Moneyasyougrow.org: l’economia spiegata ai più piccoli

MoneyasyougrowPrecursore e innovatore, Barack Obama si è distinto in molti campi durante il suo mandato alla Casa Bianca. Da sempre sostenitore di un’ idea d’economia legata alla pragmaticità della vita quotidiana degli americani, ha fatto dell’importanza dell’educazione finanziaria tra i più piccoli una vera e propria missione.

Abbiamo già visto come dalla recente crisi economica mondiale sia emersa la necessità di fare dell’insegnamento della finanza tra i giovani, un punto essenziale per la formazione di adulti consapevoli al senso del denaro. Perchè un bambino formato sul significato di guadagnare, spendere e investire ha le basi per diventare un adulto più responsabile.

Se in Italia questo tipo di formazione è ancora ad un livello medio-basso, in America è il Governo stesso che si occupa di promuovere tali iniziative. Cecilia Munuz, direttore del Consiglio per la politica interna della Casa Bianca, ha annunciato nel maggio del 2012 la nascita del sito www.moneyasyougrow.org, voluto fortemente dallo stesso Barack Obama.
Lo scopo di questo sito è quello di ispirare le famiglie, le organizzazioni comunitarie, organizzazioni non profit e le imprese ad abbracciare il sito stesso come uno strumento per promuovere l’alfabetizzazione finanziaria.
Un vero e proprio manuale per i genitori, carico di contenuti atti ad accompagnare il bambino nella sua crescita, perchè prima ancora che l’educazione finanziaria arrivi al bambino da insegnanti o istituzioni, possa arrivare dai genitori.
Le lezioni di moneyasyougrow si basano su più di un anno di ricerche; tali analisi sono frutto di accurati studi accademici e del lavoro del Consiglio Consultivo del Presidente sulla Capacità Finanziaria, organo incaricato di fornire raccomandazioni politiche-finanziarie utili per la nazione direttamente al Presidente degli Stati Uniti. Uno degli obiettivi principali del Consiglio Consultivo è proprio quello di trovare il modo di migliorare la capacità finanziaria dei giovani americani.

“Not sure who to start talking to your kids about money? Don’ t worry, the President has your back!” tuonano i blog finanziari americani.
Il sito si presenta in modo semplice ma efficace “20 things kids need to know to live financially smart lives” (20 cose che i bambini devono sapere per vivere una vita finanziariamente intelligente). Suddiviso in 5 fasce d’ età, fornisce per ognuna di esse 4 principi base da cui non si può prescindere.

I bambini più piccoli  (3-5 anni) devono ad esempio sapere innanzitutto che i soldi servono per comprare cose, che il denaro deriva dal lavoro, che c’è una differenza sostanziale tra ciò che si vuole e ciò di cui si necessita e che quindi ogni scelta d’acquisto va ponderata.
Nella fase di crescita tra i 6 e i 10 anni è fondamentale che il bambino impari il concetto di scelta e di sicurezza: scegliere cosa comprare e dove comprarlo a seconda dei prezzi, prestare attenzione allo shopping online e pensare all’ apertura di un conto corrente su cui maturare interessi.
A 11-13 anni i bambini sono in una fase intermedia in cui è già giusto pensare al risparmio: prima si inizia a risparmiare, prima se ne trarranno benefici. Sì alla carta di credito, ma attenzione, va sempre considerata per quello che è, ovvero una tipologia di prestito che bisogna essere in grado di poter ripagare.
Tra i 14 e i 18 anni è il momento di pensare ad un fondo pensione e a guadagnare un primo stipendio. Ma attenzione…i soldi guadagnati saranno meno di quello che ci si aspetta perchè bisogna sempre pagare le tasse!
Per gli over 18 è auspicabile l’apertura di un’assicurazione medica, l’inizio di un investimento vero e proprio in un portafoglio diversificato, con la consapevolezza che, prima di ogni investimento, vanno bilanciati rischi e spese inderogabili.

Ma il sito non si ferma ai semplici consigli teorici. Suggerisce per ogni fascia d’età delle attività che figli e genitori possono svolgere insieme in modo che il bambino leghi un determinato concetto un ad un’esperienza concreta. Qualche esempio? Per far capire ad un bambino di 3 anni che i soldi si guadagnano lavorando, può essere utile un semplice giro per la città mostrandogli persone al lavoro, come un autista o un poliziotto. Un bambino più grande può capire l’importanza della scelta all’acquisto coinvolgendolo nella spesa famigliare, dandogli il piccolo compito di comprare un determinato prodotto ad un buon prezzo. Per i figli più grandi il governo americano punta molto alla messa in guardia sull’utilizzo inappropriato della carta di credito e per questo incentiva l’ uso del Credit Card Repayment Calculator disponibile su federalreserve.org, oppure suggerisce mymoney.gov, per imparare a creare un vero e proprio budget di pianificazione delle entrate e delle uscite.

Le priorità a brevissimo termine dell’Italia sono altre, ma sono fermamente convinto che sarebbe bene cominciare a ragionare di questi progetti di più ampio respiro anche nel nostro paese per rendere le future generazioni più consapevoli…voi che ne pensate?

Fonte: www.iononcicascopiu.it

Pericolo Euro: come salvaguardare i nostri soldi

Oggi ci tengo ad occuparmi o meglio preoccuparmi (cioè occuparmene prima, prima che le cose possano accadere) della situazione economico-finanziaria dell’area Euro in generale e della Grecia in particolare, valutando alcuni riflessi potenziali sul nostro Paese e quindi sui nostri investimenti e sui nostri soldi.

