Pensioni e dolori

imE’ ormai il quinto anno consecutivo che l’Inps è chiamato a relazionare, davanti al Parlamento, i risultati della propria attività fornendo dati ben precisi su pensioni e italiani.

Ciò che emerge chiaramente dal rapporto che analizza il 2012 è semplice ma lampante: le pensioni degli italiani sono troppo basse.

Lo scorso anno, il 45,2% del totale dei pensionati (7,2 milioni) percepiva un reddito inferiore ai 1000 euro, mentre circa 2,2 milioni di cittadini percepisce addirittura cifre sotto i 500 euro. Solo il 25% dei pensionati (3,9 milioni) ha un reddito tra i 1.000 e i 1.500 euro mentre il 14,6% tra i 1.500 e i 2.000. Possono beneficiare di cifre sopra i 3000 euro solo 654.000 pensionati ovvero il 4,1%.

Inoltre, secondo il Rapporto Annuale, tra il 2009 e il 2012 lo Stato ha erogato tramite l’Inps 80 miliardi di sussidi per cassa integrazione e disoccupazione distribuiti a circa 3 milioni di lavoratori in media all’anno.

Affrontato durante la relazione anche il tema dell’educazione previdenziale. Gli italiani si dimostrano da sempre poco sensibili sul concetto di previdenza complementare che sembra, nonostante l’importanza, non essere preso particolarmente in considerazione.

Secondo esperti del settore, il motivo potrebbe essere addirittura di natura emotiva.

Il Mefop, che è la società costituita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per lo sviluppo del Mercato dei Fondi Pensione, ha evidenziato come la posizione degli italiani nei confronti della scelta pensionistica sia influenzata negativamente dalla distanza temporale che intercorre tra la scelta effettuata e il momento della “riscossione”. Detto più semplicemente, il risparmiatore italiano non riesce a vedere al futuro, ed è per questo che il Mefop promuove per tutti i lavoratori il calcolo, già da ora, dell’assegno pensionistico al fine di visualizzare al meglio la propria situazione.

Anche il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Enrico Giovannini, ha sottolineato l’importanza dell’educazione previdenziale; ha infatti affermato come serva “un programma volto a spiegare le nuove forme del sistema, al fine di rendere tutti più consapevoli delle regole della previdenza, della necessità e obbligatorietà del risparmio e dei calcoli che trasformano questo risparmio in rendita pensionistica […] l’informazione corretta e consapevole deve prevalere sul sensazionalismo, la conoscenza deve sostituire l’ignoranza”.

E voi, quanto siete consapevoli della vostra situazione previdenziale?

 

Fonte: www.iononcicascopiu.it

S.O.S. pensione

Mayday mayday mayday! Richiesta di soccorso immediato per salvare il futuro di milioni di lavoratori!

Con questi livelli di (non) crescita la coperta pubblica è sempre più corta. Urge ridare fiato al PIL. E investire di più sulla previdenza privata.

C’è infatti una relazione diretta tra il tasso di crescita del PIL (prodotto interno lordo) e il rendimento dei contributi versati da ognuno di noi nella previdenza pubblica. Lo possiamo definire “rischio finanziario” della previdenza pubblica: la rivalutazione dei contributi è ancorata alla media quinquennale del PIL nominale. Già oggi in Italia questa media è negativa e le previsioni per il futuro sono addirittura più basse. Cosa significa? Che in termini reali, negli ultimi 4 anni, i nostri contributi pubblici non si stanno rivalutando. E, analizzando il trend negativo di tutti i paesi occidentali, presumibilmente non si rivaluteranno ancora per qualche anno.

Se “quando andrò in pensione” dipende soprattutto dai futuri allungamenti della speranza di vita, “quanta pensione avrò” dipende dallo sviluppo del paese. Il rischio pensionistico, in pratica, è tornato in capo a noi cittadini, che con il legame tra rendimento finanziario e PIL vediamo i nostri contributi esposti al rischio di mancata redditività. Redditività che invece, nei primi 6 mesi del 2012, c’è stata sulla previdenza complementare: un altro buon motivo per tutelare e diversificare i propri investimenti previdenziali affiancando ai versamenti pubblici versamenti volontari privati.

Inoltre, con il nuovo sistema “contributivo per tutti” noi lavoratori avremo esattamente ciò che abbiamo maturato individualmente. Con il contributivo puro, infatti, chi è fortunato, lavora con continuità e guadagna molto, avrà pensioni decenti. Chi ha carriere interrotte, redditi bassi e minor fortuna (o possibilità) avrà un destino assai gramo.

Per questo, l’Ocse ha richiesto di riflettere sul rapporto diretto tra contributi e pensioni e di stimolare le previdenze complementari. Il secondo pilastro, tuttavia, stenta a partire. I dati Covip al secondo trimestre 2012 sono, in questo senso, evidenti: sono ancora pochi i lavoratori che hanno un fondo pensione e tra questi molti non versano più o hanno versato importi minimi. Pochissimi i giovani iscritti. Chi arriva al termine del piano, vista la scarsità dell’eventuale prestazione, preferisce prendere il capitale anziché la rendita pensionistica.

I dati evidenziano l’assenza di compensazione privata alle previdenze pubbliche. L’unica eccezione sta nei forti tassi di crescita dei fondi pensione e dei Pip offerti dalle reti assicurative e finanziarie. I cittadini mostrano infatti una certa sensibilità al tema, purché qualcuno gli parli del loro futuro e li inviti a pensarci per tempo. Cosa che io sto cercando di fare quotidianamente, anche tramite questi brevi articoli.

Oltre all’impegno in prima persona degli attori del settore, servono però anche nuove decisioni ed ulteriori incentivi. Gli esempi ci sono, e non richiedono necessariamente denaro pubblico. C’è il modello tedesco di premio per chi adotta comportamenti di previdenza complementare, quello americano di spinta gentile e di facilitazione dei cittadini ad assumere decisioni, quello inglese dell’arruolamento automatico con libertà di uscita, le esperienze del binomio educazione finanziaria-consulenza messo in atto nel Regno Unito negli ultimi due anni.

Aldilà del modello di impostazione generale da scegliere, l’aspetto positivo è che ognuno di noi può fin da subito investire sul proprio futuro iniziando a valutare un progetto personale di pianificazione previdenziale.

Chiamami. Parliamo insieme del tuo futuro.

Fonte informazioni: Progetica Srl