Caso Cipro, facciamo chiarezza

LA BCE E IL “PENSIERO DI DRAGHI”

bANKcYPDopo la recente “confusione” seguita alla definizione degli aiuti a Cipro, la riunione della BCE era molto attesa dai mercati. In effetti il “pensiero di Draghi” ci può aiutare ad interpretare meglio quanto letto in questi giorni sul caso Cipro e su eventuali contagi agli altri paesi periferici.

Inoltre, di seguito vogliamo mettere in evidenza le differenze tra i depositi bancari in Cipro e i depositi bancari negli altri paesi europei, con particolare riguardo a quelli in Lussemburgo.

La BCE ha lasciato invariati i tassi ufficiali, anche se il tono del comunicato è stato molto “accomodante” rispetto a un mese fa. Infatti, il Consiglio ha preso atto del fatto che l’economia europea si sta indebolendo anche nella prima parte del 2013 (nonostante un mese fa si attendeva una fase di stabilizzazione della congiuntura). Adesso la BCE “terrà sotto stretto monitoraggio” gli sviluppi dei dati macroeconomici per la seconda parte dell’anno e nel frattempo continuerà “fin quando sarà necessario” a fornire liquidità al sistema tramite le aste di rifinanziamento.

Se la debolezza del ciclo economico dovesse persistere, la BCE ha detto di avere allo studio nuove misure non convenzionali per cercare di stimolare l’erogazione di credito alle piccole e medie imprese. Anche se la BCE si dichiara “pronta ad agire” Draghi ha ribadito che le azioni intraprese devono rientrare nei limiti del mandato della BCE, rimandando alla necessità di affidarsi all’azione di “altre parti”, come gli interventi diretti dei Governi nazionali. 

Nella parte dedicata alle risposte alle domande, Draghi ha chiarito che le dichiarazioni del presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, sulla possibilità che la “soluzione cipriota” possa essere un modello per l’intero settore bancario europeo, sono state interpretate male e che Cipro non è un “esempio” che verrà seguito per eventuali aiuti ad altri Stati.

Infatti, nel caso di Cipro c’erano solo i depositi da “colpire”, in altri eventuali salvataggi si potrà invece ricorrere al coinvolgimento del settore privato in forme diverse dai depositi bancari (debito subordinato, emissioni obbligazionarie, etc), depositi che probabilmente saranno l’ultimo livello d’intervento solo per le realtà bancarie più deboli; inoltre, è possibile pensare che le filiali estere di una banca nazionale possano essere soggette a regole diverse da quelle vigenti nella nazione della casa “madre” perché come ha messo in evidenza Lombard Odier, “gli euro in un paese più debole sopportano un maggior rischio di essere confiscati rispetto a quelli in un paese più forte”.

Aggiungiamo, inoltre, che la stabilizzazione dei depositi bancari di molti paesi periferici degli ultimi mesi è stata un progresso importante ottenuto dalla BCE per riequilibrare il sistema finanziario europeo. Infatti, tutto ciò ha permesso di razionalizzare il sistema di pagamenti Target2 con il miglioramento della posizione dei paesi creditori come la Germania, che però vanta ancora 600 mld di euro nei confronti del sistema Euro. Con questi crediti la Germania può permettersi un “break up” dell’Euro?

Cipro ci insegna, quindi, che probabilmente eventuali futuri salvataggi verranno fatti solo con la compartecipazione parziale, pubblica e privata, agli aiuti della Troika. In questo modo l’Eurozona cerca di evitare fenomeni di “free rider” impedendo che alcuni paesi approfittino degli aiuti (allentando la disciplina fiscale), proteggendo la solvibilità degli Stati; in definitiva, dopo Cipro il debito dei Governi dovrebbe essere più solido e quello dei Privati più debole di prima!

