Che cos’è una Bad Bank?

Img_2014_04_111Lo dice il nome stesso “bad” ovvero cattiva, ma che significa quando chiamiamo cattiva una banca?

Un istituto di credito può essere suddiviso in due parti:  quella “buona” (good bank) e appunto quella “cattiva” (bad bank). Nella banca buona convergono le parti sane dell’attività di credito, mentre nell’altra tutte le attività cosiddette “tossiche” ovvero i titoli spazzatura (legati magari a mutui non riscossi) e più in generale i crediti in sofferenza.

Costituire una bad bank significa creare quindi una società nella quale far defluire le maggiori passività dell’istituto, in modo che quest’ultimo possa continuare a lavorare nel migliore dei modi con bilanci più “puliti”. Nel frattempo la società costituita lavorerà al recupero dei crediti e delle passività grazie a professionisti del settore, ricollocando i titoli della bad bank sul mercato. Ma chi compra questi titoli? Spesso è lo Stato stesso ad intervenire direttamente, per evitare il crac bancario. Ricordiamo la presenza in questo caso dell’ESM, il Fondo Salva Stati europeo, creato appositamente per dare sostegno alle banche e ai governi in caso di rischio bancarotta di un istituto. Ma non solo, i crediti deteriorati possono anche essere acquisiti da fondi d’investimento tramite azioni ordinarie (come nell’ipotesi Unicredit e Intesa Sanpaolo di cui tanto si vocifera).

Ma come mai ultimamente si parla spesso di bad bank? Innanzitutto perché , secondo quanto stimato da Banca d’Italia, sulle spalle delle banche italiane pesano 300 miliardi di euro di crediti deteriorati e quindi, a detta di molti, è arrivato il momento anche per il bel Paese di spolverare l’ipotesi bad bank per i propri istituti.

A dirlo è stato proprio il numero uno di Bankitalia Ignazio Visco che, durante il discorso tenutosi l’8 febbraio in occasione del 20° convegno Assiom Forex, ha dichiarato apprezzamento per tutti quegli interventi “volti a razionalizzare la gestione dei crediti deteriorati con la creazione di strutture dedicate in grado di aumentare l’efficienza delle procedure e la trasparenza di quelli attivi […] Interventi più ambiziosi, da valutare anche nella loro compatibilità con l’ordinamento europeo, non sono da escludere e possono consentire di liberare, a costi contenuti, risorse da utilizzare per il finanziamento dell’economia”.

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A scaldare poi la cronaca economica e finanziaria i rumors che coinvolgono Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca, istituti che già avrebbero pronti i propri piani di “smaltimento” delle passività tramite bad bank.

Ad oggi, in Italia, solo il Banco di Napoli alla fine degli anni ’90 adottò tale soluzione dopo essere stata acquisita dal Sanpaolo Imi di Torino, conferendo i crediti deteriorati in un veicolo dal nome SGA (Società Gestione Attività) che poi riuscì a recuperare circa il 90% dei crediti.

Certo è che l’Europa appoggerebbe con favore tali soluzioni, viste nell’ottica del “prevenire è meglio che curare”. Quello che infatti non si vuole ripetere è un episodio come quello che ha coinvolto Bankia: l’istituto spagnolo creò una bad bank da 54 miliardi di euro quando ormai era in pieno crac, un fallimento che costò all’Europa e al Fondo Salva Stati ben 37 miliardi di euro.

 

Fonti: Borsa Italiana, Iononcicascopiù

 

 

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Contesto economico-finanziario: facciamo il punto

Dati macroeconomici migliori del previsto ma l’incertezza sui temi fiscali frena le assunzioni di “qualità”. Il trimestre in corso è ricco di appuntamenti politici importanti che possono essere catalizzatori di rischi-opportunità da seguire attentamente.

Nelle ultime settimane l’indice CS che registra le sorprese economiche (vedi grafico) ha evidenziato un netto miglioramento con i dati economici in uscita meglio delle previsioni degli analisti. Tuttavia, è da segnalare la difficoltà dell’attività manifatturiera americana. Secondo molti economisti l’incertezza elettorale impedisce agli imprenditori di prendere decisioni d’investimento e di aumentare le assunzioni. Vedremo nelle prossime settimane se l’ottimo dato sulla disoccupazione di settembre sarà confermato e se l’aumento di nuovi occupati registrato sia qualitativamente significativo o meno, vista la stabilità del dato sulla disoccupazione allargata (che include il lavoro part time).

