Mercati e contesto economico, marzo 2013

immagMario Draghi nell’ultima riunione della BCE ha cercato di rassicurare i mercati sul futuro governo italiano affermando che la strada da seguire sull’Euro è già stata tracciata con l’impegno sul fiscal compact e che adesso si viaggia con il “pilota automatico”, espressione quest’ultima che potrebbe non piacere agli elettori italiani che aspettano decisioni importanti sulla crescita economica. Il governatore della BCE ha rivisto al ribasso le stime di crescita dell’Eurozona e il profilo dell’inflazione che si manterrà ben sotto il livello target della Banca Centrale.

In Europa i dati macroeconomici sono misti con gli indici manifatturieri in lieve miglioramento, con la Germania che cresce ma che vede contrarsi il surplus della bilancia commerciale migliorando il saldo verso i paesi extra-euro ma peggiorando quello verso l’Eurozona. Per l’Italia vi è la nota positiva del miglioramento dell’export verso i paesi extra-Euro conquistando quote di mercato anche a discapito della stessa Germania; forse l’austerità inizia a dare i primi frutti in termini di recupero della competitività via riduzione del costo del lavoro?

Come abbiamo già avuto modo di ricordare, il tema centrale sulla questione del debito europeo è la diversa competitività tra paesi core e “periferia”. Le politiche di austerità d’impronta tedesca mirano a ridurre il debito complessivo di un paese comprimendo il “debito estero” tramite la riduzione delle importazioni a seguito di un rallentamento dei consumi; in alternativa, per evitare i costi di una disoccupazione crescente, c’è chi sostiene che il debito/Pil vada ridotto tramite la crescita del denominatore.

Il dibattito è più “politico” di quanto possa sembrare perché si tratta, in definitiva, di una contrapposizione tra chi sostiene un maggior intervento dello Stato nell’economia e chi ha una visione maggiormente liberista dell’economia. A giudicare dall’esito elettorale in Italia sono sempre più i pareri favorevoli a un maggior intervento dello Stato per sostenere una crescita economica che non sembra essere in grado di ripartire, almeno fino a quando le banche non torneranno a concedere credito alle imprese e alle famiglie. Intanto, le tensioni sul debito italiano, dopo il downgrading di Moody’s, si ripercuotono sull’andamento dello spread tra Italia e Spagna che vede il paese iberico recuperare credibilità nei nostri confronti, pur in presenza di fondamentali che rimangono migliori di quelli spagnoli.

In Usa il bazooka della Fed sta facendo passare in secondo piano l’entrata in vigore dal 1° marzo dei tagli fiscali automatici e i problemi di consolidamento del bilancio che prima o poi gli Usa dovranno affrontare con mezzi diversi dallo “stampare” moneta. Di certo per adesso la politica monetaria espansiva va avanti visto che i progressi del mercato del lavoro sono ancora lontani dall’obiettivo dichiarato della Fed.

Ed ora un commento flash per le principali categorie di investimento:

Azioni Mondiali: come anticipato nei precedenti commenti d’attualità, i flussi di capitale si stanno spostando dal monetario all’azionario dove sono in aumento le operazioni di fusione e acquisizione.

Valute: euro ancora debole sia nei confronti del dollaro sia delle altre valute.

Obbligazioni e Crediti: movimento laterale (con inclinazione al rialzo negli ultimissimi giorni) degli spread di rendimento dei paesi periferici rispetto al Bund tedesco. I rendimenti corporate sono rimasti stabili.

Materie Prime: le posizioni lunghe sull’oro e sulle altre 18 principali materie prime sono diminuite. Il mercato cinese sta fronteggiando un eccesso di produzione e un rallentamento della domanda.

