Manifesto di educazione finanziaria. Finalmente!

E’ stato presentato lunedì scorso in Senato il “Manifesto per lo sviluppo della cittadinanza economica”, promosso dalla Fondazione Rosselli con l’appoggio di una serie di attori istituzionali e di alcuni parlamentari che, in modo bi-partisan, stanno promuovendo in Parlamento il disegno di legge S 3389 “Norme per l’educazione della cittadinanza economica”.

Quali sono i contenuti di questa lodevole iniziativa?

Il Manifesto, attraverso i 12 punti che lo compongono, illustra la necessità di mettere in campo iniziative idonee per far crescere la conoscenza, la consapevolezza, la competenza, la cultura degli italiani in materia economico-finanziaria. L’intento è di divulgare l’educazione finanziaria per prima cosa nelle scuole ma anche tra gli adulti, per trasformare i cittadini in agenti economici consapevoli del contesto nel quale si trovano e avanzare “una proposta concreta per affrontare le sfide poste dalla crisi economica e sociale”.

Il primo punto del Manifesto afferma che “l’educazione della cittadinanza economica contribuisce non solo al benessere individuale, ma anche a quello sociale di un paese”. Non vorrei peccare di presunzione, ma vorrei autocitarmi per trasmettervi la mia grande sensibilità su questo tema. Nella pagina “Chi sono” del mio blog, infatti, affermo che “la mia naturale predisposizione verso i rapporti interpersonali ed i valori umani mi hanno fatto innamorare fin dall’inizio dell’attività del consulente finanziario orientato alla persona, punto di riferimento e guida nelle vostre scelte patrimoniali e finanziarie, professionista con un importante ruolo sociale nel creare benessere e cultura finanziaria“.

Al punto numero 6 si sottolinea che “l’educazione della cittadinanza economica attiene non solo a nozioni economico-finanziarie ma comprende anche tutto ciò che permette al cittadino una corretta gestione della propria vita e del proprio futuro all’interno della società, ovvero a quanto riporta al ruolo assunto dell’economia nell’agire sociale”. Ancor prima di iniziare la mia attività una delle persone grazie alle quali oggi sono un Professionista della consulenza finanziaria mi disse: “Noi non cerchiamo persone che sappiano parlare di soldi. Cerchiamo persone che sappiano parlare di persone”. Questa frase ha fin da subito contraddistinto il mio percorso lavorativo. Proprio per questo “Il mio progett0″ è quello di“aiutarvi a finalizzare i risparmi nel modo corretto per contribuire a realizzare i vostri sogni e raggiungere i vostri traguardi”.

Punto numero 12: “Per avviare nel nostro paese un programma di educazione alla cittadinanza economica è necessaria la collaborazione e il coinvolgimento di tutti gli attori, pubblici e privati, del mondo economico e finanziario”. Nel mio piccolo, a questo appello io rispondo: presente!

Perchè reputo importante questa proposta e perchè ho deciso di scrivere questo articolo?

Innanzitutto perchè numerosi studi internazionali dimostrano la relazione che esiste tra benessere economico-sociale e cultura finanziaria. Ad esempio uno studio del 2003 di Annamaria Lusardi (ritenuta uno dei massimi esperti internazionali sui temi dell’educazione finanziaria) evidenzia che una “semplice” attività di educazione finanziaria, realizzata mediante seminari sul pensionamento abbia generato per le famiglie fruitrici un incremento di ricchezza significativo al momento del pensionamento. Oppure una ricerca del 2011 di Prem e altri che sottolinea che una prospettiva psicologica futura del tempo, alimentata dalla costruzione di un progetto di pianificazione finanziaria, si traduce in un guadagno di circa 6,5 anni di vita rispetto agli stessi soggetti con una limitata prospettiva.

E in Italia il livello di cultura finanziaria è ancora, purtroppo, molto basso. Per questo è importante fare qualcosa, fin da subito. Da diversi anni ad esempio noi partners del Gruppo Azimut siamo tra i pochi nel nostro settore in Italia a diffondere e promuovere eventi, iniziative, progetti, pubblicazioni proprio con l’obiettivo di aumentare la cultura finanziaria delle persone.

Ho deciso di scrivere questo articolo per ribadirvi che credo fortemente nel mio ruolo, nel ruolo di tanti miei colleghi che come me lavorano animati da una forte passione seguendo questi valori e impegnandosi al massimo per aiutare le persone ed aumentare il loro benessere anche – e soprattutto – in un contesto difficile come quello che stiamo attraversando.