In Usa il contesto macroeconomico sul lato “domanda” sta comunque registrando alcuni miglioramenti come, per esempio, nel mercato immobiliare e nel mercato del credito con l’aumento dei prestiti alle famiglie.

Sull’ago della bilancia dei mercati potrebbero pesare altri importanti appuntamenti politici. Nel corso di quest’ultimo trimestre, infatti, ci attende un calendario fitto di eventi che possono essere catalizzatori di rischi/opportunità da seguire e cogliere con gli strumenti adeguati. In primo luogo, se il governo americano non dovesse raggiungere un accordo sul rinnovo degli stimoli fiscali che scadono alla fine dell’anno,  l’economia americana potrebbe trovarsi in recessione nella prima metà dell’anno prossimo. Se, infatti, il debito americano continuerà a crescere al tasso medio del +0,6% mensile, il “tetto” di 16,4 trilioni verrà raggiunto a gennaio 2013.

Tutto ciò potrebbe generare maggiore volatilità sui mercati come già avvenuto nel 2011 quando l’agenzia di rating ha declassato il debito americano. Inoltre, le elezioni presidenziali americane potrebbero dare una “spinta” emotiva ai mercati azionari se favorevoli al nuovo candidato repubblicano.

I primi di novembre è previsto anche il congresso del partito comunista cinese con i mercati che si attendono nuovi stimoli fiscali anche con la nuova guida economica del paese.

Per quanto riguarda l’Europa gli appuntamenti più importanti riguardano il rapporto della Troika sullo stato delle finanze della Grecia e, soprattutto, l’eventuale ricorso della Spagna agli aiuti del fondo ESM. In particolare, la decisione del paese iberico potrebbe comportare l’intervento della BCE ed essere utile a migliorare il sentiment verso la Spagna, ultimamente deterioratosi a causa del declassamento a junk bond da parte di Moody’s. Il clima di tensione sulla Spagna potrebbe essere esacerbato dalle elezioni amministrative di novembre che si svolgeranno in un contesto di elevato malcontento sociale a causa dell’elevata disoccupazione, soprattutto giovanile.

E ora qualche commento flash d’attualità sulle principali categorie di investimento:

Azioni Mondiali Utili aziendali in diminuzione come da attese sia negli Stati Uniti che in Europa. Mercati in fase laterale in attesa di sviluppi  sul fronte politico che possono essere decisivi per la crescita economica nel medio termine.

Valute In riduzione la volatilità sull’euro grazie agli interventi delle Banche Centrali. I mercati da un lato sembrano credere in una prossima risoluzione dei punti critici dell’instabilità dell’area euro ma dall’altro nutrono ancora dubbi sulle modalità concrete di intervento della BCE.

Obbligazioni e Crediti Restringimento degli spread di rendimento dei Paesi “periferici” europei e sulle obbligazioni corporate sulla scia degli interventi delle Banche Centrali che hanno dato fiducia ai mercati.

Materie Prime Nell’ultima settimana i money managers (i gestori dei grandi fondi di investimento) hanno diminuito le posizioni lunghe sul petrolio e sui massimi quelle sull’oro.

Fonte: Azimut Ufficio Studi

(disclaimer)

TRANSLA(c)TION – Luglio 2012

TRANSLA(c)TION è un piccolo spazio del mio blog che dedicherò ogni mese alla sintesi delle informazioni e degli aggiornamenti più rilevanti dal punto di vista economico e finanziario. L’obiettivo è quello di fornirti un quadro sintetico generale del contesto internazionale e darti qualche spunto da “tradurre” in pratica per migliorare la gestione dei tuoi investimenti.

TRANSLA(c)TION nasce dall’unione di due termini inglesi: translation=traduzione e action=azione.

Qual’è dunque il contesto attuale?

“Le incertezze sui tempi d’attuazione di quanto discusso negli incontri dell’Eurogruppo ha portato nuova volatilità. Nel frattempo il tema della crescita torna alla ribalta sia sui paesi “sviluppati” sia su quelli “emergenti”. La politica monetaria chiamata ad intervenire per compensare la stretta fiscale”

I passi avanti fatti a fine giugno verso una maggiore unificazione bancaria e verso la separazione “contabile” tra banche e Stato, sono stati in parte vanificati dalle prese di posizione degli Stati  Europei più virtuosi e dal fatto che il Bundestang (parlamento federale tedesco) si pronuncerà solo a settembre sulla legittimità costituzionale dei meccanismi di aiuto dei Fondi di Salvataggio.

