Assicurazioni, Fmi: con tassi bassi un quarto gruppi Ue rischia default

?????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Lo si legge nel Global Financial Stability Report. In Eurozona serve più qualità asset banche, che continua a deteriorarsi, per sbloccare il credito.

In un contesto prolungato di tassi bassi diversi gruppi assicurativi del ramo vita attivi in Europa rischiano di finire sotto uno stress crescente e risultare insolvibili. A rischiare sono in particolare quelli di medie dimensioni. A dirlo è l’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria mondiale del Fondo Monetario Internazionale.

Dagli stress test effettuati dalla European Insurance and Occupational Pensions Authority emerge che il 24% di quei gruppi potrebbe non essere in grado rispettare requisiti di solvibilità in un contesto caratterizzato per un lungo periodo di tempo da bassi tassi di interesse.

A creare uno scenario di interessi sotto zero in zona pericolo in molte economie industrializzate sono state la paura rappresentata dallo spauracchio deflazione e le prospettive di un continuo allentamento monetario. “Nell’area euro” in particolare, precisa il Fondo, “quasi un terzo dei bond sovrani a breve e lunga scadenza ora ha rendimenti negativi”.

Passando all’analisi dell’economia reale, il Fondo ritiene che sia impossibile che si sblocchi il credito finché la qualità degli asset delle banche, che è andata deteriorandosi nel 2014, non migliorerà. Farlo è indispensabile, suggerisce sempre il Fmi, rivolgendosi agli istituti di credito di Eurolandia. Nel rapporto si spiega che nell’Eurozona “la qualità degli asset ha continuato a deteriorarsi nel 2014 sebbene a un passo più lento con prestiti incagliati ora oltre i 900 miliardi di euro”. Una cifra definita “ampia rispetto alla dimensione dell’economia di riferimento”.

Il rapporto specifica inoltre che la distribuzione di quei prestiti inesigibili è distribuita in modo squilibrato: solo in Italia, Irlanda, Grecia, Cipro, Portogallo e Spagna il totale supera i 600 miliardi di euro. Non a caso, ricorda il rapporto, in Italia, Grecia, Cipro, Irlanda, Portogallo e Slovenia la maggioranza – se non tutte – le banche coinvolte nell’Asset Quality Review della Banca centrale europea hanno mostrato asset in sofferenza per il 10% o più dello loro esposizione complessiva.

Alla luce di queste considerazioni, il Fondo dice che le aziende devono “diversificare le fonti di finanziamento” spostandosi dalle banche al mercato dei capitali. “Nonostante il balzo dell’accesso al mercato dei capitali, esso rappresenta solo il 36% circa del sistema”, si legge nel documento.

L’insieme dei fattori racchiusi in questo nuovo contesto sta provocando e provocherà inevitabilmente nel futuro prossimo conseguenze inaspettate e particolari. E’ necessario prevenire e ponderare le proprie scelte finanziarie per evitare di incappare in qualche spiacevole trappola.

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI

BANCHE: scegliete con attenzione con quali istituti di credito operare, tenendo sul conto corrente il minimo indispensabile per le spese correnti. Diversificate le vostre controparti. (Leggi il mio precedente articolo)

ASSICURAZIONI: potete scegliere compagnie tradizionali per le polizze di puro rischio. Per gli investimenti finanziari, inseriti all’interno di contenitori assicurativi, meglio rivolgersi a compagnie di rilievo e soprattutto che si occupano SOLO di quello.

INVESTIMENTI: selezionate strumenti diversificati, liquidi e che minimizzano (o eliminano!) il rischio emittente. Aprite la mente. Meglio rivolgersi a società INDIPENDENTI, evitate le banche tradizionali.

CONSULENTE: rivolgetevi ad un bravo consulente per fare queste scelte. Farà la differenza.

Fonti: WallStreetItalia, mt-DaC

Disclaimer

Pericolo Euro: come salvaguardare i nostri soldi

Oggi ci tengo ad occuparmi o meglio preoccuparmi (cioè occuparmene prima, prima che le cose possano accadere) della situazione economico-finanziaria dell’area Euro in generale e della Grecia in particolare, valutando alcuni riflessi potenziali sul nostro Paese e quindi sui nostri investimenti e sui nostri soldi.

Ci stiamo velocemente avvicinando al momento in cui in Grecia dovranno scegliere cosa fare, le elezioni si terranno il 17 Giugno prossimo e sembra che senza ulteriori interventi europei la Grecia non avrà i soldi necessari per svolgere le sue funzioni pubbliche a partire dal mese di luglio.

Cosa possiamo fare per salvaguardare i nostri soldi?

