Il pasto gratuito non sfama

  di Sara Silano, pubblicato su Morningstar il 08/10/2015

Copio, incollo e condivido un articolo sintetico, chiaro e ben fatto di Sara Silano sull’importanza dell’investimento di medio-lungo periodo e della diversificazione.

Tenere i soldi sul conto o in un fondo monetario non protegge il potere di acquisto della moneta e aumenta il rischio di non risparmiare abbastanza per la pensione.

Sui mercati finanziari non esistono più pasti gratuiti. Negli ultimi cinque anni, i fondi monetari in euro (disponibili in Italia), che sono equiparabili a un investimento privo di rischio, hanno reso in media lo 0,3% annuo (al 30 settembre 2015). Nello stesso periodo l’inflazione media annua nel Belpaese è stata dell’1,6% (fonte Istat). L’investimento in liquidità, dunque, non ha protetto il potere di acquisto della moneta.

C’era una volta il BoT

Sono lontani i tempi in cui il BoT (Buono ordinario del Tesoro) a sei mesi rendeva oltre il 10% (bisogna ritornare a metà degli anni Novanta) e il rating dell’agenzia Standard & Poor’s sull’Italia era pari ad AA, ampiamente all’interno dell’universo dei titoli di debito di buona qualità. Oggi il titolo italiano di pari-scadenza rende un magro 0,06% e il giudizio sul Belpaese è BBB-, un gradino sopra il livello spazzatura. La svolta è avvenuta nel 2011, con la crisi del debito sovrano, che ha portato in Europa un rischio che in precedenza era tipico dei paesi emergenti: quello politico.

Con i tassi che in Europa sono vicini allo zero, tenere i soldi sotto il materasso o in investimenti di breve termine non permette neppure di coprire la seppur bassa inflazione (0,2% nel 2014, fonte Istat). In altre parole, la liquidità è un rischio più che un’opportunità. Il pericolo più grande è di mancare il proprio obiettivo finanziario (cosiddetto shortfall risk). Per chi ha un orizzonte di lungo periodo, tenere molti soldi in strumenti a bassa volatilità (e quindi rendimenti minimi) aumenta il rischio di non risparmiare a sufficienza per la pensione o per altre esigenze, come l’acquisto di una casa.

La diversificazione funziona

Cosa fare per non incorrere in tale pericolo? Per comprenderlo guardiamo come si sono comportate le diverse attività finanziarie dal 2000 ad oggi. 15 anni fa, il miglior investimento erano le materie prime, nel 2014 sono state il peggiore in assoluto. Sempre all’inizio del nuovo millennio, pochi sarebbero stati disposti a comprare un fondo azionario emergente, eppure in sette dei successivi 15 anni, questa asset class è stata la più redditizia. Ancora, chi nel 2008 avesse scelto i titoli di stato governativi, avrebbe evitato il crollo delle Borse internazionali seguito alla crisi dei mutui subprime (di bassa qualità) americani, ma si sarebbe ritrovato in fondo alla classifica delle performance nei due anni successivi, perdendo il rimbalzo dell’azionario.

La mappa delle attività finanziarie dal 2000 ad oggi

  

Fonte: Morningstar Markets Observer. Dati al 30 giugno 2015.

Indici utilizzati: Small stocks—Morningstar Small Cap Index. Large stocks—Morningstar Large Cap Index. Int’l stocks—Morningstar Developed Mkts ex-U.S. Index. Emerging stocks—Morningstar Emerging Mkts Index. Interm. govt bonds—Morningstar Interm. U.S. Govt Bond Index. Interm. corp. bonds—Morningstar Interm. Corp. Bond Index. High-yield bonds—Barclays U.S. High Yield Corp. Bond Index. Commodities—Morningstar Long-Only Commodity Index. Moderate portfolio—Morningstar Moderate Target Risk Index. © 2015 Morningstar

La prima lezione della mappa delle asset class è che inseguire il rendimento non è una buona strategia; la seconda è che non si possono tenere tutte le uova nello stesso paniere. Un portafoglio bilanciato moderato (tassello grigio nella tabella), composto al 60% da azioni globali e al 40% da obbligazioni internazionali, ha reso il 5,9% dal 2000 a fine giugno 2015, facendo meglio di un portafoglio esclusivamente azionario o al 100% composto da titoli governativi.

