Attualità: economia, mercati, prospettive

Con una politica fiscale a mezzo servizio, il compito di tenere in piedi la crescita economica spetta alle Banche Centrali. Dopo gli ultimi dati macro in Europa è adesso più probabile un taglio dei tassi da parte della BCE. A metà dicembre probabilmente la Fed chiarirà ulteriormente la misura dei suoi interventi. Inoltre in Giappone la BoJ è sottoposta a pressioni crescenti del governo affinché adotti un target d’inflazione più ambizioso e in Inghilterra la BoE ha deciso di trasferire al governo i proventi derivanti dalle cedole dei titoli comprati durante l’ultima operazione di easing quantitativo. L’attenzione è catalizzata dal precipizio fiscale americano, cioè la scadenza di fine anno entro la quale repubblicani e democratici dovranno trovare un accordo per il rinnovo almeno parziale delle agevolazioni fiscali in corso.

Le trimestrali sugli utili aziendali in Usa stanno confermando le attese di una riduzione degli utili. La riduzione delle previsioni di crescita economica mette a rischio anche le proiezioni sugli utili aziendali per il 2013. Le sorprese arrivano non tanto dagli utili, visto che le aziende che hanno superato le attese sono in linea con le medie di lungo periodo, quanto dall’andamento del fatturato dove soltanto il 37% delle imprese ha superato le aspettative; alcuni analisti hanno imputato parte del calo del fatturato anche all’aumento del tasso di cambio effettivo reale del dollaro.

Nel breve termine segnaliamo che la recente discesa delle quotazioni azionarie ha interrotto il trend rialzista di medio termine sulla borsa americana; nelle prossime settimane sarà importante verificare se verrà o meno recuperata la media mobile a 200 giorni per verificare la forza del trend in atto. In Europa la situazione tecnica delle borse appare migliore anche se è evidente anche in questo caso una perdita di momentum dovuto alla mancanza di chiarezza sulla richiesta di aiuti della Spagna e alla definizione del nuovo pacchetto per la Grecia.

Il ribasso dei rendimenti sui Titoli di Stato tedeschi su livelli negativi sulle scadenze fino a 3 anni dimostra che gli investitori pensano che la crisi europea non sia ancora finita. Di conseguenza il programma di acquisti della BCE di Titoli di Stato italiani e spagnoli con scadenze tra 1 e 3 anni dovrebbe ancora continuare. Questi acquisti hanno fatto aumentare la pendenza della curva dei rendimenti italiana creando delle opportunità per chi abbia il tempo e la propensione al rischio adeguata per tenere in portafoglio duration intermedie che potrebbero ottenere dei capital gain.

Ad aumentare l’incertezza sui mercati ha contribuito la crisi militare tra Palestina e Israele che sta avendo un’evoluzione non prevista con una rapida escalation che ha portato all’inedito lancio di razzi nelle vicinanze di Gerusalemme.

Commento flash per le principali asset class (categorie di investimento):

Azioni Mondiali: utili aziendali in riduzione e calo del fatturato mettono a rischio le proiezioni per il 2013. La situazione tecnica è in indebolimento soprattutto sulla borsa americana.

Valute: l’Euro si indebolisce per la forza del dollaro come bene rifugio di fronte alla debolezza dell’economia europea e all’escalation della situazione di conflitto in Israele.

Obbligazioni e Crediti: Aumento e graduale rediscesa degli spread di rendimento dei paesi periferici europei e sulle obbligazioni corporate. I tassi a breve negativi sui Titoli di Stato tedeschi segnalano che la BCE dovrebbe continuare a comprare “periferia”.

Materie Prime: gli operatori internazionali hanno diminuito ancora le posizioni lunghe sul petrolio e hanno esposizione negativa sugli investimenti in rame.

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Fonte: Azimut Ufficio Studi

(disclaimer)

Mercati: estate tranquilla…e l’autunno?

