Invito alla Prova Cat Bond

Immagine1L’innovazione è da anni un tratto distintivo del Gruppo Azimut: prodotti unici sul mercato, visione internazionale, iniziative esclusive. E proprio l’innovazione è al centro dell’iniziativa Invito alla Prova della quale oggi vi voglio parlare.

DI COSA SI TRATTA

Si tratta di un’iniziativa di marketing che permette ad un potenziale cliente di testare il fondo di investimento obbligazionario AZ Fund 1 – Cat Bond Fund e, solo in un secondo momento e se lo desidera (non vi è nessun obbligo), di convertire l’investimento.

COME FUNZIONA

  • Fase di Adesione (01/05/2013 – 30/06/2013): il potenziale cliente diviene titolare “virtuale” di un certo numero di quote del comparto per il corrispondente importo assegnato (25.000 euro o 5.000 euro), valorizzate alla data del 01/07/2013.
  • Fase di Conversione (01/07/2013 – 31/01/2014): il cliente può convertire in qualunque momento le quote da virtuali a reali, guadagnando il rendimento del comparto, al netto degli oneri fiscali. (*)
  • Non c’è nessun obbligo di conversione per l’aderente, che una volta diventato cliente, può inoltre disinvestire in qualsiasi momento, sulla base delle tempistiche ordinarie associate al comparto.
  • (*) In pratica Azimut “regala” il rendimento del fondo; su questo rendimento (cd. capital gain) verrà dedotto poi, solo al momento del disinvestimento, il 20% di ritenuta fiscale (esempio: ipotizzando di aderire con 25.000 euro virtuali e che il fondo da luglio a gennaio cresca del 2,50%, si otterrebbe un guadagno di 625 euro lordi che corrisponderebbero a 500 euro netti: 625 – 20% = 500 euro.)

QUALI SONO I COSTI PER IL CLIENTE

  • Fase di Adesione: nessun costo.
  • Fase di Conversione: nessun costo. Infatti verranno scontati anche i 5 euro di diritto fisso previsto per la sottoscrizione.
  • Non saranno applicate le commissioni di entrata e di uscita.

Gli inviti, naturalmente, sono limitati e riservati! Per saperne di più potete contattarmi.

Per conoscere meglio le caratteristiche del fondo Az Fund 1 Cat Bond Fund, uno strumento unico, decorrelato e veramente esclusivo, vi consiglio di dare un’occhiata al mio articolo Cat Bond, quando l’innovazione aumenta la protezione.

Miti da sfatare: il mattone è davvero il miglior investimento possibile?

images[9]Casa dolce casa. Gli italiani amano il mattone.

Questo è un dato di fatto, l’investimento immobiliare è la scelta principe per la stragrande maggioranza degli italiani.
Dietro l’acquisto di una casa ci sono forti motivazioni psicologiche. Le più importanti sono legate alla tranquillità che offre avere “un tetto sopra la testa” e all’apparente maggiore sicurezza data dal fatto che un immobile è un bene fisicamente tangibile, che si vede, si tocca.

Però, a parte la casa di proprietà che merita un discorso a parte, siamo sicuri che il mattone sia sempre un affare?

Oggi vi do qualche spunto di riflessione e vi riporto alcuni dati per provare a sfatare questo mito calandomi nei panni dei protagonisti del famoso programma televisivo MythBusters, due esperti di effetti speciali che mettono alla prova la validità di numerose leggende urbane e credenze.

Dunque, siamo certi che, conti alla mano, l’immobile convenga come puro investimento? Abbiamo considerato tutti i costi sommersi e indiretti che gravano dietro all’acquisto e la gestione di un immobile da mettere a reddito? A fare due conti, molte certezze vacillano.

Partiamo innanzitutto dal contesto di mercato. E’ indubbio che i prezzi delle case siano cresciuti in maniera esponenziale fino alla fine del 2007. Una crescita violenta trainata dai mutui facili (che ci sono costati moltissimo come insegna la crisi dei mutui subprime americani del 2008) e da un mercato drogato senza solide fondamenta.
Successivamente, complice anche la crisi i prezzi sono iniziati a scendere in modo deciso soprattutto nelle zone meno “nobili”, quelle però dove risiedono la maggior parte dei risparmiatori che adesso ne pagano il prezzo.

Proprio ieri l’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate ha evidenziato quasi un dimezzamento del mercato immobiliare italiano rispetto ai picchi del 2006, crollando ai livelli del 1985. Nel 2012 le abitazioni comprate o vendute si sono fermate a 444mila unità, come non accadeva da quasi trent’anni. Il calo dal 2011 al 2012 è stato del 25,8%. Nel quarto trimestre dell’anno, in particolare, le compravendite immobiliari sono precipitate del 29,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Oltre a questo, l’anno scorso i prezzi delle abitazioni sono calati mediamente del 12%. Dall’inizio della crisi del 2008 ad oggi, per le sole abitazioni i prezzi sono calati nell’ordine del 20-25%.

In altre parole è quindi molto più difficile vendere una casa e se si contabilizzasse quotidianamente a valore di mercato ogni proprietà immobiliare le famiglie si troverebbero di fronte a spiacevoli sorprese e grafici in discesa.