Nel terribile 2008, 100 euro investiti sulle Borse internazionali (indice S&P Global 100) a gennaio sarebbero diventati 64,5 dopo dodici mesi, mentre la stessa somma allocata per il 50% in azioni, il 40% in obbligazioni (Barclays Global Aggregate) e il 10% in liquidità (JPM GBI Global 3 Months) avrebbe lasciato in tasca al risparmiatore 86,5 euro. Nel 2011, nel pieno della bufera per la crisi del debito sovrano in Europa, 100 euro in un portafoglio moderato sarebbero diventate 102,4, mentre in uno aggressivo 96,8. 

Non esiste il mix perfetto di asset class, perché molto dipende dall’orizzonte temporale e dalla propensione al rischio dell’investitore; tuttavia i numeri dimostrano che la diversificazione continua a essere il migliore antidoto alla volatilità dei mercati. ”

-Link all’articolo: http://www.morningstar.it/it/news/142960/il-pasto-gratuito-non-sfama.aspx#sthash.EanPK7Lp.dpuf

Troppi BTP nei Fondi Pensione

Sotto esame l’asset allocation dei Fondi Previdenziali. Mefop, l’Associazione per lo sviluppo dei fondi pensione, lancia l’allarme: sono troppi i Titoli di Stato presenti nei portafogli previdenziali degli italiani, tutto a scapito di azioni e bond. Secondo l’analisi condotta dall’Associazione, i fondi pensione nazionali investono nel nostro Paese il 31% del loro patrimonio. Di questa percentuale il 90% è orientato verso i Titoli di Stato, mentre solo il 7% in obbligazioni societarie e un risicato 3% in equity.

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Questo fa si che non si rispetti il principio finanziario base della diversificazione, denuncia Mefop, soprattutto considerando il fatto che il patrimonio derivante dai fondi pensione potrebbe invece rappresentare un buon tipo di finanziamento per le nostre imprese ed aziende, che cercano sempre più canali alternativi rispetto a quelli bancari.

E’ per questo che ad esempio si inizia a parlare di aprire i Fondi pensione anche ad investimenti più particolari quali i Mini-Bond, andando in questo modo a fare dei fondi previdenziali un patrimonio utile per aiutare le imprese ad ottenere un nuovo accesso al mercato dei capitali. Dall’altra parte, l’investitore otterrebbe così un’ottima diversificazione del proprio portafoglio nonché dei rischi, aprendosi anche ad altri strumenti che vadano aldilà degli ormai onnipresenti Btp.

Secondo quanto stabilito dal Tesoro nel 2012, i Fondi Previdenziali potranno a breve adottare nuovi investimenti finanziari, non solo insomma riguardanti i titoli quotati sui mercati regolamentari. E allora si inizia a parlare di aprire i Fondi pensione ai Fondi immobiliari,agli Hedge Fund, alla diversificazione in valute e anche ai beni rifugio.

Quel che è giusto sottolineare è che è bene evitare, in un portafoglio previdenziale, che il risparmiatore si esponga troppo all’andamento dell’economia del Paese.

Basti pensare che gli attuali contributi versati per la pensione pubblica sono rivalutati in base all’andamento del Pil, che in questi anni non ha certo brillato.

I Titoli di Stato hanno dimostrato di poter essere rischiosi quanto qualsiasi altro titolo; la diversificazione, soprattutto in un investimento a lungo termine come quello previdenziale, è d’obbligo.

Fonti:
MF – Milano Finanza
http://www.iononcicascopiu.it

Miti da sfatare: il mattone è davvero il miglior investimento possibile?

images[9]Casa dolce casa. Gli italiani amano il mattone.

Questo è un dato di fatto, l’investimento immobiliare è la scelta principe per la stragrande maggioranza degli italiani.
Dietro l’acquisto di una casa ci sono forti motivazioni psicologiche. Le più importanti sono legate alla tranquillità che offre avere “un tetto sopra la testa” e all’apparente maggiore sicurezza data dal fatto che un immobile è un bene fisicamente tangibile, che si vede, si tocca.

