Azimut: “Ciak, si cambia”

FullSizeRenderConsiglio la lettura di questo articolo pubblicato sul newsmagazine della consulenza finanziaria Advisor.

Pietro Giuliani, Presidente e AD di Azimut, illustra le motivazioni della recente riorganizzazione aziendale, spiega l’evoluzione del nostro processo di internazionalizzazione, approfondisce i presenti e futuri progetti della società e fornisce la sua visione sul settore del risparmio gestito.

Buona lettura!

Clicca qui —->  Articolo Advisor

Assicurazioni, Fmi: con tassi bassi un quarto gruppi Ue rischia default

?????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Lo si legge nel Global Financial Stability Report. In Eurozona serve più qualità asset banche, che continua a deteriorarsi, per sbloccare il credito.

In un contesto prolungato di tassi bassi diversi gruppi assicurativi del ramo vita attivi in Europa rischiano di finire sotto uno stress crescente e risultare insolvibili. A rischiare sono in particolare quelli di medie dimensioni. A dirlo è l’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria mondiale del Fondo Monetario Internazionale.

Dagli stress test effettuati dalla European Insurance and Occupational Pensions Authority emerge che il 24% di quei gruppi potrebbe non essere in grado rispettare requisiti di solvibilità in un contesto caratterizzato per un lungo periodo di tempo da bassi tassi di interesse.

A creare uno scenario di interessi sotto zero in zona pericolo in molte economie industrializzate sono state la paura rappresentata dallo spauracchio deflazione e le prospettive di un continuo allentamento monetario. “Nell’area euro” in particolare, precisa il Fondo, “quasi un terzo dei bond sovrani a breve e lunga scadenza ora ha rendimenti negativi”.

Passando all’analisi dell’economia reale, il Fondo ritiene che sia impossibile che si sblocchi il credito finché la qualità degli asset delle banche, che è andata deteriorandosi nel 2014, non migliorerà. Farlo è indispensabile, suggerisce sempre il Fmi, rivolgendosi agli istituti di credito di Eurolandia. Nel rapporto si spiega che nell’Eurozona “la qualità degli asset ha continuato a deteriorarsi nel 2014 sebbene a un passo più lento con prestiti incagliati ora oltre i 900 miliardi di euro”. Una cifra definita “ampia rispetto alla dimensione dell’economia di riferimento”.

Il rapporto specifica inoltre che la distribuzione di quei prestiti inesigibili è distribuita in modo squilibrato: solo in Italia, Irlanda, Grecia, Cipro, Portogallo e Spagna il totale supera i 600 miliardi di euro. Non a caso, ricorda il rapporto, in Italia, Grecia, Cipro, Irlanda, Portogallo e Slovenia la maggioranza – se non tutte – le banche coinvolte nell’Asset Quality Review della Banca centrale europea hanno mostrato asset in sofferenza per il 10% o più dello loro esposizione complessiva.

Alla luce di queste considerazioni, il Fondo dice che le aziende devono “diversificare le fonti di finanziamento” spostandosi dalle banche al mercato dei capitali. “Nonostante il balzo dell’accesso al mercato dei capitali, esso rappresenta solo il 36% circa del sistema”, si legge nel documento.

L’insieme dei fattori racchiusi in questo nuovo contesto sta provocando e provocherà inevitabilmente nel futuro prossimo conseguenze inaspettate e particolari. E’ necessario prevenire e ponderare le proprie scelte finanziarie per evitare di incappare in qualche spiacevole trappola.

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI

BANCHE: scegliete con attenzione con quali istituti di credito operare, tenendo sul conto corrente il minimo indispensabile per le spese correnti. Diversificate le vostre controparti. (Leggi il mio precedente articolo)

ASSICURAZIONI: potete scegliere compagnie tradizionali per le polizze di puro rischio. Per gli investimenti finanziari, inseriti all’interno di contenitori assicurativi, meglio rivolgersi a compagnie di rilievo e soprattutto che si occupano SOLO di quello.

INVESTIMENTI: selezionate strumenti diversificati, liquidi e che minimizzano (o eliminano!) il rischio emittente. Aprite la mente. Meglio rivolgersi a società INDIPENDENTI, evitate le banche tradizionali.

