Investimenti finanziari: tre consigli sotto l’albero per vivere un meraviglioso 2017

christmas-money-1085019_960_720Spesso in questo periodo gli operatori finanziari delineano previsioni e scenari per il nuovo anno. Ma non sono tanto le previsioni sull’andamento dei mercati a fare la differenza quanto il comportamento dei singoli investitori.

In Italia anche quest’anno, così come lo scorso, la fine dell’anno coincide con una situazione bancaria parecchio complicata, che rischia di rovinare le Feste dei risparmiatori, mettendoli di fronte a scelte importanti e insinuando nuove preoccupazioni sulla sicurezza dei propri investimenti finanziari.

Nelle ultime settimane dell’anno ricevo sulla mia casella di posta decine e decine di commenti di analisti, gestori e “guru” vari contenenti le previsioni sull’andamento delle borse e delle diverse asset class per l’anno che verrà e le domande (retoriche) che mi pongo sono sempre le stesse: saranno davvero queste analisi a fare la differenza per i miei clienti? Devo sposare una di queste, quella che ritengo migliore e più credibile, e seguirla alla lettera? Oppure devo comprendere a fondo le loro esigenze e guidarli in un percorso di pianificazione finanziaria efficiente e coerente?

La mia opinione è la seguente: se hai qualche risparmio da parte e vuoi ottenere dei buoni risultati saranno le tue scelte a fare la differenza, non le previsioni.

  • Quali sono le scelte che possono fare davvero la differenza?

Azzeccare il titolo che nel 2017 guadagnerà il 250%? Investire tutto il patrimonio nel settore che guadagnerà più di tutti gli altri? Indovinare la valuta che si apprezzerà più di tutte?

Visto che non credo affatto nei maghi, nei santoni e nei guru, l’obiettivo di questo mio articolo non è certo quello di darti la “dritta” per raddoppiare in poco tempo i tuoi soldi.

In questa sede cercherò di darti 3 semplici consigli per proteggere il tuo patrimonio, evitare tutti i problemi seri ed iniziare a prendere il mano il tuo futuro finanziario.

1) Diversifica = non mettere tutte le uova nello stesso paniere

I grandi investitori, quelli che hanno tanti soldi, tante competenze e tanto tempo da dedicare unicamente a queste attività, concentrano i propri investimenti. Se tu ti ritieni il nuovo Warren Buffett, leggi tutti i libri sulla filosofia del Value Investing e segui il suo esempio, non ho altri grossi consigli da darti. A tutti gli altri, circa il 99,99% della popolazione mondiale, consiglio di avere l’umiltà di diversificare i propri investimenti in tante differenti soluzioni in modo da evitare i rischi più pericolosi. La migliore sintesi sta nella saggezza popolare: “non mettere tutte le uova nello stesso paniere”. Se mai questo paniere ti dovesse cadere, ti faresti troppo male (altro che frittata!).

2) Evita il rischio controparte = non legare la “sopravvivenza” del tuo denaro alla “sopravvivenza” di qualcun altro

Esistono soluzioni di investimento molto semplici che ti consentono di minimizzare o addirittura eliminare il rischio di controparte, ovvero il rischio di legare la “sopravvivenza” del tuo denaro alla “sopravvivenza” di qualcun altro. Questi strumenti sono gli OICR (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio) e possono essere a gestione attiva (fondi comuni di investimento) o passiva (ETF – Exchange Traded Funds). In altre parole, se compri una singola azione o obbligazione dell’azienda XYZ e l’azienda XYZ fallisce, rischi di non avere mai più indietro i tuoi soldi, se invece compri un fondo di investimento che contiene 150 azioni e/o obbligazioni di 150 diverse aziende questo rischio non te lo assumi e puoi vivere serenamente.

3) Affidati ad un buon Consulente = non sopravvalutare le tue abilità finanziarie

Lo so, sono in pienissimo conflitto di interesse. Ma la scelta più importante per proteggere e far crescere il tuo patrimonio è proprio questa. Quando hai un problema di salute importante ti rivolgi al medico specialista. Quando hai un problema legale importante all’avvocato. Quando ti riduci all’ultimo secondo per comprare il regalo di Natale a tua moglie (!!!) al negoziante di fiducia. Perché per gestire i risparmi di una vita sei stra-convinto di saper fare tutto da solo?!?