L’estate sta finendo e un anno se ne va…il mese di agosto è passato, rivelandosi più tranquillo di come si immaginava, almeno sui mercati finanziari. Di sicuro più tranquillo dell’agosto 2011, quando scoppiò rapidamente la tensione sui titoli di Stato europei ed italiani in particolare.

Tra gli analisti c’è chi azzarda l’ipotesi che anche il percorso da qui a fine anno potrebbe essere sì vivace, ma meno agitato di come a volte continuaiamo ad immaginare. Lo scrive, tra gli altri, anche Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos Partners, il quale però avverte subito gli investitori che sulla strada da settembre a gennaio 2012 vi sono posizionate sette “mine” di vario tipo, in grado di scatenare reazioni di delusione sui mercati. Eccole in sintesi:

1. Un ritardo nel Qe3 in America (il terzo giro di “quantitative easing” = alleggerimento quantitativo, ossia una delle modalità con cui avviene la creazione di moneta da parte della banca centrale). Se la Fed non lo annuncerà il 6 settembre ci sarà quindi una mezza delusione.

2. La decisione della Corte costituzionale tedesca il 12 settembre: il mercato dà praticamente per scontata una decisione favorevole. Se così non sarà, la delusione sarà forte, mentre se la Corte ribadisse una forte opposizione all’assunzione di impegni illimitati da parte dell’Esm, la reazione dei mercati sarebbe modesta.

3. La Grecia. La Germania potrebbe sacrificare Atene sull’altare del rigore per coprire, agli occhi degli elettori tedeschi, il salvataggio di Spagna e Italia, anche se il mercato non dà grandi probabilità a questo esito infausto e noi nemmeno.

4. Il piano per salvare Italia e Spagna. Per ora sta funzionando a “energia verbale” ma Draghi cercherà in tutti i modi di mettere sul tavolo i soldi per l’intervento: ci saranno una miriade di dettagli (e quindi di trappole minate) da definire.

5. La crescita. Per adesso si vive della rendita derivante dalle basse aspettative dei mesi scorsi. Tuttavia, le aspettative aumentano e con loro cresce il potenziale per una delusione.

6. Attacco all’Iran. Un eventuale attacco sarebbe accompagnato da un imponente rilascio di riserve strategiche di petrolio in tutto il mondo, ma il potenziale per la volatilità rimane elevato.

7. Fiscal cliff, ovvero il “precipizio fiscale” negli Stati Uniti provocato dalla scadenza degli sgravi promossi durante l’era Bush. Può succedere di tutto, da un accordo in 24 ore a un braccio di ferro prolungato e molto teatrale. In gioco, “c’è niente meno che una recessione americana (e quindi globale) nel 2013, questa è una mina molto grossa”.

Se questo è lo scenario, sarà dunque ancor più fondamentale tenere monitorati i propri investimenti con il supporto di un Professionista e compiere le scelte corrette e gli aggiustamenti opportuni per affrontare serenamente ognuna di queste “mine” che potrebbero scoppiare di qui alla fine dell’anno.

Quale miglior momento di questo per farsi aiutare da un punto di vista professionale, competente e oggettivo nella valutazione del proprio portafoglio e rendere più efficiente la gestione dei propri risparmi?

Così come già sottolineato, è possibile, e per qualcuno assai probabile, che questi ostacoli possano essere affrontati nel modo giusto e superati di slancio dalle autorità internazionali influenzando positivamente l’andamento dei mercati e aumentando le nostre opportunità di guadagno! E’ importante farsi trovare pronti per non perdere nessun treno…

Nella speranza che quest’ultima ipotesi si realizzi, colgo l’occasione per augurare a tutti voi una buona ripresa di lavoro!

TRANSLA(c)TION – Luglio 2012

TRANSLA(c)TION è un piccolo spazio del mio blog che dedicherò ogni mese alla sintesi delle informazioni e degli aggiornamenti più rilevanti dal punto di vista economico e finanziario. L’obiettivo è quello di fornirti un quadro sintetico generale del contesto internazionale e darti qualche spunto da “tradurre” in pratica per migliorare la gestione dei tuoi investimenti.