Sento fortemente questa responsabilità verso i miei clienti e le persone che incontro. Ogni giorno faccio del mio meglio per ripagare appieno la fiducia che ripongono in me.

Da promotore a produttore di benessere :)

“Pianificatore finanziario personale, produttore diretto di ricchezza e di benessere sociale ed individuale. Questo sarà il destino del Professionista della consulenza.”

Sante parole, quelle di Gaetano Megale e Sergio Sorgi, Presidente e Vice Presidente della società indipendente Progetica (www.progetica.it), specializzata nell’educazione e nella pianificazione finanziaria.

In un articolo pubblicato sul numero dello scorso settembre della rivista specializzata Advisor, i due autorevoli esponenti del settore hanno affrontato il tema dell’evoluzione della mia professione, il promotore finanziario, in Italia.

Secondo il loro parere, ed io mi associo al 100%, in questa fase di crisi e di forte cambiamento “il mercato deve riconsiderare il ruolo, le competenze e le forme remunerative del promotore finanziario.”

Ci tengo a soffermarmi in particolare sul primo elemento, il ruolo.

Gli scenari sociali, economici e demografici impongono una evoluzione del promotore da un ruolo “distributivo” ad un ruolo sociale, cruciale nei nuovi modelli di welfare societari. Le esperienze internazionali evidenziano che il supporto consulenziale ai cittadini, inteso nei termini della pianificazione finanziaria personale, è un insostituibiule sostegno affinchè essi, di fronte all’arretramento del welfare statale, possano assumersi consapevolmente la responsabilità delle decisioni relative alla vita propria e della famiglia. Il pianificatore finanziario ha quindi un forte valore sociale per le famiglie. Oggi è probabilmente l’unica figura professionale in Italia che per tradizione, modalità operative, orientamento al cliente e apprezzamento della sua clientela può raccogliere e realizzare questa importante missione.

Il pianificatore ha poi un valore economico; il benessere economico che la pianificazione finanziaria può produrre per gli individui, le famiglie e le imprese è ben documentato da una ampia rassegna di ricerche internazionali. Un primo interessante studio (2003) evidenzia che una “semplice” attività di educazione finanziaria, realizzata mediante seminari sul pensionamento (tema molto caldo anche oggi, specialmente dopo l’ultima riforma) abbia generato per le famiglie fruitrici un incremento di ricchezza significativo al momento del pensionamento. Un altro lavoro (2007) fornisce interessanti indicazioni relative al fatto che la pianificazione finanziaria determina la ricchezza delle famiglie. Coloro che pianificano con una certa sistematicità presentano una ricchezza sensibilmente superiore a quella di coloro che non pianificano. Una pura coincidenza? Infine, un ulteriore studio (2005) conferma che chi ha seguito incontri, seminari, ha adoperato strumenti di simulazione e si è fatto affiancare da un pianificatore finanziario di fiducia ha raggiunto più facilmente i propri obiettivi. La conclusione è che coloro che adoperano risorse razionali e professionali per la pianificazione di specifici obiettivi di vita (dall’acquisto dell’auto e della casa, al mantenimento degli studi dei figli, all’integrazione previdenziale, ecc.) riescono ad assicurarsi un tasso maggiore di successo nel conseguire gli obiettivi stessi.

Il pianificatore ha inoltre un valore “psicologico”. Una ricerca specifica (Aviva, 2010) evidenzia come la pianificazione finanziaria, ed il conseguente controllo sulle proprie risorse, generi per i clienti una significativa maggiore autostima e felicità. Addirittura, il fatto che le persone siano orientate verso il futuro, identificando obiettivi e progetti di vita, può determinare una vita non solo più stimolante ma anche significativamente più lunga. Una ricerca del 2011 di Prem e altri sottolinea che una prospettiva psicologica futura del tempo si traduce in un guadagno di circa 6,5 anni di vita rispetto agli stessi soggetti con una limitata prospettiva. Capito bene?

Da domani mattina, al mio risveglio potrò guardarmi allo specchio con maggiore consapevolezza e con un obiettivo ancora più chiaro: far guadagnare ai miei clienti non solo interessi sui propri risparmi ma addirittura aiutarli ad essere più felici e a guadagnare 6,5 anni di vita! Dopotutto come dice il proverbio, il tempo è denaro!

Se vuoi mettermi alla prova contattami!

Sul seguente link trovi l’articolo completo che ho citato in questo post https://daniloperini.files.wordpress.com/2012/05/advisor_sett20111.pdf