Investimenti finanziari: tre consigli sotto l’albero per vivere un meraviglioso 2017

christmas-money-1085019_960_720Spesso in questo periodo gli operatori finanziari delineano previsioni e scenari per il nuovo anno. Ma non sono tanto le previsioni sull’andamento dei mercati a fare la differenza quanto il comportamento dei singoli investitori.

In Italia anche quest’anno, così come lo scorso, la fine dell’anno coincide con una situazione bancaria parecchio complicata, che rischia di rovinare le Feste dei risparmiatori, mettendoli di fronte a scelte importanti e insinuando nuove preoccupazioni sulla sicurezza dei propri investimenti finanziari.

Nelle ultime settimane dell’anno ricevo sulla mia casella di posta decine e decine di commenti di analisti, gestori e “guru” vari contenenti le previsioni sull’andamento delle borse e delle diverse asset class per l’anno che verrà e le domande (retoriche) che mi pongo sono sempre le stesse: saranno davvero queste analisi a fare la differenza per i miei clienti? Devo sposare una di queste, quella che ritengo migliore e più credibile, e seguirla alla lettera? Oppure devo comprendere a fondo le loro esigenze e guidarli in un percorso di pianificazione finanziaria efficiente e coerente?

La mia opinione è la seguente: se hai qualche risparmio da parte e vuoi ottenere dei buoni risultati saranno le tue scelte a fare la differenza, non le previsioni.

  • Quali sono le scelte che possono fare davvero la differenza?

Azzeccare il titolo che nel 2017 guadagnerà il 250%? Investire tutto il patrimonio nel settore che guadagnerà più di tutti gli altri? Indovinare la valuta che si apprezzerà più di tutte?

Visto che non credo affatto nei maghi, nei santoni e nei guru, l’obiettivo di questo mio articolo non è certo quello di darti la “dritta” per raddoppiare in poco tempo i tuoi soldi.

In questa sede cercherò di darti 3 semplici consigli per proteggere il tuo patrimonio, evitare tutti i problemi seri ed iniziare a prendere il mano il tuo futuro finanziario.

1) Diversifica = non mettere tutte le uova nello stesso paniere

I grandi investitori, quelli che hanno tanti soldi, tante competenze e tanto tempo da dedicare unicamente a queste attività, concentrano i propri investimenti. Se tu ti ritieni il nuovo Warren Buffett, leggi tutti i libri sulla filosofia del Value Investing e segui il suo esempio, non ho altri grossi consigli da darti. A tutti gli altri, circa il 99,99% della popolazione mondiale, consiglio di avere l’umiltà di diversificare i propri investimenti in tante differenti soluzioni in modo da evitare i rischi più pericolosi. La migliore sintesi sta nella saggezza popolare: “non mettere tutte le uova nello stesso paniere”. Se mai questo paniere ti dovesse cadere, ti faresti troppo male (altro che frittata!).

2) Evita il rischio controparte = non legare la “sopravvivenza” del tuo denaro alla “sopravvivenza” di qualcun altro

Esistono soluzioni di investimento molto semplici che ti consentono di minimizzare o addirittura eliminare il rischio di controparte, ovvero il rischio di legare la “sopravvivenza” del tuo denaro alla “sopravvivenza” di qualcun altro. Questi strumenti sono gli OICR (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio) e possono essere a gestione attiva (fondi comuni di investimento) o passiva (ETF – Exchange Traded Funds). In altre parole, se compri una singola azione o obbligazione dell’azienda XYZ e l’azienda XYZ fallisce, rischi di non avere mai più indietro i tuoi soldi, se invece compri un fondo di investimento che contiene 150 azioni e/o obbligazioni di 150 diverse aziende questo rischio non te lo assumi e puoi vivere serenamente.

