La (falsa) sicurezza dei depositi bancari

imagesCA7EE32CAmara verità: in caso di dissesto bancario, i fondi di tutela non basterebbero.

In Italia, l’organismo deputato a garantire la tutela dei depositi bancari è il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Al FITD, per obbligo di legge, aderiscono tutte le banche residenti in Italia tranne le banche di credito cooperativo che, a loro volta, aderiscono al Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo.

L’obiettivo di oggi non è tanto quello di conoscere nel dettaglio le modalità e le forme di garanzia prestate dal Fondo (per saperne di più potete consultare il sito www.fitd.it), quanto sottolineare e ribadire con forza l’assoluta inadeguatezza del fondo, rispetto ai fondi classificati come “Rimborsabili”, cioè rispetto ai volumi dei depositi bancari rimborsabili.

Per comprendere meglio questo delicato tema vi chiedo di osservare la tabella di seguito riportata, tratta dalla Relazione Annuale del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi riferita all’anno 2012, sulla quale sono rappresentati i volumi di fondi rimborsabili suddivisi per livello di rischiosità degli istituti di credito considerati (254), analizzati secondo gli standard previsti dal FITD.

tabella fitd

Cosa possiamo evincere da questi dati?

Secondo questa analisi i fondi rimborsabili della 254 banche ammontano complessivamente a 476 miliardi di euro. Di questi fondi, oltre la metà sono allocati in banche che lo stesso FITD considera con un rischio superiore a quello medio, con il grosso della fetta (197 mld di euro) allocata presso istituti con “Rischio Medio-Alto”, e addirittura oltre 50 miliardi allocati presso istituti con “Rischio Alto” (43 mld) o “Escludibile” (11 mld).

Nella stessa relazione, a pagina 37, leggiamo testualmente: “Con riferimento all’impegno per interventi dell’esercizio 2013, le risorse per interventi, calcolate nella misura dello 0,4% del totale dei fondi rimborsabili al 30 giugno 2012 (476.105.467.627 euro), sono equivalenti a 1.904.421.870,51 euro”

Dunque a conti fatti i fondi disponibili in caso di dissesto bancario, non sarebbero neanche sufficienti per coprire i rimborsi dei depositanti di una banca di piccole dimensioni!!!

A complicare il quadro sopra descritto, è importante ricordare che le sofferenze bancarie hanno superato il 9% del Pil, oltre quota 140 miliardi di euro. Un valore che, al netto degli accantonamenti e delle svalutazioni effettuate, rappresenta più del 20% del capitale e delle riserve complessive del sistema bancario.

Per questi motivi, con un sistema bancario molto fragile (che peraltro rischia di peggiorare con il protrarsi della crisi) ed una situazione economica in fortissimo stress (che può generare ulteriori sofferenze alle banche) appare del tutto ingannevole e fuorviante parlare dell’esistenza di una garanzia assoluta sui depositi inferiori ai 100 mila euro.

Questo per dire che dobbiamo togliere tutto dal conto corrente e mettere i soldi sotto il materasso? Assolutamente no, tutt’altro, ma smettiamola di rifugiarci dietro la (falsa) sicurezza dei depositi bancari e apriamo la mente valutando soluzioni che possano fornirci tutele maggiori nella gestione dei nostri risparmi.

Perché queste soluzioni esistono (eccome!) e io le utilizzo regolarmente nel costruire per i miei clienti una corretta asset allocation all’interno di una corretta pianificazione finanziaria.

Fonte dei dati: www.fitd.it

Pericolo Euro: come salvaguardare i nostri soldi

Oggi ci tengo ad occuparmi o meglio preoccuparmi (cioè occuparmene prima, prima che le cose possano accadere) della situazione economico-finanziaria dell’area Euro in generale e della Grecia in particolare, valutando alcuni riflessi potenziali sul nostro Paese e quindi sui nostri investimenti e sui nostri soldi.

Ci stiamo velocemente avvicinando al momento in cui in Grecia dovranno scegliere cosa fare, le elezioni si terranno il 17 Giugno prossimo e sembra che senza ulteriori interventi europei la Grecia non avrà i soldi necessari per svolgere le sue funzioni pubbliche a partire dal mese di luglio.

Cosa possiamo fare per salvaguardare i nostri soldi?

