10 spunti sulla puntata di Report del 17/10

img_5768Lunedì 17 ottobre nella puntata “Occhio al portafoglio” della trasmissione Report andata in onda su RaiTre, si è parlato di investimenti e risparmi.

Essendo una trasmissione d’inchiesta, sono stati utilizzati toni “scandalistici” e molti contenuti sono stati trattati in maniera troppo superficiale.

Alcuni concetti di fondo però sono corretti e li vado ripetendo da anni (dentro e soprattutto fuori dai social network).

Ecco i 10 messaggi che dovresti fare tuoi:

1) Non esistono investimenti privi di rischio che crescono e basta, senza oscillazioni

2) No, non lo sono neanche i diamanti che la banca cerca di rifilarti facendoteli pagare il doppio del valore di mercato e applicandoti pure un bel 10% di commissione

3) Alcuni prodotti (fondi, polizze vita, ecc.) sono venduti dai funzionari bancari sotto le pressioni commerciali che arrivano dall’alto, in pieno conflitto d’interesse

4) Le banche vendono questi prodotti gravando il cliente di costi esagerati e movimentando eccessivamente il portafoglio per aumentare gli introiti della banca stessa (il consulente libero professionista può decidere in autonomia di non applicare la gran parte di queste commissioni: fare guadagnare i clienti è nel suo interesse di lungo periodo)

5) No, la soluzione non è quella di investire tutto in titoli in Stato (Bot, Btp, ecc.) solo perché costano poco. Oltre a rendere poco, hanno anche dei rischi non così trascurabili

6) In posta, la stragrande maggioranza del personale che oggi promuove prodotti finanziari fino a ieri spediva raccomandate

7) Anche a causa di questa bassa o nulla professionalità, all’ufficio postale sono stati venduti negli anni parecchi prodotti-ciofeca, come il fondo immobiliare Obelisco che ha perso l’80% del proprio valore

8) Anche l’investimento nel mattone è rischioso e va approcciato come qualsiasi altra forma di investimento

9) È probabile che i prezzi delle case scenderanno ancora nei prossimi anni, perché l’offerta supera ancora di gran lunga la domanda e le valutazioni sono, spesso, ancora troppo elevate (in alcuni casi lo sono “artificialmente”, per evitare di aggravare ulteriormente la situazione di bilancio delle banche che hanno in pancia un sacco di case)

10) Scegli un buon consulente che possa spiegarti bene queste cose, pianifica con lui un progetto di investimento coerente con i tuoi obiettivi e hai risolto il 98% dei tuoi problemi finanziari

Questa è la mia sintesi. Ora attendo i vostri commenti!

Se volete vedere la puntata completa, ecco il link: http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-3bfa7b8f-c813-4530-abaa-597c103d320a.html

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Spregiudicatezze e magagne bancarie: caro cliente, i pasti gratis non esistono

immDa anni si susseguono scandali e spiacevoli vicende che coinvolgono le banche e, di riflesso, i loro clienti. Ma, nonostante la reputazione degli istituti di credito sia in costante e deciso ribasso, sono ancora troppo pochi i risparmiatori che hanno piena consapevolezza di ciò che può accadere loro in circostanze di difficoltà. Per evitare sgradevoli inconvenienti è fondamentale comprendere che in finanza, come in qualunque altro ambito della vita, “i pasti gratis non esistono”.

Gli ultimi scandali di alcune banche popolari, Ubi, Etruria e Veneto Banca, aldilà delle differenze, dimostrano la necessità di intervenire sulla loro governance, trasformandole in società per azioni. L’autoreferenzialità delle popolari ha favorito gestioni dissennate e permette ancora egemonie prolungate di tanti banchieri con vere e proprie incrostazioni di potere. For example: il patriarca della Pop. di Sondrio Piero Melazzini (84 anni) dal 1987 è stato al vertice (dg e presidente) e da aprile 2014 è presidente onorario; Gianni Zonin (77 anni) è presidente della Vicenza da 25 anni; Giovanni De Censi (76 anni) nel 1975 è divenuto vicedg di CreVal, entrando nel 1994 nel Cda di cui è oggi presidente.

“Le difficoltà sono state acuite, anche in misura drammatica, dall’egemonia prolungata e incontrollata di una singola figura o di un gruppo di potere espressione di una minoranza”, ha affermato il direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi durante l’audizione in Parlamento del 17 febbraio scorso. Accorgersene prima, no?

