Come funziona lo scudo anti-spread?

È stato accolto come un successo principalmente italiano in seguito all’Eurovertice di fine giugno a Bruxelles. È stato al centro del dibattito anche ieri al successivo, atteso, incontro dell’Eurogruppo. Sto parlando dello scudo anti-spread, la trovata che ha permesso al nostro premier Mario Monti di trovare un punto di incontro tra i “Paesi periferici” ed i “Paesi virtuosi” che fanno parte dell’area euro.

Ma come funziona lo scudo anti-spread? Basterà ad allentare la speculazione sui titoli di Stato degli eurodeboli?

Da ieri sappiamo qualcosa di più, nonostante alcuni punti saranno meglio chiariti più avanti all’interno del cosiddetto Memorandum of Understanding.

Prima considerazione: questo meccanismo di protezione degli spread non agirà come una contraerei automatica in difesa delle vendite incontrollate e indiscriminate dei titoli sovrani ma tutelerà esclusivamente quei Paesi che ne richiederanno l’attivazione. E fino ad oggi Monti è stato chiaro ed inequivocabile, l’Italia al momento non ne ha bisogno.

Tecnicamente entrerà in gioco anche la Banca Centrale Europea, che agirà come un “agente fiscale” per acquistare i titoli di Stato dei Paesi sotto attacco, contribuendo così al raffreddamento degli spread, ma attingendo non dalle proprie cassa bensì da quelle dei già esistenti fondi salva-Stati (Efsf e Esm). A quanto ammontano queste somme? Complessivamente 500 miliardi di euro, dei quali però ben 375, ovvero il 75%, sono già stati stanziati per emettere bond a tassi agevolati a favore di Grecia, Portogallo e Irlanda. Una protezione limitata dunque, certamente rilevante ma probabilmente ancora non risolutiva.

Al momento, inoltre,  la BCE interverrà solo sul mercato secondario (cioè quello aperto a tutti gli investitori dove si negoziano i titoli già in circolazione) mentre la possibilità di intervento sul mercato finanziario primario (cioè in asta, dove si negoziano i titoli di nuova emissione) non è stata ancora inserita tra i punti all’ordine del giorno.

In sintesi, queste misure sono sì parziali ma vanno nella giusta direzione e aggiungono un piccolo tassello al complicato puzzle della crisi sovrana europea.

Concludo con un suggerimento: anche per quanto riguarda la gestione dei propri personali risparmi è importante attivare una strategia che agisca da “scudo protettivo”, in questo caso ancor più efficace, per tutelarsi da ogni possibile scenario futuro, positivo o negativo che sia.

Valuta insieme a me quali passi si possono compiere per rendere i tuoi investimenti protetti ed efficienti!

Italia-Germania: doppia sfida

Italia-Germania: un classico. Questa sera a Varsavia si decide il futuro dell’europeo di calcio Euro 2012. Ma la partita più importante si gioca tra oggi e domani a Bruxelles: sul piatto c’è il destino dell’Europa.

La sfida di Mario Monti è stata lanciata: sì alla tobin tax, ma solo se sarà approvato uno scudo anti-spread. Sì ad una maggiore cooperazione sulla tassazione delle transazioni finanziarie, dunque, a patto che vi sia una maggiore cooperazione anche su una “politica finanziaria di gestione del mercato dei titoli sovrani”. Questa è la sfida di Monti in una vigilia il cui il grado di tensione non si respira neppure a Varsavia, dove Italia e Germania si affronteranno calcisticamente per guadagnarsi la finale di Kiev il 1 luglio contro la Spagna.

E la stampa italiana di oggi contribuisce a tenere alta la tensione: “Buttiamoli fuori dall’Euro“, recita oggi la prima pagina di qualche giornale.

La partita che si gioca oggi e domani a Bruxelles risulta fondamentale per il futuro dell’euro. Contrariamente ai soliti luoghi comuni, in campo economico (e speriamo anche in quello sportivo…) l’Italia sembra giocare all’attacco mentre la Germania sembra fare catenaccio, soprattutto per quanto riguarda gli eurobond: “No fino a quando sarò in vita”, ha detto la cancelliera Angela Merkel ribadendolo anche davanti al Bundestag: “Considero gli eurobond sbagliati e controproducenti sul piano economico. Contesto l’idea della mutualizzazione del debito”.

Cosa uscirà fuori, quindi, da questo vertice?

Certamente si parlerà di crescita e di misure da adottare in tempi brevi, come è nel desiderio della troika, e sintetizzabile in un termine molto inflazionato in questa vigilia pre-vertice: “La sfida”, afferma il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, “è di segnalare in modo chiaro e concreto che stiamo facendo tutto quello che viene richiesto in risposta alla crisi”. A patto di non trovare soluzioni facili, come teme la Merkel, la quale tuttavia sentirà sulla sua pelle un isolamento sempre più pressante.

Auguriamoci dunque che non sia un altro vertice inconcludente, utile solo a rimandare le scelte più complicate ma sempre più necessarie.

Se a Varsavia questa sera uscirà dal campo un solo vincitore, a Bruxelles possiamo vincere tutti insieme, come Europa, gettando finalmente le basi per un futuro migliore.