Vi assicuro che chi ha seguito questi 3 semplici consigli ha trascorso un buon 2016, senza farsi minimamente influenzare da Brexit, elezioni americane, referendum costituzionale, nazionalizzazione del Monte dei Paschi di Siena, eccetera eccetera. Provare per credere.

E allora rifletti e fai le tue scelte. Se hai piacere, sono a tua disposizione per un confronto.

Nel frattempo ti auguro di trascorrere un Buon Natale e un meraviglioso anno nuovo!

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Il pasto gratuito non sfama

  di Sara Silano, pubblicato su Morningstar il 08/10/2015

Copio, incollo e condivido un articolo sintetico, chiaro e ben fatto di Sara Silano sull’importanza dell’investimento di medio-lungo periodo e della diversificazione.

Tenere i soldi sul conto o in un fondo monetario non protegge il potere di acquisto della moneta e aumenta il rischio di non risparmiare abbastanza per la pensione.

Sui mercati finanziari non esistono più pasti gratuiti. Negli ultimi cinque anni, i fondi monetari in euro (disponibili in Italia), che sono equiparabili a un investimento privo di rischio, hanno reso in media lo 0,3% annuo (al 30 settembre 2015). Nello stesso periodo l’inflazione media annua nel Belpaese è stata dell’1,6% (fonte Istat). L’investimento in liquidità, dunque, non ha protetto il potere di acquisto della moneta.

C’era una volta il BoT

Sono lontani i tempi in cui il BoT (Buono ordinario del Tesoro) a sei mesi rendeva oltre il 10% (bisogna ritornare a metà degli anni Novanta) e il rating dell’agenzia Standard & Poor’s sull’Italia era pari ad AA, ampiamente all’interno dell’universo dei titoli di debito di buona qualità. Oggi il titolo italiano di pari-scadenza rende un magro 0,06% e il giudizio sul Belpaese è BBB-, un gradino sopra il livello spazzatura. La svolta è avvenuta nel 2011, con la crisi del debito sovrano, che ha portato in Europa un rischio che in precedenza era tipico dei paesi emergenti: quello politico.

Con i tassi che in Europa sono vicini allo zero, tenere i soldi sotto il materasso o in investimenti di breve termine non permette neppure di coprire la seppur bassa inflazione (0,2% nel 2014, fonte Istat). In altre parole, la liquidità è un rischio più che un’opportunità. Il pericolo più grande è di mancare il proprio obiettivo finanziario (cosiddetto shortfall risk). Per chi ha un orizzonte di lungo periodo, tenere molti soldi in strumenti a bassa volatilità (e quindi rendimenti minimi) aumenta il rischio di non risparmiare a sufficienza per la pensione o per altre esigenze, come l’acquisto di una casa.

La diversificazione funziona

Cosa fare per non incorrere in tale pericolo? Per comprenderlo guardiamo come si sono comportate le diverse attività finanziarie dal 2000 ad oggi. 15 anni fa, il miglior investimento erano le materie prime, nel 2014 sono state il peggiore in assoluto. Sempre all’inizio del nuovo millennio, pochi sarebbero stati disposti a comprare un fondo azionario emergente, eppure in sette dei successivi 15 anni, questa asset class è stata la più redditizia. Ancora, chi nel 2008 avesse scelto i titoli di stato governativi, avrebbe evitato il crollo delle Borse internazionali seguito alla crisi dei mutui subprime (di bassa qualità) americani, ma si sarebbe ritrovato in fondo alla classifica delle performance nei due anni successivi, perdendo il rimbalzo dell’azionario.

La mappa delle attività finanziarie dal 2000 ad oggi

  

Fonte: Morningstar Markets Observer. Dati al 30 giugno 2015.

Indici utilizzati: Small stocks—Morningstar Small Cap Index. Large stocks—Morningstar Large Cap Index. Int’l stocks—Morningstar Developed Mkts ex-U.S. Index. Emerging stocks—Morningstar Emerging Mkts Index. Interm. govt bonds—Morningstar Interm. U.S. Govt Bond Index. Interm. corp. bonds—Morningstar Interm. Corp. Bond Index. High-yield bonds—Barclays U.S. High Yield Corp. Bond Index. Commodities—Morningstar Long-Only Commodity Index. Moderate portfolio—Morningstar Moderate Target Risk Index. © 2015 Morningstar

La prima lezione della mappa delle asset class è che inseguire il rendimento non è una buona strategia; la seconda è che non si possono tenere tutte le uova nello stesso paniere. Un portafoglio bilanciato moderato (tassello grigio nella tabella), composto al 60% da azioni globali e al 40% da obbligazioni internazionali, ha reso il 5,9% dal 2000 a fine giugno 2015, facendo meglio di un portafoglio esclusivamente azionario o al 100% composto da titoli governativi.

