S.O.S. pensione

Mayday mayday mayday! Richiesta di soccorso immediato per salvare il futuro di milioni di lavoratori!

Con questi livelli di (non) crescita la coperta pubblica è sempre più corta. Urge ridare fiato al PIL. E investire di più sulla previdenza privata.

C’è infatti una relazione diretta tra il tasso di crescita del PIL (prodotto interno lordo) e il rendimento dei contributi versati da ognuno di noi nella previdenza pubblica. Lo possiamo definire “rischio finanziario” della previdenza pubblica: la rivalutazione dei contributi è ancorata alla media quinquennale del PIL nominale. Già oggi in Italia questa media è negativa e le previsioni per il futuro sono addirittura più basse. Cosa significa? Che in termini reali, negli ultimi 4 anni, i nostri contributi pubblici non si stanno rivalutando. E, analizzando il trend negativo di tutti i paesi occidentali, presumibilmente non si rivaluteranno ancora per qualche anno.

Se “quando andrò in pensione” dipende soprattutto dai futuri allungamenti della speranza di vita, “quanta pensione avrò” dipende dallo sviluppo del paese. Il rischio pensionistico, in pratica, è tornato in capo a noi cittadini, che con il legame tra rendimento finanziario e PIL vediamo i nostri contributi esposti al rischio di mancata redditività. Redditività che invece, nei primi 6 mesi del 2012, c’è stata sulla previdenza complementare: un altro buon motivo per tutelare e diversificare i propri investimenti previdenziali affiancando ai versamenti pubblici versamenti volontari privati.

Inoltre, con il nuovo sistema “contributivo per tutti” noi lavoratori avremo esattamente ciò che abbiamo maturato individualmente. Con il contributivo puro, infatti, chi è fortunato, lavora con continuità e guadagna molto, avrà pensioni decenti. Chi ha carriere interrotte, redditi bassi e minor fortuna (o possibilità) avrà un destino assai gramo.

Per questo, l’Ocse ha richiesto di riflettere sul rapporto diretto tra contributi e pensioni e di stimolare le previdenze complementari. Il secondo pilastro, tuttavia, stenta a partire. I dati Covip al secondo trimestre 2012 sono, in questo senso, evidenti: sono ancora pochi i lavoratori che hanno un fondo pensione e tra questi molti non versano più o hanno versato importi minimi. Pochissimi i giovani iscritti. Chi arriva al termine del piano, vista la scarsità dell’eventuale prestazione, preferisce prendere il capitale anziché la rendita pensionistica.

I dati evidenziano l’assenza di compensazione privata alle previdenze pubbliche. L’unica eccezione sta nei forti tassi di crescita dei fondi pensione e dei Pip offerti dalle reti assicurative e finanziarie. I cittadini mostrano infatti una certa sensibilità al tema, purché qualcuno gli parli del loro futuro e li inviti a pensarci per tempo. Cosa che io sto cercando di fare quotidianamente, anche tramite questi brevi articoli.

Oltre all’impegno in prima persona degli attori del settore, servono però anche nuove decisioni ed ulteriori incentivi. Gli esempi ci sono, e non richiedono necessariamente denaro pubblico. C’è il modello tedesco di premio per chi adotta comportamenti di previdenza complementare, quello americano di spinta gentile e di facilitazione dei cittadini ad assumere decisioni, quello inglese dell’arruolamento automatico con libertà di uscita, le esperienze del binomio educazione finanziaria-consulenza messo in atto nel Regno Unito negli ultimi due anni.

Aldilà del modello di impostazione generale da scegliere, l’aspetto positivo è che ognuno di noi può fin da subito investire sul proprio futuro iniziando a valutare un progetto personale di pianificazione previdenziale.

Chiamami. Parliamo insieme del tuo futuro.

Fonte informazioni: Progetica Srl

Manifesto di educazione finanziaria. Finalmente!