Lo scenario negativo ipotizzato riguarda un’uscita della Grecia dall’Euro con un ritorno alla moneta nazionale, la dracma, il che implicherebbe per i greci un forte impoverimento, la svalutazione della moneta, una superinflazione, difficoltà di finanziamento e una forte difficoltà a ripagare i debiti, una corsa alle banche per il ritiro della liquidità e la chiusura o fallimento del sistema bancario greco (come e’ avvenuto ad esempio in Islanda) e, last but not least, tensioni sociali. Questo purtroppo potrebbe acuire la speculazione sugli altri Paesi (soprattutto i cosiddetti “periferici”) dell’area creando un effetto domino di difficile valutazione nel suo complesso. Probabilmente per l’Italia si aprirebbe uno scenario di grande difficoltà , anche solo per la comunanza di zona geografica ed economica (vi ricordate dei PIIGS?), che porterebbe ad un’ulteriore recrudescenza della crisi in atto.

Secondo l’agenzia statunitense Fitch l’estromissione della Grecia dall’area Euro sarebbe molto grave, non solo dal punto di vista politico ma anche dal punto di vista economico, in particolar modo per i gruppi assicurativi italiani (gestioni separate) e per i gruppi bancari. Le assicurazioni della Penisola potrebbero pertanto essere esposte più di altre all’eventuale abbandono (o cacciata?) di Atene dalla zona Euro, come principale conseguenza del contagio che si avrebbe sul debito sovrano italiano e quindi sul debito bancario. I problemi di liquidità e solvibilità (cioè l’impossibilità dei risparmiatori di rientrare in possesso del proprio patrimonio temporaneamente o in modo definitivo) secondo Fitch potrebbero derivare in futuro non tanto dalla solidità patrimoniale del gruppo assicurativo, ma dal contesto macroeconomico e dai suoi impatti sul debito governativo e bancario del Belpaese e dell’area periferica europea. E lo scenario sarebbe di poco diverso se l’uscita della Grecia venisse invece accompagnato da un’efficace risposta politica e avvenisse in maniera guidata e ordinata, come credo sia più possibile accada.

Dal punto di vista degli investimenti quindi, in uno scenario in cui i mercati potrebbero ulteriormente scivolare, l’area Euro accusare un’ancor più forte recessione, esserci un rischio valutario (disgregazione dell’Euro) e un rischio inflazionistico importante per la possibile svalutazione repentina della moneta unica, l’impostazione strategica dovrebbe prevedere un’ ampia diversificazione valutaria e di emittenti. In questo modo avremmo più di un paracadute rappresentato dalla selezione delle controparti che ci devono restituire il nostro capitale a scadenza e dalle valute (direi tutte senza particolari preferenze anche se il dollaro e’ sempre stato percepito nel mondo come bene rifugio) al fine di proteggere il valore dei nostri soldi faticosamente accumulati.

Ovviamente essendo questa un’ ipotesi e non una certezza, un’ evoluzione positiva della “questione Grecia”, cioè un risultato elettorale favorevole alla permanenza nell’Euro pur con gli inevitabili sacrifici per il popolo greco, e ancor più una accelerazione reale dell’unità politica, economica e fiscale dell’Europa con perdita di parte della sovranità dei singoli stati a favore di un entità comunitaria di governo, renderebbe appetibili i titoli di Stato di Paesi come l’Italia (tra i pochi a remunerare l’inflazione) o azioni europee accuratamente selezionate che non escluderei completamente dal panorama degli investimenti, se non altro per approfittarne nel caso lo scenario fosse di questo tipo.

Investire prendendo in considerazione tutti gli scenari possibili, dal più positivo al più negativo, cioè diversificando più possibile in controparti, Paesi, valute, stili di gestione, equivale ad ASSICURARSI UN FUTURO SERENO, SEMPRE.

Del resto se e’ vero che il mercato vince sempre, è anche vero che in un mondo profondamente cambiato nelle certezze e nella mappa dei rischi, FARE CIO’ CHE SI E’ SEMPRE FATTO (e cioè obbligazioni bancarie, titoli di Stato, gestioni separate, conti deposito, libretti postali, pronti contro termine ecc.) NON E’ OGGETTIVAMENTE LA STRADA GIUSTA per ottenere la sicurezza sulla quale si contava in passato.

NON SCEGLIERE, tenendo i propri soldi sul conto corrente o in cassaforte o sotto il materasso, NON PROTEGGE dal rischio di controparte bancaria nel primo caso o dal rischio svalutazione in tutti i casi.

Le soluzioni ci sono, basta volerle esplorare!

Dice il saggio: “Se di un problema c’è la soluzione, perché ti preoccupi? E se invece non c’è soluzione ugualmente perché ti preoccupi?”

Io mi PREOCCUPO (cioè mi occupo prima) di trovare le soluzioni giuste con i miei clienti per tutte le loro esigenze patrimoniali, innanzi tutto con informazioni semplici e trasparenti anche in situazioni complesse, in modo da proteggerli SEMPRE, a prescindere dallo scenario che si presenterà nel prossimo futuro.

Vorrei dimostrartelo, concretamente. Contattami per salvaguardare i tuoi investimenti!