Fonte: Azimut Ufficio Studi

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Economia e mercati, febbraio 2013

1111forex[1]Il nuovo anno è iniziato all’insegna della “repressione finanziaria” con i tassi sulle obbligazioni  governative a lungo termine dei paesi ritenuti più sicuri su livelli molto bassi e spesso sotto il livello dell’inflazione. Rispetto ai rendimenti obbligazionari di Bund e Treasury, le valutazioni delle borse azionarie appaiono molto convenienti con molte società quotate che hanno un indebitamento molto basso e che pagano dividendi elevati. Spostando lo sguardo alle emissioni di paesi meno virtuosi come l’Italia e alle emissioni corporate aziendali, i rendimenti sulle scadenze 3-5 anni si sono abbassati verso il 3%, livello che rende meno probabile l’apprezzamento in conto capitale avvenuto nella seconda parte del 2012. Pertanto, per cercare di ripetere i rendimenti del 2012, nel 2013 lo sguardo degli investitori dovrebbe spostarsi verso le asset class più rischiose in grado di offrire remunerazioni più elevate. Anche se l’ottimismo appare giustificato dal miglioramento delle condizioni finanziarie e dall’eliminazione del rischio sistematico sull’Europa, il fatto che questi progressi non si siano ancora trasmessi all’economia reale dovrebbe indurre però ad una certa cautela.

Nel corso del 2013 le principali variabili da monitorare sono prevalentemente di natura politica. In questi primi due mesi l’attenzione degli investitori è focalizzata sulle elezioni in Italia dove è importante che il paese non perda la fiducia degli investitori internazionali sempre molto attenti alle conseguenze dei risultati elettorali sul processo di consolidamento dei bilanci statali dei paesi periferici. A questo bisogna aggiungere che la qualità dei nostri BTP si dovrà confrontare nei prossimi mesi con un BUND che non è più supportato da una crescita economica robusta: inizia ad apparire evidente che l’austerità non fa bene neanche alla Germania, la cui locomotiva si alimenta in buona parte con le esportazioni verso i Paesi Europei. Per questo motivo nel secondo semestre del 2013 l’avvenimento più importante saranno le elezioni tedesche.

Inizia a farsi spazio l’idea che “le terapie sui conti pubblici con i tagli ai deficit devono procedere in modo differenziato” e se “inaspettatamente la crescita peggiora un Paese può ottenere più tempo per correggere il deficit” come ha affermato il responsabile per l’UE agli Affari Economici Olli Rehn. Aumenta la consapevolezza che adesso il compito delle istituzioni europee debba essere di “creare misure ponte finché le riforme strutturali non arrivino a produrre un’effettiva riduzione della disoccupazione” evitando così “un’escalation nella situazione politica (Merkel)”.

Se da un lato bisogna porre l’accento in positivo sulla decisione da parte di alcune banche del Nord Europa di restituire anticipatamente parte del denaro ricevuto con le aste triennali LTRO di dicembre 2011 e febbraio 2012, dall’altro non bisogna dimenticare che l’economia reale è ancora in difficoltà; infatti, è vero che le aste spagnole e portoghesi vanno a gonfie vele ma è anche un dato di fatto che la disoccupazione spagnola è salita al 26 per cento nel quarto trimestre del 2012.

In Usa il Congresso ha deciso di sospendere per tre mesi, senza innalzarlo, il tetto sul debito federale allontanando al momento i timori di una forte recessione. In questo inizio d’anno si sono manifestate alcune tensioni sui Treasury con un movimento al rialzo sui tassi quando i verbali del FOMC hanno sottolineato il rischio di una fine prematura del programma di quantitative easing. La Fed è però ancora preoccupata per la politica fiscale domestica e ha intenzione di proseguire gli acquisti di titoli fino a quando l’occupazione non crescerà in maniera stabile. I dati recenti mostrano che i consumi americani stentano a riprendersi e l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è sceso ai minimi del dicembre del 2011 (71.3), livello normalmente associato con una recessione. In compenso le manovre espansive della Fed hanno avuto l’effetto di portare il tasso d’interesse di lungo periodo ad un livello inferiore rispetto al tasso di crescita economica favorendo il processo di riduzione dell’indebitamento degli agenti economici.

