Emergenza credito

emergenzaL’Italia sta per affrontare una nuova ondata di crisi del credito? Dall’analisi di più dati, quelli diffusi in primis da Bankitalia, la situazione del credito nel Bel Paese sembra non conoscere tregua.

“L’Italia è ancora una volta in piena emergenza credito”, afferma il Centro Studi Confindustria in un report pubblicato l’8 marzo. I dati diffusi da Bankitalia sui prestiti bancari concessi a famiglie e imprese nel primo mese dell’anno sono infatti preoccupanti. Secondo l’istituto centrale, nel mese di gennaio i prestiti erogati al settore privato sono scesi dell’1,6% su base annua rispetto al -0,9% di dicembre, registrando il calo maggiore degli ultimi 14 mesi. Più precisamente, i prestiti alle famiglie sono diminuiti dello 0,6% su dodici mesi (-0,5% a dicembre), quelli alle società non finanziarie del 2,8% (-2,2% a dicembre).

Su queste basi il CSC sottolinea il pericolo dell’arrivo di una nuova ondata di credit-crunch (“stretta del credito”) e attribuisce una netta responsabilità alle banche stesse “la flessione dei prestiti è più marcata di quella del Pil nominale e i dati indicano che è avvenuta prima la riduzione dell’offerta di credito, che è stata la principale causa della seconda recessione, e solo dopo è seguito il calo di domanda” afferma Confindustria.

Interessante esaminare in questa luce un’altra serie di dati, quelli derivanti da un’analisi della Cgia di Mestre. L’associazione Artigiani e Piccole Imprese veneta individua un’anomalia nel sistema del credito: l’81% circa degli oltre 1.335 mld di prestiti erogati dalle banche italiane è infatti concesso ad un esiguo 10% di gruppi e grosse società industriali (i cosiddetti clienti affidati) mentre il rimanente 19% viene destinato a famiglie, pmi e a lavoratori autonomi che di fatto costituiscono il 90% dei clienti delle banca. Non solo, dall’analisi della distribuzione del tasso d’insolvenza emerge che il 78,3% è concentrato proprio nelle mani di quel 10% che viene privilegiato nella concessione di credito. Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia, afferma che “nei rapporti tra banche ed imprese tutto è clamorosamente rovesciato: chi riceve la quasi totalità dei prestiti presenta livelli di affidabilità bassissimi, mentre chi dimostra di essere un buon pagatore ottiene il denaro con il contagocce”.

Per concludere, citiamo anche un report di Mediobanca, il quale quantifica in 21 mld l’ammontare dei crediti dubbi (principale motivazione dell’attuale restrizione del credito) del sistema bancario italiano, ovvero di quanto le banche necessiterebbero per allineare i propri bilanci secondo le normative europee. Nel report emerge che la copertura media dei crediti dubbi delle banche italiane è pari al 39%, il 14% in meno rispetto alle media europea.

Come fare dunque per uscire da questa stretta? Sicuramente serve una forte risposta da parte delle istituzioni, che per troppo tempo hanno sottovalutato o mal gestito tale problema strutturale. Ma certo non è questa la sede più opportuna per affrontare nel dettaglio le possibili soluzioni di medio e lungo termine.

Per dare il nostro contributo concreto e favorire l’accesso al credito alle imprese e alle famiglie, noi del gruppo Azimut abbiamo costruito e rafforzato partnerships con alcuni importanti istituti di credito italiani ed esteri, riservando ai nostri clienti condizioni riservate e privilegiate.

Per saperne di più, contattami.

 

Fonti dati: Banca d’Italia, Centro Studi Confindustria, CGIA Mestre, Mediobanca Securities

 

Annunci

Contesto economico-finanziario: facciamo il punto

Dati macroeconomici migliori del previsto ma l’incertezza sui temi fiscali frena le assunzioni di “qualità”. Il trimestre in corso è ricco di appuntamenti politici importanti che possono essere catalizzatori di rischi-opportunità da seguire attentamente.

Nelle ultime settimane l’indice CS che registra le sorprese economiche (vedi grafico) ha evidenziato un netto miglioramento con i dati economici in uscita meglio delle previsioni degli analisti. Tuttavia, è da segnalare la difficoltà dell’attività manifatturiera americana. Secondo molti economisti l’incertezza elettorale impedisce agli imprenditori di prendere decisioni d’investimento e di aumentare le assunzioni. Vedremo nelle prossime settimane se l’ottimo dato sulla disoccupazione di settembre sarà confermato e se l’aumento di nuovi occupati registrato sia qualitativamente significativo o meno, vista la stabilità del dato sulla disoccupazione allargata (che include il lavoro part time).