La BCE non prende neanche in considerazione la possibilità di un’uscita di Cipro e/o della Grecia dall’Euro perché non converrebbe né ai paesi interessati né a tutti gli altri aderenti: non sarebbe conveniente per Cipro perché le misure di ristrutturazione di risanamento dei bilanci bancari dovrebbero comunque essere portate a termine e per la Grecia perché ormai la fase di aumento della competitività dell’economia greca è in fase avanzata vista la forte riduzione del costo del lavoro per unità di prodotto greco, tornato ai livelli del 2001.

I DEPOSITI BANCARI IN LUSSEMBURGO DI APOGEO E AZIMUT

Da quanto detto sopra ci sentiamo di fare alcune considerazioni finali sulle associazioni fatte da alcune testate economiche e giornalistiche tra detenere depositi bancari a Cipro e detenerli in Lussemburgo. A nostro parere, il paragone non regge per diversi motivi (vedi approfondimento).

Riteniamo che i fondamentali dell’economia del Lussemburgo siano profondamente differenti da quelli di Cipro. Solo per ricordare alcune cifre, il Lussemburgo ha un rating S&P pari a AAA (il livello più alto, nella scala dell’ agenzia americana), un debito/pil assolutamente non preoccupante (18%) ed una disoccupazione fisiologica al 5,5%. Il Granducato, grazie al suo posizionamento nel cuore del Nord Europa, è da sempre al centro del processo di integrazione economica: è uno 6 membri fondatori della Comunità Europea (Schuman Plan 1951 e trattatato di Roma 1957) ed è sede delle principali istituzioni (Corte di Giustizia Europea, Corte dei Revisori, Segretariato del parlamento Europeo, BEI, etc).

Al contrario, Cipro è entrata nell’Unione Europea soltanto nel 2004 e nell’Eurozona nel 2008, evidenziando quindi un ruolo profondamente differente da quello ricoperto dal Lussemburgo in termini di prestigio e del ruolo ricoperto nel processo di integrazione Europea. Cipro, inoltre, deve confrontarsi con un’economia significativamente più debole, con un debito/pil dell’80% e una disoccupazione del 14%, ed un rating “pre-aiuti” di CCC di S&P (ampiamente al di sotto dell’Investment Grade, il rating individua un merito creditizio fortemente speculativo).

Inoltre, con riferimento alle attività finanziarie in Lussemburgo, il Granducato esprime la propria forza competitiva nel settore della gestione del risparmio: è il secondo centro mondiale per l’industria dei fondi dopo gli USA, (2,4 trilioni di AUM in Euro) e conta di 4.000 fondi distribuiti in 50 paesi di cui l’Italia rappresenta l’8% e si posiziona al 5° posto dopo USA, Germania, Svizzera e Gran Bretagna.

Nello specifico i depositi bancari che Azimut detiene nei portafogli dei propri comparti sono ampiamente diversificati ed includono anche filiali di banche italiane operanti in Lussemburgo, considerate solide dai nostri analisti che effettuano approfondite attività di due diligence.  

Infatti, il monitoraggio delle controparti bancarie viene effettuato attraverso un controllo rigoroso del rischio controparte tramite un modello di rating proprietario e la fissazione di limiti massimi sull’esposizione verso ciascuna controparte. Nello specifico, il modello di valutazione interno si basa sull’analisi della qualità degli attivi bancari, sulla profittabilità degli impieghi, sull’ adeguatezza patrimoniale, sul confronto periodico con il management e sullo studio costante della performance operativa della banca.

Tutti ottimi motivi per rivolgerti ad un gruppo serio e leader del settore come Azimut per la gestione dei tuoi risparmi.

Non esitare a contattarmi, dunque: insieme troveremo le migliori risposte ai tuoi dubbi e le migliori soluzioni alle tue esigenze.

 

Fonte: Azimut Ufficio Studi

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La guerra delle valute

CurrenciesPericolo scongiurato o semplice tregua? Il dibattito in merito al rischio di una guerra valutaria non si è ancora spento; le posizioni sono estreme: si passa da chi crede siano tutti falsi timori, a chi invece teme diventerà presto una realtà.
La storia insegna che una guerra monetaria non porta da nessuna parte: negli anni 30’, con lo scoppio della Grande Depressione, la guerra al ribasso tra Francia, Regno Unito e Stati Uniti non portò altro che a politiche restrittive e protezionistiche che certo non favorirono l’import-export e la ripresa economica.