Intanto, il ciclo macroeconomico mondiale appare in lieve miglioramento dopo che è stato scongiurato il rischio di hard landing della Cina e questo è importante in un anno in cui la politica fiscale in Usa e in Europa toglierà un po’ di “benzina” alla crescita economica globale.

Registriamo un altro tema che potrebbe orientare la crescita mondiale: quello delle svalutazioni  competitive. Sembra che sia in atto una sorta di “guerra valutaria” tra quei paesi che cercano di guadagnare competitività attraverso il canale estero. E’ sotto gli occhi di tutti l’indebolimento dello yen degli ultimi 4 mesi grazie ad una politica monetaria molto aggressiva che sta iniziando ad infastidire le altre banche centrali. Ricordiamo che il Giappone è uno dei paesi con le maggiori importazioni dalla Cina e una svalutazione dello yen mira a riequilibrare il suo deficit commerciale. Inoltre, un eccessivo deprezzamento dello yen inizia a dare fastidio anche alla Corea del Sud che compete direttamente con le esportazioni giapponesi.

Nonostante il deprezzamento recente dello Yen, secondo la Parità dei Poteri d’Acquisto (PPA) del FMI, la divisa giapponese è ancora sopra il suo fair value (valore d’equilibrio) di circa 13 punti percentuali. Sempre secondo la PPA, anche il Renminbi è ancora sottovalutato del 30 per cento. Per capire quanto sia importante una valuta debole per la crescita economica ricordiamo che le nazioni che negli ultimi 10 anni hanno avuto la propria valuta sottovalutata più del 50% rispetto alla PPA, hanno registrato tassi di crescita medi del 72% mentre i paesi che hanno avuto la propria divisa sopravvalutata più del 50% rispetto alla PPA hanno registrato nello stesso periodo tassi di crescita medi del 19,3%.

Chiudiamo con una breve annotazione statistica sulle stagionalità delle performances del mese di gennaio, sperando che possano essere di buon auspicio per il 2013. L’analista tecnico J.H. Hirsch ha elaborato 3 tipi di stagionalità della performance dell’indice S&P500 del mese di gennaio e le ha collegate alla performance complessiva dell’anno seguente. La prima stagionalità è il Santa Claus Rally, cioè la performance degli ultimi cinque giorni dell’anno precedente e dei primi due giorni lavorativi di gennaio del nuovo anno: dal 21 dicembre del 2012 al 3 gennaio del 2013 lo S&P500 ha fatto +2,04%. Una seconda stagionalità è relativa alla performance dei primi 5 giorni di gennaio del 2013 (+2,17%) e una terza stagionalità è la performance del mese di gennaio 2013, cioè +5,04%. Hirsh ha fatto notare che in caso di presenza contemporanea di un Santa Claus Rally, di una performance positiva dei primi 5 giorni e del primo mese dell’anno, dal 1950 ad oggi 96 volte su 100 l’anno ha sempre chiuso in positivo. Ricordiamo che le “performance passate non sono garanzia di quelle future” perché c’è comunque un rischio da gestire anche nel rimanente 4% di casi.

Per concludere, riteniamo che per avvicinarsi al rischio in maniera efficiente cercando di sfruttare le buone potenzialità dei mercati azionari al rialzo, anche in presenza di incertezze politiche, sia necessario introdurre nella diversificazione del portafoglio strumenti che sappiano sfruttare al meglio politiche di stop-loss e di presa di profitto dei risultati tramite strutture opzionali a scadenza annuale, che permettono di rimodulare annualmente la copertura secondo le variabili condizioni di mercato del momento.

Fonte: Azimut Ufficio Studi

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TRANSLA(c)TION – Luglio 2012

TRANSLA(c)TION è un piccolo spazio del mio blog che dedicherò ogni mese alla sintesi delle informazioni e degli aggiornamenti più rilevanti dal punto di vista economico e finanziario. L’obiettivo è quello di fornirti un quadro sintetico generale del contesto internazionale e darti qualche spunto da “tradurre” in pratica per migliorare la gestione dei tuoi investimenti.