E’ stato presentato lunedì scorso in Senato il “Manifesto per lo sviluppo della cittadinanza economica”, promosso dalla Fondazione Rosselli con l’appoggio di una serie di attori istituzionali e di alcuni parlamentari che, in modo bi-partisan, stanno promuovendo in Parlamento il disegno di legge S 3389 “Norme per l’educazione della cittadinanza economica”.

Quali sono i contenuti di questa lodevole iniziativa?

Il Manifesto, attraverso i 12 punti che lo compongono, illustra la necessità di mettere in campo iniziative idonee per far crescere la conoscenza, la consapevolezza, la competenza, la cultura degli italiani in materia economico-finanziaria. L’intento è di divulgare l’educazione finanziaria per prima cosa nelle scuole ma anche tra gli adulti, per trasformare i cittadini in agenti economici consapevoli del contesto nel quale si trovano e avanzare “una proposta concreta per affrontare le sfide poste dalla crisi economica e sociale”.

Il primo punto del Manifesto afferma che “l’educazione della cittadinanza economica contribuisce non solo al benessere individuale, ma anche a quello sociale di un paese”. Non vorrei peccare di presunzione, ma vorrei autocitarmi per trasmettervi la mia grande sensibilità su questo tema. Nella pagina “Chi sono” del mio blog, infatti, affermo che “la mia naturale predisposizione verso i rapporti interpersonali ed i valori umani mi hanno fatto innamorare fin dall’inizio dell’attività del consulente finanziario orientato alla persona, punto di riferimento e guida nelle vostre scelte patrimoniali e finanziarie, professionista con un importante ruolo sociale nel creare benessere e cultura finanziaria“.

Al punto numero 6 si sottolinea che “l’educazione della cittadinanza economica attiene non solo a nozioni economico-finanziarie ma comprende anche tutto ciò che permette al cittadino una corretta gestione della propria vita e del proprio futuro all’interno della società, ovvero a quanto riporta al ruolo assunto dell’economia nell’agire sociale”. Ancor prima di iniziare la mia attività una delle persone grazie alle quali oggi sono un Professionista della consulenza finanziaria mi disse: “Noi non cerchiamo persone che sappiano parlare di soldi. Cerchiamo persone che sappiano parlare di persone”. Questa frase ha fin da subito contraddistinto il mio percorso lavorativo. Proprio per questo “Il mio progett0″ è quello di“aiutarvi a finalizzare i risparmi nel modo corretto per contribuire a realizzare i vostri sogni e raggiungere i vostri traguardi”.

Punto numero 12: “Per avviare nel nostro paese un programma di educazione alla cittadinanza economica è necessaria la collaborazione e il coinvolgimento di tutti gli attori, pubblici e privati, del mondo economico e finanziario”. Nel mio piccolo, a questo appello io rispondo: presente!

Perchè reputo importante questa proposta e perchè ho deciso di scrivere questo articolo?

Innanzitutto perchè numerosi studi internazionali dimostrano la relazione che esiste tra benessere economico-sociale e cultura finanziaria. Ad esempio uno studio del 2003 di Annamaria Lusardi (ritenuta uno dei massimi esperti internazionali sui temi dell’educazione finanziaria) evidenzia che una “semplice” attività di educazione finanziaria, realizzata mediante seminari sul pensionamento abbia generato per le famiglie fruitrici un incremento di ricchezza significativo al momento del pensionamento. Oppure una ricerca del 2011 di Prem e altri che sottolinea che una prospettiva psicologica futura del tempo, alimentata dalla costruzione di un progetto di pianificazione finanziaria, si traduce in un guadagno di circa 6,5 anni di vita rispetto agli stessi soggetti con una limitata prospettiva.

E in Italia il livello di cultura finanziaria è ancora, purtroppo, molto basso. Per questo è importante fare qualcosa, fin da subito. Da diversi anni ad esempio noi partners del Gruppo Azimut siamo tra i pochi nel nostro settore in Italia a diffondere e promuovere eventi, iniziative, progetti, pubblicazioni proprio con l’obiettivo di aumentare la cultura finanziaria delle persone.