Il riemergere della possibiltà di una guerra tra valute arriva dal Giappone: il primo ministro Shinzo Abe promise già in campagna elettorale che avrebbe cercato di diminuire l’ormai storica deflazione nipponica, ponendosi come fine il raggiungimento di un’inflazione al 2-3%. L’immissione sul mercato di moneta, porterebbe (e ha già portato) alla svalutazione dello yen che, conseguentemente, accrescerebbe la propria concorrenzialità rispetto alle valute più forti. L’export giapponese ne uscirebbe vincente.
A far paura ad Abe è soprattutto la moneta europea: le misure salva-euro adottate dalla Bce di Mario Draghi hanno avuto la conseguenza di rafforzare sempre più il valore dell’Euro. Non solo, secondo Abe, Bce e Federal Reserve sarebbero in realtà già pronte ad immettere nuova moneta sui mercati.

Il recente G20 di Mosca (15-16-17 febbraio 2013) ha posto una barriera alla possibilità di una guerra valutaria: se il Giappone mettesse in atto tale manovra, i Paesi concorrenti si vedrebbero costretti alla medesima mossa, e si creerebbe appunto una guerra tra valute. Secondo alcuni questo non avrebbe in realtà conseguenze negative, perché la svalutazione massiccia di tutte le monete annullerebbe gli effetti della guerra stessa.

Per i pessimisti però, il pericolo è tutt’altro che scampato. Recentemente il Ministro francese per lo Sviluppo Economico, Arnaud Montebourg, ha attaccato la Bce. Montebourg vorrebbe che Mario Draghi intervenisse sulla sopravvalutazione dell’Euro; “Se si vuole la crescita è necessario far scendere l’Euro, questo è il compito dei responsabili politici dell’Eurogruppo […] abbiamo bisogno in questo momento di una moneta più debole che ritrovi dei livelli normali per dare ossigeno alle economie europee” ha affermato Montebourg.

Ma una gara alla svalutazione causerebbe gravi danni al commercio internazionale favorendone l’instabilità; inoltre, in una situazione già di per sè problematica come quella attuale, potrebbe avere conseguenze negative anche sull’occupazione e soprattutto sul potere d’acquisto dei cittadini.

Tra gli ottimisti, chi pensa invece che l’immissione di nuova moneta aiuterebbe in realtà la ripresa economica, forti del fatto che le conseguenze degli anni ’30, non possano essere prese come parametro di confronto per calcolare i riflessi che una guerra valutaria avrebbe nell’economia del 2000.
Ma come si calcola precisamente il valore di una valuta rispetto ad un’ altra? Basta un semplice panino Big Mac di Mc Donald’s e di questo parlerò in un prossimo articolo.

 

Fonte: www.iononcicascopiu.it

Mercati e contesto economico, marzo 2013

immagMario Draghi nell’ultima riunione della BCE ha cercato di rassicurare i mercati sul futuro governo italiano affermando che la strada da seguire sull’Euro è già stata tracciata con l’impegno sul fiscal compact e che adesso si viaggia con il “pilota automatico”, espressione quest’ultima che potrebbe non piacere agli elettori italiani che aspettano decisioni importanti sulla crescita economica. Il governatore della BCE ha rivisto al ribasso le stime di crescita dell’Eurozona e il profilo dell’inflazione che si manterrà ben sotto il livello target della Banca Centrale.

In Europa i dati macroeconomici sono misti con gli indici manifatturieri in lieve miglioramento, con la Germania che cresce ma che vede contrarsi il surplus della bilancia commerciale migliorando il saldo verso i paesi extra-euro ma peggiorando quello verso l’Eurozona. Per l’Italia vi è la nota positiva del miglioramento dell’export verso i paesi extra-Euro conquistando quote di mercato anche a discapito della stessa Germania; forse l’austerità inizia a dare i primi frutti in termini di recupero della competitività via riduzione del costo del lavoro?

