La prossima generazione: educazione finanziaria e ruolo del consulente

ed fin“Conoscere per deliberare” è una celebre citazione di Einaudi, i maliziosi dicono perché è il titolo della prima delle Prediche Inutili pubblicate nel 1955. In ogni caso è un monito che non perde vigore e la conoscenza è indispensabile anche in una saggia pianificazione dei propri investimenti.

Ricevo settimanalmente via mail – e spesso condivido su questo blog – le lezioni del Professore di psicologia cognitiva Paolo Legrenzi che, in collaborazione con la società di investimento Swiss & Global AM, analizza il tema della finanza comportamentale e della consulenza finanziaria da diversi e sempre interessanti punti di vista.

L’argomento dell’ultima lezione è di grande attualità: le prospettive del futuro delle famiglie italiane e, nel complesso, del paese, partendo dai problemi di pianificazione finanziaria.

In effetti, il paese altro non sarà che la prossima generazione formata dai figli-eredi di ciascuna famiglia. Che cosa erediteranno?

Ecco l’opinione del Prof. Legrenzi:

“Erediteranno un capitale umano, dovuto alla loro formazione. Questo si sommerà – non in ogni famiglia – a un cumulo di risparmi trasmesso dalle generazioni precedenti. Se consideriamo il tema della pianificazione delle famiglie, possiamo pensare che un buon capitale umano possa compensare i risparmi, se pochi o nulli, ma non viceversa. Se poi consideriamo il quadro complessivo del paese, la situazione non è rosea perché nel 2014 abbiamo avuto soltanto 509mila nascita e 600mila decessi: il bilancio peggiore da quando è nata l’Italia come stato unitario. I dati Istat sono preoccupanti anche perché già oggi molti dei ragazzi, tra quelli formati bene, e quindi competitivi a livello internazionale, vanno a lavorare all’estero impoverendo così il futuro capitale umano del paese. La povertà di capitale umano spiega anche l’altro lato della vicenda, e cioè la scarsa qualità dei risparmi cumulati che verranno trasmessi. Il quadro qui è negativo perché non si è ancora riusciti, nella maggior parte dei casi, a sostituire dalla mente della maggioranza dei risparmiatori la psicologia ingenua che impedisce la comprensione di una buona gestione dei risparmi, in particolare la diversificazione del portafoglio. Di fronte a questa constatazione, si aprono tre questioni, affrontate e discusse in questi anni.

Eccole:

1. il tentativo di sostituire il consulente con un’adeguata educazione finanziaria;

2. il concepire l’educazione finanziaria come supporto di accompagnamento al lavoro del consulente, così da poter capire meglio quello che fa il consulente sul nostro portafoglio;

3. preparare un’architettura della decisione tale per cui il risparmiatore, autonomamente, è meno vittima, anche inconsapevolmente, di distorsioni cognitive sistematiche.

Di queste tre vie la prima non funziona: più volte ho cercato di dimostrare che la conoscenza dei nostri errori sistematici non implica diventarne esenti, soprattutto quando abbiamo a che fare con i nostri soldi.
La seconda via, meno pretenziosa, è quella che suggerisco nei nostri incontri e che cerco di incoraggiare con queste lezioni.La terza è la via è più paternalistica, e va oggi di moda. Sulla natura di questa terza via mi voglio soffermare più a lungo.
Facciamo un esempio di architettura della decisione volta a favorire i risparmiatori. Maya O. Shaton, una ricercatrice israeliana che ha appena conseguito un dottorato all’Università di Chicago, ha analizzato un’opportunità di studio che si è creata in Israele (cfr. The Display of Information and Household Investment Behavior, novembre 2014, in rete). L’autorità di controllo israeliana ha recentemente proibito ai fondi pensione di mostrare ai risparmiatori, nel loro estratto conto mensile, il rendimento dei loro investimenti nel mese precedente. Quello che vede un risparmiatore, a differenza del passato, non è il rendimento di un mese, bensì quello di un anno. Anche dopo questo cambio di regole e procedure, è sempre possibile ritrovare il rendimento dell’ultimo mese. Basta sottrarre al rendimento dell’anno appena terminato il rendimento annuale maturato alla fine del mese precedente. Il vero cambiamento dunque riguarda soltanto ciò che si vede al primo colpo d’occhio. Per ritrovare la vecchia informazione si deve fare un calcolo, non complicato ma oneroso sul piano dei costi cognitivi. Quindi non si tratta di un cambiamento di informazioni,  ma di un mutamento nella gerarchia di accessibilità delle informazioni. Si tratta insomma di un esempio d’intervento sull’architettura della scelta: quanto spesso il risparmiatore interviene sul portafoglio a seconda di come gli viene presentato il rendimento? La nuova disposizione punta sulla pigrizia dei risparmiatori che, in questo caso, ha effetti benefici. Infatti vengono meno spaventati dalla volatilità mensile, in particolare dalle perdite che fanno molta paura, senza costringerli a guardare il loro estratto una sola volta all’anno (o ancora più raramente). Le persone vengono cioè tenute informate in modi che sfruttano la loro pigrizia. In effetti, Maya Shaton ha mostrato che i risparmiatori scelgono così in modo più saggio, coerente e meditato, con un beneficio per i loro risparmi. E tuttavia, in realtà, non sono consapevoli del perché in tal modo fanno meglio, né della loro pigrizia. Non si tratta cioè di autentica educazione finanziaria, ma di sfruttamento, a fin di bene, dell’ignoranza finanziaria.