In compenso la Spagna ha ottenuto una dilazione nel percorso di consolidamento che la obbligheranno ad una pesante manovra da 65 miliardi di euro in due anni e mezzo che non potrà non fare da freno a una ripresa economica già in difficoltà. L’intervento di ieri del ministro delle finanze spagnolo ha creato un nuovo allarme sul possibile default del paese iberico, che sta avendo forti ripercussioni sulla giornata odierna di borsa con forti ribassi dei listini azionari e impennata degli spread dei paesi “periferici” nei confronti dei titoli di stato tedeschi: oltre 500 punti base per l’Italia (massimi da gennaio) e oltre 600 per la Spagna (massimi assoluti).

Il tema della crescita è all’ordine del giorno anche nelle altre parti del mondo, in particolare in Usa e in Cina.

Il FMI, ammonendo che “è ora di agire”, ha ritoccato al ribasso le previsioni di crescita mondiale per il 2012 e il 2013. Le revisioni al ribasso sulla crescita non risparmiano i paesi Emergenti con il rallentamento più vistoso che si registra in India e il dato sotto l’8% della crescita della Cina che preoccupa per gli effetti depressivi sulle altre aree del mondo.

E’ bene dire che i paesi Emergenti hanno maggiori leve di intervento rispetto a quelli Sviluppati avendo ampi margini d’intervento sia sulla politica monetaria sia su quella fiscale. Al contrario Usa e Europa hanno le armi “fiscali” un pò scariche per la necessità di riequilibrare in tempi stretti i  conti pubblici. Infatti, in Europa al momento prevale l’orientamento tedesco sia sulla politica fiscale, anche se l’atteggiamento di austerity sta lasciando spazio a qualche segnale di apertura agli stimoli per la crescita, sia sulla politica monetaria.

La BCE ha aumentato il proprio bilancio per espandere la liquidità nel sistema in ritardo rispetto alla Fed (la banca centrale americana), intervenuta più prontamente nella crisi del 2008, e tutt’ora non intende intervenire con la soluzione più incisiva da tutti auspicata e che consiste nello stampare moneta in modo da compensare il drenaggio “fiscale” che sta assottigliando sempre di più la capacità di spesa del sistema economico nel suo complesso.

In questo contesto, imprese e consumatori non ritrovano la fiducia necessaria e finiscono per tagliare investimenti e consumi causando un effetto domino che non fa altro che amplificare il rallentamento economico stesso.

In questo scenario in cui i mercati azionari, obbligazionari e valutari stanno scontando un forte rallentamento della crescita, la prudenza sembra un obbligo e per ridurre i rischi la diversificazione su diverse asset class e stili di gestione rimane la via maestra.

Vuoi tradurre queste INFORMAZIONI in AZIONI e consigli pratici per migliorare la gestione dei tuoi investimenti?

Come dice il proverbio: “Chiedi e ti sarà dato” www.daniloperini.com/contatti

 

Fonte delle informazioni: Azimut Ufficio Studi

Grazie Mario

Una nottata intensa quella appena trascorsa, che ha reso l’Italia protagonista grazie al fattore Mario.

La prima sfida sul campo calcistico di Varsavia ha messo in luce tutto il nostro talento e un ritrovato spirito di squadra che ci hanno permesso di raggiungere la finale di Euro 2012. Una splendida doppietta di Mario Balotelli ha annullato le speranze tedesche di rompere la tradizione per loro negativa, quella di non aver mai battuto l’Italia in una partita delle fasi finali di un torneo. La storia si è ripetuta anche questa volta.

A Bruxelles, sul ben più importante campo politico-economico, è stato Mario Monti a mettere a segno un punto decisivo per il futuro dell’Europa.

Il summit dell’Eurozona, convocato ieri sera immediatamente la prima giornata del Consiglio europeo, ha prodotto alle 4.20 del mattino un accordo che accoglie in gran parte le richieste italiane e spagnole (appoggiate dal presidente francese François Hollande) e riesce ad andare oltre i tradizionali ‘nein’ di Berlino.

Dopo un lungo negoziato notturno il premier italiano ha ottenuto qualcosa di simile al meccanismo anti-spread da lui chiesto insistentemente da settimane, che era stato finora ignorato dai partners e persino irriso dalla Commissione europea.