Come abbiamo già avuto modo di ricordare, il tema centrale sulla questione del debito europeo è la diversa competitività tra paesi core e “periferia”. Le politiche di austerità d’impronta tedesca mirano a ridurre il debito complessivo di un paese comprimendo il “debito estero” tramite la riduzione delle importazioni a seguito di un rallentamento dei consumi; in alternativa, per evitare i costi di una disoccupazione crescente, c’è chi sostiene che il debito/Pil vada ridotto tramite la crescita del denominatore.

Il dibattito è più “politico” di quanto possa sembrare perché si tratta, in definitiva, di una contrapposizione tra chi sostiene un maggior intervento dello Stato nell’economia e chi ha una visione maggiormente liberista dell’economia. A giudicare dall’esito elettorale in Italia sono sempre più i pareri favorevoli a un maggior intervento dello Stato per sostenere una crescita economica che non sembra essere in grado di ripartire, almeno fino a quando le banche non torneranno a concedere credito alle imprese e alle famiglie. Intanto, le tensioni sul debito italiano, dopo il downgrading di Moody’s, si ripercuotono sull’andamento dello spread tra Italia e Spagna che vede il paese iberico recuperare credibilità nei nostri confronti, pur in presenza di fondamentali che rimangono migliori di quelli spagnoli.

In Usa il bazooka della Fed sta facendo passare in secondo piano l’entrata in vigore dal 1° marzo dei tagli fiscali automatici e i problemi di consolidamento del bilancio che prima o poi gli Usa dovranno affrontare con mezzi diversi dallo “stampare” moneta. Di certo per adesso la politica monetaria espansiva va avanti visto che i progressi del mercato del lavoro sono ancora lontani dall’obiettivo dichiarato della Fed.

Ed ora un commento flash per le principali categorie di investimento:

Azioni Mondiali: come anticipato nei precedenti commenti d’attualità, i flussi di capitale si stanno spostando dal monetario all’azionario dove sono in aumento le operazioni di fusione e acquisizione.

Valute: euro ancora debole sia nei confronti del dollaro sia delle altre valute.

Obbligazioni e Crediti: movimento laterale (con inclinazione al rialzo negli ultimissimi giorni) degli spread di rendimento dei paesi periferici rispetto al Bund tedesco. I rendimenti corporate sono rimasti stabili.

Materie Prime: le posizioni lunghe sull’oro e sulle altre 18 principali materie prime sono diminuite. Il mercato cinese sta fronteggiando un eccesso di produzione e un rallentamento della domanda.

Fonte: Azimut Ufficio Studi

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Economia e mercati, febbraio 2013

1111forex[1]Il nuovo anno è iniziato all’insegna della “repressione finanziaria” con i tassi sulle obbligazioni  governative a lungo termine dei paesi ritenuti più sicuri su livelli molto bassi e spesso sotto il livello dell’inflazione. Rispetto ai rendimenti obbligazionari di Bund e Treasury, le valutazioni delle borse azionarie appaiono molto convenienti con molte società quotate che hanno un indebitamento molto basso e che pagano dividendi elevati. Spostando lo sguardo alle emissioni di paesi meno virtuosi come l’Italia e alle emissioni corporate aziendali, i rendimenti sulle scadenze 3-5 anni si sono abbassati verso il 3%, livello che rende meno probabile l’apprezzamento in conto capitale avvenuto nella seconda parte del 2012. Pertanto, per cercare di ripetere i rendimenti del 2012, nel 2013 lo sguardo degli investitori dovrebbe spostarsi verso le asset class più rischiose in grado di offrire remunerazioni più elevate. Anche se l’ottimismo appare giustificato dal miglioramento delle condizioni finanziarie e dall’eliminazione del rischio sistematico sull’Europa, il fatto che questi progressi non si siano ancora trasmessi all’economia reale dovrebbe indurre però ad una certa cautela.