3) Affidati ad un buon Consulente = non sopravvalutare le tue abilità finanziarie

Lo so, sono in pienissimo conflitto di interesse. Ma la scelta più importante per proteggere e far crescere il tuo patrimonio è proprio questa. Quando hai un problema di salute importante ti rivolgi al medico specialista. Quando hai un problema legale importante all’avvocato. Quando ti riduci all’ultimo secondo per comprare il regalo di Natale a tua moglie (!!!) al negoziante di fiducia. Perché per gestire i risparmi di una vita sei stra-convinto di saper fare tutto da solo?!?

Vi assicuro che chi ha seguito questi 3 semplici consigli ha trascorso un buon 2016, senza farsi minimamente influenzare da Brexit, elezioni americane, referendum costituzionale, nazionalizzazione del Monte dei Paschi di Siena, eccetera eccetera. Provare per credere.

E allora rifletti e fai le tue scelte. Se hai piacere, sono a tua disposizione per un confronto.

Nel frattempo ti auguro di trascorrere un Buon Natale e un meraviglioso anno nuovo!

10 spunti sulla puntata di Report del 17/10

img_5768Lunedì 17 ottobre nella puntata “Occhio al portafoglio” della trasmissione Report andata in onda su RaiTre, si è parlato di investimenti e risparmi.

Essendo una trasmissione d’inchiesta, sono stati utilizzati toni “scandalistici” e molti contenuti sono stati trattati in maniera troppo superficiale.

Alcuni concetti di fondo però sono corretti e li vado ripetendo da anni (dentro e soprattutto fuori dai social network).

Ecco i 10 messaggi che dovresti fare tuoi:

1) Non esistono investimenti privi di rischio che crescono e basta, senza oscillazioni

2) No, non lo sono neanche i diamanti che la banca cerca di rifilarti facendoteli pagare il doppio del valore di mercato e applicandoti pure un bel 10% di commissione

3) Alcuni prodotti (fondi, polizze vita, ecc.) sono venduti dai funzionari bancari sotto le pressioni commerciali che arrivano dall’alto, in pieno conflitto d’interesse

4) Le banche vendono questi prodotti gravando il cliente di costi esagerati e movimentando eccessivamente il portafoglio per aumentare gli introiti della banca stessa (il consulente libero professionista può decidere in autonomia di non applicare la gran parte di queste commissioni: fare guadagnare i clienti è nel suo interesse di lungo periodo)

5) No, la soluzione non è quella di investire tutto in titoli in Stato (Bot, Btp, ecc.) solo perché costano poco. Oltre a rendere poco, hanno anche dei rischi non così trascurabili

6) In posta, la stragrande maggioranza del personale che oggi promuove prodotti finanziari fino a ieri spediva raccomandate

7) Anche a causa di questa bassa o nulla professionalità, all’ufficio postale sono stati venduti negli anni parecchi prodotti-ciofeca, come il fondo immobiliare Obelisco che ha perso l’80% del proprio valore

8) Anche l’investimento nel mattone è rischioso e va approcciato come qualsiasi altra forma di investimento

9) È probabile che i prezzi delle case scenderanno ancora nei prossimi anni, perché l’offerta supera ancora di gran lunga la domanda e le valutazioni sono, spesso, ancora troppo elevate (in alcuni casi lo sono “artificialmente”, per evitare di aggravare ulteriormente la situazione di bilancio delle banche che hanno in pancia un sacco di case)

10) Scegli un buon consulente che possa spiegarti bene queste cose, pianifica con lui un progetto di investimento coerente con i tuoi obiettivi e hai risolto il 98% dei tuoi problemi finanziari

Questa è la mia sintesi. Ora attendo i vostri commenti!

Se volete vedere la puntata completa, ecco il link: http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-3bfa7b8f-c813-4530-abaa-597c103d320a.html

Fondo Tutela Depositi: la cassa è vuota!

HANDIl decreto recente per gli indennizzi delle 4 banche salvate lo scorso novembre “attinge alle disponibilità del fondo interbancario di tutela dei depositi”, che anche per questo ora ha le casse vuote.