Purtroppo, senza mettere in discussione la correttezza di tanti istituti cooperativi, in passato molte popolari hanno avuto derive giudiziarie, con cause differenti, ma con una matrice unica: la presenza di dominus con poteri incontrastati per effetto del circuito vizioso della rieleggibilità automatica da parte di gruppi ristretti di azionisti beneficiari. Si pensa ad esempio agli scandali Pop. di Novara (1993), Bipop (2002), Lodi (2005), Intra (2006) tutti imperniati su un padre padrone.

E quali sono state le conseguenze per i clienti? Per semplicità analizziamo oggi l’ultimo caso in ordine cronologico, quello di Veneto Banca (comparabile per numerosi aspetti a tanti altri, da Banca Marche a Cassa di Risparmio di Ferrara).

Le testimonianze raccolte da Il Sole 24 Ore, che dovranno ora trovare riscontro nei risultati dell’inchiesta, attestano che era prassi la richiesta di diventare soci in cambio di un finanziamento: tu cliente compri le mie azioni (non quotate) ed io banca in cambio ti concedo il mutuo o il fido. Il tutto senza alcun documento scritto, per non lasciare tracce. Anche in questo modo l’istituto gonfiava artificialmente il proprio capitale.

In tanti hanno vissuto l’investimento in azioni delle banche cooperative come una sorta di buona azione, salvo poi scoprire che spesso dietro la facciata c’è poca sostanza e che l’investimento magari non è così redditizio come si credeva. Anzi, che a vendere non sempre si riesce, specie nei momenti di crisi quando dei soldi ci sarebbe più bisogno e che non è nemmeno detto che si recuperi il capitale.

Perché il prezzo delle azioni di banche non quotate viene stabilito arbitrariamente dal management della banca stessa e, naturalmente, per venderle serve trovare un compratore, che non sempre esiste…

La consapevolezza è fondamentale e crearla nei risparmiatori è parte importante della mia attività di consulenza. Aiutare le persone e le aziende ad evitare le trappole e selezionare solo le soluzioni più idonee alle loro esigenze.

Se hai voglia di chiarirti ancor meglio le idee su questi temi contattami e sarò felice di darti il mio supporto!

L’indice Big Mac

bigmacindDomanda legittima in un blog che parla di consulenza finanziaria: cosa c’entra il Big Mac con la finanza?!?

Tranquillo, non sei finito per sbaglio in un blog di cucina da fast food…ora ti dirò perchè il famoso panino di Mc Donald’s può essere utile quando si parla di finanza ed in particolare quando si vuole confrontare il valore di una moneta rispetto alle altre.

Introdotto nel 1986 dalla rivista britannica The Economist, l’indice Big Mac è tutt’ora un parametro molto usato per confrontare il potere d’acquisto delle diverse valute.

L’idea dei britannici fu quella di utilizzare un bene consumato in tutti i paesi, un panino Mc Donald’s per l’appunto, per rapportare gli equilibri tra diverse monete secondo la cosiddetta teoria della parità del potere di acquisto. Per esempio, spiega L’Economist, negli Usa un Big Mac costa 4,37 dollari (pari a circa 3,22 euro) mentre in Europa servono in media 3,59 euro: ciò significa che la moneta statunitense è sottovalutata rispetto all’Euro.

Un indice questo spesso criticato perché giudicato impreciso (non tiene per esempio conto del diverso costo della forza lavoro) ma che da quest’anno, nella nuova versione 2.0, considera anche il Pil procapite dei diversi Paesi. Al di là dell’introduzione dell’interattività e del perfezionamento dell’index stesso, la rivista britannica ha pubblicato un’attenta analisi che, con riferimento luglio 2011-gennaio 2013, analizza le diversità di prezzo del panino all’interno dell’Area Euro.

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Fonte: Bruegel su dati forniti da The Economist

Questi dati, analizzati dal centro studi Bruegel di Bruxelles, hanno messo in luce che l’Italia è il paese più caro dell’Eurozona: il nostro Big Mac costa 3,85 euro contro i 3,64 della Germania, i 3,6 della Francia e i 3,4 dell’Austria. In tutti i paesi in crisi (Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo) nel periodo analizzato il prezzo del Big Mac è calato mentre in Italia, in fase recessiva come i paesi sopra citati, ha visto un aumento del prezzo del 20%, il secondo aumento più elevato dopo l’Estonia.