Nel terribile 2008, 100 euro investiti sulle Borse internazionali (indice S&P Global 100) a gennaio sarebbero diventati 64,5 dopo dodici mesi, mentre la stessa somma allocata per il 50% in azioni, il 40% in obbligazioni (Barclays Global Aggregate) e il 10% in liquidità (JPM GBI Global 3 Months) avrebbe lasciato in tasca al risparmiatore 86,5 euro. Nel 2011, nel pieno della bufera per la crisi del debito sovrano in Europa, 100 euro in un portafoglio moderato sarebbero diventate 102,4, mentre in uno aggressivo 96,8. 

Non esiste il mix perfetto di asset class, perché molto dipende dall’orizzonte temporale e dalla propensione al rischio dell’investitore; tuttavia i numeri dimostrano che la diversificazione continua a essere il migliore antidoto alla volatilità dei mercati. ”

-Link all’articolo: http://www.morningstar.it/it/news/142960/il-pasto-gratuito-non-sfama.aspx#sthash.EanPK7Lp.dpuf

Risparmio: gli italiani preferiscono i buoni consigli

calculator, pen and graphIncertezza, volatilità e crisi: queste le principali paure degli investitori negli ultimi 5 anni.

Timori che se da una parte hanno limitato la voglia d’ investimento di molti, dall’altro hanno rafforzato la diffusione dell’educazione finanziaria e soprattutto la consapevolezza che il mondo della finanza e degli investimenti necessita di conoscenza e approfondimento.

Ed in questa difesa del risparmio hanno esercitato un ruolo fondamentale i consulenti finanziari, che dal 2008 ad oggi hanno dimostrato di essere vere e proprie figure di riferimento per gli investitori italiani. A confermarlo il “Schroders Global Investment Trends Report”, una ricerca svoltasi in 20 Paesi e che ha coinvolto 14.800 investitori.

In Italia il sondaggio è stato svolto su 1000 risparmiatori intenzionati a investire 10.000 euro entro l’anno: il 42% di loro ha dichiarato che prima di decidere consulterà un professionista (il 20% un consulente finanziario, il 17% la propria banca, il 5% un commercialista). Tra le altre fonti più utilizzate dagli italiani per decidere cosa fare dei propri risparmi vi sono i siti d’informazione finanziaria (21%), parenti e amici (12%) e i media (6%).

Interessante vedere come, dallo stesso sondaggio, è emerso che il 32% del campione continuera’ a preferire per tutto il 2013 soluzioni prudenti, atte più che altro alla protezione e conservazione del capitale che non alla sua crescita.

Potremmo quindi dire che la crisi ha portato, oltre purtroppo alla contrazione della capacità di risparmio delle famiglie, alla rivalutazione della figura professionale del consulente o promotore finanziario, tanto che sono in molti coloro che hanno abbandonato il classico investimento “fai da te” in nome della partecipazione ad un investimento più sicuro, come appunto quello in fondi d’investimento.

E non è infatti un caso che l’industria del risparmio gestito continui a registrare numeri positivi: secondo Assogestioni nei primi 5 mesi dell’anno il settore ha registrato una raccolta netta positiva per 35,8 miliardi raggiungendo quota 1.264 miliardi di euro.

Nonostante il periodo di crisi, gli italiani si dimostrano comunque popolo di risparmiatori, che mai come ora sanno di dover ben salvaguardare i propri risparmi, e in questo i consulenti finanziari giocano un ruolo sempre più fondamentale.

Avanti tutta, io ci sono!

Fonte: www.iononcicascopiu.it

Tobin Tax, un’altra tragicommedia all’italiana

Attenzione! Attenzione! I tremendi e deprecabili speculatori della finanza sono stati finalmente colpiti a morte dalla Tobin Tax! O forse no? Una tassa pensata finalmente “cum grano salis” o un’altra “porcata” all’italiana (senza offesa per nessuno, si intende)?