Nel corso del 2013 le principali variabili da monitorare sono prevalentemente di natura politica. In questi primi due mesi l’attenzione degli investitori è focalizzata sulle elezioni in Italia dove è importante che il paese non perda la fiducia degli investitori internazionali sempre molto attenti alle conseguenze dei risultati elettorali sul processo di consolidamento dei bilanci statali dei paesi periferici. A questo bisogna aggiungere che la qualità dei nostri BTP si dovrà confrontare nei prossimi mesi con un BUND che non è più supportato da una crescita economica robusta: inizia ad apparire evidente che l’austerità non fa bene neanche alla Germania, la cui locomotiva si alimenta in buona parte con le esportazioni verso i Paesi Europei. Per questo motivo nel secondo semestre del 2013 l’avvenimento più importante saranno le elezioni tedesche.

Inizia a farsi spazio l’idea che “le terapie sui conti pubblici con i tagli ai deficit devono procedere in modo differenziato” e se “inaspettatamente la crescita peggiora un Paese può ottenere più tempo per correggere il deficit” come ha affermato il responsabile per l’UE agli Affari Economici Olli Rehn. Aumenta la consapevolezza che adesso il compito delle istituzioni europee debba essere di “creare misure ponte finché le riforme strutturali non arrivino a produrre un’effettiva riduzione della disoccupazione” evitando così “un’escalation nella situazione politica (Merkel)”.

Se da un lato bisogna porre l’accento in positivo sulla decisione da parte di alcune banche del Nord Europa di restituire anticipatamente parte del denaro ricevuto con le aste triennali LTRO di dicembre 2011 e febbraio 2012, dall’altro non bisogna dimenticare che l’economia reale è ancora in difficoltà; infatti, è vero che le aste spagnole e portoghesi vanno a gonfie vele ma è anche un dato di fatto che la disoccupazione spagnola è salita al 26 per cento nel quarto trimestre del 2012.

In Usa il Congresso ha deciso di sospendere per tre mesi, senza innalzarlo, il tetto sul debito federale allontanando al momento i timori di una forte recessione. In questo inizio d’anno si sono manifestate alcune tensioni sui Treasury con un movimento al rialzo sui tassi quando i verbali del FOMC hanno sottolineato il rischio di una fine prematura del programma di quantitative easing. La Fed è però ancora preoccupata per la politica fiscale domestica e ha intenzione di proseguire gli acquisti di titoli fino a quando l’occupazione non crescerà in maniera stabile. I dati recenti mostrano che i consumi americani stentano a riprendersi e l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è sceso ai minimi del dicembre del 2011 (71.3), livello normalmente associato con una recessione. In compenso le manovre espansive della Fed hanno avuto l’effetto di portare il tasso d’interesse di lungo periodo ad un livello inferiore rispetto al tasso di crescita economica favorendo il processo di riduzione dell’indebitamento degli agenti economici.

Intanto, il ciclo macroeconomico mondiale appare in lieve miglioramento dopo che è stato scongiurato il rischio di hard landing della Cina e questo è importante in un anno in cui la politica fiscale in Usa e in Europa toglierà un po’ di “benzina” alla crescita economica globale.

Registriamo un altro tema che potrebbe orientare la crescita mondiale: quello delle svalutazioni  competitive. Sembra che sia in atto una sorta di “guerra valutaria” tra quei paesi che cercano di guadagnare competitività attraverso il canale estero. E’ sotto gli occhi di tutti l’indebolimento dello yen degli ultimi 4 mesi grazie ad una politica monetaria molto aggressiva che sta iniziando ad infastidire le altre banche centrali. Ricordiamo che il Giappone è uno dei paesi con le maggiori importazioni dalla Cina e una svalutazione dello yen mira a riequilibrare il suo deficit commerciale. Inoltre, un eccessivo deprezzamento dello yen inizia a dare fastidio anche alla Corea del Sud che compete direttamente con le esportazioni giapponesi.

