QUANTO E’ SICURA LA TUA BANCA (NELL’ERA DEL BAIL-IN)?

bank cracChi metterebbe con tranquillità i propri soldi in una banca greca, oggi?

E quanti investitori stranieri investirebbero oggi i propri risparmi in un deposito di una banca italiana, non so…in Monte dei Paschi, in una BCC, in Carige?

Ormai è iniziata in Europa l’era del “bail-in”, ovvero quella situazione in cui sono i creditori ad accollarsi le perdite di un eventuale crack di una banca o di una corsa agli sportelli. Detto più semplicemente: avete depositato i vostri risparmi in una banca che poi fallisce? Amen, lo stato non vi garantirà più. Sarete voi stessi a essere chiamati in causa. Dunque tutti i clienti delle banche tradizionali, almeno quelli che non lo hanno ancora fatto e che hanno davvero a cuore i propri risparmi, dovrebbero dedicare la giusta attenzione alla scelta delle proprie controparti.

L’annuncio forte è arrivato ieri: l’Austria non garantirà più i depositi bancari; lo stato eliminerà insomma le garanzie finora assicurate ai depositi bancari, dopo aver ricevuto il via libera dall’Unione europea. D’altronde, la nuova legislazione sul bail-in è stata approvata dalla stessa Ue due anni fa.

Il rischio è talmente concreto che il sito Goldcore ha presentato un grafico, elencando i paesi che corrono il pericolo di vedere introdotto il tanto temuto regime (quello in cui i correntisti rischiano di perdere i loro depositi nel caso di crack della banca dove sono custoditi i loro risparmi).

bailin risk
Al primo posto, manco a dirlo, c’è la Grecia; seguono Portogallo e Spagna. Ma l’Italia non se la passa molto meglio e si aggiudica il quarto posto; poi Francia, Irlanda, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone.

Il grafico elenca anche le aree geografiche in cui le banche sono più sicure: palma d’oro alla Svizzera; seguono Germania, Singapore, Canada, Australia, Norvegia, Olanda, Hong Kong.

Tornando al caso Austria, ecco come cambieranno le cose: al momento, gli austriaci hanno depositi garantiti fino a un valore di 100.000 euro; esattamente, la prima metà dalla banca, la seconda dallo stato. Le cose cambieranno a partire da luglio, quando lo Stato non garantirà più i depositi.

Di conseguenza, le banche, per far fronte all’eventualità di buchi di bilancio, dovranno creare un fondo speciale di assicurazione per i depositi bancari. Una volta costituito, il fondo sarà rimpinguato gradualmente nel corso dei successivi dieci anni, arrivando a un valore di 1,5 miliardi di euro.

In caso di fallimento di una grande banca nel periodo precedente, la legislazione permetterà al fondo di contrarre prestiti all’estero sebbene, stando alla fonte che ha riportato la notizia, Die Presse, non sia chiaro chi fornirà i finanziamenti e sulla base di quali termini.

In ogni caso, è chiaro che anche se il fondo fosse alla fine dotato dei finanziamenti previsti, il suo aiuto sarebbe ridicolo. L’ammontare di 1,5 miliardi di euro si confermerebbe infatti inadeguato a salvare i correntisti dal fallimento di una banca. La cifra rappresenta appena lo 0,8% dei depositi totali in Austria.

Die Presse cita l’esempio di Bank Corp in Bulgaria. Quando la banca fallì, aveva depositi per 1,8 miliardi di euro; ma sul fondo di assicurazione sui depositi, era presente solo 1 miliardo di euro.
Torna alla mente la dichiarazione del ministro delle finanze irlandese Michael Noonan che, il 27 giugno del 2013, affermò: “il bail in è ora la regola”. Noonan definì rivoluzionaria la decisione di non considerare più i depositi sacrosanti.

Ben presto anche i depositi di altre banche dell’Unione Europea potrebbero non essere più al sicuro.

Il giornale tedesco Deutsche Wirtschafts Nachrichten scrive: “i correntisti dovranno effettuare ricerche in modo attento sulla situazione della banca in cui decideranno di parcheggiare i loro risparmi”.

IN AZIMUT E’ DA DIVERSI ANNI CHE CI SIAMO POSTI IL PROBLEMA E LO ABBIAMO RISOLTO TRAMITE SOLUZIONI TANTO SEMPLICI QUANTO EFFICACI.

