Manuale Anti Panico (by GAM)

wild-turkey-583190_960_720Ricevo quotidianamente approfondimenti, documenti, analisi da parte delle migliori Società di Gestione a livello internazionale.

Alcuni sono interessanti, altri meno. Questo di GAM S.G.R. S.p.A. (Julius Baer Funds), che riporto integralmente, lo trovo magnifico e molto istruttivo.

“Conoscete qualcuno che ha paura di volare vero? Il passeggero impaurito è dibattuto tra la componente razionale, che gli ricorda quanto siano sicuri i viaggi in aereo, e la componente emotiva che, inevitabilmente, ha sempre la meglio e 20 gocce di benzodiazepine aiutano molto più di statistiche, fatti ed incontrovertibili evidenze.

La paura è un meccanismo primitivo, una emozione funzionale ad evitare i pericoli: grazie alla paura i nostri antenati di fronte ad un pericolo scappavano a gran velocità. Se fossero stati fermi a discutere della buffa criniera di quel grande gatto giallo, il leone li avrebbe sbranati in un istante e la nostra specie si sarebbe estinta in breve tempo (meritatamente, direbbe Darwin).

Per fortuna avevamo paura: è stata la paura di morire o di ferirsi (non c’era la penicillina) ad insegnare agli uomini primitivi come riconoscere e scansare i pericoli ed aumentare le probabilità di sopravvivenza.

Ma quando si tratta di risparmi e di investimenti la paura da sentimento amico si trasforma in insidia, quando è vittima delle emozioni l’investitore è il peggior nemico di se stesso.
Gli psicologi sperimentali hanno dimostrato come nelle fasi di grandi guadagni delle borse corrispondano stati d’animo di euforia e ottimismo. Per contro, nelle fasi ribassiste gli investitori sono preda della paura e del panico. La conseguenza è che nell’eccesso di ottimismo gli investitori aumentano la componente di asset rischiosi mentre la paura induce ad eliminare le ragioni della paura stessa … vendendo gli asset rischiosi!
Il risultato è la catastrofe del portafoglio: l’investitore entra sui mercati quando la borsa è prossima ai massimi e tende a sbarazzarsi dei propri investimenti quando i mercati approssimano i minimi…

In genere sui mercati finanziari le paure sono il risultato di ciò che è accaduto in passato, il dolore delle perdite ha la meglio sulle aspettative nel futuro, in realtà le uniche che contano davvero per la crescita dei capitali.

Percezione dei rischi e rischi reali

Il disegno mostra il divario tra gli scenari di cui abbiamo paura e quelli che sono realmente pericolosi. Il rischio di morire in un anno a causa di un incidente aereo è per un americano attorno a 1 su 11 milioni. Ben più alte le probabilità di morire per un incidente d’auto, stimate 1 su 5,000 (fonte: Susanna Hertrich, grafico basato sul lavoro del Dr. Peter M. Sandman).

Tra le paure sbagliate c’è quella di immaginare il futuro sulla base dell’esperienza del passato. Il passato, purtroppo, contiene informazioni solo sul passato, appunto… e il rischio è quello di fare la fine del “Tacchino Induttivista” di Bertrand Russell e Karl Popper.

Russell fa l’esempio del tacchino accudito con estrema cura che ogni giorno riceve acqua e cibo. Il tacchino si abitua gradualmente alla confortevole situazione ed aumenta la sua fiducia e sicurezza. La fiducia del tacchino cresce giorno dopo giorno finché si interrompe bruscamente (e tragicamente, almeno dal punto di vista del tacchino) il Giorno del Ringraziamento!
Il povero tacchino era servito a Bertrand Russell per dimostrare la trappola induttivista, i rischi del pensare che il passato abbia tutte le informazioni utili per il futuro. E’ lo stesso rischio che corriamo anche noi con le previsioni sui mercati finanziari.
Insomma, siamo macchine fatte per sbagliare… O meglio, siamo macchine perfettamente evolute per sopravvivere nel mondo naturale, ma molto meno adatte al mondo artificiale e complesso dei mercati finanziari.
Saperlo non ci salva, ma ci aiuta.

