Target 2016 Equity Option: viaggiare in sicurezza alla ricerca del rendimento

simbolo_obbligo_cinturePartiamo da un dato di fatto: i nuovi mercati sono guidati dalle Banche Centrali. E qual è uno dei loro obiettivi principali? Spostare gradualmente l’enorme debito degli stati sui privati cittadini, forzando i sottoscrittori di bond governativi ad accettare rendimenti reali negativi. Vi chiederete, chi mai accetterebbe di sottoscrivere un investimento con ritorni negativi? In realtà i dati confermano che gran parte degli investitori è disposto a farlo. Oggi i rendimenti generati da gran parte dei titoli obbligazionari non sono in grado di garantire il recupero sull’inflazione ma i flussi di investimento sono ancora indirizzati prevalentemente sui bond.

La ricerca di rendimenti nell’attuale contesto di mercato non deve farci perdere di vista il reale rapporto rischio/rendimento degli investimenti: il numero di emissioni obbligazionarie è ai massimi e sono state effettuate anche da soggetti pubblici e privati che per la prima volta nella storia lo hanno fatto in questi mesi (un esempio? Lo Zambia!). In più nel corso degli ultimi 5 anni i flussi internazionali di sottoscrizione si sono rivolti in gran parte sulle obbligazioni, ignorando e diminuendo le esposizioni azionarie.

Per affrontare il 2013 nelle modalità corrette è dunque necessario:

  1. Applicare logiche a ritorno reale, evitando di seguire i trend di mercato orientati da sempre verso i prodotti che hanno ottenuto maggiori performance storiche
  2. Ricercare servizi a miglior profilo di rischio/rendimento sul mercato
  3. Approfittare di un’eventuale inversione dei flussi

Quali sono le nostre risposte concrete? Come si può intraprendere un viaggio alla ricerca del giusto rendimento con le cinture di sicurezza ben allacciate, gli airbags funzionanti, il giusto livello dell’olio, gli pneumatici perfettamente gonfi e il motore nelle migliori condizioni?

Riteniamo che per avvicinarsi alle opportunità di rendimento in maniera efficiente cercando di sfruttare le buone potenzialità dei mercati azionari al rialzo, anche in presenza di incertezze politiche, sia necessario introdurre nella diversificazione del portafoglio strumenti che sappiano sfruttare al meglio politiche di stop loss (perdite massime) e di presa di profitto dei risultati tramite strutture opzionali a scadenza annuale, che permettono di rimodulare annualmente la copertura secondo le variabili condizioni di mercato del momento.

TARGET 2016 EQUITY OPTION:

  • E’ un fondo a scadenza a gestione attiva, che modula l’esposizione ai mercati azionari in correlazione alle condizioni di mercato
  • L’investimento principale si compone di liquidità, obbligazioni governative, sovrannazionali, corporate con un’altissima diversificazione
  • E’ gestito con la massima flessibilità
  • In condizioni di mercato ribassiste l’esposizione azionaria non supererà mai il 20% in titoli selezionati ad alto dividendo
  • In condizioni di mercato rialziste l’esposizione azionaria aumenterà in maniera significativa, grazie all’utilizzo di opzioni annuali su indici di borsa
  • Possibilità di cedola trimestrale del 2% su base annua
  • Avrà un flusso cedolare aggiuntivo a fine anno pari al risultato di gestione ottenuto
  • Ha una finestra di collocamento (data limite per la sottoscrizione: 28/03/2013)

Oggi il differenziale di rendimento tra azioni e obbligazioni è ai massimi, a favore delle azioni. Per questo nel prodotto si sostituisce in parte il rendimento obbligazionario con quello azionario.

In sintesi questo strumento si comporta automaticamente come un “investitore razionale” producendo un meccanismo automatico di stop loss (perdite massime) e stop gain annuali (prese di profitto dei rendimenti ottenuti). E chi ha sentito parlare di finanza comportamentale sa quanto sia importante non farsi guidare dalla pancia ma dalla razionalità!