Però, a parte la casa di proprietà che merita un discorso a parte, siamo sicuri che il mattone sia sempre un affare?

Oggi vi do qualche spunto di riflessione e vi riporto alcuni dati per provare a sfatare questo mito calandomi nei panni dei protagonisti del famoso programma televisivo MythBusters, due esperti di effetti speciali che mettono alla prova la validità di numerose leggende urbane e credenze.

Dunque, siamo certi che, conti alla mano, l’immobile convenga come puro investimento? Abbiamo considerato tutti i costi sommersi e indiretti che gravano dietro all’acquisto e la gestione di un immobile da mettere a reddito? A fare due conti, molte certezze vacillano.

Partiamo innanzitutto dal contesto di mercato. E’ indubbio che i prezzi delle case siano cresciuti in maniera esponenziale fino alla fine del 2007. Una crescita violenta trainata dai mutui facili (che ci sono costati moltissimo come insegna la crisi dei mutui subprime americani del 2008) e da un mercato drogato senza solide fondamenta.
Successivamente, complice anche la crisi i prezzi sono iniziati a scendere in modo deciso soprattutto nelle zone meno “nobili”, quelle però dove risiedono la maggior parte dei risparmiatori che adesso ne pagano il prezzo.

Proprio ieri l’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate ha evidenziato quasi un dimezzamento del mercato immobiliare italiano rispetto ai picchi del 2006, crollando ai livelli del 1985. Nel 2012 le abitazioni comprate o vendute si sono fermate a 444mila unità, come non accadeva da quasi trent’anni. Il calo dal 2011 al 2012 è stato del 25,8%. Nel quarto trimestre dell’anno, in particolare, le compravendite immobiliari sono precipitate del 29,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Oltre a questo, l’anno scorso i prezzi delle abitazioni sono calati mediamente del 12%. Dall’inizio della crisi del 2008 ad oggi, per le sole abitazioni i prezzi sono calati nell’ordine del 20-25%.

In altre parole è quindi molto più difficile vendere una casa e se si contabilizzasse quotidianamente a valore di mercato ogni proprietà immobiliare le famiglie si troverebbero di fronte a spiacevoli sorprese e grafici in discesa.

Questa tendenza, soprattutto in alcune zone, non sembrerebbe destinata a invertirsi. Anzi. Complice la crisi, le maggiori difficoltà di ottenere un mutuo, forme di investimento diverse, insieme all’analisi di tutti i costi e le tasse connesse per l’acquisto di una casa stanno facendo vacillare tante certezze. In particolar modo quando si tratta di immobili a reddito e quindi non prime case.

Ciò non significa che investire in immobili sia sempre sbagliato o non conveniente, significa che non dovrebbe essere l’unica forma di investimento in portafoglio. Agli immobili dovrebbero essere affiancate soluzioni finanziarie che hanno dalla loro alcuni innegabili vantaggi, complementari e che perfettamente si integrano con il “mattone” quali la liquidabilità, la trasparenza dei prezzi, la quotazione giornaliera, ecc. Ancor meglio se si prediligono soluzioni altamente diversificate per area geografica (per contenere il cosiddetto “rischio paese” e accedere a mercati più floridi ed in crescita dell’Italia), valuta e settore.

Per assicurarsi una rendita e buoni rendimenti esistono numerosi strumenti alternativi al “mattone”, con caratteristiche diverse e spesso complementari. Alcuni esempi? Cedole e dividendi.

ced.div. vs matt

La storia ci insegna che la regola della diversificazione non solo è saggia ma paga.

Vuoi conoscere insieme a me, numeri alla mano, in che modo è possibile impostare una gestione complessiva del patrimonio in maniera efficiente, diversificata, fiscalmente conveniente, con il miglior rapporto rischio/rendimento atteso?

Contattami per un appuntamento, approfondiremo strumenti e soluzioni per sfatare insieme il mito del “mattone”.

Cat Bond, quando l’innovazione aumenta la protezione

Cos’è la correlazione in finanza? Come dice la parola stessa, per correlazione si intende la relazione che intercorre tra due o più variabili. In finanza è utile per definire il legame che ci può essere (o non essere) tra due o più entità.

