Welfare aziendale: novità e benefici fiscali per imprese e dipendenti

business-man-1031755_960_720Da anni in Italia si discute di ridurre il cuneo fiscale e recentemente si sta finalmente muovendo qualcosa. In particolare, nell’ambito delle iniziative intraprese negli ultimi 18 mesi sono da sottolineare le modifiche degli articoli 51 e 100 del TUIR, introdotte con la cd. “Legge di Stabilità 2016”. Cambiamenti interessanti, visto che alle aziende è acconsentito di erogare ai propri dipendenti beni e servizi in regime di decontribuzione.

I soggetti interessati saranno tutti i lavoratori dipendenti del settore privato, assunti con contratto a tempo indeterminato, determinato e con contratto di somministrazione.

Legge di Stabilità – modifiche articolo 51 TUIR

Premi di produttività (PDP)

Regime agevolato se:

a) corrisposti in esecuzione di contratti collettivi territoriali/aziendali

b) produttività e performance accertate in base a parametri oggettivi e misurabili

c) reddito inferiore a 50.000€ *

d) premio max 2.000€ (derogabile a 2.500€) *

*Per quanto riguarda i punti c) e d) segnalo che nell’attuale ddl “Legge di Stabilità 2017” è previsto l’innalzamento del massimo reddituale a 80.000€ e del massimo premio a 3.000€.

Gli eventuali premi di produttività erogati oltre i 2.000€ concorreranno a formare il reddito complessivo del lavoratore e saranno assoggettati a tassazione con aliquote ordinarie.

Welfare aziendale (Flexible Benefit)

Non concorrono alla formazione della base imponibile Irpef le spese relative ad opere e servizi sostenute per specifiche finalità di: educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto

  • Check-up sanitari
  • Previdenza
  • Corsi di formazione
  • Servizi ludoteche
  • Centri estivi figli
  • Badanti

Sul fronte dell’incentivazione delle risorse umane si tratta di un cambiamento che segna una discontinuità rispetto al passato (infatti la decontribuzione dei premi era riservata esclusivamente a determinate tipologie di Contratti Collettivi Nazionali ed era subordinata alle coperture finanziarie sui conti pubblici da verificare anno per anno).

I cambiamenti non riguardano solo i premi in denaro: le nuove misure prevedono che le spese relative ad opere e servizi sostenute per specifiche finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto, non concorrano alla formazione della base imponibile Irpef. Questo significa che, grazie ai cosiddetti “Benefit Flessibili”, i lavoratori potranno scegliere autonomamente la composizione del proprio ventaglio di soluzioni tramite l’assegnazione di un budget di spesa. Il dipendente avrà quindi l’opportunità di utilizzare il proprio bonus per l’acquisto dei libri di testo per i propri figli, piuttosto che per l’iscrizione in palestra o per le coperture previdenziali e sanitarie per sé e per i propri familiari.

Se è interessante osservare che premi di produttività erogati secondo la “Legge di Stabilità 2016” consentono di aumentare il netto incassato dal dipendente (premiato ma con reddito e premio massimo limitati), ancora più interessanti sono i vantaggi derivanti dai flexible benefit.

Questi ultimi infatti non hanno limite di importo erogabile o reddito e non concorrono a formare il reddito del lavoratore dipendente, diventando così un importante strumento di benefit anche per i quadri direttivi e dirigenziali, con grande vantaggio fiscale per il dipendente e per le aziende.

Le aziende lungimiranti da anni si stanno ponendo come valida alternativa al sistema (scricchiolante) di welfare pubblico e i risparmi che le imprese riescono a conseguire grazie alla nuova normativa vengono prevalentemente destinati a programmi di fidelizzazione e di incentivazione del personale, tema sempre più centrale nello sviluppo strategico delle imprese italiane.

Come cambiano le cose: un esempio

Per comprendere in termini numerici gli impatti, per il dipendente e per l’azienda, delle modifiche dell’articolo 51 del TUIR riporto di seguito un confronto tra un’erogazione monetaria di 1.000€ sottoforma di premi di produttività (PDP) e di welfare aziendale.

PDP cash con RAL > 50k € PDP cash con RAL < 50k € WELFARE AZIENDALE*
COSTO COMPLESSIVO AZIENDA 1.345,00 € 1.345,00 € 1.000,00 €
COSTO AZIENDA 345,00 € 345,00 € 0 €
INPS 345,08 € 90,81 € 0 €
TASSE 91,90 € 91,90 € 0 €
VALORE NETTO DIPENDENTE 563,02 € 817,29 € 1.000,00 €

*contributo di solidarietà del 10% sull’importo allocato su previdenza e cassa sanitaria

Nel caso di conferimento del premio di produttività di 1.000€ lordi erogato cash al dipendente (sia con RAL superiore che inferiore a 50.000€), il differenziale tra costo complessivo per l’azienda e netto percepito dal dipendente è rilevante (da 527,71€ fino a 781,98€). Al contrario, nel caso di conferimento del premio in flexible benefit, il costo complessivo per l’azienda ed il netto disponibile per il dipendente come budget di spesa coincidono perfettamente (1.000€).

Concludendo, per le aziende è estremamente importante premiare e motivare i propri dipendenti e ridurre il cuneo fiscale è certamente un passo importante per mediare la volontà dell’azienda con le sue necessità di cassa.