CONSULENTE: rivolgetevi ad un bravo consulente per fare queste scelte. Farà la differenza.

Fonti: WallStreetItalia, mt-DaC

Disclaimer

Risparmi, pensioni, futuro: la miopia degli italiani

miopeIl dizionario della lingua italiana definisce miopia il “difetto della vista che consiste in una rifrazione dell’occhio, per cui gli oggetti distanti appaiono sfocati, mentre si vedono meglio le cose molto vicine”.

In tema di risparmi e soprattutto di previdenza gli italiani risultano miopi, dimostrando di non riuscire a focalizzarsi sul lungo termine: è questo, in estrema sintesi, ciò che emerge dal “Global Investment Trends Report 2014” un sondaggio realizzato lo scorso gennaio da Schroders, società di gestione del risparmio internazionale, che ha interpellato poco meno di 16mila persone residenti in 23 paesi, intenzionati a investire almeno 10mila euro il prossimo anno.

Gli italiani sono preoccupati e pensano spesso alla pensione ma non fanno un granché per costruirla. Al punto che paesi in cui il valore del risparmio è molto meno radicata che da noi, mostrano un’attenzione per il futuro pensionistico di molto superiore al nostro: è il caso della Gran Bretagna dove il 59% dei lavoratori risparmia per la pensione, mentre in Italia solo il 29% accantona qualcosa per avere in cambio, quando smetterà di lavorare, un reddito adeguato alle esigenze future.

Dunque, l’idea dei risparmiatori italiani “formiche”, pronte a riempire il salvadanaio contro ogni evenienza, va evidentemente rivista: la paura per un futuro incerto caratterizza – nonostante i primi segnali di ripresa dell’economia – ancora una quota maggioritaria degli italiani; ma ciò non si traduce in contromisure fattive. Di più: solo una sparuta minoranza dell’1% degli italiani intervistati dice di programmare gli investimenti con un obiettivo di oltre 10 anni, mentre solo il 14% indica un orizzonte tra 5 e 10 anni. Oltre i due terzi del campione, ben il 68% degli intervistati, arriva a costruire una prospettiva comunque non superiore ai 5 anni. Il 14%, inoltre, mira a ottenere ritorni soddisfacenti nell’immediato.

Il confronto internazionale che emerge dall’indagine è impietoso: solo il 17% degli italiani prende decisioni sul proprio denaro con una dinamica di oltre 5 anni, contro il 29% degli inglesi, il 36% dei francesi, il 32% dei tedeschi e il 16% degli spagnoli, i più simili a noi per miopia finanziaria. E’ da sottolineare inoltre il gap tra il 29% di chi risparmia e il 33% che mira a mantenere il proprio stile di vita in caso di perdita del lavoro o di riduzione dello stipendio, e il 29% dice di voler essere pronto a far fronte a eventuali emergenze. Questi dati confermano che è ancora il senso di precarietà di breve periodo a influire sulle scelte d’investimento degli italiani, prevalendo sui temi pensionistici.

Inoltre, l’indagine evidenzia come i due terzi degli italiani ritengano che l’investimento azionario presenti il maggior potenziale di rendimento nel 2014, ma allo stesso tempo oltre la metà (il 55%) intende mantenere una quota significativa dei propri risparmi in strumenti a basso rischio (a fronte del 44% del campione globale). Insomma, razionalmente c’è la consapevolezza della correttezza delle scelte, ma la stragrande maggioranza non compie scelte conseguenti.

“Tali risultati – si legge nell’indagine di Schroder – sembrano sostenere l’idea che in Italia gli investitori non abbiano ancora pienamente preso atto delle nuove esigenze poste sulla responsabilità individuale, a seguito del passaggio da un sistema pensionistico “retributivo” a uno “contributivo”. Il risparmio finalizzato resta ancora fuori dal mirino degli italiani: si accantona per prudenza, spesso per cautelarsi rispetto a una cautela generica, ma senza correlare le proprie scelte con le esigenze future: terreno di conquista di una consulenza finanziaria e previdenziale evidentemente insoddisfacente in termini quantitativi, oltre che qualitativi.

