Chi si rivolge a un consulente finanziario ha più fiducia nel futuro

imagesAffidarsi a un consulente finanziario garantisce una maggiore fiducia nel proprio futuro finanziario. E’ questo ciò che emerge dal sondaggio Global Investor Pulse di BlackRock. Se il futuro infatti, preoccupa gli investitori, e anche vero che gli italiani si stanno attivando per migliorarlo. Il 46% del panel afferma di rivedere e controllare i propri risparmi e investimenti. Investimenti che continuano ad essere orientati sul breve termine; solo il 34% dichiara di risparmiare in un’ottica di lungo termine.

L’avversione al rischio degli italiani rimane molto elevata: il 58% degli intervistati non è disposto a correre alcun rischio con il proprio denaro, rispetto alla media europea del 53%. E circa la metà (41%) intende mantenere invariata la propria allocazione in liquidità nei prossimi 12 mesi, mentre solo il 23% pensa di ridurla, e il 25% intende incrementarla. Il 58% degli italiani ritiene importante ottenere un reddito dai propri investimenti, anche se solo il 27% afferma di conoscere i migliori investimenti che generano reddito disponibili oggi e circa la metà (43%) ritiene che attualmente gli investimenti orientati al reddito siano più rischiosi rispetto a cinque anni fa.

Sulle tipologie di investimento, le obbligazioni si confermano l’investimento preferito: il 52% degli investitori italiani ha in portafoglio titoli di Stato e il 34% detiene fondi obbligazionari indicizzati. Tuttavia, alla domanda sulla possibilità di ottenere gli stessi rendimenti dalle obbligazioni in futuro, il 40% degli italiani ha fornito una risposta negativa, mentre il 26% ha risposto in modo affermativo. Emerge quindi l’esigenza di aiutare le persone a definire correttamente le proprie aspettative circa gli investimenti obbligazionari, illustrando la necessità di prendere in considerazione strategie più dinamiche e flessibili.

Rispetto alla media europea (48%), gli italiani ritengono di avere scarso controllo sul proprio futuro finanziario (39%), ma è chiaro che chi considera seriamente la propria pianificazione finanziaria ha circa il doppio delle probabilità di sentirsi sicuro e di avere il controllo della situazione rispetto a coloro che non seguono questo approccio. Gli italiani che si rivolgono a consulenti finanziari professionisti (23%) si sentono molto più ottimisti, fiduciosi e sicuri di avere il controllo delle proprie finanze rispetto a quanti non si avvalgono della consulenza professionale. Oltre il 90% dei rispondenti che si rivolgono a un consulente finanziario è molto soddisfatto del servizio ricevuto, e l’89% ritiene che il costo sostenuto sia ampiamente giustificato.

Per Bruno Rovelli, head of investment advisory di BlackRock Italia: “La ricerca indica chiaramente che gli investitori italiani sono eccessivamente focalizzati sulle esigenze di breve termine, un atteggiamento che può incidere sulla loro capacità di preservare e accrescere il patrimonio nel lungo periodo. A causa del contesto macroeconomico incerto, gli italiani sono diventati estremamente prudenti e avversi al rischio. Un’ampia percentuale detiene liquidità e obbligazioni a basso rendimento, mentre il 55% dichiara di non fare investimenti”.

Per approfondire la ricerca: http://www.blackrockinvestments.it/investitori-privati/literature/investor-education/sondaggio-investor-pulse-2013-italia-it-it.pdf

 

Fonti:

www.advisoronline.it

www.blackrockinvestments.it

 

 

Manifesto di educazione finanziaria. Finalmente!

E’ stato presentato lunedì scorso in Senato il “Manifesto per lo sviluppo della cittadinanza economica”, promosso dalla Fondazione Rosselli con l’appoggio di una serie di attori istituzionali e di alcuni parlamentari che, in modo bi-partisan, stanno promuovendo in Parlamento il disegno di legge S 3389 “Norme per l’educazione della cittadinanza economica”.