Soluzioni basate sui principi della diversificazione, della trasparenza, della massima liquidabilità, costruite con il supporto di un team di analisti del credito altamente specializzati per selezionare gli istituti di credito, a livello internazionale, che meritano di gestire la liquidità nostra e dei nostri clienti.

Così abbiamo messo in sicurezza i risparmi a breve termine dei nostri clienti. In primis imprese ed imprenditori hanno compreso la pericolosità del rischio controparte, anche quando si parla di depositi bancari, ed hanno seguito i nostri consigli modificando la loro impostazione tradizionale di gestione della tesoreria a favore di strumenti più sicuri e diversificati. E lo hanno fatto anche molti risparmiatori privati.

Il mondo cambia in fretta ed è fondamentale tenere il passo. Incappare scioccamente in un default della propria banca mettendo a rischio i risparmi di una vita sarebbe un errore imperdonabile.

Fai la scelta giusta: CONTATTAMI

Fonti: WallStreetItalia, Goldcore, Lna, Die Presse

Caso Cipro, facciamo chiarezza

LA BCE E IL “PENSIERO DI DRAGHI”

bANKcYPDopo la recente “confusione” seguita alla definizione degli aiuti a Cipro, la riunione della BCE era molto attesa dai mercati. In effetti il “pensiero di Draghi” ci può aiutare ad interpretare meglio quanto letto in questi giorni sul caso Cipro e su eventuali contagi agli altri paesi periferici.

Inoltre, di seguito vogliamo mettere in evidenza le differenze tra i depositi bancari in Cipro e i depositi bancari negli altri paesi europei, con particolare riguardo a quelli in Lussemburgo.

La BCE ha lasciato invariati i tassi ufficiali, anche se il tono del comunicato è stato molto “accomodante” rispetto a un mese fa. Infatti, il Consiglio ha preso atto del fatto che l’economia europea si sta indebolendo anche nella prima parte del 2013 (nonostante un mese fa si attendeva una fase di stabilizzazione della congiuntura). Adesso la BCE “terrà sotto stretto monitoraggio” gli sviluppi dei dati macroeconomici per la seconda parte dell’anno e nel frattempo continuerà “fin quando sarà necessario” a fornire liquidità al sistema tramite le aste di rifinanziamento.

Se la debolezza del ciclo economico dovesse persistere, la BCE ha detto di avere allo studio nuove misure non convenzionali per cercare di stimolare l’erogazione di credito alle piccole e medie imprese. Anche se la BCE si dichiara “pronta ad agire” Draghi ha ribadito che le azioni intraprese devono rientrare nei limiti del mandato della BCE, rimandando alla necessità di affidarsi all’azione di “altre parti”, come gli interventi diretti dei Governi nazionali. 

Nella parte dedicata alle risposte alle domande, Draghi ha chiarito che le dichiarazioni del presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, sulla possibilità che la “soluzione cipriota” possa essere un modello per l’intero settore bancario europeo, sono state interpretate male e che Cipro non è un “esempio” che verrà seguito per eventuali aiuti ad altri Stati.

Infatti, nel caso di Cipro c’erano solo i depositi da “colpire”, in altri eventuali salvataggi si potrà invece ricorrere al coinvolgimento del settore privato in forme diverse dai depositi bancari (debito subordinato, emissioni obbligazionarie, etc), depositi che probabilmente saranno l’ultimo livello d’intervento solo per le realtà bancarie più deboli; inoltre, è possibile pensare che le filiali estere di una banca nazionale possano essere soggette a regole diverse da quelle vigenti nella nazione della casa “madre” perché come ha messo in evidenza Lombard Odier, “gli euro in un paese più debole sopportano un maggior rischio di essere confiscati rispetto a quelli in un paese più forte”.

Aggiungiamo, inoltre, che la stabilizzazione dei depositi bancari di molti paesi periferici degli ultimi mesi è stata un progresso importante ottenuto dalla BCE per riequilibrare il sistema finanziario europeo. Infatti, tutto ciò ha permesso di razionalizzare il sistema di pagamenti Target2 con il miglioramento della posizione dei paesi creditori come la Germania, che però vanta ancora 600 mld di euro nei confronti del sistema Euro. Con questi crediti la Germania può permettersi un “break up” dell’Euro?