In Usa il contesto macroeconomico sul lato “domanda” sta comunque registrando alcuni miglioramenti come, per esempio, nel mercato immobiliare e nel mercato del credito con l’aumento dei prestiti alle famiglie.

Sull’ago della bilancia dei mercati potrebbero pesare altri importanti appuntamenti politici. Nel corso di quest’ultimo trimestre, infatti, ci attende un calendario fitto di eventi che possono essere catalizzatori di rischi/opportunità da seguire e cogliere con gli strumenti adeguati. In primo luogo, se il governo americano non dovesse raggiungere un accordo sul rinnovo degli stimoli fiscali che scadono alla fine dell’anno,  l’economia americana potrebbe trovarsi in recessione nella prima metà dell’anno prossimo. Se, infatti, il debito americano continuerà a crescere al tasso medio del +0,6% mensile, il “tetto” di 16,4 trilioni verrà raggiunto a gennaio 2013.

Tutto ciò potrebbe generare maggiore volatilità sui mercati come già avvenuto nel 2011 quando l’agenzia di rating ha declassato il debito americano. Inoltre, le elezioni presidenziali americane potrebbero dare una “spinta” emotiva ai mercati azionari se favorevoli al nuovo candidato repubblicano.

I primi di novembre è previsto anche il congresso del partito comunista cinese con i mercati che si attendono nuovi stimoli fiscali anche con la nuova guida economica del paese.

Per quanto riguarda l’Europa gli appuntamenti più importanti riguardano il rapporto della Troika sullo stato delle finanze della Grecia e, soprattutto, l’eventuale ricorso della Spagna agli aiuti del fondo ESM. In particolare, la decisione del paese iberico potrebbe comportare l’intervento della BCE ed essere utile a migliorare il sentiment verso la Spagna, ultimamente deterioratosi a causa del declassamento a junk bond da parte di Moody’s. Il clima di tensione sulla Spagna potrebbe essere esacerbato dalle elezioni amministrative di novembre che si svolgeranno in un contesto di elevato malcontento sociale a causa dell’elevata disoccupazione, soprattutto giovanile.

E ora qualche commento flash d’attualità sulle principali categorie di investimento:

Azioni Mondiali Utili aziendali in diminuzione come da attese sia negli Stati Uniti che in Europa. Mercati in fase laterale in attesa di sviluppi  sul fronte politico che possono essere decisivi per la crescita economica nel medio termine.

Valute In riduzione la volatilità sull’euro grazie agli interventi delle Banche Centrali. I mercati da un lato sembrano credere in una prossima risoluzione dei punti critici dell’instabilità dell’area euro ma dall’altro nutrono ancora dubbi sulle modalità concrete di intervento della BCE.

Obbligazioni e Crediti Restringimento degli spread di rendimento dei Paesi “periferici” europei e sulle obbligazioni corporate sulla scia degli interventi delle Banche Centrali che hanno dato fiducia ai mercati.

Materie Prime Nell’ultima settimana i money managers (i gestori dei grandi fondi di investimento) hanno diminuito le posizioni lunghe sul petrolio e sui massimi quelle sull’oro.

Fonte: Azimut Ufficio Studi

(disclaimer)

Una banca senza interessi. Si può fare?

Domenica scorsa, ascoltando il programma “Si può fare, cronache da un paese migliore” su Radio 24, ho sentito parlare di JAK Italia, un’associazione culturale che vorrebbe dar vita anche nel nostro Paese (in Svezia esiste da quasi quarant’anni) ad una banca che riceve ed impiega denaro senza interessi. Per spiegare le linee guida di questo interessante (scusate il gioco di parole) progetto, estrapolo di seguito alcuni passaggi del sito internet dell’associazione www.jakitalia.it. 

JAK è un acronimo in lingua svedese: Jord, Arbete, Kapital. In italiano Terra, Lavoro, Capitale, tre elementi di base del sistema economico.

JAK Medlemsbank è una banca che opera in Svezia dal 1973 utilizzando un metodo molto particolare: i risparmiatori non ricevono interessi sul capitale versato, mentre coloro che prendono prestiti pagano unicamente una commissione, corrispondente ai costi di gestione della banca.

JAK è una teoria economico-finanziaria che afferma che il denaro è stato inventato e va utilizzato allo scopo di migliorare la qualità della vita degli esseri umani.”