Lo ha detto Salvatore Maccarone, il presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), il fondo che dovrebbe garantire conti correnti e depositi sotto i 100.000 euro in caso di default bancario.

Notizia bomba! O no?

In realtà non molto, la fittizia garanzia del FITD è nota da diverso tempo e ne avevo scritto anche su questo blog già nel 2013: https://daniloperini.com/?s=falsa+garanzia+depositi

Ma la cosa non sembra essere ancora così nota alla gran parte dei risparmiatori, vista l’opinione diffusa della sicurezza dei depositi sotto i 100.000 euro… “Ma dai, non fare terrorismo, me l’hanno detto in banca! Posso stare tranquillo, sul conto i miei soldi sono al sono sicuro!”

E’ proprio quando qualcuno ti propone qualcosa con il capitale garantito che devi cominciare a porti qualche dubbio…perché se qualcuno ti garantisce qualcosa significa che la sopravvivenza del tuo denaro è legata alla sopravvivenza della controparte alla quale lo hai affidato.

Concentrare MAI, diversificare SEMPRE.

Torniamo alla notizia, uscita oggi sull’agenzia Reuters:

Il Fondo interbancario depositi ha esaurito le proprie risorse, anche per il contributo al rimborso degli obbligazionisti delle quattro banche salvate. Lo ha detto il presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi, Salvatore Maccarone. Il recente decreto per gli indennizzi “attinge alle disponibilità del fondo interbancario dei depositi” ha spiegato Maccarone.I l riferimento è al decreto che venerdì ha stabilito un meccanismo di ristoro forfettario per gli obbligazionisti colpiti dalla risoluzione delle quattro banche dello scorso novembre. Il governo ha detto che le risorse sarebbero arrivate dalle banche e che non c’era un limite all’intervento. “Le nostre casse sono vuote e contribuiscono a renderle tali questi provvedimenti di ristoro degli obbligazionisti delle quattro banche”, ha aggiunto. Maccarone ha reiterato le sue critiche all’interpretazione della Commissione europea che ha inibito un intervento del Fondo per le quattro banche che avrebbe evitato la risoluzione. “Sul piano prospettico la situazione non é certamente incoraggiante. Oggi questa interpretazione della Commissione [sull’utilizzo dei fondi di garanzia dei depositi] corre il rischio di diventare norma”. Con il bail-in in vigore, Maccarone ha detto che c’è la prospettiva concreta che la crisi di una banca si risolva con la sua liquidazione. “Non credo che il nostro sistema economico e civile sia pronto .. Nel caso di una banca in liquidazione non verrebbero pagati i depositanti”, ha spiegato. Il fondo sarà alimentato con contribuzioni ex-ante ma non può lavorare, come in passato, per prevenire una crisi bancaria. “Stiamo studiando la possibilità di irrobustire il meccanismo volontario per rendere possibili interventi preventivi”. La ragione, ha spiegato il presidente del Fondo di garanzia, è che “oggi non si può ripetere lo schema delle quattro banche: se la banca è ‘likely to fail’ e non si trova una soluzione rapidamente, la strada è o la risoluzione o la liquidazione coatta. E non voglio pensare a una soluzione che colpisca i depositanti”.

Evidenzio un passaggio del presidente del FITD Maccarone (non di un opinionista da talk show…del presidente del fondo che dovrebbe garantire i depositanti):

NEL CASO DI UNA BANCA IN LIQUIDAZIONE NON VERREBBERO PAGATI I DEPOSITANTI. NON CREDO CHE IL NOSTRO SISTEMA ECONOMICO E CIVILE SIA PRONTO.

Hai voglia a masturbarsi mentalmente con i vari rating, Cet1, Total Capital Ratio e bla bla bla…in banca i tuoi soldi non sono così al sicuro!

SE TI LANCIANO UN SALVAGENTE SGONFIO, ANNEGHI.

C’è anche una buon notizia, però. Altrove, i tuoi soldi, possono essere davvero al sicuro.