Questa tendenza, soprattutto in alcune zone, non sembrerebbe destinata a invertirsi. Anzi. Complice la crisi, le maggiori difficoltà di ottenere un mutuo, forme di investimento diverse, insieme all’analisi di tutti i costi e le tasse connesse per l’acquisto di una casa stanno facendo vacillare tante certezze. In particolar modo quando si tratta di immobili a reddito e quindi non prime case.

Ciò non significa che investire in immobili sia sempre sbagliato o non conveniente, significa che non dovrebbe essere l’unica forma di investimento in portafoglio. Agli immobili dovrebbero essere affiancate soluzioni finanziarie che hanno dalla loro alcuni innegabili vantaggi, complementari e che perfettamente si integrano con il “mattone” quali la liquidabilità, la trasparenza dei prezzi, la quotazione giornaliera, ecc. Ancor meglio se si prediligono soluzioni altamente diversificate per area geografica (per contenere il cosiddetto “rischio paese” e accedere a mercati più floridi ed in crescita dell’Italia), valuta e settore.

Per assicurarsi una rendita e buoni rendimenti esistono numerosi strumenti alternativi al “mattone”, con caratteristiche diverse e spesso complementari. Alcuni esempi? Cedole e dividendi.

ced.div. vs matt

La storia ci insegna che la regola della diversificazione non solo è saggia ma paga.

Vuoi conoscere insieme a me, numeri alla mano, in che modo è possibile impostare una gestione complessiva del patrimonio in maniera efficiente, diversificata, fiscalmente conveniente, con il miglior rapporto rischio/rendimento atteso?

Contattami per un appuntamento, approfondiremo strumenti e soluzioni per sfatare insieme il mito del “mattone”.

8 italiani su 10 preferiscono i consulenti finanziari

L’84% degli italiani ha intenzione di rivolgersi a un consulente finanziario. Questo è quanto emerge dalla una nuova indagine paneuropea condotta da Schroders, società di asset management internazionali, che mostra come nel corso del 2012 gli italiani si sono mostrati molto più propensi a rivolgersi a un advisor rispetto agli altri cittadini europei. 

L’indagine che fa parte del progetto European Wealth Index, che studia percezione e comportamenti degli investitori affluent, evidenzia che gli italiani vogliono rivolgersi a un consulente finanziario perché desiderano gestire l’incertezza e garantirsi una crescita del proprio capitale. E non solo. Considerando che la maggior parte degli intervistati si è dichiarato rammaricato delle proprie scelte di investimento, ecco perché diventa fondamentale affidarsi a un esperto. 

Per Luca Tenani, responsabile distribuzione Italia di Schroders: “Gli Italiani nutrono ancora comprensibili timori sulle condizioni di mercato e sulle prospettive di investimento. In un contesto di mercato particolarmente difficile come quello attuale, è comprensibile che molti investitori nutrano dei rimpianti, ma è positivo che i risparmiatori, in particolare italiani, credano ancora nell’importanza di attenersi a un piano a lungo termine. Mi sembra incoraggiante che stiano valutando nuove soluzioni per superare l’impasse e tornare alla crescita. Secondo l’indagine, per l’84% degli Italiani la consulenza finanziaria rappresenta una chiave di volta; attraverso la pianificazione, l’investitore può infatti riprendere il controllo della situazione e riallineare la strategia di asset allocation con i propri obiettivi. In un momento di grandi cambiamenti in tutta la regione, il ricorso a professionisti esperti è fondamentale per adottare una strategia di investimento vincente”.

Ma quali sono le principali motivazioni che hanno indicato gli investitori?

Il 29% ha detto di ricercare l’efficienza fiscale; il 27%  la definizione dell’ammontare del capitale da investire; il 22%  la revisione periodica dell’asset allocation; 21% la valutazione di nuove asset class in cui investire; il 20% riequilibrio degli obiettivi a breve e lungo termine.

Questo testimonia secondo l’osservatorio di Schroders come gli italiani abbiano cambiato atteggiamento e come conoscano bene qual è la funzione del promotore finanziario.

Rispetto alla scorsa edizione dell’indagine, a giugno 2011, erano più preoccupati di fattori generali come un profilo di investimento troppo aggressivo (19%) o troppo prudente (10%), o la decisione di investire tout court (17%). Mentre quest’anno gli italiani hanno detto di aver rimpianti tra i quali: non aver investito di più (30%); e non essersi rivolti a consulenti esperti (18%).

Quest’indagine da un lato mi lascia qualche perplessità: come mai allora le banche tradizionali in Italia detengono ancora oggi – purtroppo – il 92% del mercato??? Dall’altro mi rincuora molto e mi da ancora più motivazioni per continuare ad aiutare le persone, con il mio lavoro e la mia attenzione, a finalizzare i risparmi nel modo corretto per cercare di realizzare i loro sogni e progetti. Come sempre, meglio vedere il bicchiere mezzo pieno!

E tu cosa ne pensi? Hai già pensato di rivolgerti ad un buon consulente per costruire un progetto di pianificazione finanziaria “su misura”, in linea con i tuoi obiettivi, le tue esigenze e le tue aspettative? Contattami e metti alla prova la mia professionalità!

Scrivimi all’indirizzo mail danilo.perini@apogeoconsulting.it

Fonte: www.advisoronline.it