TRANSLA(c)TION nasce dall’unione di due termini inglesi: translation=traduzione e action=azione.

Qual’è dunque il contesto attuale?

“Le incertezze sui tempi d’attuazione di quanto discusso negli incontri dell’Eurogruppo ha portato nuova volatilità. Nel frattempo il tema della crescita torna alla ribalta sia sui paesi “sviluppati” sia su quelli “emergenti”. La politica monetaria chiamata ad intervenire per compensare la stretta fiscale”

I passi avanti fatti a fine giugno verso una maggiore unificazione bancaria e verso la separazione “contabile” tra banche e Stato, sono stati in parte vanificati dalle prese di posizione degli Stati  Europei più virtuosi e dal fatto che il Bundestang (parlamento federale tedesco) si pronuncerà solo a settembre sulla legittimità costituzionale dei meccanismi di aiuto dei Fondi di Salvataggio.

In compenso la Spagna ha ottenuto una dilazione nel percorso di consolidamento che la obbligheranno ad una pesante manovra da 65 miliardi di euro in due anni e mezzo che non potrà non fare da freno a una ripresa economica già in difficoltà. L’intervento di ieri del ministro delle finanze spagnolo ha creato un nuovo allarme sul possibile default del paese iberico, che sta avendo forti ripercussioni sulla giornata odierna di borsa con forti ribassi dei listini azionari e impennata degli spread dei paesi “periferici” nei confronti dei titoli di stato tedeschi: oltre 500 punti base per l’Italia (massimi da gennaio) e oltre 600 per la Spagna (massimi assoluti).

Il tema della crescita è all’ordine del giorno anche nelle altre parti del mondo, in particolare in Usa e in Cina.

Il FMI, ammonendo che “è ora di agire”, ha ritoccato al ribasso le previsioni di crescita mondiale per il 2012 e il 2013. Le revisioni al ribasso sulla crescita non risparmiano i paesi Emergenti con il rallentamento più vistoso che si registra in India e il dato sotto l’8% della crescita della Cina che preoccupa per gli effetti depressivi sulle altre aree del mondo.

E’ bene dire che i paesi Emergenti hanno maggiori leve di intervento rispetto a quelli Sviluppati avendo ampi margini d’intervento sia sulla politica monetaria sia su quella fiscale. Al contrario Usa e Europa hanno le armi “fiscali” un pò scariche per la necessità di riequilibrare in tempi stretti i  conti pubblici. Infatti, in Europa al momento prevale l’orientamento tedesco sia sulla politica fiscale, anche se l’atteggiamento di austerity sta lasciando spazio a qualche segnale di apertura agli stimoli per la crescita, sia sulla politica monetaria.

La BCE ha aumentato il proprio bilancio per espandere la liquidità nel sistema in ritardo rispetto alla Fed (la banca centrale americana), intervenuta più prontamente nella crisi del 2008, e tutt’ora non intende intervenire con la soluzione più incisiva da tutti auspicata e che consiste nello stampare moneta in modo da compensare il drenaggio “fiscale” che sta assottigliando sempre di più la capacità di spesa del sistema economico nel suo complesso.

In questo contesto, imprese e consumatori non ritrovano la fiducia necessaria e finiscono per tagliare investimenti e consumi causando un effetto domino che non fa altro che amplificare il rallentamento economico stesso.

In questo scenario in cui i mercati azionari, obbligazionari e valutari stanno scontando un forte rallentamento della crescita, la prudenza sembra un obbligo e per ridurre i rischi la diversificazione su diverse asset class e stili di gestione rimane la via maestra.

Vuoi tradurre queste INFORMAZIONI in AZIONI e consigli pratici per migliorare la gestione dei tuoi investimenti?

Come dice il proverbio: “Chiedi e ti sarà dato” www.daniloperini.com/contatti

 

Fonte delle informazioni: Azimut Ufficio Studi