Ho deciso di scrivere questo articolo per ribadirvi che credo fortemente nel mio ruolo, nel ruolo di tanti miei colleghi che come me lavorano animati da una forte passione seguendo questi valori e impegnandosi al massimo per aiutare le persone ed aumentare il loro benessere anche – e soprattutto – in un contesto difficile come quello che stiamo attraversando.

Sento fortemente questa responsabilità verso i miei clienti e le persone che incontro. Ogni giorno faccio del mio meglio per ripagare appieno la fiducia che ripongono in me.

Cat Bond, quando l’innovazione aumenta la protezione

Cos’è la correlazione in finanza? Come dice la parola stessa, per correlazione si intende la relazione che intercorre tra due o più variabili. In finanza è utile per definire il legame che ci può essere (o non essere) tra due o più entità.

E’ strettamente collegata al concetto di diversificazione, in quanto per diversificare correttamente gli investimenti è fondamentale inserire strumenti che siano poco correlati tra loro (decorrelati) in modo da proteggere e tutelare il più possibile il risparmio in ogni situazione, positiva o negativa.

Un problema di questi ultimi, complicati, anni è stato e continua ad essere proprio quello della forte correlazione tra i diversi strumenti finanziari: in alcuni periodi azioni, obbligazioni, valute, materie prime sono andate tutte nella stessa direzione (ahimè verso il basso…). In più, con l’espandersi della globalizzazione, anche geograficamente è avvenuta la stessa cosa: ad esempio alla discesa del mercato azionario europeo è corrisposta una discesa (seppur diversa in termini numerici) dei mercati azionari americani, del pacifico e dei paesi emergenti.

Cosa si può fare quindi per aumentare la decorrelazione tra i vari investimenti e proteggere i nostri risparmi?

Sicuramente continuare a diversificare gli investimenti (cioè “non mettere tutte le uova nello stesso paniere”), perchè le anomalie di questi anni non possono continuare all’infinito e i mercati gradualmente si “normalizzeranno”. Altrettanto sicuramente, inserire una componente di strumenti finanziari realmente decorrelati dagli investimenti tradizionali, che hanno dimostrato nel tempo di essere indipendenti da ciò che avviene sui mercati.

Vorresti un esempio pratico di strumenti di investimento realmente decorrelati? Eccoti accontentato, ti presento i CAT BOND (Catastrophe Bond).

La definizione potrà non sembrarti promettente o di buon auspicio, in realtà ti consiglio di andare aldilà del nome per cogliere l’accezione positiva di questi strumenti. Infatti possiamo dire che chi investe in Cat Bond è al tempo stesso investitore ad alto tasso di interesse e benefattore.

Cosa sono? Sono strumenti finanziari (obbligazioni) che consentono di trasferire i rischi assicurativi al mercato dei capitali.

Perchè sono nati i Cat Bond? Perchè le compagnie assicurative hanno la necessità, a loro volta, di riassicurarsi: da alcuni anni possono farlo tramite questi strumenti ad-hoc che consentono di trasferire gran parte dei rischi assicurativi al mercato dei capitali.

Come vengono emessi? I soldi vengono raccolti tramite uno Special Purpose Vehicle (Spv). Lo Spv è una società giuridicamente autonoma costituita per l’occasione, che emette i titoli e assume in prima persona tutti gli obblighi derivanti dall’emissione. Questi soldi sono depositati presso un conto vincolato a beneficio della compagnia assicurativa che cede il rischio, nel caso in cui l’evento naturale si manifesti e dell’investitore, nel caso in cui l’evento non si manifesti.

Quali garanzie hanno gli investitori? Il capitale dell’investimento è sempre separato da quello della compagnia che trasferisce il rischio, per mitigare il rischio di credito nei suoi confronti.