Ci stiamo velocemente avvicinando al momento in cui in Grecia dovranno scegliere cosa fare, le elezioni si terranno il 17 Giugno prossimo e sembra che senza ulteriori interventi europei la Grecia non avrà i soldi necessari per svolgere le sue funzioni pubbliche a partire dal mese di luglio.

Cosa possiamo fare per salvaguardare i nostri soldi?

Lo scenario negativo ipotizzato riguarda un’uscita della Grecia dall’Euro con un ritorno alla moneta nazionale, la dracma, il che implicherebbe per i greci un forte impoverimento, la svalutazione della moneta, una superinflazione, difficoltà di finanziamento e una forte difficoltà a ripagare i debiti, una corsa alle banche per il ritiro della liquidità e la chiusura o fallimento del sistema bancario greco (come e’ avvenuto ad esempio in Islanda) e, last but not least, tensioni sociali. Questo purtroppo potrebbe acuire la speculazione sugli altri Paesi (soprattutto i cosiddetti “periferici”) dell’area creando un effetto domino di difficile valutazione nel suo complesso. Probabilmente per l’Italia si aprirebbe uno scenario di grande difficoltà , anche solo per la comunanza di zona geografica ed economica (vi ricordate dei PIIGS?), che porterebbe ad un’ulteriore recrudescenza della crisi in atto.

Secondo l’agenzia statunitense Fitch l’estromissione della Grecia dall’area Euro sarebbe molto grave, non solo dal punto di vista politico ma anche dal punto di vista economico, in particolar modo per i gruppi assicurativi italiani (gestioni separate) e per i gruppi bancari. Le assicurazioni della Penisola potrebbero pertanto essere esposte più di altre all’eventuale abbandono (o cacciata?) di Atene dalla zona Euro, come principale conseguenza del contagio che si avrebbe sul debito sovrano italiano e quindi sul debito bancario. I problemi di liquidità e solvibilità (cioè l’impossibilità dei risparmiatori di rientrare in possesso del proprio patrimonio temporaneamente o in modo definitivo) secondo Fitch potrebbero derivare in futuro non tanto dalla solidità patrimoniale del gruppo assicurativo, ma dal contesto macroeconomico e dai suoi impatti sul debito governativo e bancario del Belpaese e dell’area periferica europea. E lo scenario sarebbe di poco diverso se l’uscita della Grecia venisse invece accompagnato da un’efficace risposta politica e avvenisse in maniera guidata e ordinata, come credo sia più possibile accada.

Dal punto di vista degli investimenti quindi, in uno scenario in cui i mercati potrebbero ulteriormente scivolare, l’area Euro accusare un’ancor più forte recessione, esserci un rischio valutario (disgregazione dell’Euro) e un rischio inflazionistico importante per la possibile svalutazione repentina della moneta unica, l’impostazione strategica dovrebbe prevedere un’ ampia diversificazione valutaria e di emittenti. In questo modo avremmo più di un paracadute rappresentato dalla selezione delle controparti che ci devono restituire il nostro capitale a scadenza e dalle valute (direi tutte senza particolari preferenze anche se il dollaro e’ sempre stato percepito nel mondo come bene rifugio) al fine di proteggere il valore dei nostri soldi faticosamente accumulati.

Ovviamente essendo questa un’ ipotesi e non una certezza, un’ evoluzione positiva della “questione Grecia”, cioè un risultato elettorale favorevole alla permanenza nell’Euro pur con gli inevitabili sacrifici per il popolo greco, e ancor più una accelerazione reale dell’unità politica, economica e fiscale dell’Europa con perdita di parte della sovranità dei singoli stati a favore di un entità comunitaria di governo, renderebbe appetibili i titoli di Stato di Paesi come l’Italia (tra i pochi a remunerare l’inflazione) o azioni europee accuratamente selezionate che non escluderei completamente dal panorama degli investimenti, se non altro per approfittarne nel caso lo scenario fosse di questo tipo.

Investire prendendo in considerazione tutti gli scenari possibili, dal più positivo al più negativo, cioè diversificando più possibile in controparti, Paesi, valute, stili di gestione, equivale ad ASSICURARSI UN FUTURO SERENO, SEMPRE.

Del resto se e’ vero che il mercato vince sempre, è anche vero che in un mondo profondamente cambiato nelle certezze e nella mappa dei rischi, FARE CIO’ CHE SI E’ SEMPRE FATTO (e cioè obbligazioni bancarie, titoli di Stato, gestioni separate, conti deposito, libretti postali, pronti contro termine ecc.) NON E’ OGGETTIVAMENTE LA STRADA GIUSTA per ottenere la sicurezza sulla quale si contava in passato.

NON SCEGLIERE, tenendo i propri soldi sul conto corrente o in cassaforte o sotto il materasso, NON PROTEGGE dal rischio di controparte bancaria nel primo caso o dal rischio svalutazione in tutti i casi.

Le soluzioni ci sono, basta volerle esplorare!

Dice il saggio: “Se di un problema c’è la soluzione, perché ti preoccupi? E se invece non c’è soluzione ugualmente perché ti preoccupi?”

Io mi PREOCCUPO (cioè mi occupo prima) di trovare le soluzioni giuste con i miei clienti per tutte le loro esigenze patrimoniali, innanzi tutto con informazioni semplici e trasparenti anche in situazioni complesse, in modo da proteggerli SEMPRE, a prescindere dallo scenario che si presenterà nel prossimo futuro.

Vorrei dimostrartelo, concretamente. Contattami per salvaguardare i tuoi investimenti!