, nel caso in cui l’evento non si manifesti.

Quali garanzie hanno gli investitori? Il capitale dell’investimento è sempre separato da quello della compagnia che trasferisce il rischio, per mitigare il rischio di credito nei suoi confronti.

Attraverso i Cat Bond è dunque possibile stare alla larga dai soliti rischi. Il rendimento non dipende dall’emotività che domina i mercati e dai fondamentali su cui si basano i trend di borsa, ma principalmente dal verificarsi di un evento naturale catastrofico (terremoti, incendi, uragani, tempeste, alluvioni) indipendentemente dall’andamento dei mercati azionari, obbligazionari, delle valute e dei tassi. Gli eventi naturali non dipendono infatti dalla psiche dei mercati e non ne subiscono le conseguenze dirette. Se l’Italia diventa insolvente o l’euro avrà dei problemi, sicuramente non sarà una causa di un uragano in Messico! Vuoi una prova tangibile di questa decorrelazione? Guarda questo grafico.

Inoltre anche gli eventi stessi sono completamente slegati gli uni dagli altri: è evidente che un terremoto in Giappone non influisce affatto sulla possibilità che si verifichi un uragano in Florida e via dicendo. Dunque abbiamo una doppia decorrelazione, “esterna” (nei confronti delle asset class tradizionali) e “interna” (tra i diversi eventi naturali ri-assicurati in tutto il mondo).

Ci tengo a fornirti un altro dato interessante che testimonia la validità di queste soluzioni: dal 1990 ad oggi la quasi totalità dei Cat Bond emessi è arrivata a scadenza senza subire perdite, ma producendo generosi interessi. Naturalmente, non devi credere ai Maya… 🙂

Un’ulteriore componente che rende interessante questa asset class in questo momento è il vero e proprio boom delle emissioni (1° quadrimestre 2012: +47% rispetto al 2011) e dei rendimenti attesi degli ultimi mesi nella ricerca di una maggior tranquillità da parte delle compagnie di assicurazione nell’assolvere i loro compiti anche al verificarsi di eventi estremi.

Come si può investire materialmente in Cat Bond? Investire in Cat Bond è un privilegio riservato ai clienti del Gruppo Azimut, e quindi anche ai miei clienti! Azimut infatti è l’unica società in Italia a poterti offrire l’accesso a questi innovativi strumenti, normalmente riservati ad investitori istituzionali come fondi pensione, fondi specializzati, ri-assicuratori, banche, asset manager. Attraverso l’acquisizione del 50% di Katarsis Capital Advisors, una società specializzata in questi strumenti che gestisce i fondi Eskatos ed ha sede in Svizzera, è stato creato AZ Cat Bond Fund, un esclusivo fondo a bassa volatilità che investe direttamente in Cat Bond (articolo Borsa & Finanza).

Vuoi saperne di più? Vorresti avere qualche informazione più dettagliata sul Cat Bond Fund? Vuoi aumentare la protezione dei tuoi risparmi?

Contattami, sono a tua disposizione.

Disclaimer

TRANSLA(c)TION – Luglio 2012

TRANSLA(c)TION è un piccolo spazio del mio blog che dedicherò ogni mese alla sintesi delle informazioni e degli aggiornamenti più rilevanti dal punto di vista economico e finanziario. L’obiettivo è quello di fornirti un quadro sintetico generale del contesto internazionale e darti qualche spunto da “tradurre” in pratica per migliorare la gestione dei tuoi investimenti.

TRANSLA(c)TION nasce dall’unione di due termini inglesi: translation=traduzione e action=azione.

Qual’è dunque il contesto attuale?

“Le incertezze sui tempi d’attuazione di quanto discusso negli incontri dell’Eurogruppo ha portato nuova volatilità. Nel frattempo il tema della crescita torna alla ribalta sia sui paesi “sviluppati” sia su quelli “emergenti”. La politica monetaria chiamata ad intervenire per compensare la stretta fiscale”

I passi avanti fatti a fine giugno verso una maggiore unificazione bancaria e verso la separazione “contabile” tra banche e Stato, sono stati in parte vanificati dalle prese di posizione degli Stati  Europei più virtuosi e dal fatto che il Bundestang (parlamento federale tedesco) si pronuncerà solo a settembre sulla legittimità costituzionale dei meccanismi di aiuto dei Fondi di Salvataggio.