Personalmente ho forse una distorsione professionale, essendo professore. Credo tuttavia che, alla lunga, sia meglio capire a fondo come stanno le cose invece di ricorrere a mezzi paternalistici. Se gli scenari cambiano, chi ha capito bene i meccanismi della buona gestione riesce a trasferire la sua consapevolezza anche a nuovi contesti. Al contrario i benefici indotti dall’architettura della scelta funzionano bene solo fino a quando abbiamo a che fare con una specifica architettura, quella costruita da chi ci fornisce le informazioni. Non sono critico di questo modo di fare per motivi moralistici (c’è chi condanna gli inganni a fin di bene), ma per l’efficacia generale di questo modo di procedere. In fondo, il fatto che gli italiani non si preoccupassero del valore dei loro investimenti immobiliari era attribuibile proprio a un meccanismo analogo a quello studiato da Maya Shaton. Quando si sono accorti di quanto “sbilanciati” erano i loro risparmi, poteva essere ormai troppo tardi (e spesso lo è stato). Non vorrei che un ritardo analogo caratterizzasse la pianificazione finanziaria. Saper progettare e valutare il proprio futuro, tra cui il destino previdenziale, è un’attività non semplice, anche se si hanno tutte le informazioni. I fattori in gioco sono molti: crescita del Pil, prospettive di carriera, inflazione attesa, dinamiche di reddito, anzianità contributiva, forme di tassazione, e così via. Molte di queste variabili sono incerte e quasi tutte implicano una valutazione a lungo termine, che esula dagli orizzonti temporali normalmente presi in considerazione nei progetti di vita. La maggioranza delle persone non riesce neppure a prendere in considerazione gli orizzonti temporali necessari per gestire bene i risparmi (cfr. Legrenzi, 2013, cap. VII, Tempi, pp. 81-92). Nel caso specifico dell’Italia, la necessità di fornire una buona architettura delle scelte è resa impellente dato che nel nostro paese sono più forti che altrove due miti:

– andare in pensione presto fa bene al lavoratore anziano;

– andare in pensione libera il posto per un lavoratore giovane.

Non ci soffermiamo qui a illustrare l’infondatezza di queste credenze, due miti appunto, perché questi miti sono stati smontati in modo lucido e documentato da Della Zuanna e Weber con un’analisi rigorosa dei dati (2011).
Ci concentreremo invece, nella prossima lezione, sul punto dell’architettura delle scelte, un tema che in inglese viene trattato sotto varie etichette.”
Fonte: I Soldi in Testa, Swiss & Global Asset Management

Moneyasyougrow.org: l’economia spiegata ai più piccoli

MoneyasyougrowPrecursore e innovatore, Barack Obama si è distinto in molti campi durante il suo mandato alla Casa Bianca. Da sempre sostenitore di un’ idea d’economia legata alla pragmaticità della vita quotidiana degli americani, ha fatto dell’importanza dell’educazione finanziaria tra i più piccoli una vera e propria missione.

Abbiamo già visto come dalla recente crisi economica mondiale sia emersa la necessità di fare dell’insegnamento della finanza tra i giovani, un punto essenziale per la formazione di adulti consapevoli al senso del denaro. Perchè un bambino formato sul significato di guadagnare, spendere e investire ha le basi per diventare un adulto più responsabile.