TRANSLA(c)TION nasce dall’unione di due termini inglesi: translation=traduzione e action=azione.

Qual’è dunque il contesto attuale?

“Le incertezze sui tempi d’attuazione di quanto discusso negli incontri dell’Eurogruppo ha portato nuova volatilità. Nel frattempo il tema della crescita torna alla ribalta sia sui paesi “sviluppati” sia su quelli “emergenti”. La politica monetaria chiamata ad intervenire per compensare la stretta fiscale”

I passi avanti fatti a fine giugno verso una maggiore unificazione bancaria e verso la separazione “contabile” tra banche e Stato, sono stati in parte vanificati dalle prese di posizione degli Stati  Europei più virtuosi e dal fatto che il Bundestang (parlamento federale tedesco) si pronuncerà solo a settembre sulla legittimità costituzionale dei meccanismi di aiuto dei Fondi di Salvataggio.

In compenso la Spagna ha ottenuto una dilazione nel percorso di consolidamento che la obbligheranno ad una pesante manovra da 65 miliardi di euro in due anni e mezzo che non potrà non fare da freno a una ripresa economica già in difficoltà. L’intervento di ieri del ministro delle finanze spagnolo ha creato un nuovo allarme sul possibile default del paese iberico, che sta avendo forti ripercussioni sulla giornata odierna di borsa con forti ribassi dei listini azionari e impennata degli spread dei paesi “periferici” nei confronti dei titoli di stato tedeschi: oltre 500 punti base per l’Italia (massimi da gennaio) e oltre 600 per la Spagna (massimi assoluti).

Il tema della crescita è all’ordine del giorno anche nelle altre parti del mondo, in particolare in Usa e in Cina.

Il FMI, ammonendo che “è ora di agire”, ha ritoccato al ribasso le previsioni di crescita mondiale per il 2012 e il 2013. Le revisioni al ribasso sulla crescita non risparmiano i paesi Emergenti con il rallentamento più vistoso che si registra in India e il dato sotto l’8% della crescita della Cina che preoccupa per gli effetti depressivi sulle altre aree del mondo.

E’ bene dire che i paesi Emergenti hanno maggiori leve di intervento rispetto a quelli Sviluppati avendo ampi margini d’intervento sia sulla politica monetaria sia su quella fiscale. Al contrario Usa e Europa hanno le armi “fiscali” un pò scariche per la necessità di riequilibrare in tempi stretti i  conti pubblici. Infatti, in Europa al momento prevale l’orientamento tedesco sia sulla politica fiscale, anche se l’atteggiamento di austerity sta lasciando spazio a qualche segnale di apertura agli stimoli per la crescita, sia sulla politica monetaria.

La BCE ha aumentato il proprio bilancio per espandere la liquidità nel sistema in ritardo rispetto alla Fed (la banca centrale americana), intervenuta più prontamente nella crisi del 2008, e tutt’ora non intende intervenire con la soluzione più incisiva da tutti auspicata e che consiste nello stampare moneta in modo da compensare il drenaggio “fiscale” che sta assottigliando sempre di più la capacità di spesa del sistema economico nel suo complesso.

In questo contesto, imprese e consumatori non ritrovano la fiducia necessaria e finiscono per tagliare investimenti e consumi causando un effetto domino che non fa altro che amplificare il rallentamento economico stesso.

In questo scenario in cui i mercati azionari, obbligazionari e valutari stanno scontando un forte rallentamento della crescita, la prudenza sembra un obbligo e per ridurre i rischi la diversificazione su diverse asset class e stili di gestione rimane la via maestra.

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Come dice il proverbio: “Chiedi e ti sarà dato” www.daniloperini.com/contatti

 

Fonte delle informazioni: Azimut Ufficio Studi