Se vuoi avere maggiori informazioni per non perdere questa occasione chiamami o scrivimi.

Disclaimer

Economia e mercati, febbraio 2013

1111forex[1]Il nuovo anno è iniziato all’insegna della “repressione finanziaria” con i tassi sulle obbligazioni  governative a lungo termine dei paesi ritenuti più sicuri su livelli molto bassi e spesso sotto il livello dell’inflazione. Rispetto ai rendimenti obbligazionari di Bund e Treasury, le valutazioni delle borse azionarie appaiono molto convenienti con molte società quotate che hanno un indebitamento molto basso e che pagano dividendi elevati. Spostando lo sguardo alle emissioni di paesi meno virtuosi come l’Italia e alle emissioni corporate aziendali, i rendimenti sulle scadenze 3-5 anni si sono abbassati verso il 3%, livello che rende meno probabile l’apprezzamento in conto capitale avvenuto nella seconda parte del 2012. Pertanto, per cercare di ripetere i rendimenti del 2012, nel 2013 lo sguardo degli investitori dovrebbe spostarsi verso le asset class più rischiose in grado di offrire remunerazioni più elevate. Anche se l’ottimismo appare giustificato dal miglioramento delle condizioni finanziarie e dall’eliminazione del rischio sistematico sull’Europa, il fatto che questi progressi non si siano ancora trasmessi all’economia reale dovrebbe indurre però ad una certa cautela.

Nel corso del 2013 le principali variabili da monitorare sono prevalentemente di natura politica. In questi primi due mesi l’attenzione degli investitori è focalizzata sulle elezioni in Italia dove è importante che il paese non perda la fiducia degli investitori internazionali sempre molto attenti alle conseguenze dei risultati elettorali sul processo di consolidamento dei bilanci statali dei paesi periferici. A questo bisogna aggiungere che la qualità dei nostri BTP si dovrà confrontare nei prossimi mesi con un BUND che non è più supportato da una crescita economica robusta: inizia ad apparire evidente che l’austerità non fa bene neanche alla Germania, la cui locomotiva si alimenta in buona parte con le esportazioni verso i Paesi Europei. Per questo motivo nel secondo semestre del 2013 l’avvenimento più importante saranno le elezioni tedesche.

Inizia a farsi spazio l’idea che “le terapie sui conti pubblici con i tagli ai deficit devono procedere in modo differenziato” e se “inaspettatamente la crescita peggiora un Paese può ottenere più tempo per correggere il deficit” come ha affermato il responsabile per l’UE agli Affari Economici Olli Rehn. Aumenta la consapevolezza che adesso il compito delle istituzioni europee debba essere di “creare misure ponte finché le riforme strutturali non arrivino a produrre un’effettiva riduzione della disoccupazione” evitando così “un’escalation nella situazione politica (Merkel)”.

Se da un lato bisogna porre l’accento in positivo sulla decisione da parte di alcune banche del Nord Europa di restituire anticipatamente parte del denaro ricevuto con le aste triennali LTRO di dicembre 2011 e febbraio 2012, dall’altro non bisogna dimenticare che l’economia reale è ancora in difficoltà; infatti, è vero che le aste spagnole e portoghesi vanno a gonfie vele ma è anche un dato di fatto che la disoccupazione spagnola è salita al 26 per cento nel quarto trimestre del 2012.

In Usa il Congresso ha deciso di sospendere per tre mesi, senza innalzarlo, il tetto sul debito federale allontanando al momento i timori di una forte recessione. In questo inizio d’anno si sono manifestate alcune tensioni sui Treasury con un movimento al rialzo sui tassi quando i verbali del FOMC hanno sottolineato il rischio di una fine prematura del programma di quantitative easing. La Fed è però ancora preoccupata per la politica fiscale domestica e ha intenzione di proseguire gli acquisti di titoli fino a quando l’occupazione non crescerà in maniera stabile. I dati recenti mostrano che i consumi americani stentano a riprendersi e l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è sceso ai minimi del dicembre del 2011 (71.3), livello normalmente associato con una recessione. In compenso le manovre espansive della Fed hanno avuto l’effetto di portare il tasso d’interesse di lungo periodo ad un livello inferiore rispetto al tasso di crescita economica favorendo il processo di riduzione dell’indebitamento degli agenti economici.