L’accordo prevede che i Paesi ‘virtuosi’ sotto la pressione di spread considerati ‘eccessivi’ possano usufruire dell’acquisto di una parte dei loro titoli di Stato da parte dei fondi di salvataggio dell’Eurozona (ovvero l’Efsf e il suo successore, l’Esm), senza per questo doversi sottoporre nè a condizioni aggiuntive rispetto agli impegni già presi con la Commissione e l’Eurogruppo nè ad un ‘commissariamento’ da parte della troika.

In sostanza, il Paese interessato dovrà comunque fare una richiesta formale di attivazione dell’intervento del Fondo di salvataggio, e sottoscrivere un ‘Protocollo d’intesa’ con la Commissione europea. Monti avrebbe preferito che l’attivazione dell’intervento fosse automatica nel momento in cui gli spread superassero una determinata soglia, in ogni caso si tratta di un passo in avanti notevole rispetto alle posizioni iniziali contrarie dei Paesi nordici guidati dalla Germania.

Per molti versi l’esito del vertice di questa notte, che proseguirà nella giornata di oggi a Bruxelles, può al momento considerarsi migliore delle attese della vigilia, e l’andamento dei mercati e degli spread di questa mattina ne è la testimonianza. Tuttavia le misure potrebbero avere un effetto solo temporaneo: la Grecia continua a preoccupare e il meccanismo finanziario a protezione della zona euro ha una dotazione sempre limitata che sarà probabilmente testata nuovamente dagli operatori di mercato.

Per la gestione dei propri risparmi e dei propri investimenti attenzione dunque a convincersi troppo che il peggio sia passato. L’estate è iniziata con buoni auspici ma si preannuncia comunque rovente. Mai come in questo momento è fondamentale avvalersi dei consigli di un bravo consulente per diversificare il proprio patrimonio nella maniera corretta e uscire vincitori da questa situazione.

Per il momento, grazie Mario, W l’Italia e W l’Europa!

Italia-Germania: doppia sfida

Italia-Germania: un classico. Questa sera a Varsavia si decide il futuro dell’europeo di calcio Euro 2012. Ma la partita più importante si gioca tra oggi e domani a Bruxelles: sul piatto c’è il destino dell’Europa.

La sfida di Mario Monti è stata lanciata: sì alla tobin tax, ma solo se sarà approvato uno scudo anti-spread. Sì ad una maggiore cooperazione sulla tassazione delle transazioni finanziarie, dunque, a patto che vi sia una maggiore cooperazione anche su una “politica finanziaria di gestione del mercato dei titoli sovrani”. Questa è la sfida di Monti in una vigilia il cui il grado di tensione non si respira neppure a Varsavia, dove Italia e Germania si affronteranno calcisticamente per guadagnarsi la finale di Kiev il 1 luglio contro la Spagna.

E la stampa italiana di oggi contribuisce a tenere alta la tensione: “Buttiamoli fuori dall’Euro“, recita oggi la prima pagina di qualche giornale.

La partita che si gioca oggi e domani a Bruxelles risulta fondamentale per il futuro dell’euro. Contrariamente ai soliti luoghi comuni, in campo economico (e speriamo anche in quello sportivo…) l’Italia sembra giocare all’attacco mentre la Germania sembra fare catenaccio, soprattutto per quanto riguarda gli eurobond: “No fino a quando sarò in vita”, ha detto la cancelliera Angela Merkel ribadendolo anche davanti al Bundestag: “Considero gli eurobond sbagliati e controproducenti sul piano economico. Contesto l’idea della mutualizzazione del debito”.

Cosa uscirà fuori, quindi, da questo vertice?

Certamente si parlerà di crescita e di misure da adottare in tempi brevi, come è nel desiderio della troika, e sintetizzabile in un termine molto inflazionato in questa vigilia pre-vertice: “La sfida”, afferma il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, “è di segnalare in modo chiaro e concreto che stiamo facendo tutto quello che viene richiesto in risposta alla crisi”. A patto di non trovare soluzioni facili, come teme la Merkel, la quale tuttavia sentirà sulla sua pelle un isolamento sempre più pressante.

Auguriamoci dunque che non sia un altro vertice inconcludente, utile solo a rimandare le scelte più complicate ma sempre più necessarie.

Se a Varsavia questa sera uscirà dal campo un solo vincitore, a Bruxelles possiamo vincere tutti insieme, come Europa, gettando finalmente le basi per un futuro migliore.