Cipro ci insegna, quindi, che probabilmente eventuali futuri salvataggi verranno fatti solo con la compartecipazione parziale, pubblica e privata, agli aiuti della Troika. In questo modo l’Eurozona cerca di evitare fenomeni di “free rider” impedendo che alcuni paesi approfittino degli aiuti (allentando la disciplina fiscale), proteggendo la solvibilità degli Stati; in definitiva, dopo Cipro il debito dei Governi dovrebbe essere più solido e quello dei Privati più debole di prima!

La BCE non prende neanche in considerazione la possibilità di un’uscita di Cipro e/o della Grecia dall’Euro perché non converrebbe né ai paesi interessati né a tutti gli altri aderenti: non sarebbe conveniente per Cipro perché le misure di ristrutturazione di risanamento dei bilanci bancari dovrebbero comunque essere portate a termine e per la Grecia perché ormai la fase di aumento della competitività dell’economia greca è in fase avanzata vista la forte riduzione del costo del lavoro per unità di prodotto greco, tornato ai livelli del 2001.

I DEPOSITI BANCARI IN LUSSEMBURGO DI APOGEO E AZIMUT

Da quanto detto sopra ci sentiamo di fare alcune considerazioni finali sulle associazioni fatte da alcune testate economiche e giornalistiche tra detenere depositi bancari a Cipro e detenerli in Lussemburgo. A nostro parere, il paragone non regge per diversi motivi (vedi approfondimento).

Riteniamo che i fondamentali dell’economia del Lussemburgo siano profondamente differenti da quelli di Cipro. Solo per ricordare alcune cifre, il Lussemburgo ha un rating S&P pari a AAA (il livello più alto, nella scala dell’ agenzia americana), un debito/pil assolutamente non preoccupante (18%) ed una disoccupazione fisiologica al 5,5%. Il Granducato, grazie al suo posizionamento nel cuore del Nord Europa, è da sempre al centro del processo di integrazione economica: è uno 6 membri fondatori della Comunità Europea (Schuman Plan 1951 e trattatato di Roma 1957) ed è sede delle principali istituzioni (Corte di Giustizia Europea, Corte dei Revisori, Segretariato del parlamento Europeo, BEI, etc).

Al contrario, Cipro è entrata nell’Unione Europea soltanto nel 2004 e nell’Eurozona nel 2008, evidenziando quindi un ruolo profondamente differente da quello ricoperto dal Lussemburgo in termini di prestigio e del ruolo ricoperto nel processo di integrazione Europea. Cipro, inoltre, deve confrontarsi con un’economia significativamente più debole, con un debito/pil dell’80% e una disoccupazione del 14%, ed un rating “pre-aiuti” di CCC di S&P (ampiamente al di sotto dell’Investment Grade, il rating individua un merito creditizio fortemente speculativo).

Inoltre, con riferimento alle attività finanziarie in Lussemburgo, il Granducato esprime la propria forza competitiva nel settore della gestione del risparmio: è il secondo centro mondiale per l’industria dei fondi dopo gli USA, (2,4 trilioni di AUM in Euro) e conta di 4.000 fondi distribuiti in 50 paesi di cui l’Italia rappresenta l’8% e si posiziona al 5° posto dopo USA, Germania, Svizzera e Gran Bretagna.

Nello specifico i depositi bancari che Azimut detiene nei portafogli dei propri comparti sono ampiamente diversificati ed includono anche filiali di banche italiane operanti in Lussemburgo, considerate solide dai nostri analisti che effettuano approfondite attività di due diligence.  

Infatti, il monitoraggio delle controparti bancarie viene effettuato attraverso un controllo rigoroso del rischio controparte tramite un modello di rating proprietario e la fissazione di limiti massimi sull’esposizione verso ciascuna controparte. Nello specifico, il modello di valutazione interno si basa sull’analisi della qualità degli attivi bancari, sulla profittabilità degli impieghi, sull’ adeguatezza patrimoniale, sul confronto periodico con il management e sullo studio costante della performance operativa della banca.

Tutti ottimi motivi per rivolgerti ad un gruppo serio e leader del settore come Azimut per la gestione dei tuoi risparmi.

Non esitare a contattarmi, dunque: insieme troveremo le migliori risposte ai tuoi dubbi e le migliori soluzioni alle tue esigenze.