Le sette regole d’oro

1. Non pensare d’avere sempre ragione. L’overconfidence è il sale della vita, il motore che spinge a osare, il segreto dei grandi imprenditori e di tutti gli uomini e le donne di successo. Ma quando si tratta di investimenti meglio non esagerare con la fiducia sulla propria capacità di giudizio, la storia è piena di esperti che hanno commesso grossolani errori. Il direttore della Metro Goldwin Mayer aveva previsto un fiasco clamoroso per il film “Via col vento”, il direttore artistico della Decca aveva pronosticato il sicuro insuccesso delle “band che suonano con la chitarra elettrica”, Beatles compresi. Per l’investitore non professionista, un eccesso di fiducia nelle proprie scelte porta a concentrare il rischio: un peccato mortale se il nostro obiettivo è ridurre le ragioni di panico.

2. Non cercare conferme alle tue scelte. Siamo dotati di potenti sistemi di protezione della nostra autostima: se, una volta compiuta una scelta, incappassimo in informazioni che la indebolissero ci sentiremmo stupidi, e nessuno vuole sentirsi stupido. Al contrario, dobbiamo essere “laici”, mettere alla prova le nostre convinzioni. Le certezze sui mercati non esistono, la ricerca di notizie che confermino le nostre idee porta a trascurare la veridicità e qualità delle notizie ma, soprattutto, porta ad ignorare le notizie che negano quanto pensiamo! Meglio un sano dubbio che una insana certezza.

3. Non seguire il gregge. Si può seguire la maggioranza solo in poche occasioni, magari in vacanza quando si è indecisi sulla scelta del ristorante, ma non si deve mai “seguire il gregge” quando si tratta dei risparmi. Capita troppo spesso che gli “altri” abbiano scelto imitando a loro volta il comportamento di altri … Resistete alla tentazione di sentirvi al sicuro solo perché “così fan tutti”.

4. Non guardare troppo spesso il tuo portafoglio. Guarda il tuo portafoglio saltuariamente, evita la consultazione spasmodica e il confronto con le notizie finanziarie o l’andamento dei mercati. Le cattive notizie inducono a vendere sulla paura, le buone notizie inducono ad aumentare il rischio sull’euforia, in entrambi i casi si compromette la creazione di valore nel lungo periodo. Il portafoglio ha tempi di maturazione lunghi. Gestire i propri risparmi è come cucinare una torta: se aprite troppo spesso il forno per controllarne la cottura, la torta si affloscerà su se stessa e il risultato finale sarà molto deludente.

5. Non acquistare un titolo solo perché il suo valore è salito. E’ la peggiore delle strategie di investimento; lo dice con molta saggezza Warren Buffet “la più stupida ragione al mondo per comprare una azione è perché il suo prezzo sta salendo”. Titoli ed indici salgono per molti motivi, non ultimo perché tutti credono che salgano. I mercati finanziari sono l’ecosistema naturale delle profezie che si autoavverano … Il valore di un titolo può crescere, crescere e crescere solo perché tutti pensano che continuerà a farlo. E’ la dinamica delle bolle speculative. Comprate un titolo solo se i fondamentali di quel titolo fanno presagire ulteriori o futuri rialzi.

6. Diversifica, diversifica, diversifica. E’ la regola d’oro di ogni manuale antipanico che si rispetti. “Non può piovere sempre e non può piovere ovunque” diceva Mark Twain. Chi ha ancora le ferite aperte dallo scoppio della tech bubble è chi aveva concentrato troppo in aziende tecnologiche o in “small cap”. Un portafoglio ben diversificato è quello più adatto a resistere in un ambiente finanziario fatto di rendimenti modesti ed alta volatilità. “L’attività di investimento dovrebbe essere un po’ come osservare la vernice che si asciuga su una parete o l’erba che cresce in un prato. Se vuoi adrenalina prendi 800 dollari e vai a Las Vegas” diceva Paul Samuelson.