Nonostante il deprezzamento recente dello Yen, secondo la Parità dei Poteri d’Acquisto (PPA) del FMI, la divisa giapponese è ancora sopra il suo fair value (valore d’equilibrio) di circa 13 punti percentuali. Sempre secondo la PPA, anche il Renminbi è ancora sottovalutato del 30 per cento. Per capire quanto sia importante una valuta debole per la crescita economica ricordiamo che le nazioni che negli ultimi 10 anni hanno avuto la propria valuta sottovalutata più del 50% rispetto alla PPA, hanno registrato tassi di crescita medi del 72% mentre i paesi che hanno avuto la propria divisa sopravvalutata più del 50% rispetto alla PPA hanno registrato nello stesso periodo tassi di crescita medi del 19,3%.

Chiudiamo con una breve annotazione statistica sulle stagionalità delle performances del mese di gennaio, sperando che possano essere di buon auspicio per il 2013. L’analista tecnico J.H. Hirsch ha elaborato 3 tipi di stagionalità della performance dell’indice S&P500 del mese di gennaio e le ha collegate alla performance complessiva dell’anno seguente. La prima stagionalità è il Santa Claus Rally, cioè la performance degli ultimi cinque giorni dell’anno precedente e dei primi due giorni lavorativi di gennaio del nuovo anno: dal 21 dicembre del 2012 al 3 gennaio del 2013 lo S&P500 ha fatto +2,04%. Una seconda stagionalità è relativa alla performance dei primi 5 giorni di gennaio del 2013 (+2,17%) e una terza stagionalità è la performance del mese di gennaio 2013, cioè +5,04%. Hirsh ha fatto notare che in caso di presenza contemporanea di un Santa Claus Rally, di una performance positiva dei primi 5 giorni e del primo mese dell’anno, dal 1950 ad oggi 96 volte su 100 l’anno ha sempre chiuso in positivo. Ricordiamo che le “performance passate non sono garanzia di quelle future” perché c’è comunque un rischio da gestire anche nel rimanente 4% di casi.

Per concludere, riteniamo che per avvicinarsi al rischio in maniera efficiente cercando di sfruttare le buone potenzialità dei mercati azionari al rialzo, anche in presenza di incertezze politiche, sia necessario introdurre nella diversificazione del portafoglio strumenti che sappiano sfruttare al meglio politiche di stop-loss e di presa di profitto dei risultati tramite strutture opzionali a scadenza annuale, che permettono di rimodulare annualmente la copertura secondo le variabili condizioni di mercato del momento.

Fonte: Azimut Ufficio Studi

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Attualità: economia, mercati, prospettive

Con una politica fiscale a mezzo servizio, il compito di tenere in piedi la crescita economica spetta alle Banche Centrali. Dopo gli ultimi dati macro in Europa è adesso più probabile un taglio dei tassi da parte della BCE. A metà dicembre probabilmente la Fed chiarirà ulteriormente la misura dei suoi interventi. Inoltre in Giappone la BoJ è sottoposta a pressioni crescenti del governo affinché adotti un target d’inflazione più ambizioso e in Inghilterra la BoE ha deciso di trasferire al governo i proventi derivanti dalle cedole dei titoli comprati durante l’ultima operazione di easing quantitativo. L’attenzione è catalizzata dal precipizio fiscale americano, cioè la scadenza di fine anno entro la quale repubblicani e democratici dovranno trovare un accordo per il rinnovo almeno parziale delle agevolazioni fiscali in corso.

Le trimestrali sugli utili aziendali in Usa stanno confermando le attese di una riduzione degli utili. La riduzione delle previsioni di crescita economica mette a rischio anche le proiezioni sugli utili aziendali per il 2013. Le sorprese arrivano non tanto dagli utili, visto che le aziende che hanno superato le attese sono in linea con le medie di lungo periodo, quanto dall’andamento del fatturato dove soltanto il 37% delle imprese ha superato le aspettative; alcuni analisti hanno imputato parte del calo del fatturato anche all’aumento del tasso di cambio effettivo reale del dollaro.