Pesa non solo e non tanto la crisi, quanto i retaggi culturali: le garanzie offerte dallo Stato nei decenni passati hanno sollevato l’individuo dall’onere di prendere in mano il proprio destino, previdenziale e non. Cambiare questo paradigma non è semplice, ma il caso inglese è esemplificativo: i sudditi di Sua Maestà, storicamente più propensi ai consumi rispetto al risparmio – fino ad eccessi di sovraindebitamento degli anni precedenti – sono ora coinvolti dall’operazione Nest, che li spinge ad aderire a strumenti di previdenza complementare per ridurre il rischio di vivere una vecchiaia in situazioni economiche indigenti. Un’operazione che ricorda in parte il silenzio/assenso italiano del 2007, ma accompagnato da un’attenta campagna di educazione finanziaria che sta rendendo consapevoli gli inglesi dell’importanza delle loro scelte individuali.

Iniziative come quella messa in campo negli ultimi anni dal governo britannico sono necessarie, visto che non si è portati a programmare per la pensione: secondo il sondaggio di Schroders il 46% degli intervistati globali ritiene la pensione una priorità, ma solo il 5% ha un orizzonte di almeno 10 anni, mentre il 61% è alla ricerca di rendimenti da 1 a 5 anni e il 12% addirittura entro l’anno. Insomma, siamo naturalmente portati al breve termine ma per costruire una vecchiaia serena è fondamentale ragionare sempre di più sul lungo periodo.

E il mio ruolo professionale e sociale è proprio questo: aiutare ed educare le persone a ragionare di più e meglio sulle proprie scelte e sul proprio futuro.

 

Fonti: Il Sole 24 Ore, Schroders

 

Chi si rivolge a un consulente finanziario ha più fiducia nel futuro

imagesAffidarsi a un consulente finanziario garantisce una maggiore fiducia nel proprio futuro finanziario. E’ questo ciò che emerge dal sondaggio Global Investor Pulse di BlackRock. Se il futuro infatti, preoccupa gli investitori, e anche vero che gli italiani si stanno attivando per migliorarlo. Il 46% del panel afferma di rivedere e controllare i propri risparmi e investimenti. Investimenti che continuano ad essere orientati sul breve termine; solo il 34% dichiara di risparmiare in un’ottica di lungo termine.

L’avversione al rischio degli italiani rimane molto elevata: il 58% degli intervistati non è disposto a correre alcun rischio con il proprio denaro, rispetto alla media europea del 53%. E circa la metà (41%) intende mantenere invariata la propria allocazione in liquidità nei prossimi 12 mesi, mentre solo il 23% pensa di ridurla, e il 25% intende incrementarla. Il 58% degli italiani ritiene importante ottenere un reddito dai propri investimenti, anche se solo il 27% afferma di conoscere i migliori investimenti che generano reddito disponibili oggi e circa la metà (43%) ritiene che attualmente gli investimenti orientati al reddito siano più rischiosi rispetto a cinque anni fa.

Sulle tipologie di investimento, le obbligazioni si confermano l’investimento preferito: il 52% degli investitori italiani ha in portafoglio titoli di Stato e il 34% detiene fondi obbligazionari indicizzati. Tuttavia, alla domanda sulla possibilità di ottenere gli stessi rendimenti dalle obbligazioni in futuro, il 40% degli italiani ha fornito una risposta negativa, mentre il 26% ha risposto in modo affermativo. Emerge quindi l’esigenza di aiutare le persone a definire correttamente le proprie aspettative circa gli investimenti obbligazionari, illustrando la necessità di prendere in considerazione strategie più dinamiche e flessibili.

Rispetto alla media europea (48%), gli italiani ritengono di avere scarso controllo sul proprio futuro finanziario (39%), ma è chiaro che chi considera seriamente la propria pianificazione finanziaria ha circa il doppio delle probabilità di sentirsi sicuro e di avere il controllo della situazione rispetto a coloro che non seguono questo approccio. Gli italiani che si rivolgono a consulenti finanziari professionisti (23%) si sentono molto più ottimisti, fiduciosi e sicuri di avere il controllo delle proprie finanze rispetto a quanti non si avvalgono della consulenza professionale. Oltre il 90% dei rispondenti che si rivolgono a un consulente finanziario è molto soddisfatto del servizio ricevuto, e l’89% ritiene che il costo sostenuto sia ampiamente giustificato.