Quali sono i contenuti di questa lodevole iniziativa?

Il Manifesto, attraverso i 12 punti che lo compongono, illustra la necessità di mettere in campo iniziative idonee per far crescere la conoscenza, la consapevolezza, la competenza, la cultura degli italiani in materia economico-finanziaria. L’intento è di divulgare l’educazione finanziaria per prima cosa nelle scuole ma anche tra gli adulti, per trasformare i cittadini in agenti economici consapevoli del contesto nel quale si trovano e avanzare “una proposta concreta per affrontare le sfide poste dalla crisi economica e sociale”.

Il primo punto del Manifesto afferma che “l’educazione della cittadinanza economica contribuisce non solo al benessere individuale, ma anche a quello sociale di un paese”. Non vorrei peccare di presunzione, ma vorrei autocitarmi per trasmettervi la mia grande sensibilità su questo tema. Nella pagina “Chi sono” del mio blog, infatti, affermo che “la mia naturale predisposizione verso i rapporti interpersonali ed i valori umani mi hanno fatto innamorare fin dall’inizio dell’attività del consulente finanziario orientato alla persona, punto di riferimento e guida nelle vostre scelte patrimoniali e finanziarie, professionista con un importante ruolo sociale nel creare benessere e cultura finanziaria“.

Al punto numero 6 si sottolinea che “l’educazione della cittadinanza economica attiene non solo a nozioni economico-finanziarie ma comprende anche tutto ciò che permette al cittadino una corretta gestione della propria vita e del proprio futuro all’interno della società, ovvero a quanto riporta al ruolo assunto dell’economia nell’agire sociale”. Ancor prima di iniziare la mia attività una delle persone grazie alle quali oggi sono un Professionista della consulenza finanziaria mi disse: “Noi non cerchiamo persone che sappiano parlare di soldi. Cerchiamo persone che sappiano parlare di persone”. Questa frase ha fin da subito contraddistinto il mio percorso lavorativo. Proprio per questo “Il mio progett0″ è quello di“aiutarvi a finalizzare i risparmi nel modo corretto per contribuire a realizzare i vostri sogni e raggiungere i vostri traguardi”.

Punto numero 12: “Per avviare nel nostro paese un programma di educazione alla cittadinanza economica è necessaria la collaborazione e il coinvolgimento di tutti gli attori, pubblici e privati, del mondo economico e finanziario”. Nel mio piccolo, a questo appello io rispondo: presente!

Perchè reputo importante questa proposta e perchè ho deciso di scrivere questo articolo?

Innanzitutto perchè numerosi studi internazionali dimostrano la relazione che esiste tra benessere economico-sociale e cultura finanziaria. Ad esempio uno studio del 2003 di Annamaria Lusardi (ritenuta uno dei massimi esperti internazionali sui temi dell’educazione finanziaria) evidenzia che una “semplice” attività di educazione finanziaria, realizzata mediante seminari sul pensionamento abbia generato per le famiglie fruitrici un incremento di ricchezza significativo al momento del pensionamento. Oppure una ricerca del 2011 di Prem e altri che sottolinea che una prospettiva psicologica futura del tempo, alimentata dalla costruzione di un progetto di pianificazione finanziaria, si traduce in un guadagno di circa 6,5 anni di vita rispetto agli stessi soggetti con una limitata prospettiva.

E in Italia il livello di cultura finanziaria è ancora, purtroppo, molto basso. Per questo è importante fare qualcosa, fin da subito. Da diversi anni ad esempio noi partners del Gruppo Azimut siamo tra i pochi nel nostro settore in Italia a diffondere e promuovere eventi, iniziative, progetti, pubblicazioni proprio con l’obiettivo di aumentare la cultura finanziaria delle persone.

Ho deciso di scrivere questo articolo per ribadirvi che credo fortemente nel mio ruolo, nel ruolo di tanti miei colleghi che come me lavorano animati da una forte passione seguendo questi valori e impegnandosi al massimo per aiutare le persone ed aumentare il loro benessere anche – e soprattutto – in un contesto difficile come quello che stiamo attraversando.