Nel breve termine segnaliamo che la recente discesa delle quotazioni azionarie ha interrotto il trend rialzista di medio termine sulla borsa americana; nelle prossime settimane sarà importante verificare se verrà o meno recuperata la media mobile a 200 giorni per verificare la forza del trend in atto. In Europa la situazione tecnica delle borse appare migliore anche se è evidente anche in questo caso una perdita di momentum dovuto alla mancanza di chiarezza sulla richiesta di aiuti della Spagna e alla definizione del nuovo pacchetto per la Grecia.

Il ribasso dei rendimenti sui Titoli di Stato tedeschi su livelli negativi sulle scadenze fino a 3 anni dimostra che gli investitori pensano che la crisi europea non sia ancora finita. Di conseguenza il programma di acquisti della BCE di Titoli di Stato italiani e spagnoli con scadenze tra 1 e 3 anni dovrebbe ancora continuare. Questi acquisti hanno fatto aumentare la pendenza della curva dei rendimenti italiana creando delle opportunità per chi abbia il tempo e la propensione al rischio adeguata per tenere in portafoglio duration intermedie che potrebbero ottenere dei capital gain.

Ad aumentare l’incertezza sui mercati ha contribuito la crisi militare tra Palestina e Israele che sta avendo un’evoluzione non prevista con una rapida escalation che ha portato all’inedito lancio di razzi nelle vicinanze di Gerusalemme.

Commento flash per le principali asset class (categorie di investimento):

Azioni Mondiali: utili aziendali in riduzione e calo del fatturato mettono a rischio le proiezioni per il 2013. La situazione tecnica è in indebolimento soprattutto sulla borsa americana.

Valute: l’Euro si indebolisce per la forza del dollaro come bene rifugio di fronte alla debolezza dell’economia europea e all’escalation della situazione di conflitto in Israele.

Obbligazioni e Crediti: Aumento e graduale rediscesa degli spread di rendimento dei paesi periferici europei e sulle obbligazioni corporate. I tassi a breve negativi sui Titoli di Stato tedeschi segnalano che la BCE dovrebbe continuare a comprare “periferia”.

Materie Prime: gli operatori internazionali hanno diminuito ancora le posizioni lunghe sul petrolio e hanno esposizione negativa sugli investimenti in rame.

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Fonte: Azimut Ufficio Studi

(disclaimer)

Contesto economico-finanziario: facciamo il punto

Dati macroeconomici migliori del previsto ma l’incertezza sui temi fiscali frena le assunzioni di “qualità”. Il trimestre in corso è ricco di appuntamenti politici importanti che possono essere catalizzatori di rischi-opportunità da seguire attentamente.

Nelle ultime settimane l’indice CS che registra le sorprese economiche (vedi grafico) ha evidenziato un netto miglioramento con i dati economici in uscita meglio delle previsioni degli analisti. Tuttavia, è da segnalare la difficoltà dell’attività manifatturiera americana. Secondo molti economisti l’incertezza elettorale impedisce agli imprenditori di prendere decisioni d’investimento e di aumentare le assunzioni. Vedremo nelle prossime settimane se l’ottimo dato sulla disoccupazione di settembre sarà confermato e se l’aumento di nuovi occupati registrato sia qualitativamente significativo o meno, vista la stabilità del dato sulla disoccupazione allargata (che include il lavoro part time).

In Usa il contesto macroeconomico sul lato “domanda” sta comunque registrando alcuni miglioramenti come, per esempio, nel mercato immobiliare e nel mercato del credito con l’aumento dei prestiti alle famiglie.

Sull’ago della bilancia dei mercati potrebbero pesare altri importanti appuntamenti politici. Nel corso di quest’ultimo trimestre, infatti, ci attende un calendario fitto di eventi che possono essere catalizzatori di rischi/opportunità da seguire e cogliere con gli strumenti adeguati. In primo luogo, se il governo americano non dovesse raggiungere un accordo sul rinnovo degli stimoli fiscali che scadono alla fine dell’anno,  l’economia americana potrebbe trovarsi in recessione nella prima metà dell’anno prossimo. Se, infatti, il debito americano continuerà a crescere al tasso medio del +0,6% mensile, il “tetto” di 16,4 trilioni verrà raggiunto a gennaio 2013.