In compenso la Spagna ha ottenuto una dilazione nel percorso di consolidamento che la obbligheranno ad una pesante manovra da 65 miliardi di euro in due anni e mezzo che non potrà non fare da freno a una ripresa economica già in difficoltà. L’intervento di ieri del ministro delle finanze spagnolo ha creato un nuovo allarme sul possibile default del paese iberico, che sta avendo forti ripercussioni sulla giornata odierna di borsa con forti ribassi dei listini azionari e impennata degli spread dei paesi “periferici” nei confronti dei titoli di stato tedeschi: oltre 500 punti base per l’Italia (massimi da gennaio) e oltre 600 per la Spagna (massimi assoluti).

Il tema della crescita è all’ordine del giorno anche nelle altre parti del mondo, in particolare in Usa e in Cina.

Il FMI, ammonendo che “è ora di agire”, ha ritoccato al ribasso le previsioni di crescita mondiale per il 2012 e il 2013. Le revisioni al ribasso sulla crescita non risparmiano i paesi Emergenti con il rallentamento più vistoso che si registra in India e il dato sotto l’8% della crescita della Cina che preoccupa per gli effetti depressivi sulle altre aree del mondo.

E’ bene dire che i paesi Emergenti hanno maggiori leve di intervento rispetto a quelli Sviluppati avendo ampi margini d’intervento sia sulla politica monetaria sia su quella fiscale. Al contrario Usa e Europa hanno le armi “fiscali” un pò scariche per la necessità di riequilibrare in tempi stretti i  conti pubblici. Infatti, in Europa al momento prevale l’orientamento tedesco sia sulla politica fiscale, anche se l’atteggiamento di austerity sta lasciando spazio a qualche segnale di apertura agli stimoli per la crescita, sia sulla politica monetaria.

La BCE ha aumentato il proprio bilancio per espandere la liquidità nel sistema in ritardo rispetto alla Fed (la banca centrale americana), intervenuta più prontamente nella crisi del 2008, e tutt’ora non intende intervenire con la soluzione più incisiva da tutti auspicata e che consiste nello stampare moneta in modo da compensare il drenaggio “fiscale” che sta assottigliando sempre di più la capacità di spesa del sistema economico nel suo complesso.

In questo contesto, imprese e consumatori non ritrovano la fiducia necessaria e finiscono per tagliare investimenti e consumi causando un effetto domino che non fa altro che amplificare il rallentamento economico stesso.

In questo scenario in cui i mercati azionari, obbligazionari e valutari stanno scontando un forte rallentamento della crescita, la prudenza sembra un obbligo e per ridurre i rischi la diversificazione su diverse asset class e stili di gestione rimane la via maestra.

Vuoi tradurre queste INFORMAZIONI in AZIONI e consigli pratici per migliorare la gestione dei tuoi investimenti?

Come dice il proverbio: “Chiedi e ti sarà dato” www.daniloperini.com/contatti

 

Fonte delle informazioni: Azimut Ufficio Studi

Un’assicurazione sul futuro dei nostri risparmi

In un contesto come quello che stiamo vivendo è obbligatorio porre la massima attenzione alla gestione dei propri risparmi per assicurarci un futuro sereno a prescindere dallo scenario che si presenterà.

Nei due precedenti articoli mi sono occupato prima del “pericolo Euro” e successivamente di quali efficienti soluzioni abbiamo a disposizione per ottenere maggiori tutele ed uscirne vincitori. In questa terza puntata vorrei dare qualche spunto più concreto per coniugare questi due concetti e lanciare un invito all’azione a chi mi sta leggendo ed è preoccupato dalle allarmanti notizie che quotidianamente vengono diffuse dai mass media.