Attraverso i Cat Bond è dunque possibile stare alla larga dai soliti rischi. Il rendimento non dipende dall’emotività che domina i mercati e dai fondamentali su cui si basano i trend di borsa, ma principalmente dal verificarsi di un evento naturale catastrofico (terremoti, incendi, uragani, tempeste, alluvioni) indipendentemente dall’andamento dei mercati azionari, obbligazionari, delle valute e dei tassi. Gli eventi naturali non dipendono infatti dalla psiche dei mercati e non ne subiscono le conseguenze dirette. Se l’Italia diventa insolvente o l’euro avrà dei problemi, sicuramente non sarà una causa di un uragano in Messico! Vuoi una prova tangibile di questa decorrelazione? Guarda questo grafico.

Inoltre anche gli eventi stessi sono completamente slegati gli uni dagli altri: è evidente che un terremoto in Giappone non influisce affatto sulla possibilità che si verifichi un uragano in Florida e via dicendo. Dunque abbiamo una doppia decorrelazione, “esterna” (nei confronti delle asset class tradizionali) e “interna” (tra i diversi eventi naturali ri-assicurati in tutto il mondo).

Ci tengo a fornirti un altro dato interessante che testimonia la validità di queste soluzioni: dal 1990 ad oggi la quasi totalità dei Cat Bond emessi è arrivata a scadenza senza subire perdite, ma producendo generosi interessi. Naturalmente, non devi credere ai Maya… 🙂

Un’ulteriore componente che rende interessante questa asset class in questo momento è il vero e proprio boom delle emissioni (1° quadrimestre 2012: +47% rispetto al 2011) e dei rendimenti attesi degli ultimi mesi nella ricerca di una maggior tranquillità da parte delle compagnie di assicurazione nell’assolvere i loro compiti anche al verificarsi di eventi estremi.

Come si può investire materialmente in Cat Bond? Investire in Cat Bond è un privilegio riservato ai clienti del Gruppo Azimut, e quindi anche ai miei clienti! Azimut infatti è l’unica società in Italia a poterti offrire l’accesso a questi innovativi strumenti, normalmente riservati ad investitori istituzionali come fondi pensione, fondi specializzati, ri-assicuratori, banche, asset manager. Attraverso l’acquisizione del 50% di Katarsis Capital Advisors, una società specializzata in questi strumenti che gestisce i fondi Eskatos ed ha sede in Svizzera, è stato creato AZ Cat Bond Fund, un esclusivo fondo a bassa volatilità che investe direttamente in Cat Bond (articolo Borsa & Finanza).

Vuoi saperne di più? Vorresti avere qualche informazione più dettagliata sul Cat Bond Fund? Vuoi aumentare la protezione dei tuoi risparmi?

Contattami, sono a tua disposizione.

Disclaimer

Il senno di poi non sbaglia mai

Frasi del tipo “Lo sapevano tutti che il mercato sarebbe crollato” oppure “Come hanno fatto a non prevedere una cosa tanto ovvia” o ancora “Non ci voleva un master per capire che i mercati sarebbero scesi, io l’ho sempre saputo” sono compagni di pensiero tipici del mondo degli investimenti finanziari.

La tendenza a sopravvalutare le proprie capacità personali è tipica della natura umana che cerca inoltre a posteriori una serie di conferme ad un pensiero che, nella maggior parte dei casi, si forma dopo e non prima. L’opinione creata a posteriori risulta ovviamente giusta perché si basa su informazioni corrette (per definizione) e su fenomeni già accaduti. E’ utile rivedersi qualche replica di trasmissione televisiva oppure leggere qualche vecchio giornale per vedere come le opinioni della collettività mutino rapidamente.

Molto spesso, tra l’altro, la convinzione è così radicata che la nostra mente non riesce a distinguere quanto è l’influenza del “già accaduto” o quanto invece siano realmente previsioni corrette con il “senno di prima”. Naturalmente il secondo fenomeno è molto più raro e spesso, anche in questo caso, trova nella statistica la sua giustificazione.

Quando siamo in presenza di una moltitudine di voci ce ne sarà sempre una (o più) fuori dal coro che per definizione ci azzecca. Bisogna vedere però quante volte questo fenomeno si ripete nel tempo. Non stupirà sapere che questo non capita quasi mai.