Intanto, il ciclo macroeconomico mondiale appare in lieve miglioramento dopo che è stato scongiurato il rischio di hard landing della Cina e questo è importante in un anno in cui la politica fiscale in Usa e in Europa toglierà un po’ di “benzina” alla crescita economica globale.

Registriamo un altro tema che potrebbe orientare la crescita mondiale: quello delle svalutazioni  competitive. Sembra che sia in atto una sorta di “guerra valutaria” tra quei paesi che cercano di guadagnare competitività attraverso il canale estero. E’ sotto gli occhi di tutti l’indebolimento dello yen degli ultimi 4 mesi grazie ad una politica monetaria molto aggressiva che sta iniziando ad infastidire le altre banche centrali. Ricordiamo che il Giappone è uno dei paesi con le maggiori importazioni dalla Cina e una svalutazione dello yen mira a riequilibrare il suo deficit commerciale. Inoltre, un eccessivo deprezzamento dello yen inizia a dare fastidio anche alla Corea del Sud che compete direttamente con le esportazioni giapponesi.

Nonostante il deprezzamento recente dello Yen, secondo la Parità dei Poteri d’Acquisto (PPA) del FMI, la divisa giapponese è ancora sopra il suo fair value (valore d’equilibrio) di circa 13 punti percentuali. Sempre secondo la PPA, anche il Renminbi è ancora sottovalutato del 30 per cento. Per capire quanto sia importante una valuta debole per la crescita economica ricordiamo che le nazioni che negli ultimi 10 anni hanno avuto la propria valuta sottovalutata più del 50% rispetto alla PPA, hanno registrato tassi di crescita medi del 72% mentre i paesi che hanno avuto la propria divisa sopravvalutata più del 50% rispetto alla PPA hanno registrato nello stesso periodo tassi di crescita medi del 19,3%.

Chiudiamo con una breve annotazione statistica sulle stagionalità delle performances del mese di gennaio, sperando che possano essere di buon auspicio per il 2013. L’analista tecnico J.H. Hirsch ha elaborato 3 tipi di stagionalità della performance dell’indice S&P500 del mese di gennaio e le ha collegate alla performance complessiva dell’anno seguente. La prima stagionalità è il Santa Claus Rally, cioè la performance degli ultimi cinque giorni dell’anno precedente e dei primi due giorni lavorativi di gennaio del nuovo anno: dal 21 dicembre del 2012 al 3 gennaio del 2013 lo S&P500 ha fatto +2,04%. Una seconda stagionalità è relativa alla performance dei primi 5 giorni di gennaio del 2013 (+2,17%) e una terza stagionalità è la performance del mese di gennaio 2013, cioè +5,04%. Hirsh ha fatto notare che in caso di presenza contemporanea di un Santa Claus Rally, di una performance positiva dei primi 5 giorni e del primo mese dell’anno, dal 1950 ad oggi 96 volte su 100 l’anno ha sempre chiuso in positivo. Ricordiamo che le “performance passate non sono garanzia di quelle future” perché c’è comunque un rischio da gestire anche nel rimanente 4% di casi.

Per concludere, riteniamo che per avvicinarsi al rischio in maniera efficiente cercando di sfruttare le buone potenzialità dei mercati azionari al rialzo, anche in presenza di incertezze politiche, sia necessario introdurre nella diversificazione del portafoglio strumenti che sappiano sfruttare al meglio politiche di stop-loss e di presa di profitto dei risultati tramite strutture opzionali a scadenza annuale, che permettono di rimodulare annualmente la copertura secondo le variabili condizioni di mercato del momento.

Fonte: Azimut Ufficio Studi

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