Insieme alla società di gestione del risparmio di cui sono partner, abbiamo stretto una partnership con una primaria società operante nel settore delle risorse umane, tra le prime in Europa ad aver implementato una piattaforma finalizzata all’erogazione dei flexible benefits per le aziende.

Tramite questo accordo il welfare aziendale diventa attivabile nel concreto con il minimo sforzo da parte dell’azienda ed il massimo risultato per la fidelizzazione e l’incentivazione delle proprie risorse umane.

Contattami per valutare queste importanti opportunità —> http://www.daniloperini.com/contatti

Fonte: Azimut Previdenza

Annunci

Tobin Tax, un’altra tragicommedia all’italiana

Attenzione! Attenzione! I tremendi e deprecabili speculatori della finanza sono stati finalmente colpiti a morte dalla Tobin Tax! O forse no? Una tassa pensata finalmente “cum grano salis” o un’altra “porcata” all’italiana (senza offesa per nessuno, si intende)?

Bè, che dire, questa ennesima tassa del governo Monti, varata in Italia all’interno della legge di stabilità nei giorni scorsi tra squilli gaudiosi di ferrei oppositori del “Sistema” e tassatori compulsivi, contiene alcuni “dettagli” a metà tra il ridicolo e l’assurdo.

Ma procediamo con ordine: cos’è la Tobin Tax?

La Tobin tax, dal nome del premio Nobel per l’economia James Tobin, che la propose nel 1972, è una tassa che prevede di colpire tutte le transazioni sui mercati valutari e finanziari per stabilizzarli (penalizzando le speculazioni a breve termine), e contemporaneamente per procurare entrate da destinare alla comunità internazionale.

Ebbene, signore e signori, vi comunico che nell’ambito di applicazione del tributo, nel testo europeo, sono escluse proprio le operazioni aperte e chiuse in giornata. Ah ah! Il che implica che verrebbe graziato non solo il trading ad alta frequenza, ma anche i day trader, coloro cioè che aprono e chiudono transazioni nel corso della giornata. Tirando le somme, ad essere colpiti sarebbero solo i piccoli risparmiatori (strano…), sia quelli che operano direttamente compravendendo azioni (ma non titoli di stato, che restano esclusi dall’applicazione del balzello), sia gli investitori istituzionali che compravendono tali valori mobiliari in nome e per conto di terzi, ad esempio fondi comuni e fondi pensione.

Eccellente risultato, non c’è che dire, che di fatto, come ricorda l’economista e blogger Mario Seminerio sul suo sempre pungente blog phastidio.net, produce un forte aumento di frammentazione del mercato unico.

Sempre Seminerio, citando l’articolo pubblicato sul corriere da Salvatore Bragantini (ex commissario Consob ed esperto di regolazione del mercato finanziario italiano), ricorda che il tributo non si applica alle transazioni in cambi ed in materie prime, che erano gli ambiti di applicazione elettiva della originaria proposta di James Tobin.

Non solo: gli undici paesi che si sono accordati sul meccanismo comunitario di cooperazione rafforzata stanno già procedendo ognuno per conto proprio, pensando ai propri bilanci nazionali e definendo le basi imponibili nei modi più fantasiosi possibili. Neppure l’ombra di quella omogeneità applicativa che servirebbe almeno a tentare di minimizzare gli effetti di segmentazione del mercato unico. Il tutto senza ovviamente contare che la mancata partecipazione del Regno Unito agli accordi pone una pesantissima ipoteca sul funzionamento della tassa, che mai come oggi appare destinata a fare una brutta fine, a meno di essere profondamente emendata nelle modalità di definizione dell’imponibile e di destinazione del gettito. Riguardo quest’ultimo infatti, siamo ben lungi dalla messa in comune per finalità di contributo al bilancio comunitario, come invece auspica Angela Merkel.

Altro punto tragicomico:gli effetti sugli intermediari. Con l’entrata in vigore di questa norma, se un broker chiude in Italia ed apre a Londra o in Lussemburgo, lo stato italiano perde gettito d’imposta. Conseguenza: calo dei volumi di transazioni per gli intermediari, che aumentano le loro probabilità di chiudere o la convenienza a delocalizzare, copione già visto e rivisto in molti settori nel nostro paese. Sempre con grande lungimiranza!

Dunque, si applica una tassa per aumentare le entrate e l’effetto rischia di essere l’esatto opposto…e anche questo passaggio è stato già visto e rivisto…

Un esempio recente? La mirabolante tassa sulle imbarcazioni applicata qualche mese fa per ignorante ideologismo economico, un vero e proprio boomerang che ha portato a risultati a dir poco imbarazzanti: 23 milioni di gettito contro i 155 previsti ed una cospicua fuga di imbarcazioni verso altri porti del Mediterraneo. Secondo il presidente di Assomarinas Roberto Perocchio «solo nel 2012 la spesa nei porti si è ridotta di 7-800 milioni, tra ormeggi, manutenzioni ed entrate per i territori, ovvero intrattenimento, shopping, trasporti e altro.

Conclusione: + 23 – 800 = – 777. Really well done!

Vogliamo davvero commettere un altro errore di questo tipo?

 

Per approfondire altri aspetti criticabili della Tobin Tax “de noatri” vi consiglio anche questo articolo.