Soluzioni di risparmio gestito, intermediario indipendente dal mondo bancario e assicurativo.

Lasciami il tuo indirizzo mail, sarai ricontattato presto.

Risparmi, pensioni, futuro: la miopia degli italiani

miopeIl dizionario della lingua italiana definisce miopia il “difetto della vista che consiste in una rifrazione dell’occhio, per cui gli oggetti distanti appaiono sfocati, mentre si vedono meglio le cose molto vicine”.

In tema di risparmi e soprattutto di previdenza gli italiani risultano miopi, dimostrando di non riuscire a focalizzarsi sul lungo termine: è questo, in estrema sintesi, ciò che emerge dal “Global Investment Trends Report 2014” un sondaggio realizzato lo scorso gennaio da Schroders, società di gestione del risparmio internazionale, che ha interpellato poco meno di 16mila persone residenti in 23 paesi, intenzionati a investire almeno 10mila euro il prossimo anno.

Gli italiani sono preoccupati e pensano spesso alla pensione ma non fanno un granché per costruirla. Al punto che paesi in cui il valore del risparmio è molto meno radicata che da noi, mostrano un’attenzione per il futuro pensionistico di molto superiore al nostro: è il caso della Gran Bretagna dove il 59% dei lavoratori risparmia per la pensione, mentre in Italia solo il 29% accantona qualcosa per avere in cambio, quando smetterà di lavorare, un reddito adeguato alle esigenze future.

Dunque, l’idea dei risparmiatori italiani “formiche”, pronte a riempire il salvadanaio contro ogni evenienza, va evidentemente rivista: la paura per un futuro incerto caratterizza – nonostante i primi segnali di ripresa dell’economia – ancora una quota maggioritaria degli italiani; ma ciò non si traduce in contromisure fattive. Di più: solo una sparuta minoranza dell’1% degli italiani intervistati dice di programmare gli investimenti con un obiettivo di oltre 10 anni, mentre solo il 14% indica un orizzonte tra 5 e 10 anni. Oltre i due terzi del campione, ben il 68% degli intervistati, arriva a costruire una prospettiva comunque non superiore ai 5 anni. Il 14%, inoltre, mira a ottenere ritorni soddisfacenti nell’immediato.

Il confronto internazionale che emerge dall’indagine è impietoso: solo il 17% degli italiani prende decisioni sul proprio denaro con una dinamica di oltre 5 anni, contro il 29% degli inglesi, il 36% dei francesi, il 32% dei tedeschi e il 16% degli spagnoli, i più simili a noi per miopia finanziaria. E’ da sottolineare inoltre il gap tra il 29% di chi risparmia e il 33% che mira a mantenere il proprio stile di vita in caso di perdita del lavoro o di riduzione dello stipendio, e il 29% dice di voler essere pronto a far fronte a eventuali emergenze. Questi dati confermano che è ancora il senso di precarietà di breve periodo a influire sulle scelte d’investimento degli italiani, prevalendo sui temi pensionistici.

Inoltre, l’indagine evidenzia come i due terzi degli italiani ritengano che l’investimento azionario presenti il maggior potenziale di rendimento nel 2014, ma allo stesso tempo oltre la metà (il 55%) intende mantenere una quota significativa dei propri risparmi in strumenti a basso rischio (a fronte del 44% del campione globale). Insomma, razionalmente c’è la consapevolezza della correttezza delle scelte, ma la stragrande maggioranza non compie scelte conseguenti.

“Tali risultati – si legge nell’indagine di Schroder – sembrano sostenere l’idea che in Italia gli investitori non abbiano ancora pienamente preso atto delle nuove esigenze poste sulla responsabilità individuale, a seguito del passaggio da un sistema pensionistico “retributivo” a uno “contributivo”. Il risparmio finalizzato resta ancora fuori dal mirino degli italiani: si accantona per prudenza, spesso per cautelarsi rispetto a una cautela generica, ma senza correlare le proprie scelte con le esigenze future: terreno di conquista di una consulenza finanziaria e previdenziale evidentemente insoddisfacente in termini quantitativi, oltre che qualitativi.