Se in Italia questo tipo di formazione è ancora ad un livello medio-basso, in America è il Governo stesso che si occupa di promuovere tali iniziative. Cecilia Munuz, direttore del Consiglio per la politica interna della Casa Bianca, ha annunciato nel maggio del 2012 la nascita del sito www.moneyasyougrow.org, voluto fortemente dallo stesso Barack Obama.
Lo scopo di questo sito è quello di ispirare le famiglie, le organizzazioni comunitarie, organizzazioni non profit e le imprese ad abbracciare il sito stesso come uno strumento per promuovere l’alfabetizzazione finanziaria.
Un vero e proprio manuale per i genitori, carico di contenuti atti ad accompagnare il bambino nella sua crescita, perchè prima ancora che l’educazione finanziaria arrivi al bambino da insegnanti o istituzioni, possa arrivare dai genitori.
Le lezioni di moneyasyougrow si basano su più di un anno di ricerche; tali analisi sono frutto di accurati studi accademici e del lavoro del Consiglio Consultivo del Presidente sulla Capacità Finanziaria, organo incaricato di fornire raccomandazioni politiche-finanziarie utili per la nazione direttamente al Presidente degli Stati Uniti. Uno degli obiettivi principali del Consiglio Consultivo è proprio quello di trovare il modo di migliorare la capacità finanziaria dei giovani americani.

“Not sure who to start talking to your kids about money? Don’ t worry, the President has your back!” tuonano i blog finanziari americani.
Il sito si presenta in modo semplice ma efficace “20 things kids need to know to live financially smart lives” (20 cose che i bambini devono sapere per vivere una vita finanziariamente intelligente). Suddiviso in 5 fasce d’ età, fornisce per ognuna di esse 4 principi base da cui non si può prescindere.

I bambini più piccoli  (3-5 anni) devono ad esempio sapere innanzitutto che i soldi servono per comprare cose, che il denaro deriva dal lavoro, che c’è una differenza sostanziale tra ciò che si vuole e ciò di cui si necessita e che quindi ogni scelta d’acquisto va ponderata.
Nella fase di crescita tra i 6 e i 10 anni è fondamentale che il bambino impari il concetto di scelta e di sicurezza: scegliere cosa comprare e dove comprarlo a seconda dei prezzi, prestare attenzione allo shopping online e pensare all’ apertura di un conto corrente su cui maturare interessi.
A 11-13 anni i bambini sono in una fase intermedia in cui è già giusto pensare al risparmio: prima si inizia a risparmiare, prima se ne trarranno benefici. Sì alla carta di credito, ma attenzione, va sempre considerata per quello che è, ovvero una tipologia di prestito che bisogna essere in grado di poter ripagare.
Tra i 14 e i 18 anni è il momento di pensare ad un fondo pensione e a guadagnare un primo stipendio. Ma attenzione…i soldi guadagnati saranno meno di quello che ci si aspetta perchè bisogna sempre pagare le tasse!
Per gli over 18 è auspicabile l’apertura di un’assicurazione medica, l’inizio di un investimento vero e proprio in un portafoglio diversificato, con la consapevolezza che, prima di ogni investimento, vanno bilanciati rischi e spese inderogabili.

Ma il sito non si ferma ai semplici consigli teorici. Suggerisce per ogni fascia d’età delle attività che figli e genitori possono svolgere insieme in modo che il bambino leghi un determinato concetto un ad un’esperienza concreta. Qualche esempio? Per far capire ad un bambino di 3 anni che i soldi si guadagnano lavorando, può essere utile un semplice giro per la città mostrandogli persone al lavoro, come un autista o un poliziotto. Un bambino più grande può capire l’importanza della scelta all’acquisto coinvolgendolo nella spesa famigliare, dandogli il piccolo compito di comprare un determinato prodotto ad un buon prezzo. Per i figli più grandi il governo americano punta molto alla messa in guardia sull’utilizzo inappropriato della carta di credito e per questo incentiva l’ uso del Credit Card Repayment Calculator disponibile su federalreserve.org, oppure suggerisce mymoney.gov, per imparare a creare un vero e proprio budget di pianificazione delle entrate e delle uscite.

Le priorità a brevissimo termine dell’Italia sono altre, ma sono fermamente convinto che sarebbe bene cominciare a ragionare di questi progetti di più ampio respiro anche nel nostro paese per rendere le future generazioni più consapevoli…voi che ne pensate?

Fonte: www.iononcicascopiu.it

Manifesto di educazione finanziaria. Finalmente!