Lo scenario negativo ipotizzato riguarda un’uscita della Grecia dall’Euro con un ritorno alla moneta nazionale, la dracma, il che implicherebbe per i greci un forte impoverimento, la svalutazione della moneta, una superinflazione, difficoltà di finanziamento e una forte difficoltà a ripagare i debiti, una corsa alle banche per il ritiro della liquidità e la chiusura o fallimento del sistema bancario greco (come e’ avvenuto ad esempio in Islanda) e, last but not least, tensioni sociali. Questo purtroppo potrebbe acuire la speculazione sugli altri Paesi (soprattutto i cosiddetti “periferici”) dell’area creando un effetto domino di difficile valutazione nel suo complesso. Probabilmente per l’Italia si aprirebbe uno scenario di grande difficoltà , anche solo per la comunanza di zona geografica ed economica (vi ricordate dei PIIGS?), che porterebbe ad un’ulteriore recrudescenza della crisi in atto.

Secondo l’agenzia statunitense Fitch l’estromissione della Grecia dall’area Euro sarebbe molto grave, non solo dal punto di vista politico ma anche dal punto di vista economico, in particolar modo per i gruppi assicurativi italiani (gestioni separate) e per i gruppi bancari. Le assicurazioni della Penisola potrebbero pertanto essere esposte più di altre all’eventuale abbandono (o cacciata?) di Atene dalla zona Euro, come principale conseguenza del contagio che si avrebbe sul debito sovrano italiano e quindi sul debito bancario. I problemi di liquidità e solvibilità (cioè l’impossibilità dei risparmiatori di rientrare in possesso del proprio patrimonio temporaneamente o in modo definitivo) secondo Fitch potrebbero derivare in futuro non tanto dalla solidità patrimoniale del gruppo assicurativo, ma dal contesto macroeconomico e dai suoi impatti sul debito governativo e bancario del Belpaese e dell’area periferica europea. E lo scenario sarebbe di poco diverso se l’uscita della Grecia venisse invece accompagnato da un’efficace risposta politica e avvenisse in maniera guidata e ordinata, come credo sia più possibile accada.

Dal punto di vista degli investimenti quindi, in uno scenario in cui i mercati potrebbero ulteriormente scivolare, l’area Euro accusare un’ancor più forte recessione, esserci un rischio valutario (disgregazione dell’Euro) e un rischio inflazionistico importante per la possibile svalutazione repentina della moneta unica, l’impostazione strategica dovrebbe prevedere un’ ampia diversificazione valutaria e di emittenti. In questo modo avremmo più di un paracadute rappresentato dalla selezione delle controparti che ci devono restituire il nostro capitale a scadenza e dalle valute (direi tutte senza particolari preferenze anche se il dollaro e’ sempre stato percepito nel mondo come bene rifugio) al fine di proteggere il valore dei nostri soldi faticosamente accumulati.

Ovviamente essendo questa un’ ipotesi e non una certezza, un’ evoluzione positiva della “questione Grecia”, cioè un risultato elettorale favorevole alla permanenza nell’Euro pur con gli inevitabili sacrifici per il popolo greco, e ancor più una accelerazione reale dell’unità politica, economica e fiscale dell’Europa con perdita di parte della sovranità dei singoli stati a favore di un entità comunitaria di governo, renderebbe appetibili i titoli di Stato di Paesi come l’Italia (tra i pochi a remunerare l’inflazione) o azioni europee accuratamente selezionate che non escluderei completamente dal panorama degli investimenti, se non altro per approfittarne nel caso lo scenario fosse di questo tipo.

Investire prendendo in considerazione tutti gli scenari possibili, dal più positivo al più negativo, cioè diversificando più possibile in controparti, Paesi, valute, stili di gestione, equivale ad ASSICURARSI UN FUTURO SERENO, SEMPRE.

Del resto se e’ vero che il mercato vince sempre, è anche vero che in un mondo profondamente cambiato nelle certezze e nella mappa dei rischi, FARE CIO’ CHE SI E’ SEMPRE FATTO (e cioè obbligazioni bancarie, titoli di Stato, gestioni separate, conti deposito, libretti postali, pronti contro termine ecc.) NON E’ OGGETTIVAMENTE LA STRADA GIUSTA per ottenere la sicurezza sulla quale si contava in passato.

NON SCEGLIERE, tenendo i propri soldi sul conto corrente o in cassaforte o sotto il materasso, NON PROTEGGE dal rischio di controparte bancaria nel primo caso o dal rischio svalutazione in tutti i casi.

Le soluzioni ci sono, basta volerle esplorare!

Dice il saggio: “Se di un problema c’è la soluzione, perché ti preoccupi? E se invece non c’è soluzione ugualmente perché ti preoccupi?”

Io mi PREOCCUPO (cioè mi occupo prima) di trovare le soluzioni giuste con i miei clienti per tutte le loro esigenze patrimoniali, innanzi tutto con informazioni semplici e trasparenti anche in situazioni complesse, in modo da proteggerli SEMPRE, a prescindere dallo scenario che si presenterà nel prossimo futuro.

Vorrei dimostrartelo, concretamente. Contattami per salvaguardare i tuoi investimenti!