Pesa non solo e non tanto la crisi, quanto i retaggi culturali: le garanzie offerte dallo Stato nei decenni passati hanno sollevato l’individuo dall’onere di prendere in mano il proprio destino, previdenziale e non. Cambiare questo paradigma non è semplice, ma il caso inglese è esemplificativo: i sudditi di Sua Maestà, storicamente più propensi ai consumi rispetto al risparmio – fino ad eccessi di sovraindebitamento degli anni precedenti – sono ora coinvolti dall’operazione Nest, che li spinge ad aderire a strumenti di previdenza complementare per ridurre il rischio di vivere una vecchiaia in situazioni economiche indigenti. Un’operazione che ricorda in parte il silenzio/assenso italiano del 2007, ma accompagnato da un’attenta campagna di educazione finanziaria che sta rendendo consapevoli gli inglesi dell’importanza delle loro scelte individuali.

Iniziative come quella messa in campo negli ultimi anni dal governo britannico sono necessarie, visto che non si è portati a programmare per la pensione: secondo il sondaggio di Schroders il 46% degli intervistati globali ritiene la pensione una priorità, ma solo il 5% ha un orizzonte di almeno 10 anni, mentre il 61% è alla ricerca di rendimenti da 1 a 5 anni e il 12% addirittura entro l’anno. Insomma, siamo naturalmente portati al breve termine ma per costruire una vecchiaia serena è fondamentale ragionare sempre di più sul lungo periodo.

E il mio ruolo professionale e sociale è proprio questo: aiutare ed educare le persone a ragionare di più e meglio sulle proprie scelte e sul proprio futuro.

 

Fonti: Il Sole 24 Ore, Schroders

 

Chi si rivolge a un consulente finanziario ha più fiducia nel futuro

imagesAffidarsi a un consulente finanziario garantisce una maggiore fiducia nel proprio futuro finanziario. E’ questo ciò che emerge dal sondaggio Global Investor Pulse di BlackRock. Se il futuro infatti, preoccupa gli investitori, e anche vero che gli italiani si stanno attivando per migliorarlo. Il 46% del panel afferma di rivedere e controllare i propri risparmi e investimenti. Investimenti che continuano ad essere orientati sul breve termine; solo il 34% dichiara di risparmiare in un’ottica di lungo termine.

L’avversione al rischio degli italiani rimane molto elevata: il 58% degli intervistati non è disposto a correre alcun rischio con il proprio denaro, rispetto alla media europea del 53%. E circa la metà (41%) intende mantenere invariata la propria allocazione in liquidità nei prossimi 12 mesi, mentre solo il 23% pensa di ridurla, e il 25% intende incrementarla. Il 58% degli italiani ritiene importante ottenere un reddito dai propri investimenti, anche se solo il 27% afferma di conoscere i migliori investimenti che generano reddito disponibili oggi e circa la metà (43%) ritiene che attualmente gli investimenti orientati al reddito siano più rischiosi rispetto a cinque anni fa.

Sulle tipologie di investimento, le obbligazioni si confermano l’investimento preferito: il 52% degli investitori italiani ha in portafoglio titoli di Stato e il 34% detiene fondi obbligazionari indicizzati. Tuttavia, alla domanda sulla possibilità di ottenere gli stessi rendimenti dalle obbligazioni in futuro, il 40% degli italiani ha fornito una risposta negativa, mentre il 26% ha risposto in modo affermativo. Emerge quindi l’esigenza di aiutare le persone a definire correttamente le proprie aspettative circa gli investimenti obbligazionari, illustrando la necessità di prendere in considerazione strategie più dinamiche e flessibili.