E’ stato presentato lunedì scorso in Senato il “Manifesto per lo sviluppo della cittadinanza economica”, promosso dalla Fondazione Rosselli con l’appoggio di una serie di attori istituzionali e di alcuni parlamentari che, in modo bi-partisan, stanno promuovendo in Parlamento il disegno di legge S 3389 “Norme per l’educazione della cittadinanza economica”.

Quali sono i contenuti di questa lodevole iniziativa?

Il Manifesto, attraverso i 12 punti che lo compongono, illustra la necessità di mettere in campo iniziative idonee per far crescere la conoscenza, la consapevolezza, la competenza, la cultura degli italiani in materia economico-finanziaria. L’intento è di divulgare l’educazione finanziaria per prima cosa nelle scuole ma anche tra gli adulti, per trasformare i cittadini in agenti economici consapevoli del contesto nel quale si trovano e avanzare “una proposta concreta per affrontare le sfide poste dalla crisi economica e sociale”.

Il primo punto del Manifesto afferma che “l’educazione della cittadinanza economica contribuisce non solo al benessere individuale, ma anche a quello sociale di un paese”. Non vorrei peccare di presunzione, ma vorrei autocitarmi per trasmettervi la mia grande sensibilità su questo tema. Nella pagina “Chi sono” del mio blog, infatti, affermo che “la mia naturale predisposizione verso i rapporti interpersonali ed i valori umani mi hanno fatto innamorare fin dall’inizio dell’attività del consulente finanziario orientato alla persona, punto di riferimento e guida nelle vostre scelte patrimoniali e finanziarie, professionista con un importante ruolo sociale nel creare benessere e cultura finanziaria“.

Al punto numero 6 si sottolinea che “l’educazione della cittadinanza economica attiene non solo a nozioni economico-finanziarie ma comprende anche tutto ciò che permette al cittadino una corretta gestione della propria vita e del proprio futuro all’interno della società, ovvero a quanto riporta al ruolo assunto dell’economia nell’agire sociale”. Ancor prima di iniziare la mia attività una delle persone grazie alle quali oggi sono un Professionista della consulenza finanziaria mi disse: “Noi non cerchiamo persone che sappiano parlare di soldi. Cerchiamo persone che sappiano parlare di persone”. Questa frase ha fin da subito contraddistinto il mio percorso lavorativo. Proprio per questo “Il mio progett0″ è quello di“aiutarvi a finalizzare i risparmi nel modo corretto per contribuire a realizzare i vostri sogni e raggiungere i vostri traguardi”.

Punto numero 12: “Per avviare nel nostro paese un programma di educazione alla cittadinanza economica è necessaria la collaborazione e il coinvolgimento di tutti gli attori, pubblici e privati, del mondo economico e finanziario”. Nel mio piccolo, a questo appello io rispondo: presente!

Perchè reputo importante questa proposta e perchè ho deciso di scrivere questo articolo?

Innanzitutto perchè numerosi studi internazionali dimostrano la relazione che esiste tra benessere economico-sociale e cultura finanziaria. Ad esempio uno studio del 2003 di Annamaria Lusardi (ritenuta uno dei massimi esperti internazionali sui temi dell’educazione finanziaria) evidenzia che una “semplice” attività di educazione finanziaria, realizzata mediante seminari sul pensionamento abbia generato per le famiglie fruitrici un incremento di ricchezza significativo al momento del pensionamento. Oppure una ricerca del 2011 di Prem e altri che sottolinea che una prospettiva psicologica futura del tempo, alimentata dalla costruzione di un progetto di pianificazione finanziaria, si traduce in un guadagno di circa 6,5 anni di vita rispetto agli stessi soggetti con una limitata prospettiva.

E in Italia il livello di cultura finanziaria è ancora, purtroppo, molto basso. Per questo è importante fare qualcosa, fin da subito. Da diversi anni ad esempio noi partners del Gruppo Azimut siamo tra i pochi nel nostro settore in Italia a diffondere e promuovere eventi, iniziative, progetti, pubblicazioni proprio con l’obiettivo di aumentare la cultura finanziaria delle persone.

Ho deciso di scrivere questo articolo per ribadirvi che credo fortemente nel mio ruolo, nel ruolo di tanti miei colleghi che come me lavorano animati da una forte passione seguendo questi valori e impegnandosi al massimo per aiutare le persone ed aumentare il loro benessere anche – e soprattutto – in un contesto difficile come quello che stiamo attraversando.

Sento fortemente questa responsabilità verso i miei clienti e le persone che incontro. Ogni giorno faccio del mio meglio per ripagare appieno la fiducia che ripongono in me.