Migliorare la qualità della vita degli esseri umani è senza dubbio un nobile scopo, che sicuramente sposo in pieno. Ma vediamo su quali basi economiche si fonda quest’idea ed in che modo si vorrebbe concretamente realizzare.

“JAK è un gruppo di italiani che operano per trasformare questa teoria in concreta realtà, anche qui in Italia. E’ un progetto di futuro volto a realizzare un soggetto bancario che si faccia promotore della circolazione del denaro e della redistribuzione della ricchezza. JAK Italia propone un progetto di business sociale “no profit”: obiettivo è la sostenibilità economico-finanziaria, non la massimizzazione del profitto, tanto che i capitali prestati non sono remunerati da interessi ma solo da contributi necessari a sostenere le spese di gestione. Mira, inoltre, a sostenere lo sviluppo di una coscienza ambientale e il credito all’economia locale.

Una nuova immagine di banca, insomma, prende vita: una banca gestita dalle persone (ogni socio gode di un voto nell’assemblea) che mettono a disposizione di altre persone i propri risparmi. Un luogo in cui i soci non pagano, né ricevono interessi. Un sistema virtuoso e sostenibile che mette i soci al riparo anche dall’inflazione in quanto la perdita di potere d’acquisto è compensata dalla possibilità di ricevere finanziamenti a costo ridotto.”

Come funziona il sistema di risparmio e prestiti Jak?

“Lo strumento principale attraverso il quale il progetto JAK si concretizza è un sistema di risparmio e prestito libero da interessi. All’interno di questo sistema le persone depositano denaro e ne prendono in prestito. In entrambi i casi, non vengono applicati interessi. Depositando una somma di denaro, in un sistema JAK, essa rimane costante e, allo stesso tempo, prendendo un prestito nel sistema JAK, si paga una commissione che corrisponde ai costi di gestione del sistema, e che non va mai a pagare gli interessi dei risparmiatori o i redditi di eventuali proprietari. La perdita di potere d’acquisto derivante dall’inflazione è ampiamente compensata dall’assenza di interessi passivi.
I clienti/soci operano mediante il “sistema di risparmio e prestito bilanciato libero da interessi” (the balanced savings and loan system interest-free). A garantire la liquidità del sistema è il meccanismo dei “punti risparmio”: punti che si accumulano nei periodi in cui il socio effettua depositi e si decrementano nei periodi in cui accede al finanziamento.

I finanziamenti sono erogati dietro presentazione di una cauzione pari al 6% della somma erogata, che viene restituita al buon fine del piano di rientro. In caso di mancato pagamento, prima di procedere con le tradizionali iniziative per il recupero, intervengono azioni tipiche della filosofia cooperativa attraverso la dilazione dei pagamenti, la sospensione dei pagamenti per un periodo o l’intervento di altri soci che prestano i propri punti risparmio.

La banca non carica o paga interessi sui suoi prestiti/risparmi. Tutte le attività della banca avvengono fuori dal mercato finanziario poiché i suoi prestiti sono finanziati solamente dai risparmi dei soci. Con il modello JAK la banca torna alla propria funzione principale: raccogliere danaro e ridistribuirlo per assolvere semplicemente al servizio del credito. Il credito è comunque erogato nel rispetto delle garanzie richieste dall’organo di vigilanza; una particolare attenzione è data alle economie dei territori e ai progetti legati alla crescita sostenibile e rispettosa dell’ambiente.” 

Che possa essere questa una reale possibilità per uscire dall’attuale credit crunch bancario? Di certo non sarà la soluzione con la “S” maiuscola e qualche dubbio dal punto di vista pratico ed economico rimane, ma questo innovativo (almeno in Italia) progetto può darci per lo meno alcuni validi spunti di riflessione.

“Un’altra importante componente dell’azione JAK é la diffusione di cultura e consapevolezza rispetto ai processi economici. L’idea di base è che i meccanismi dell’economia sono in realtà molto più semplici di quanto non si creda comunemente, e che ogni persona deve essere in grado di discutere di questioni economiche.”

Quest’ultimo concetto lo condivido completamente ed è uno dei miei cavalli di battaglia nel mio lavoro quotidiano e del Gruppo Azimut in generale: education, cultura finanziaria e consapevolezza dei risparmiatori sono e saranno sempre più fondamentali in Italia per un’evoluzione positiva della nostra economia e del nostro futuro!

Anche per questo è cruciale il ruolo degli operatori del settore. Anche per questo è ancor più cruciale il ruolo del Consulente Finanziario orientato alla persona!  https://daniloperini.com/chi-sono/