Per Bruno Rovelli, head of investment advisory di BlackRock Italia: “La ricerca indica chiaramente che gli investitori italiani sono eccessivamente focalizzati sulle esigenze di breve termine, un atteggiamento che può incidere sulla loro capacità di preservare e accrescere il patrimonio nel lungo periodo. A causa del contesto macroeconomico incerto, gli italiani sono diventati estremamente prudenti e avversi al rischio. Un’ampia percentuale detiene liquidità e obbligazioni a basso rendimento, mentre il 55% dichiara di non fare investimenti”.

Per approfondire la ricerca: http://www.blackrockinvestments.it/investitori-privati/literature/investor-education/sondaggio-investor-pulse-2013-italia-it-it.pdf

 

Fonti:

www.advisoronline.it

www.blackrockinvestments.it

 

 

Risparmio: gli italiani preferiscono i buoni consigli

calculator, pen and graphIncertezza, volatilità e crisi: queste le principali paure degli investitori negli ultimi 5 anni.

Timori che se da una parte hanno limitato la voglia d’ investimento di molti, dall’altro hanno rafforzato la diffusione dell’educazione finanziaria e soprattutto la consapevolezza che il mondo della finanza e degli investimenti necessita di conoscenza e approfondimento.

Ed in questa difesa del risparmio hanno esercitato un ruolo fondamentale i consulenti finanziari, che dal 2008 ad oggi hanno dimostrato di essere vere e proprie figure di riferimento per gli investitori italiani. A confermarlo il “Schroders Global Investment Trends Report”, una ricerca svoltasi in 20 Paesi e che ha coinvolto 14.800 investitori.

In Italia il sondaggio è stato svolto su 1000 risparmiatori intenzionati a investire 10.000 euro entro l’anno: il 42% di loro ha dichiarato che prima di decidere consulterà un professionista (il 20% un consulente finanziario, il 17% la propria banca, il 5% un commercialista). Tra le altre fonti più utilizzate dagli italiani per decidere cosa fare dei propri risparmi vi sono i siti d’informazione finanziaria (21%), parenti e amici (12%) e i media (6%).

Interessante vedere come, dallo stesso sondaggio, è emerso che il 32% del campione continuera’ a preferire per tutto il 2013 soluzioni prudenti, atte più che altro alla protezione e conservazione del capitale che non alla sua crescita.

Potremmo quindi dire che la crisi ha portato, oltre purtroppo alla contrazione della capacità di risparmio delle famiglie, alla rivalutazione della figura professionale del consulente o promotore finanziario, tanto che sono in molti coloro che hanno abbandonato il classico investimento “fai da te” in nome della partecipazione ad un investimento più sicuro, come appunto quello in fondi d’investimento.

E non è infatti un caso che l’industria del risparmio gestito continui a registrare numeri positivi: secondo Assogestioni nei primi 5 mesi dell’anno il settore ha registrato una raccolta netta positiva per 35,8 miliardi raggiungendo quota 1.264 miliardi di euro.

Nonostante il periodo di crisi, gli italiani si dimostrano comunque popolo di risparmiatori, che mai come ora sanno di dover ben salvaguardare i propri risparmi, e in questo i consulenti finanziari giocano un ruolo sempre più fondamentale.

Avanti tutta, io ci sono!

Fonte: www.iononcicascopiu.it

Azimut Independence Week

logo  Independence WeekInvestimenti e mercati finanziari? Ascolta una voce indipendente.

Un appuntamento unico per chi vuole orientarsi nel mondo degli investimenti.

Dall’1 al 5 luglio, 5 gestori del team di Asset management del Gruppo Azimut saranno protagonisti di una serie di eventi, unici sul panorama finanziario italiano.

Tutti i giorni alle ore 13 e alle ore 19, tramite i suoi gestori, Azimut fornirà la propria visione sull’attuale contesto economico ed una panoramica delle più brillanti soluzioni finanziarie.

Un’occasione davvero unica per dare un volto a chi vive ed interpreta ogni giorno i mercati finanziari di tutto il mondo.