E’ strettamente collegata al concetto di diversificazione, in quanto per diversificare correttamente gli investimenti è fondamentale inserire strumenti che siano poco correlati tra loro (decorrelati) in modo da proteggere e tutelare il più possibile il risparmio in ogni situazione, positiva o negativa.

Un problema di questi ultimi, complicati, anni è stato e continua ad essere proprio quello della forte correlazione tra i diversi strumenti finanziari: in alcuni periodi azioni, obbligazioni, valute, materie prime sono andate tutte nella stessa direzione (ahimè verso il basso…). In più, con l’espandersi della globalizzazione, anche geograficamente è avvenuta la stessa cosa: ad esempio alla discesa del mercato azionario europeo è corrisposta una discesa (seppur diversa in termini numerici) dei mercati azionari americani, del pacifico e dei paesi emergenti.

Cosa si può fare quindi per aumentare la decorrelazione tra i vari investimenti e proteggere i nostri risparmi?

Sicuramente continuare a diversificare gli investimenti (cioè “non mettere tutte le uova nello stesso paniere”), perchè le anomalie di questi anni non possono continuare all’infinito e i mercati gradualmente si “normalizzeranno”. Altrettanto sicuramente, inserire una componente di strumenti finanziari realmente decorrelati dagli investimenti tradizionali, che hanno dimostrato nel tempo di essere indipendenti da ciò che avviene sui mercati.

Vorresti un esempio pratico di strumenti di investimento realmente decorrelati? Eccoti accontentato, ti presento i CAT BOND (Catastrophe Bond).

La definizione potrà non sembrarti promettente o di buon auspicio, in realtà ti consiglio di andare aldilà del nome per cogliere l’accezione positiva di questi strumenti. Infatti possiamo dire che chi investe in Cat Bond è al tempo stesso investitore ad alto tasso di interesse e benefattore.

Cosa sono? Sono strumenti finanziari (obbligazioni) che consentono di trasferire i rischi assicurativi al mercato dei capitali.

Perchè sono nati i Cat Bond? Perchè le compagnie assicurative hanno la necessità, a loro volta, di riassicurarsi: da alcuni anni possono farlo tramite questi strumenti ad-hoc che consentono di trasferire gran parte dei rischi assicurativi al mercato dei capitali.

Come vengono emessi? I soldi vengono raccolti tramite uno Special Purpose Vehicle (Spv). Lo Spv è una società giuridicamente autonoma costituita per l’occasione, che emette i titoli e assume in prima persona tutti gli obblighi derivanti dall’emissione. Questi soldi sono depositati presso un conto vincolato a beneficio della compagnia assicurativa che cede il rischio, nel caso in cui l’evento naturale si manifesti e dell’investitore, nel caso in cui l’evento non si manifesti.

Quali garanzie hanno gli investitori? Il capitale dell’investimento è sempre separato da quello della compagnia che trasferisce il rischio, per mitigare il rischio di credito nei suoi confronti.

Attraverso i Cat Bond è dunque possibile stare alla larga dai soliti rischi. Il rendimento non dipende dall’emotività che domina i mercati e dai fondamentali su cui si basano i trend di borsa, ma principalmente dal verificarsi di un evento naturale catastrofico (terremoti, incendi, uragani, tempeste, alluvioni) indipendentemente dall’andamento dei mercati azionari, obbligazionari, delle valute e dei tassi. Gli eventi naturali non dipendono infatti dalla psiche dei mercati e non ne subiscono le conseguenze dirette. Se l’Italia diventa insolvente o l’euro avrà dei problemi, sicuramente non sarà una causa di un uragano in Messico! Vuoi una prova tangibile di questa decorrelazione? Guarda questo grafico.

Inoltre anche gli eventi stessi sono completamente slegati gli uni dagli altri: è evidente che un terremoto in Giappone non influisce affatto sulla possibilità che si verifichi un uragano in Florida e via dicendo. Dunque abbiamo una doppia decorrelazione, “esterna” (nei confronti delle asset class tradizionali) e “interna” (tra i diversi eventi naturali ri-assicurati in tutto il mondo).