Rispetto alla media europea (48%), gli italiani ritengono di avere scarso controllo sul proprio futuro finanziario (39%), ma è chiaro che chi considera seriamente la propria pianificazione finanziaria ha circa il doppio delle probabilità di sentirsi sicuro e di avere il controllo della situazione rispetto a coloro che non seguono questo approccio. Gli italiani che si rivolgono a consulenti finanziari professionisti (23%) si sentono molto più ottimisti, fiduciosi e sicuri di avere il controllo delle proprie finanze rispetto a quanti non si avvalgono della consulenza professionale. Oltre il 90% dei rispondenti che si rivolgono a un consulente finanziario è molto soddisfatto del servizio ricevuto, e l’89% ritiene che il costo sostenuto sia ampiamente giustificato.

Per Bruno Rovelli, head of investment advisory di BlackRock Italia: “La ricerca indica chiaramente che gli investitori italiani sono eccessivamente focalizzati sulle esigenze di breve termine, un atteggiamento che può incidere sulla loro capacità di preservare e accrescere il patrimonio nel lungo periodo. A causa del contesto macroeconomico incerto, gli italiani sono diventati estremamente prudenti e avversi al rischio. Un’ampia percentuale detiene liquidità e obbligazioni a basso rendimento, mentre il 55% dichiara di non fare investimenti”.

Per approfondire la ricerca: http://www.blackrockinvestments.it/investitori-privati/literature/investor-education/sondaggio-investor-pulse-2013-italia-it-it.pdf

 

Fonti:

www.advisoronline.it

www.blackrockinvestments.it

 

 

S&P taglia il rating a 18 banche italiane. Scegli l’indipendenza!

downgrade-Ieri sera l’agenzia Standard and Poor’s ha tagliato il rating di 18 banche italiane, facendo seguito al declassamento dell’Italia.

Il taglio del rating riguarda Unione di Banche Italiane (UBI) e Credito Emiliano (Credem), che scendono a ‘BBB-’; FGA Capital (FGA), Iccrea Holding (Iccrea), e MedioCredito Centrale (MedioCredito) a ‘BB+’; Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, e Banco Popolare Società Cooperativa a ‘BB’; Unipol Banca a ‘BB-’. Questi rating escono quindi dal creditwatch negativo. Solo per Banca Carige, oltre al declassamento, il rating resta sotto osservazione con implicazioni negative.

L’agenzia conferma invece i rating dei principali gruppi bancari italiani, Intesa SanPaolo, Unicredit e Mediobanca.

L’outlook resta comunque negativo su tutto il settore. Secondo Standard&Poor’s infatti le banche italiane stanno operando in un contesto con alti rischi, esposte a una recessione piu’ profonda di quanto previsto. Inoltre, fronteggiano rischi industriali aumentati per i piu’ alti costi del funding rispetto agli altri mercati dell’Eurozona.

In questo contesto è sempre più importante valutare bene COME investire i propri risparmi.

Diversificare il proprio portafoglio sul numero più elevato possibile di emittenti è essenziale. E, naturalmente, oltre agli emittenti è necessario diversificare gli investimenti per tipologia di strumento, area geografica, stile di gestione, valuta.

Inoltre in questo contesto è ancor più importante valutare bene A CHI affidare i propri risparmi.

Scegliere un intermediario indipendente è, oggi più che mai, la mossa vincente. Non essere legati ad una banca o ad un gruppo bancario è un vantaggio competitivo enorme sia per l’intermediario sia, soprattutto, per il cliente risparmiatore. Un vantaggio sotto ogni punto di vista: per la qualità dell’offerta, la maggiore efficienza, i minori costi, gli standard del servizio di consulenza, l’assenza di conflitto di interessi, le diverse esigenze di liquidità e di funding, eccetera eccetera…

I numeri lo dimostrano: guardate l’andamento negli ultimi anni del titolo Azimut a confronto con le principali banche italiane ed europee:

Azimut vs Banche

Last but not least, rivolgiti ad un Professionista serio, competente, affidabile, trasparente, disponibile, che sa ascoltarti.