Proprio oggi Paul Krugman (economista statunitense premio Nobel nel 2008) ha dichiarato in un’intervista: “Non so se l’Euro ci sara’ ancora fra un anno, diciamo che ci sono un 50% di probabilita’ che possa scomparire. Siamo vicini a una crisi esistenziale dell’Euro: fino a qualche tempo fa sembrava impossibile che la moneta europea sparisse, ora invece e’ possibile. E se cio’ avverra’, avverra’ rapidamente. Il mercato fara’ saltare in aria tutto molto presto se le autorita’ non cambiano le loro politiche economiche inefficaci. E’ questo il momento della resa dei conti.” Una visione alquanto pessimista quella di Krugman che però non possiamo permetterci di escludere a priori.

Sempre oggi circolano inoltre indiscrezioni su un presunto piano segreto che le autorità finanziarie europee avrebbero predisposto nel caso in cui Atene dovesse decidere di abbandonare l’area della moneta unica dopo le elezioni di domenica prossima. Piano che, secondo questo report esclusivo divulgato da Reuters e ripreso da La Repubblica, prevederebbe che le autorita’ dell’Eurozona assumano il controllo dei capitali della nazione e impongano la sospensione di Schengen. Al blocco delle frontiere si andrebbe ad aggiungere l’imposizione di limiti alla possibilita’ di prelevare dagli sportelli bancomat.

Come fronteggiare, dunque, questa situazione di incertezza?

Qualche consiglio, come anticipato, lo ho già indicato: AMPIA DIVERSIFICAZIONE VALUTARIA e utilizzo di STRUMENTI TUTELANTI, SEMPRE LIQUIDABILI, PRIVI DI RISCHIO EMITTENTE.

Esiste uno strumento che soddisfa completamente, in maniera semplice e immediata, queste caratteristiche e che possiamo definire UN’ASSICURAZIONE (OBBLIGATORIA!) SUL FUTURO DEI NOSTRI RISPARMI?

Fortunatamente la risposta è SI’!

Riterresti utile, per una quota del tuo patrimonio, investire in una soluzione che investe in 21 valute internazionali fuori dall’Euro, delle quali 8 considerate “bene rifugio” (Dollaro USA, Franco Svizzero, Sterlina Inglese, Dollaro Canadese, Real Brasiliano, Yen Giapponese, Dollaro Australiano, Zar sudafricano) e 13 “emergenti” (Corona Svedese, Corona Norvegese, Zloty Polacco, Lira Turca, Fiorino Ungherese, Peso Messicano, Sol Peruviano, Won Sudcoreano, Rublo Russo, Renminbi Cinese, Ringgit Malese, Rupia Indonesiana, Dollaro Neozelandese)?

Il tutto senza rischio emittente (vengono acquistate emissioni di enti sovrannazionali AAA), con quotazione giornaliera, possibilità di flusso cedolare, gestione attiva, di diritto lussemburghese, che diversifica completamente sia rispetto al reddito da lavoro che rispetto agli asset comunemente detenuti (immobili, Btp, Corporate bancari)?

Io la ritengo non solo una soluzione utile, ma anche molto intelligente!

Noi del Gruppo Azimut siamo i primi ad aver lanciato una soluzione altamente diversificata in valute internazionali, che consente di avere “tutto il mondo in una mano” e che attualmente rappresenta in assoluto l’assicurazione meno costosa, più differenziata, più tutelante e meno volatile che il mercato possa offrire!

Naturalmente, le informazioni che ho sopra riportato sono parziali e non rappresentano assolutamente una sollecitazione all’investimento bensì un ottimo spunto di confronto per un successivo approfondimento personale, che ti invito a richiedermi.

Vuoi saperne di più?

Ecco il mio invito all’azione: scrivimi via mail o contattami telefonicamente, sarò felice di approfondire insieme a te questa ed altre soluzioni in linea con le tue esigenze in assoluta coerenza e complementarietà con gli investimenti che oggi detieni e con il progetto di pianificazione che definiremo insieme, se lo vorrai.

CONOSCERE E’ LA PRIMA REGOLA DI DIFESA, AGIRE E’ IL PASSO SUCCESSIVO!