Ci tengo a fornirti un altro dato interessante che testimonia la validità di queste soluzioni: dal 1990 ad oggi la quasi totalità dei Cat Bond emessi è arrivata a scadenza senza subire perdite, ma producendo generosi interessi. Naturalmente, non devi credere ai Maya… 🙂

Un’ulteriore componente che rende interessante questa asset class in questo momento è il vero e proprio boom delle emissioni (1° quadrimestre 2012: +47% rispetto al 2011) e dei rendimenti attesi degli ultimi mesi nella ricerca di una maggior tranquillità da parte delle compagnie di assicurazione nell’assolvere i loro compiti anche al verificarsi di eventi estremi.

Come si può investire materialmente in Cat Bond? Investire in Cat Bond è un privilegio riservato ai clienti del Gruppo Azimut, e quindi anche ai miei clienti! Azimut infatti è l’unica società in Italia a poterti offrire l’accesso a questi innovativi strumenti, normalmente riservati ad investitori istituzionali come fondi pensione, fondi specializzati, ri-assicuratori, banche, asset manager. Attraverso l’acquisizione del 50% di Katarsis Capital Advisors, una società specializzata in questi strumenti che gestisce i fondi Eskatos ed ha sede in Svizzera, è stato creato AZ Cat Bond Fund, un esclusivo fondo a bassa volatilità che investe direttamente in Cat Bond (articolo Borsa & Finanza).

Vuoi saperne di più? Vorresti avere qualche informazione più dettagliata sul Cat Bond Fund? Vuoi aumentare la protezione dei tuoi risparmi?

Contattami, sono a tua disposizione.

Disclaimer

Il senno di poi non sbaglia mai

Frasi del tipo “Lo sapevano tutti che il mercato sarebbe crollato” oppure “Come hanno fatto a non prevedere una cosa tanto ovvia” o ancora “Non ci voleva un master per capire che i mercati sarebbero scesi, io l’ho sempre saputo” sono compagni di pensiero tipici del mondo degli investimenti finanziari.

La tendenza a sopravvalutare le proprie capacità personali è tipica della natura umana che cerca inoltre a posteriori una serie di conferme ad un pensiero che, nella maggior parte dei casi, si forma dopo e non prima. L’opinione creata a posteriori risulta ovviamente giusta perché si basa su informazioni corrette (per definizione) e su fenomeni già accaduti. E’ utile rivedersi qualche replica di trasmissione televisiva oppure leggere qualche vecchio giornale per vedere come le opinioni della collettività mutino rapidamente.

Molto spesso, tra l’altro, la convinzione è così radicata che la nostra mente non riesce a distinguere quanto è l’influenza del “già accaduto” o quanto invece siano realmente previsioni corrette con il “senno di prima”. Naturalmente il secondo fenomeno è molto più raro e spesso, anche in questo caso, trova nella statistica la sua giustificazione.

Quando siamo in presenza di una moltitudine di voci ce ne sarà sempre una (o più) fuori dal coro che per definizione ci azzecca. Bisogna vedere però quante volte questo fenomeno si ripete nel tempo. Non stupirà sapere che questo non capita quasi mai.

Siamo quindi vittima di un eccesso di sicurezza. Questo fenomeno è tipico di molte professioni e ovviamente anche il campo delle scelte di investimento non ne è esente. Un esempio classico è quello relativo alle capacità di guida dell’automobile dove tutti pensano di saper guidare meglio della media quando questo è per definizione impossibile.

L’eccessiva sicurezza di sé fa si che molti risparmiatori pensino di poter capire il mercato e di prevederne le oscillazioni anche nel breve termine e che, qualora si sbagli, questo sia imputabile a cause esterne oppure all’aver dato retta a qualcun altro.

Un noto economista, Shiller, dopo il crollo del 19 ottobre 1987, chiese a molti investitori qual’era stato il loro comportamento durante il tracollo. I risultati del test rendono bene l’idea di quanto sia forte questo fenomeno. Il 29% rispose che il giorno del crollo pensava di sapere esattamente a quale livello il mercato sarebbe rimbalzato e ben il 48% tra coloro che avevano acquistato azioni in quel giorno si riteneva in grado di capire quando il mercato avrebbe svoltato.