E a quel punto rilassati…e goditi le vacanze!

Dunque, cosa aspetti a fare un salto di qualità?

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Fonti: ADN Kronos, Azimut

Mercati e contesto economico, marzo 2013

immagMario Draghi nell’ultima riunione della BCE ha cercato di rassicurare i mercati sul futuro governo italiano affermando che la strada da seguire sull’Euro è già stata tracciata con l’impegno sul fiscal compact e che adesso si viaggia con il “pilota automatico”, espressione quest’ultima che potrebbe non piacere agli elettori italiani che aspettano decisioni importanti sulla crescita economica. Il governatore della BCE ha rivisto al ribasso le stime di crescita dell’Eurozona e il profilo dell’inflazione che si manterrà ben sotto il livello target della Banca Centrale.

In Europa i dati macroeconomici sono misti con gli indici manifatturieri in lieve miglioramento, con la Germania che cresce ma che vede contrarsi il surplus della bilancia commerciale migliorando il saldo verso i paesi extra-euro ma peggiorando quello verso l’Eurozona. Per l’Italia vi è la nota positiva del miglioramento dell’export verso i paesi extra-Euro conquistando quote di mercato anche a discapito della stessa Germania; forse l’austerità inizia a dare i primi frutti in termini di recupero della competitività via riduzione del costo del lavoro?

Come abbiamo già avuto modo di ricordare, il tema centrale sulla questione del debito europeo è la diversa competitività tra paesi core e “periferia”. Le politiche di austerità d’impronta tedesca mirano a ridurre il debito complessivo di un paese comprimendo il “debito estero” tramite la riduzione delle importazioni a seguito di un rallentamento dei consumi; in alternativa, per evitare i costi di una disoccupazione crescente, c’è chi sostiene che il debito/Pil vada ridotto tramite la crescita del denominatore.

Il dibattito è più “politico” di quanto possa sembrare perché si tratta, in definitiva, di una contrapposizione tra chi sostiene un maggior intervento dello Stato nell’economia e chi ha una visione maggiormente liberista dell’economia. A giudicare dall’esito elettorale in Italia sono sempre più i pareri favorevoli a un maggior intervento dello Stato per sostenere una crescita economica che non sembra essere in grado di ripartire, almeno fino a quando le banche non torneranno a concedere credito alle imprese e alle famiglie. Intanto, le tensioni sul debito italiano, dopo il downgrading di Moody’s, si ripercuotono sull’andamento dello spread tra Italia e Spagna che vede il paese iberico recuperare credibilità nei nostri confronti, pur in presenza di fondamentali che rimangono migliori di quelli spagnoli.

In Usa il bazooka della Fed sta facendo passare in secondo piano l’entrata in vigore dal 1° marzo dei tagli fiscali automatici e i problemi di consolidamento del bilancio che prima o poi gli Usa dovranno affrontare con mezzi diversi dallo “stampare” moneta. Di certo per adesso la politica monetaria espansiva va avanti visto che i progressi del mercato del lavoro sono ancora lontani dall’obiettivo dichiarato della Fed.

Ed ora un commento flash per le principali categorie di investimento:

Azioni Mondiali: come anticipato nei precedenti commenti d’attualità, i flussi di capitale si stanno spostando dal monetario all’azionario dove sono in aumento le operazioni di fusione e acquisizione.

Valute: euro ancora debole sia nei confronti del dollaro sia delle altre valute.

Obbligazioni e Crediti: movimento laterale (con inclinazione al rialzo negli ultimissimi giorni) degli spread di rendimento dei paesi periferici rispetto al Bund tedesco. I rendimenti corporate sono rimasti stabili.

Materie Prime: le posizioni lunghe sull’oro e sulle altre 18 principali materie prime sono diminuite. Il mercato cinese sta fronteggiando un eccesso di produzione e un rallentamento della domanda.

Fonte: Azimut Ufficio Studi

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