Guntram Wolff, Vicedirettore del Bruegel, sottolinea che questo dato è da attribuire al fatto che “l’Italia ha avuto la più elevata inflazione nell’Eurozona tra luglio 2011 e dicembre 2012 con i prezzi cresciuti del 6% rispetto alla media del 3,9% dell’Eurozona”.

Quando ordini un Mc Menu in giro per il mondo, dunque, tieni d’occhio il prezzo: dieta e fegato permettendo, potrebbe essere conveniente ordinarne due! 😉

 

Fonte: www.iononcicascopiu.it

Finanza personale: sappiamo pianificare il nostro futuro finanziario?

Da un articolo pubblicato sul blog http://www.iononcicascopiu.it.

Abbiamo fatto una piccola ricerca e abbiamo riscontrato che le persone hanno 3 tipologie di approccio al denaro e al creare redditi.

La vista cieca – E’ il modo di guardare di chi vive alla giornata, lavora, guadagna, spende, si indebita e riparte riproducendo all’infinito lo stesso ciclo limitante insegnando oltretutto ai propri figli a fare altrettanto come se non esistesse alternativa a quella che Kiyosaki chiama “la corsa del topo”. Queste sono le persone che si devono risvegliare e aprire gli occhi.

La vista corta – Chi usa la vista corta va appena un po’ più in là di chi usa la vista cieca. Ha capito che ascoltare ogni volta le sirene del marketing e della pubblicità non serve esattamente i propri interessi, per cui cerca di evolversi creando almeno un minimo di risparmio e conquistandosi così un aumento della propria libertà di scelta. Il suo problema, la sua vista corta, è che poi solitamente non sa cosa fare del proprio risparmio e lo utilizza comprando debito altrui o strumenti di brevissimo termine che gli pagano poca ricompensa (salvo situazioni anomale e circostanziate di mercato) come titoli di stato, buoni postali, conti correnti, conti deposito.

La vista media – La persona con la vista media ha certamente un grado di formazione finanziaria più alta rispetto alla stragrande maggioranza dei propri conoscenti, si attiva costantemente per aumentare le proprie entrate lavorando sia sul proprio contributo al mondo sia sulla capacità di comunicarlo.

E’ in grado di creare costantemente del risparmio e di investirlo con discreta o buona competenza, sia sul medio che sul lungo termine utilizzando una varietà di strumenti che possono andare dalle soluzioni finanziarie agli immobili ai business non gestiti.

Una delle sue priorità è cercare di realizzare rendite passive per poter ottenere reddito senza pagare un grande prezzo in termini di tempo e libertà personale. E’ un’ottima cosa avere la vista media, è un passaggio di crescita fondamentale .

Il presupposto è che la “vista media” potrebbe non essere in grado di garantirci benessere e prosperità in futuro se il mondo come lo abbiamo conosciuto finora dovesse cambiare radicalmente e mandare all’aria tutti i presupposti che fino ad oggi consideriamo delle certezze. In questo caso consigliamo vivamente di farsi aiutare da un bravo professionista.

Non ci sono certezze, è assolutamente possibile che il mondo e l’economia come li abbiamo conosciuti per tutto il corso della nostra vita continuino il proprio percorso tra alti e bassi almeno fino a quando per noi la cosa avrà una qualche importanza.

Ma l’ultimo decennio ci ha insegnato che i cambiamenti radicali e i “collassi del sistema” si verificano con distanze sempre più ravvicinate e con una velocità sempre maggiore. E’ fondamentale alzare lo sguardo ed avere il coraggio di mettere in discussione il fatto che il mondo, così come lo abbiamo sempre conosciuto, potrebbe cambiare irrevocabilmente.

E per cavalcare il cambiamento, anzichè essere travolti da esso, è basilare rivedere regolarmente le nostre scelte con il supporto del nostro consulente, adeguando la nostra pianificazione ai mutamenti personali (reddituali, patrimoniali, famigliari, professionali, ecc.) e del contesto economico che ci circonda.

E tu, cosa aspetti a farlo? Amplia la tua vista!

Manifesto di educazione finanziaria. Finalmente!