Siamo quindi vittima di un eccesso di sicurezza. Questo fenomeno è tipico di molte professioni e ovviamente anche il campo delle scelte di investimento non ne è esente. Un esempio classico è quello relativo alle capacità di guida dell’automobile dove tutti pensano di saper guidare meglio della media quando questo è per definizione impossibile.

L’eccessiva sicurezza di sé fa si che molti risparmiatori pensino di poter capire il mercato e di prevederne le oscillazioni anche nel breve termine e che, qualora si sbagli, questo sia imputabile a cause esterne oppure all’aver dato retta a qualcun altro.

Un noto economista, Shiller, dopo il crollo del 19 ottobre 1987, chiese a molti investitori qual’era stato il loro comportamento durante il tracollo. I risultati del test rendono bene l’idea di quanto sia forte questo fenomeno. Il 29% rispose che il giorno del crollo pensava di sapere esattamente a quale livello il mercato sarebbe rimbalzato e ben il 48% tra coloro che avevano acquistato azioni in quel giorno si riteneva in grado di capire quando il mercato avrebbe svoltato.

In generale, quindi, quanto più è elevata la sicurezza di sé tanto più è facile perdere denaro perché si analizza il mercato con il senno di poi dando quasi sempre la colpa al contesto e agli altri.

Quando si prende una decisione l’eccesso di sicurezza porta a non servirsi di tutte le informazioni disponibili ma piuttosto a fare affidamento su convinzioni personali o su pochi parametri.

Si tende pertanto ad investire sui titoli monitorati perdendo opportunità. Si finisce così per pagare troppo alcuni investimenti e non si fa una vera diversificazione del portafoglio indispensabile oggi per affrontare i rischi impliciti ed espliciti dei mercati e cercare di ottenere rendimenti interessanti con il giusto livello di rischio.

Anche (e, in alcuni momenti, soprattutto) questi aspetti fanno parte della mia professione di consulente finanziario: saper gestire al meglio le emozioni dei miei clienti, oltre alle mie, risulta fondamentale per riuscire a cogliere le migliori opportunità ed evitare di commettere errori.

Fonte: Io non ci casco più! News

Proteggere i risparmi oggi

Lunedì mattina, ore 13. Spread a 520. Borsa italiana -4%. “Odio i lunedì”, cantava Vasco. E non aveva mica tutti i torti…

L’ora della verità questa volta sembra essere davvero arrivata. In molti avevano preannunciato un’estate rovente e proprio mentre il ciclone Circe sta abbassando le temperature sulla nostra penisola, il violento riproporsi dello spettro della disgregazione dell’area euro ha fatto impennare improvvisamente le temperature sui mercati finanziari.

Il FMI pare intenzionato a bloccare gli aiuti al governo di Atene ed è chiaro che se così fosse la Grecia sarebbe in pratica tagliata fuori dall’unione monetaria, con tutte le conseguenze del caso (vedi il mio post del 5 giugno “Pericolo Euro. Come salvaguardare i nostri soldi”). La Spagna, nonostante abbia ottenuto gli aiuti dall’Europa per il salvataggio del sistema bancario, si trova in una situazione di grande difficoltà con forti tensioni sociali e spread sopra i 630 punti, ai massimi storici. E poi ci siamo noi, con tutte le nostre contraddizioni: tessuto economico-imprenditoriale-sociale completamente diverso rispetto agli altri paesi in difficoltà ma costantemente al centro degli attacchi finanziari a causa dell’elevato debito pubblico e dei mille problemi che ci trasciniamo da decenni.

Cosa è bene fare per proteggere i nostri risparmi oggi?

Quando qualcuno mi chiede un consiglio, che sia un amico, un parente o un cliente, mi rivolge spesso questa domanda: “Tu cosa faresti al mio posto?” Oppure: “Visto che siamo nella stessa situazione, cosa stai facendo tu per risolvere questo problema?”

Quindi cercherò, in maniera molto sintetica, di condividere un caso concreto.