Bè, che dire, questa ennesima tassa del governo Monti, varata in Italia all’interno della legge di stabilità nei giorni scorsi tra squilli gaudiosi di ferrei oppositori del “Sistema” e tassatori compulsivi, contiene alcuni “dettagli” a metà tra il ridicolo e l’assurdo.

Ma procediamo con ordine: cos’è la Tobin Tax?

La Tobin tax, dal nome del premio Nobel per l’economia James Tobin, che la propose nel 1972, è una tassa che prevede di colpire tutte le transazioni sui mercati valutari e finanziari per stabilizzarli (penalizzando le speculazioni a breve termine), e contemporaneamente per procurare entrate da destinare alla comunità internazionale.

Ebbene, signore e signori, vi comunico che nell’ambito di applicazione del tributo, nel testo europeo, sono escluse proprio le operazioni aperte e chiuse in giornata. Ah ah! Il che implica che verrebbe graziato non solo il trading ad alta frequenza, ma anche i day trader, coloro cioè che aprono e chiudono transazioni nel corso della giornata. Tirando le somme, ad essere colpiti sarebbero solo i piccoli risparmiatori (strano…), sia quelli che operano direttamente compravendendo azioni (ma non titoli di stato, che restano esclusi dall’applicazione del balzello), sia gli investitori istituzionali che compravendono tali valori mobiliari in nome e per conto di terzi, ad esempio fondi comuni e fondi pensione.

Eccellente risultato, non c’è che dire, che di fatto, come ricorda l’economista e blogger Mario Seminerio sul suo sempre pungente blog phastidio.net, produce un forte aumento di frammentazione del mercato unico.

Sempre Seminerio, citando l’articolo pubblicato sul corriere da Salvatore Bragantini (ex commissario Consob ed esperto di regolazione del mercato finanziario italiano), ricorda che il tributo non si applica alle transazioni in cambi ed in materie prime, che erano gli ambiti di applicazione elettiva della originaria proposta di James Tobin.

Non solo: gli undici paesi che si sono accordati sul meccanismo comunitario di cooperazione rafforzata stanno già procedendo ognuno per conto proprio, pensando ai propri bilanci nazionali e definendo le basi imponibili nei modi più fantasiosi possibili. Neppure l’ombra di quella omogeneità applicativa che servirebbe almeno a tentare di minimizzare gli effetti di segmentazione del mercato unico. Il tutto senza ovviamente contare che la mancata partecipazione del Regno Unito agli accordi pone una pesantissima ipoteca sul funzionamento della tassa, che mai come oggi appare destinata a fare una brutta fine, a meno di essere profondamente emendata nelle modalità di definizione dell’imponibile e di destinazione del gettito. Riguardo quest’ultimo infatti, siamo ben lungi dalla messa in comune per finalità di contributo al bilancio comunitario, come invece auspica Angela Merkel.

Altro punto tragicomico:gli effetti sugli intermediari. Con l’entrata in vigore di questa norma, se un broker chiude in Italia ed apre a Londra o in Lussemburgo, lo stato italiano perde gettito d’imposta. Conseguenza: calo dei volumi di transazioni per gli intermediari, che aumentano le loro probabilità di chiudere o la convenienza a delocalizzare, copione già visto e rivisto in molti settori nel nostro paese. Sempre con grande lungimiranza!

Dunque, si applica una tassa per aumentare le entrate e l’effetto rischia di essere l’esatto opposto…e anche questo passaggio è stato già visto e rivisto…

Un esempio recente? La mirabolante tassa sulle imbarcazioni applicata qualche mese fa per ignorante ideologismo economico, un vero e proprio boomerang che ha portato a risultati a dir poco imbarazzanti: 23 milioni di gettito contro i 155 previsti ed una cospicua fuga di imbarcazioni verso altri porti del Mediterraneo. Secondo il presidente di Assomarinas Roberto Perocchio «solo nel 2012 la spesa nei porti si è ridotta di 7-800 milioni, tra ormeggi, manutenzioni ed entrate per i territori, ovvero intrattenimento, shopping, trasporti e altro.

Conclusione: + 23 – 800 = – 777. Really well done!

Vogliamo davvero commettere un altro errore di questo tipo?

 

Per approfondire altri aspetti criticabili della Tobin Tax “de noatri” vi consiglio anche questo articolo.