Per assistere agli interventi di Azimut Independence Week è sufficiente andare su

http://www.azimut.it oppure http://independenceweek.azimut.it e scegliere come partecipare:

– da uno degli uffici del Gruppo Azimut
– da dove vuoi tu in completa autonomia seguendo gli eventi in streaming tramite PC, Tablet e Mobile

Nel nostro ufficio Apogeo Consulting di via dell’Indipendenza 74 a Bologna abbiamo organizzato numerosi eventi nel corso della settimana che saranno seguiti da un piacevole cocktail sul nostro terrazzo!
Per partecipare contattami direttamente o chiama in ufficio allo 051 552534.

Il primo investimento è conoscere.

Caso Cipro, facciamo chiarezza

LA BCE E IL “PENSIERO DI DRAGHI”

bANKcYPDopo la recente “confusione” seguita alla definizione degli aiuti a Cipro, la riunione della BCE era molto attesa dai mercati. In effetti il “pensiero di Draghi” ci può aiutare ad interpretare meglio quanto letto in questi giorni sul caso Cipro e su eventuali contagi agli altri paesi periferici.

Inoltre, di seguito vogliamo mettere in evidenza le differenze tra i depositi bancari in Cipro e i depositi bancari negli altri paesi europei, con particolare riguardo a quelli in Lussemburgo.

La BCE ha lasciato invariati i tassi ufficiali, anche se il tono del comunicato è stato molto “accomodante” rispetto a un mese fa. Infatti, il Consiglio ha preso atto del fatto che l’economia europea si sta indebolendo anche nella prima parte del 2013 (nonostante un mese fa si attendeva una fase di stabilizzazione della congiuntura). Adesso la BCE “terrà sotto stretto monitoraggio” gli sviluppi dei dati macroeconomici per la seconda parte dell’anno e nel frattempo continuerà “fin quando sarà necessario” a fornire liquidità al sistema tramite le aste di rifinanziamento.

Se la debolezza del ciclo economico dovesse persistere, la BCE ha detto di avere allo studio nuove misure non convenzionali per cercare di stimolare l’erogazione di credito alle piccole e medie imprese. Anche se la BCE si dichiara “pronta ad agire” Draghi ha ribadito che le azioni intraprese devono rientrare nei limiti del mandato della BCE, rimandando alla necessità di affidarsi all’azione di “altre parti”, come gli interventi diretti dei Governi nazionali. 

Nella parte dedicata alle risposte alle domande, Draghi ha chiarito che le dichiarazioni del presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, sulla possibilità che la “soluzione cipriota” possa essere un modello per l’intero settore bancario europeo, sono state interpretate male e che Cipro non è un “esempio” che verrà seguito per eventuali aiuti ad altri Stati.

Infatti, nel caso di Cipro c’erano solo i depositi da “colpire”, in altri eventuali salvataggi si potrà invece ricorrere al coinvolgimento del settore privato in forme diverse dai depositi bancari (debito subordinato, emissioni obbligazionarie, etc), depositi che probabilmente saranno l’ultimo livello d’intervento solo per le realtà bancarie più deboli; inoltre, è possibile pensare che le filiali estere di una banca nazionale possano essere soggette a regole diverse da quelle vigenti nella nazione della casa “madre” perché come ha messo in evidenza Lombard Odier, “gli euro in un paese più debole sopportano un maggior rischio di essere confiscati rispetto a quelli in un paese più forte”.

Aggiungiamo, inoltre, che la stabilizzazione dei depositi bancari di molti paesi periferici degli ultimi mesi è stata un progresso importante ottenuto dalla BCE per riequilibrare il sistema finanziario europeo. Infatti, tutto ciò ha permesso di razionalizzare il sistema di pagamenti Target2 con il miglioramento della posizione dei paesi creditori come la Germania, che però vanta ancora 600 mld di euro nei confronti del sistema Euro. Con questi crediti la Germania può permettersi un “break up” dell’Euro?