 

Fonte: Azimut Ufficio Studi

Disclaimer

Italiani, popolo di risparmiatori

Gli investitori italiani benestanti risparmiano e investono oltre il 35% del reddito familiare mensile. E guardano all’Asia come destinazione favorita per i loro investimenti nei prossimi 12 mesi.

E’ quanto emerge dallo “European Wealth Index” elaborato da Schroders (società di asset management inglese) per il 2012 su 1.341 individui in 12 paesi europei. L’indagine, giunta alla seconda edizione, studia il comportamento degli investitori affluent – con un patrimonio investito di almeno 60.000 euro – analizzando la ripartizione del reddito fra risparmio, spese, investimenti e debito.

I risultati? Nonostante il clima di incertezza economica diffuso in tutta Europa, emerge un quadro di sostanziale solidità finanziaria per gli investitori benestanti, per cui risparmiare e investire per il futuro rappresentano delle priorità.

In particolare, è stato chiesto agli intervistati come viene generalmente ripartito il reddito familiare mensile: l’investitore italiano medio ha risposto che il 54% viene speso, il 35% risparmiato e investito, e l’11% accantonato per ripagare i debiti. I dati relativi all’Italia appaiono in linea con la media europea e indicano che, nonostante le difficili sfide economiche che il Paese deve affrontare, gli investitori italiani affluent tendono a rispettare le loro strategie di pianificazione finanziaria a lungo termine.

Quali sono le motivazioni sottostanti alla pianificazione finanziaria, specialmente nei casi in cui una quota sostanziale delle risorse è destinata al risparmio e agli investimenti?

Gli italiani hanno indicato come ragione primaria il desiderio di costituire un fondo di emergenza per far fronte agli imprevisti (42%), esigenza più sentita della pianificazione pensionistica (31%). A differenza di altri Paesi europei comunque, in Italia la gamma di esigenze che motiva la pianificazione finanziaria risulta particolarmente ampia. Per esempio, il 23% degli italiani – preceduti solo dagli spagnoli (25%) – cita fra le necessità il finanziamento dell’istruzione e degli studi universitari dei figli. Gli intervistati italiani sono anche i più propensi (13%) in Europa ad accantonare risorse per far fronte ai costi di assistenza all’infanzia.

Quanto alle aree più promettenti per investimenti orientati alla crescita, ben il 41% degli italiani ha risposto di guardare all’Asia-Pacifico per i prossimi 12 mesi, ma anche Europa centro-orientale (18%) e Medio Oriente (16%) sono apprezzati dagli investitori del Belpaese. Solo un italiano su cinque (22%), rispetto a una media Europea del 30%, crede invece ancora nel potenziale del mercato domestico.

Quali conclusioni possiamo trarre da questa ricerca?

In generale, possiamo dire che gli investitori europei medi, nonostante il difficile contesto, continuano a risparmiare e investire una quota significativa delle loro risorse e sono quindi in grado di conciliare le esigenze immediate con una pianificazione finanziaria a lungo termine. È inoltre positivo che gli italiani mostrino una certa convinzione e ottimismo sulle opportunità offerte dai mercati nel prossimo anno.

Non vorrei d’altra parte essere frainteso e scambiato per un inguaribile ottimista (pur ammettendo, in parte, di esserlo…). Da questa indagine infatti sono, naturalmente, escluse le fasce sociali più in difficoltà, che di certo non hanno tra le priorità quella di risparmiare e di investire e che purtroppo stanno aumentando numericamente negli ultimi anni. Il campione di riferimento è preciso e le considerazioni vanno fatte all’interno di questa parte di popolazione.

Dunque, per quanto riguarda la parte benestante del nostro paese, si può essere cautamente ottimisti per il futuro e si può continuare a cavalcare il luogo comune che ci definisce “popolo di risparmiatori”. E per fortuna, visto il nostro debito pubblico…o.O

Rivolgendomi a chi continua a risparmiare e tiene alla salvaguardia dei propri risparmi, dico che è ancora più fondamentale oggi continuare, o iniziare, ad avvalersi di una consulenza professionale qualificata al fine di adottare le decisioni finanziarie più opportune in linea con le proprie esigenze presenti e future.

Quali sono le tue esigenze? Parliamone insieme.