 

TRANSLA(c)TION – Luglio 2012

TRANSLA(c)TION è un piccolo spazio del mio blog che dedicherò ogni mese alla sintesi delle informazioni e degli aggiornamenti più rilevanti dal punto di vista economico e finanziario. L’obiettivo è quello di fornirti un quadro sintetico generale del contesto internazionale e darti qualche spunto da “tradurre” in pratica per migliorare la gestione dei tuoi investimenti.

TRANSLA(c)TION nasce dall’unione di due termini inglesi: translation=traduzione e action=azione.

Qual’è dunque il contesto attuale?

“Le incertezze sui tempi d’attuazione di quanto discusso negli incontri dell’Eurogruppo ha portato nuova volatilità. Nel frattempo il tema della crescita torna alla ribalta sia sui paesi “sviluppati” sia su quelli “emergenti”. La politica monetaria chiamata ad intervenire per compensare la stretta fiscale”

I passi avanti fatti a fine giugno verso una maggiore unificazione bancaria e verso la separazione “contabile” tra banche e Stato, sono stati in parte vanificati dalle prese di posizione degli Stati  Europei più virtuosi e dal fatto che il Bundestang (parlamento federale tedesco) si pronuncerà solo a settembre sulla legittimità costituzionale dei meccanismi di aiuto dei Fondi di Salvataggio.

In compenso la Spagna ha ottenuto una dilazione nel percorso di consolidamento che la obbligheranno ad una pesante manovra da 65 miliardi di euro in due anni e mezzo che non potrà non fare da freno a una ripresa economica già in difficoltà. L’intervento di ieri del ministro delle finanze spagnolo ha creato un nuovo allarme sul possibile default del paese iberico, che sta avendo forti ripercussioni sulla giornata odierna di borsa con forti ribassi dei listini azionari e impennata degli spread dei paesi “periferici” nei confronti dei titoli di stato tedeschi: oltre 500 punti base per l’Italia (massimi da gennaio) e oltre 600 per la Spagna (massimi assoluti).

Il tema della crescita è all’ordine del giorno anche nelle altre parti del mondo, in particolare in Usa e in Cina.

Il FMI, ammonendo che “è ora di agire”, ha ritoccato al ribasso le previsioni di crescita mondiale per il 2012 e il 2013. Le revisioni al ribasso sulla crescita non risparmiano i paesi Emergenti con il rallentamento più vistoso che si registra in India e il dato sotto l’8% della crescita della Cina che preoccupa per gli effetti depressivi sulle altre aree del mondo.

E’ bene dire che i paesi Emergenti hanno maggiori leve di intervento rispetto a quelli Sviluppati avendo ampi margini d’intervento sia sulla politica monetaria sia su quella fiscale. Al contrario Usa e Europa hanno le armi “fiscali” un pò scariche per la necessità di riequilibrare in tempi stretti i  conti pubblici. Infatti, in Europa al momento prevale l’orientamento tedesco sia sulla politica fiscale, anche se l’atteggiamento di austerity sta lasciando spazio a qualche segnale di apertura agli stimoli per la crescita, sia sulla politica monetaria.

La BCE ha aumentato il proprio bilancio per espandere la liquidità nel sistema in ritardo rispetto alla Fed (la banca centrale americana), intervenuta più prontamente nella crisi del 2008, e tutt’ora non intende intervenire con la soluzione più incisiva da tutti auspicata e che consiste nello stampare moneta in modo da compensare il drenaggio “fiscale” che sta assottigliando sempre di più la capacità di spesa del sistema economico nel suo complesso.

In questo contesto, imprese e consumatori non ritrovano la fiducia necessaria e finiscono per tagliare investimenti e consumi causando un effetto domino che non fa altro che amplificare il rallentamento economico stesso.

In questo scenario in cui i mercati azionari, obbligazionari e valutari stanno scontando un forte rallentamento della crescita, la prudenza sembra un obbligo e per ridurre i rischi la diversificazione su diverse asset class e stili di gestione rimane la via maestra.

Vuoi tradurre queste INFORMAZIONI in AZIONI e consigli pratici per migliorare la gestione dei tuoi investimenti?

Come dice il proverbio: “Chiedi e ti sarà dato” www.daniloperini.com/contatti

 

Fonte delle informazioni: Azimut Ufficio Studi