E’ stato presentato lunedì scorso in Senato il “Manifesto per lo sviluppo della cittadinanza economica”, promosso dalla Fondazione Rosselli con l’appoggio di una serie di attori istituzionali e di alcuni parlamentari che, in modo bi-partisan, stanno promuovendo in Parlamento il disegno di legge S 3389 “Norme per l’educazione della cittadinanza economica”.

Quali sono i contenuti di questa lodevole iniziativa?

Il Manifesto, attraverso i 12 punti che lo compongono, illustra la necessità di mettere in campo iniziative idonee per far crescere la conoscenza, la consapevolezza, la competenza, la cultura degli italiani in materia economico-finanziaria. L’intento è di divulgare l’educazione finanziaria per prima cosa nelle scuole ma anche tra gli adulti, per trasformare i cittadini in agenti economici consapevoli del contesto nel quale si trovano e avanzare “una proposta concreta per affrontare le sfide poste dalla crisi economica e sociale”.

Il primo punto del Manifesto afferma che “l’educazione della cittadinanza economica contribuisce non solo al benessere individuale, ma anche a quello sociale di un paese”. Non vorrei peccare di presunzione, ma vorrei autocitarmi per trasmettervi la mia grande sensibilità su questo tema. Nella pagina “Chi sono” del mio blog, infatti, affermo che “la mia naturale predisposizione verso i rapporti interpersonali ed i valori umani mi hanno fatto innamorare fin dall’inizio dell’attività del consulente finanziario orientato alla persona, punto di riferimento e guida nelle vostre scelte patrimoniali e finanziarie, professionista con un importante ruolo sociale nel creare benessere e cultura finanziaria“.

Al punto numero 6 si sottolinea che “l’educazione della cittadinanza economica attiene non solo a nozioni economico-finanziarie ma comprende anche tutto ciò che permette al cittadino una corretta gestione della propria vita e del proprio futuro all’interno della società, ovvero a quanto riporta al ruolo assunto dell’economia nell’agire sociale”. Ancor prima di iniziare la mia attività una delle persone grazie alle quali oggi sono un Professionista della consulenza finanziaria mi disse: “Noi non cerchiamo persone che sappiano parlare di soldi. Cerchiamo persone che sappiano parlare di persone”. Questa frase ha fin da subito contraddistinto il mio percorso lavorativo. Proprio per questo “Il mio progett0″ è quello di“aiutarvi a finalizzare i risparmi nel modo corretto per contribuire a realizzare i vostri sogni e raggiungere i vostri traguardi”.

Punto numero 12: “Per avviare nel nostro paese un programma di educazione alla cittadinanza economica è necessaria la collaborazione e il coinvolgimento di tutti gli attori, pubblici e privati, del mondo economico e finanziario”. Nel mio piccolo, a questo appello io rispondo: presente!

Perchè reputo importante questa proposta e perchè ho deciso di scrivere questo articolo?

Innanzitutto perchè numerosi studi internazionali dimostrano la relazione che esiste tra benessere economico-sociale e cultura finanziaria. Ad esempio uno studio del 2003 di Annamaria Lusardi (ritenuta uno dei massimi esperti internazionali sui temi dell’educazione finanziaria) evidenzia che una “semplice” attività di educazione finanziaria, realizzata mediante seminari sul pensionamento abbia generato per le famiglie fruitrici un incremento di ricchezza significativo al momento del pensionamento. Oppure una ricerca del 2011 di Prem e altri che sottolinea che una prospettiva psicologica futura del tempo, alimentata dalla costruzione di un progetto di pianificazione finanziaria, si traduce in un guadagno di circa 6,5 anni di vita rispetto agli stessi soggetti con una limitata prospettiva.

E in Italia il livello di cultura finanziaria è ancora, purtroppo, molto basso. Per questo è importante fare qualcosa, fin da subito. Da diversi anni ad esempio noi partners del Gruppo Azimut siamo tra i pochi nel nostro settore in Italia a diffondere e promuovere eventi, iniziative, progetti, pubblicazioni proprio con l’obiettivo di aumentare la cultura finanziaria delle persone.

Ho deciso di scrivere questo articolo per ribadirvi che credo fortemente nel mio ruolo, nel ruolo di tanti miei colleghi che come me lavorano animati da una forte passione seguendo questi valori e impegnandosi al massimo per aiutare le persone ed aumentare il loro benessere anche – e soprattutto – in un contesto difficile come quello che stiamo attraversando.