Sento fortemente questa responsabilità verso i miei clienti e le persone che incontro. Ogni giorno faccio del mio meglio per ripagare appieno la fiducia che ripongono in me.

8 italiani su 10 preferiscono i consulenti finanziari

L’84% degli italiani ha intenzione di rivolgersi a un consulente finanziario. Questo è quanto emerge dalla una nuova indagine paneuropea condotta da Schroders, società di asset management internazionali, che mostra come nel corso del 2012 gli italiani si sono mostrati molto più propensi a rivolgersi a un advisor rispetto agli altri cittadini europei. 

L’indagine che fa parte del progetto European Wealth Index, che studia percezione e comportamenti degli investitori affluent, evidenzia che gli italiani vogliono rivolgersi a un consulente finanziario perché desiderano gestire l’incertezza e garantirsi una crescita del proprio capitale. E non solo. Considerando che la maggior parte degli intervistati si è dichiarato rammaricato delle proprie scelte di investimento, ecco perché diventa fondamentale affidarsi a un esperto. 

Per Luca Tenani, responsabile distribuzione Italia di Schroders: “Gli Italiani nutrono ancora comprensibili timori sulle condizioni di mercato e sulle prospettive di investimento. In un contesto di mercato particolarmente difficile come quello attuale, è comprensibile che molti investitori nutrano dei rimpianti, ma è positivo che i risparmiatori, in particolare italiani, credano ancora nell’importanza di attenersi a un piano a lungo termine. Mi sembra incoraggiante che stiano valutando nuove soluzioni per superare l’impasse e tornare alla crescita. Secondo l’indagine, per l’84% degli Italiani la consulenza finanziaria rappresenta una chiave di volta; attraverso la pianificazione, l’investitore può infatti riprendere il controllo della situazione e riallineare la strategia di asset allocation con i propri obiettivi. In un momento di grandi cambiamenti in tutta la regione, il ricorso a professionisti esperti è fondamentale per adottare una strategia di investimento vincente”.

Ma quali sono le principali motivazioni che hanno indicato gli investitori?

Il 29% ha detto di ricercare l’efficienza fiscale; il 27%  la definizione dell’ammontare del capitale da investire; il 22%  la revisione periodica dell’asset allocation; 21% la valutazione di nuove asset class in cui investire; il 20% riequilibrio degli obiettivi a breve e lungo termine.

Questo testimonia secondo l’osservatorio di Schroders come gli italiani abbiano cambiato atteggiamento e come conoscano bene qual è la funzione del promotore finanziario.

Rispetto alla scorsa edizione dell’indagine, a giugno 2011, erano più preoccupati di fattori generali come un profilo di investimento troppo aggressivo (19%) o troppo prudente (10%), o la decisione di investire tout court (17%). Mentre quest’anno gli italiani hanno detto di aver rimpianti tra i quali: non aver investito di più (30%); e non essersi rivolti a consulenti esperti (18%).

Quest’indagine da un lato mi lascia qualche perplessità: come mai allora le banche tradizionali in Italia detengono ancora oggi – purtroppo – il 92% del mercato??? Dall’altro mi rincuora molto e mi da ancora più motivazioni per continuare ad aiutare le persone, con il mio lavoro e la mia attenzione, a finalizzare i risparmi nel modo corretto per cercare di realizzare i loro sogni e progetti. Come sempre, meglio vedere il bicchiere mezzo pieno!

E tu cosa ne pensi? Hai già pensato di rivolgerti ad un buon consulente per costruire un progetto di pianificazione finanziaria “su misura”, in linea con i tuoi obiettivi, le tue esigenze e le tue aspettative? Contattami e metti alla prova la mia professionalità!

Scrivimi all’indirizzo mail danilo.perini@apogeoconsulting.it

Fonte: www.advisoronline.it