Ho incontrato un potenziale cliente: lavoratore italiano, guadagna e spende in euro, ha accumulato nel corso degli anni di lavoro un risparmio cui tiene molto, è spaventato per la situazione attuale, si rende conto di dover prendere delle decisioni ma ha paura di cambiare perchè molti investimenti sono in perdita, vuole proteggere i suoi risparmi da un’eventuale disgregazione dell’area euro e garantirsi un futuro sereno (ha anche obiettivi più precisi e personali ma naturalmente non è questa la sede opportuna per occuparsene). Ha sempre lasciato i suoi risparmi nella propria banca, ha un conto corrente, un conto di deposito, titoli di stato italiani, obbligazioni della banca e qualche titolo azionario italiano.

Sono volutamente vago e quindi non mi interessa scendere nel dettaglio sulle caratteristiche e le percentuali delle singole categorie di investimento, è un lavoro che ho svolto in maniera precisa personalmente con questa persona. Ciò che vorrei mettere in evidenza qui è un esempio, purtroppo frequentissimo nella mia esperienza, di concentrazione di tutte le risorse (patrimoniali e reddituali) su un singolo paese, l’Italia, e una singola valuta, l’euro. Oggi non ci possiamo più permettere una concentrazione così elevata.

Cosa ho fatto io, consulente finanziario, per proteggere i risparmi di questa persona?

1L’ho ascoltato, facendo emergere i suoi bisogni, le sue paure, le sue aspirazioni

2– Ho fatto un’attenta analisi di portafoglio, mettendo in luce alcuni punti forti, le evidenti aree di miglioramento, il disallineamento parziale delle scelte di investimento con gli obiettivi, i rischi potenziali, le oscillazioni che il portafoglio potrà subire a seconda degli scenari che si presenteranno

3– Dopo aver chiarito gli obiettivi a breve, medio e lungo termine, ho condiviso con lui un progetto di investimento chiaro, semplice che tocca tutti i punti individuati insieme e aumenta al massimo la probabilità di raggiungere i suoi obiettivi personali, familiari, professionali

4– Ho suggerito di mantenere alcune corrette scelte di investimento, perfettamente in linea con le esigenze che mi ha palesato, e allo stesso tempo di apportare alcune urgenti e necessarie modifiche:

  • DIMINUIRE IL RISCHIO PAESE, diversificando parte degli investimenti su altre aree geografiche, in tutto il mondo
  • ELIMINARE GRADUALMENTE IL RISCHIO EMITTENTE, prediligendo efficienti e più tutelanti soluzioni di risparmio gestito rispetto alle singole emissioni, troppo rischiose e senza premio per il rischio (vedi l’articolo “Come cogliere le opportunità”)
  • DIMINUIRE IL RISCHIO VALUTA, inserendo soluzioni che permettono di investire in oltre 20 valute internazionali per limitare gli effetti di una svalutazione dell’euro in caso di sviluppi negativi o anche parzialmente negativi (vedi l’articolo “Un’assicurazione sul futuro dei nostri risparmi”)

5– Oggi che è mio cliente sto continuando ad assisterlo giorno dopo giorno, affiancandolo in ogni cambiamento della situazione personale e del contesto economico-finanziario in continua evoluzione

Con alcune semplici (ma non banali) mosse ho messo in sicurezza i suoi risparmi accumulati in passato, proteggendoli da un presente incerto e difficile, e aumentando in maniera esponenziale le possibilità di raggiungere i suoi traguardi futuri.

E’ chiaro che questo esempio non vale per tutti, ognuno ha la propria situazione e i propri progetti, ma è emblematico del sempre più frequente immobilismo nel prendere decisioni semplici e fondamentali, procrastinando continuamente in avanti le scelte. Serve la consapevolezza che questo comportamento potrebbe rivelarsi deleterio e mettere a repentaglio le fatiche di una vita.

Vale la pena quindi di dedicare un pò di tempo a riflettere sui rischi e sulle opportunità di questa situazione.

Non rimandare a domani quello che DEVI fare oggi, perchè domani potrebbe essere già scaduto il tempo!

Contattami.