In generale, quindi, quanto più è elevata la sicurezza di sé tanto più è facile perdere denaro perché si analizza il mercato con il senno di poi dando quasi sempre la colpa al contesto e agli altri.

Quando si prende una decisione l’eccesso di sicurezza porta a non servirsi di tutte le informazioni disponibili ma piuttosto a fare affidamento su convinzioni personali o su pochi parametri.

Si tende pertanto ad investire sui titoli monitorati perdendo opportunità. Si finisce così per pagare troppo alcuni investimenti e non si fa una vera diversificazione del portafoglio indispensabile oggi per affrontare i rischi impliciti ed espliciti dei mercati e cercare di ottenere rendimenti interessanti con il giusto livello di rischio.

Anche (e, in alcuni momenti, soprattutto) questi aspetti fanno parte della mia professione di consulente finanziario: saper gestire al meglio le emozioni dei miei clienti, oltre alle mie, risulta fondamentale per riuscire a cogliere le migliori opportunità ed evitare di commettere errori.

Fonte: Io non ci casco più! News

TRANSLA(c)TION – Luglio 2012

TRANSLA(c)TION è un piccolo spazio del mio blog che dedicherò ogni mese alla sintesi delle informazioni e degli aggiornamenti più rilevanti dal punto di vista economico e finanziario. L’obiettivo è quello di fornirti un quadro sintetico generale del contesto internazionale e darti qualche spunto da “tradurre” in pratica per migliorare la gestione dei tuoi investimenti.

TRANSLA(c)TION nasce dall’unione di due termini inglesi: translation=traduzione e action=azione.

Qual’è dunque il contesto attuale?

“Le incertezze sui tempi d’attuazione di quanto discusso negli incontri dell’Eurogruppo ha portato nuova volatilità. Nel frattempo il tema della crescita torna alla ribalta sia sui paesi “sviluppati” sia su quelli “emergenti”. La politica monetaria chiamata ad intervenire per compensare la stretta fiscale”

I passi avanti fatti a fine giugno verso una maggiore unificazione bancaria e verso la separazione “contabile” tra banche e Stato, sono stati in parte vanificati dalle prese di posizione degli Stati  Europei più virtuosi e dal fatto che il Bundestang (parlamento federale tedesco) si pronuncerà solo a settembre sulla legittimità costituzionale dei meccanismi di aiuto dei Fondi di Salvataggio.

In compenso la Spagna ha ottenuto una dilazione nel percorso di consolidamento che la obbligheranno ad una pesante manovra da 65 miliardi di euro in due anni e mezzo che non potrà non fare da freno a una ripresa economica già in difficoltà. L’intervento di ieri del ministro delle finanze spagnolo ha creato un nuovo allarme sul possibile default del paese iberico, che sta avendo forti ripercussioni sulla giornata odierna di borsa con forti ribassi dei listini azionari e impennata degli spread dei paesi “periferici” nei confronti dei titoli di stato tedeschi: oltre 500 punti base per l’Italia (massimi da gennaio) e oltre 600 per la Spagna (massimi assoluti).

Il tema della crescita è all’ordine del giorno anche nelle altre parti del mondo, in particolare in Usa e in Cina.

Il FMI, ammonendo che “è ora di agire”, ha ritoccato al ribasso le previsioni di crescita mondiale per il 2012 e il 2013. Le revisioni al ribasso sulla crescita non risparmiano i paesi Emergenti con il rallentamento più vistoso che si registra in India e il dato sotto l’8% della crescita della Cina che preoccupa per gli effetti depressivi sulle altre aree del mondo.

E’ bene dire che i paesi Emergenti hanno maggiori leve di intervento rispetto a quelli Sviluppati avendo ampi margini d’intervento sia sulla politica monetaria sia su quella fiscale. Al contrario Usa e Europa hanno le armi “fiscali” un pò scariche per la necessità di riequilibrare in tempi stretti i  conti pubblici. Infatti, in Europa al momento prevale l’orientamento tedesco sia sulla politica fiscale, anche se l’atteggiamento di austerity sta lasciando spazio a qualche segnale di apertura agli stimoli per la crescita, sia sulla politica monetaria.