Sento fortemente questa responsabilità verso i miei clienti e le persone che incontro. Ogni giorno faccio del mio meglio per ripagare appieno la fiducia che ripongono in me.

Evitare la miopia finanziaria

Evitare la miopia finanziariaL’attuale crisi economica oltre a ripercuotersi sul mercato internazionale e sulla situazione politico-finanziaria dei Paesi più colpiti – in particolare quelli dell’Eurozona – spesso porta la maggior parte della popolazione a riconsiderare il proprio atteggiamento di fronte a qualsiasi decisione di tipo economico e non solo.

Sono numerosi coloro che effettuano le proprie scelte in base ai risultati o ai vantaggi a breve termine senza considerare gli effetti sul lungo periodo. Un po’ per paura di perdere ciò che si possiede, un po’ per ottenere garanzie immediate, si tende di frequente a investire sul futuro più prossimo, perdendo di vista gli obiettivi più lungimiranti che potrebbero invece rivelarsi più vantaggiosi.

Nel caso di un investimento, ad esempio, è sempre bene tenere a mente qualche elemento base della statistica, che dimostra la maggiore affidabilità dei risultati sul lungo termine, poiché permettono di calcolare in maniera più calibrata ciò che frutta di più. Non sempre il trend positivo di un certo settore si rivela una costante affidabile su cui investire.

Questo insegnamento è da tener presente non solo per selezionare con criterio  i propri investimenti  ma anche per perfezionare la propria capacità di risparmiare e mettere da parte risorse che potrebbero tornare utili in caso di difficoltà economica (vedi la crisi). La classica abitudine a conservare i risparmi nel porcellino che i genitori impartiscono ai figli torna sempre utile in situazioni del genere. Invece di comperare subito una caramella o un giocattolo con le mance dei parenti, è più lungimirante mettere qualcosa da parte per il futuro. Contraddicendo il detto popolare: “meglio un uovo oggi che una gallina domani” e seguendo, invece, la favola della cicala e la formica, a volte è più utile un sacrificio nell’immediato per assicurarsi maggiore benessere in futuro.

E’ per me motivo di grande soddisfazione essere considerato dai miei clienti il punto di riferimento ideale e la guida nelle scelte patrimoniali, previdenziali e finanziarie per poter assicurare loro maggiore benessere attraverso il mio lavoro quotidiano.

Fonte: http://www.iononcicascopiu.it

Dieci spunti e una raccomandazione

Ti consiglio una veloce lettura, si tratta di un articolo pubblicato ieri sul Corriere della Sera.

“Dieci modi per resistere alla crisi”…ebbene sì, come i comandamenti, la classifica dei dischi più venduti o le cose da fare assolutamente prima di salutare il mondo terreno, in questo caso anche i consigli per gestire bene i propri risparmi sono, naturalmente, dieci!

Aldilà del titolo giornalistico, che chiaramente tende a semplificare un’attività – la consulenza e la pianificazione finanziaria di qualità – in realtà molto complessa, che richiede specie negli ultimi anni la massima competenza e professionalità, l’articolo sottolinea alcuni spunti interessanti per mettere in sicurezza i propri risparmi che ho già trattato nei miei articoli dei giorni scorsi.

In particolare evidenzierei: l’importanza della diversificazione, soprattutto valutaria, l’opportunità di mantenere in portafoglio una quota di titoli di stato italiani e selezionati strumenti azionari (magari entrando gradualmente con piani di accumulo) e l’attenzione da porre al rischio emittente e alle obbligazioni bancarie, spesso troppo rischiose e poco remunerative!

Prima dei dieci spunti però una raccomandazione: non mi stancherò mai di ripeterlo, tutti questi suggerimenti diciamo tecnici, non hanno senso se non sono inseriti in un contesto di pianificazione finanziaria personale.

Solo attraverso un preciso percorso di pianificazione riusciremo a raggiungere i nostri obiettivi, i nostri traguardi e daremo un vero valore aggiunto ai nostri investimenti.

E’ qui che, scusa il gioco di parole, la mia consulenza fa la differenza. Provare per credere!

Ecco qua il link:

http://www.corriere.it/economia/12_giugno_14/meglio-btp-o-bund-marvelli_e510c56a-b5f5-11e1-a717-30326103327c.shtml

Buona lettura!