7. Affidati a un consulente. La letteratura scientifica dimostra che i portafogli affidati ad un consulente ottengono mediamente risultati migliori dei portafogli autogestiti. Non è difficile a comprenderne il motivo. Il consulente conosce i mercati ma soprattutto sa come gestire le emozioni degli investitori. Il suo distacco emotivo gli permette di prendere decisioni più ponderate sia nelle fasi in cui l’euforia ha normalmente il sopravvento, sia quando l’investitore comune, preso dallo sconforto, rischia di sprecare le migliori condizioni di acquisto.

Fonte: GAM (Italia) S.G.R. SpA

https://italia.gam.com/it/Blog-Overview/20160104-Dont-Be-Turkey

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Il senno di poi non sbaglia mai

Frasi del tipo “Lo sapevano tutti che il mercato sarebbe crollato” oppure “Come hanno fatto a non prevedere una cosa tanto ovvia” o ancora “Non ci voleva un master per capire che i mercati sarebbero scesi, io l’ho sempre saputo” sono compagni di pensiero tipici del mondo degli investimenti finanziari.

La tendenza a sopravvalutare le proprie capacità personali è tipica della natura umana che cerca inoltre a posteriori una serie di conferme ad un pensiero che, nella maggior parte dei casi, si forma dopo e non prima. L’opinione creata a posteriori risulta ovviamente giusta perché si basa su informazioni corrette (per definizione) e su fenomeni già accaduti. E’ utile rivedersi qualche replica di trasmissione televisiva oppure leggere qualche vecchio giornale per vedere come le opinioni della collettività mutino rapidamente.

Molto spesso, tra l’altro, la convinzione è così radicata che la nostra mente non riesce a distinguere quanto è l’influenza del “già accaduto” o quanto invece siano realmente previsioni corrette con il “senno di prima”. Naturalmente il secondo fenomeno è molto più raro e spesso, anche in questo caso, trova nella statistica la sua giustificazione.

Quando siamo in presenza di una moltitudine di voci ce ne sarà sempre una (o più) fuori dal coro che per definizione ci azzecca. Bisogna vedere però quante volte questo fenomeno si ripete nel tempo. Non stupirà sapere che questo non capita quasi mai.

Siamo quindi vittima di un eccesso di sicurezza. Questo fenomeno è tipico di molte professioni e ovviamente anche il campo delle scelte di investimento non ne è esente. Un esempio classico è quello relativo alle capacità di guida dell’automobile dove tutti pensano di saper guidare meglio della media quando questo è per definizione impossibile.

L’eccessiva sicurezza di sé fa si che molti risparmiatori pensino di poter capire il mercato e di prevederne le oscillazioni anche nel breve termine e che, qualora si sbagli, questo sia imputabile a cause esterne oppure all’aver dato retta a qualcun altro.

Un noto economista, Shiller, dopo il crollo del 19 ottobre 1987, chiese a molti investitori qual’era stato il loro comportamento durante il tracollo. I risultati del test rendono bene l’idea di quanto sia forte questo fenomeno. Il 29% rispose che il giorno del crollo pensava di sapere esattamente a quale livello il mercato sarebbe rimbalzato e ben il 48% tra coloro che avevano acquistato azioni in quel giorno si riteneva in grado di capire quando il mercato avrebbe svoltato.

In generale, quindi, quanto più è elevata la sicurezza di sé tanto più è facile perdere denaro perché si analizza il mercato con il senno di poi dando quasi sempre la colpa al contesto e agli altri.

Quando si prende una decisione l’eccesso di sicurezza porta a non servirsi di tutte le informazioni disponibili ma piuttosto a fare affidamento su convinzioni personali o su pochi parametri.

Si tende pertanto ad investire sui titoli monitorati perdendo opportunità. Si finisce così per pagare troppo alcuni investimenti e non si fa una vera diversificazione del portafoglio indispensabile oggi per affrontare i rischi impliciti ed espliciti dei mercati e cercare di ottenere rendimenti interessanti con il giusto livello di rischio.

Anche (e, in alcuni momenti, soprattutto) questi aspetti fanno parte della mia professione di consulente finanziario: saper gestire al meglio le emozioni dei miei clienti, oltre alle mie, risulta fondamentale per riuscire a cogliere le migliori opportunità ed evitare di commettere errori.

Fonte: Io non ci casco più! News