La BCE ha aumentato il proprio bilancio per espandere la liquidità nel sistema in ritardo rispetto alla Fed (la banca centrale americana), intervenuta più prontamente nella crisi del 2008, e tutt’ora non intende intervenire con la soluzione più incisiva da tutti auspicata e che consiste nello stampare moneta in modo da compensare il drenaggio “fiscale” che sta assottigliando sempre di più la capacità di spesa del sistema economico nel suo complesso.

In questo contesto, imprese e consumatori non ritrovano la fiducia necessaria e finiscono per tagliare investimenti e consumi causando un effetto domino che non fa altro che amplificare il rallentamento economico stesso.

In questo scenario in cui i mercati azionari, obbligazionari e valutari stanno scontando un forte rallentamento della crescita, la prudenza sembra un obbligo e per ridurre i rischi la diversificazione su diverse asset class e stili di gestione rimane la via maestra.

Vuoi tradurre queste INFORMAZIONI in AZIONI e consigli pratici per migliorare la gestione dei tuoi investimenti?

Come dice il proverbio: “Chiedi e ti sarà dato” www.daniloperini.com/contatti

 

Fonte delle informazioni: Azimut Ufficio Studi

Come cogliere le opportunità?

Il mondo degli investimenti è cambiato e io in prima persona, supportato attivamente dalla mia società, mi muovo rapidamente e tempestivamente per soddisfare i bisogni dei clienti.

In alcuni precedenti articoli ho parlato di come proteggerci dal “Pericolo Euro”, oggi voglio occuparmi di un’altra esigenza particolarmente attuale e diffusa: quali efficienti strategie adottare per cogliere le opportunità di rendimento su titoli di stato e obbligazioni, minimizzando i rischi?

Spesso in passato abbiamo considerato i titoli di stato – in particolare quelli  italiani – e le obbligazioni private di importanti società come porti sicuri. Purtroppo però gli anni scorsi, ed in particolare la scorsa estate, anche questo paradigma ha cominciato a scricchiolare.

Oggi, anche a causa del complicato contesto europeo, della celeberrima “speculazione internazionale” e dell’incapacità decisionale della nostra classe politica, le quotazioni dei nostri buoni del tesoro sono assai basse e per questo offrono rendimenti molto appetibili, anche su scadenze relativamente brevi.

Come cogliere queste opportunità senza esporci completamente al cosiddetto “Rischio Paese”? Meglio scegliere singole emissioni o acquistare un numero elevato di titoli per aumentare la tutela?

Per diversificare gli investimenti e al contempo assicurarsi un rendimento elevato, minimizzando e quasi annullando il rischio di controparte, ti vorrei far valutare l’opportunità di investire in una soluzione obbligazionaria con scadenza predefinita, flusso cedolare certo e un interessante rendimento a scadenza che ho a disposizione per un periodo limitato. Ecco alcune caratteristiche:

  • Scadenza predefinita a 4 anni: settembre 2016
  • Diversificazione in oltre 80 selezionati titoli ed emittenti (sia titoli di stato – italiani ed internazionali – che obbligazioni societarie)
  • Possibilità di cedola annua pari al 4%
  • Rendimento a scadenza certo, con le quotazioni degli ultimi giorni oggi è pari al 5,50% su base annua
  • Tutela patrimoniale (fondo di investimento con deposito lussemburghese)

Abbiamo tempo fino al 10 agosto prossimo per sottoscrivere questa interessante soluzione, successivamente non sarà più possibile fare versamenti proprio per garantire questo rendimento a scadenza.

Naturalmente queste informazioni sono parziali e non rappresentano una sollecitazione all’investimento, bensì sono un primo spunto di confronto e di riflessione utile per un successivo incontro personale di approfondimento.

E’ assolutamente possibile cogliere le opportunità anche in un contesto come quello attuale, l’importante è evitare la concentrazione e compiere scelte sagge ed oculate. Vuoi saperne di più? www.daniloperini.com/contatti

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