Cipro ci insegna, quindi, che probabilmente eventuali futuri salvataggi verranno fatti solo con la compartecipazione parziale, pubblica e privata, agli aiuti della Troika. In questo modo l’Eurozona cerca di evitare fenomeni di “free rider” impedendo che alcuni paesi approfittino degli aiuti (allentando la disciplina fiscale), proteggendo la solvibilità degli Stati; in definitiva, dopo Cipro il debito dei Governi dovrebbe essere più solido e quello dei Privati più debole di prima!

La BCE non prende neanche in considerazione la possibilità di un’uscita di Cipro e/o della Grecia dall’Euro perché non converrebbe né ai paesi interessati né a tutti gli altri aderenti: non sarebbe conveniente per Cipro perché le misure di ristrutturazione di risanamento dei bilanci bancari dovrebbero comunque essere portate a termine e per la Grecia perché ormai la fase di aumento della competitività dell’economia greca è in fase avanzata vista la forte riduzione del costo del lavoro per unità di prodotto greco, tornato ai livelli del 2001.

I DEPOSITI BANCARI IN LUSSEMBURGO DI APOGEO E AZIMUT

Da quanto detto sopra ci sentiamo di fare alcune considerazioni finali sulle associazioni fatte da alcune testate economiche e giornalistiche tra detenere depositi bancari a Cipro e detenerli in Lussemburgo. A nostro parere, il paragone non regge per diversi motivi (vedi approfondimento).

Riteniamo che i fondamentali dell’economia del Lussemburgo siano profondamente differenti da quelli di Cipro. Solo per ricordare alcune cifre, il Lussemburgo ha un rating S&P pari a AAA (il livello più alto, nella scala dell’ agenzia americana), un debito/pil assolutamente non preoccupante (18%) ed una disoccupazione fisiologica al 5,5%. Il Granducato, grazie al suo posizionamento nel cuore del Nord Europa, è da sempre al centro del processo di integrazione economica: è uno 6 membri fondatori della Comunità Europea (Schuman Plan 1951 e trattatato di Roma 1957) ed è sede delle principali istituzioni (Corte di Giustizia Europea, Corte dei Revisori, Segretariato del parlamento Europeo, BEI, etc).

Al contrario, Cipro è entrata nell’Unione Europea soltanto nel 2004 e nell’Eurozona nel 2008, evidenziando quindi un ruolo profondamente differente da quello ricoperto dal Lussemburgo in termini di prestigio e del ruolo ricoperto nel processo di integrazione Europea. Cipro, inoltre, deve confrontarsi con un’economia significativamente più debole, con un debito/pil dell’80% e una disoccupazione del 14%, ed un rating “pre-aiuti” di CCC di S&P (ampiamente al di sotto dell’Investment Grade, il rating individua un merito creditizio fortemente speculativo).

Inoltre, con riferimento alle attività finanziarie in Lussemburgo, il Granducato esprime la propria forza competitiva nel settore della gestione del risparmio: è il secondo centro mondiale per l’industria dei fondi dopo gli USA, (2,4 trilioni di AUM in Euro) e conta di 4.000 fondi distribuiti in 50 paesi di cui l’Italia rappresenta l’8% e si posiziona al 5° posto dopo USA, Germania, Svizzera e Gran Bretagna.

Nello specifico i depositi bancari che Azimut detiene nei portafogli dei propri comparti sono ampiamente diversificati ed includono anche filiali di banche italiane operanti in Lussemburgo, considerate solide dai nostri analisti che effettuano approfondite attività di due diligence.  

Infatti, il monitoraggio delle controparti bancarie viene effettuato attraverso un controllo rigoroso del rischio controparte tramite un modello di rating proprietario e la fissazione di limiti massimi sull’esposizione verso ciascuna controparte. Nello specifico, il modello di valutazione interno si basa sull’analisi della qualità degli attivi bancari, sulla profittabilità degli impieghi, sull’ adeguatezza patrimoniale, sul confronto periodico con il management e sullo studio costante della performance operativa della banca.

Tutti ottimi motivi per rivolgerti ad un gruppo serio e leader del settore come Azimut per la gestione dei tuoi risparmi.

Non esitare a contattarmi, dunque: insieme troveremo le migliori risposte ai tuoi dubbi e le migliori soluzioni alle tue esigenze.

 

Fonte: Azimut Ufficio Studi

Disclaimer