Tutto ciò potrebbe generare maggiore volatilità sui mercati come già avvenuto nel 2011 quando l’agenzia di rating ha declassato il debito americano. Inoltre, le elezioni presidenziali americane potrebbero dare una “spinta” emotiva ai mercati azionari se favorevoli al nuovo candidato repubblicano.

I primi di novembre è previsto anche il congresso del partito comunista cinese con i mercati che si attendono nuovi stimoli fiscali anche con la nuova guida economica del paese.

Per quanto riguarda l’Europa gli appuntamenti più importanti riguardano il rapporto della Troika sullo stato delle finanze della Grecia e, soprattutto, l’eventuale ricorso della Spagna agli aiuti del fondo ESM. In particolare, la decisione del paese iberico potrebbe comportare l’intervento della BCE ed essere utile a migliorare il sentiment verso la Spagna, ultimamente deterioratosi a causa del declassamento a junk bond da parte di Moody’s. Il clima di tensione sulla Spagna potrebbe essere esacerbato dalle elezioni amministrative di novembre che si svolgeranno in un contesto di elevato malcontento sociale a causa dell’elevata disoccupazione, soprattutto giovanile.

E ora qualche commento flash d’attualità sulle principali categorie di investimento:

Azioni Mondiali Utili aziendali in diminuzione come da attese sia negli Stati Uniti che in Europa. Mercati in fase laterale in attesa di sviluppi  sul fronte politico che possono essere decisivi per la crescita economica nel medio termine.

Valute In riduzione la volatilità sull’euro grazie agli interventi delle Banche Centrali. I mercati da un lato sembrano credere in una prossima risoluzione dei punti critici dell’instabilità dell’area euro ma dall’altro nutrono ancora dubbi sulle modalità concrete di intervento della BCE.

Obbligazioni e Crediti Restringimento degli spread di rendimento dei Paesi “periferici” europei e sulle obbligazioni corporate sulla scia degli interventi delle Banche Centrali che hanno dato fiducia ai mercati.

Materie Prime Nell’ultima settimana i money managers (i gestori dei grandi fondi di investimento) hanno diminuito le posizioni lunghe sul petrolio e sui massimi quelle sull’oro.

Fonte: Azimut Ufficio Studi

(disclaimer)

BCE libera tutti? Il ruolo della banca centrale nel mercato europeo

Uno dei nuovi provvedimenti pensati per risollevare la situazione finanziaria europea, e che molto probabilmente entrerà in vigore a partire dal primo gennaio 2013, è il documento per il trasferimento della sorveglianza bancaria alla Banca Centrale Europea.

Composto da 28 articoli, esso prevede, appunto, il controllo della Bce sulle seimila banche dell’Eurozona. Quali saranno gli elementi sotto la giurisdizione della Bce?

– La gestione della licenza bancaria: la Bce sorveglierà le banche europee per tutelarne la sopravvivenza stabilendone l’eventuale chiusura.

– Le acquisizioni e le vendite delle holding (società che possiedono le azioni di altre società e che quindi partecipano finanziariamente le attività di queste ultime)

– La decisione di imporre eventuali aiuti alle banche in difficoltà economica.

In questo modo la Bce e gli stati membri dell’Eurozona cercheranno di arginare eventuali problemi di mercato collaborando per il bene della comunità e cercando di tutelare tutti gli istituti di credito.

Nel caso in cui questo nuovo documento entrasse in vigore, sarà previsto un periodo di prova di un anno e in seguito verrà confermata la sua validità il primo gennaio del 2014.

In questi ultimi giorni il ruolo della Bce è stato provvidenziale per l’abbassamento dello spread effettuato grazie all’acquisto illimitato di titoli di Stato dei Paesi più in difficoltà. I risultati sono arrivati in poco tempo: in Italia lo spread Btp-Bund è calato fino ad un minimo di 328 punti per poi risalire lievemente stabilizzandosi vicino a quota 340.

Non resta che vedere la prossima mossa di Draghi e attendere fiduciosi…

 

Fonte: www.iononcicascopiu.it