Mercati e contesto economico, marzo 2013

immagMario Draghi nell’ultima riunione della BCE ha cercato di rassicurare i mercati sul futuro governo italiano affermando che la strada da seguire sull’Euro è già stata tracciata con l’impegno sul fiscal compact e che adesso si viaggia con il “pilota automatico”, espressione quest’ultima che potrebbe non piacere agli elettori italiani che aspettano decisioni importanti sulla crescita economica. Il governatore della BCE ha rivisto al ribasso le stime di crescita dell’Eurozona e il profilo dell’inflazione che si manterrà ben sotto il livello target della Banca Centrale.

In Europa i dati macroeconomici sono misti con gli indici manifatturieri in lieve miglioramento, con la Germania che cresce ma che vede contrarsi il surplus della bilancia commerciale migliorando il saldo verso i paesi extra-euro ma peggiorando quello verso l’Eurozona. Per l’Italia vi è la nota positiva del miglioramento dell’export verso i paesi extra-Euro conquistando quote di mercato anche a discapito della stessa Germania; forse l’austerità inizia a dare i primi frutti in termini di recupero della competitività via riduzione del costo del lavoro?

Come abbiamo già avuto modo di ricordare, il tema centrale sulla questione del debito europeo è la diversa competitività tra paesi core e “periferia”. Le politiche di austerità d’impronta tedesca mirano a ridurre il debito complessivo di un paese comprimendo il “debito estero” tramite la riduzione delle importazioni a seguito di un rallentamento dei consumi; in alternativa, per evitare i costi di una disoccupazione crescente, c’è chi sostiene che il debito/Pil vada ridotto tramite la crescita del denominatore.

Il dibattito è più “politico” di quanto possa sembrare perché si tratta, in definitiva, di una contrapposizione tra chi sostiene un maggior intervento dello Stato nell’economia e chi ha una visione maggiormente liberista dell’economia. A giudicare dall’esito elettorale in Italia sono sempre più i pareri favorevoli a un maggior intervento dello Stato per sostenere una crescita economica che non sembra essere in grado di ripartire, almeno fino a quando le banche non torneranno a concedere credito alle imprese e alle famiglie. Intanto, le tensioni sul debito italiano, dopo il downgrading di Moody’s, si ripercuotono sull’andamento dello spread tra Italia e Spagna che vede il paese iberico recuperare credibilità nei nostri confronti, pur in presenza di fondamentali che rimangono migliori di quelli spagnoli.

In Usa il bazooka della Fed sta facendo passare in secondo piano l’entrata in vigore dal 1° marzo dei tagli fiscali automatici e i problemi di consolidamento del bilancio che prima o poi gli Usa dovranno affrontare con mezzi diversi dallo “stampare” moneta. Di certo per adesso la politica monetaria espansiva va avanti visto che i progressi del mercato del lavoro sono ancora lontani dall’obiettivo dichiarato della Fed.

Ed ora un commento flash per le principali categorie di investimento:

Azioni Mondiali: come anticipato nei precedenti commenti d’attualità, i flussi di capitale si stanno spostando dal monetario all’azionario dove sono in aumento le operazioni di fusione e acquisizione.

Valute: euro ancora debole sia nei confronti del dollaro sia delle altre valute.

Obbligazioni e Crediti: movimento laterale (con inclinazione al rialzo negli ultimissimi giorni) degli spread di rendimento dei paesi periferici rispetto al Bund tedesco. I rendimenti corporate sono rimasti stabili.

Materie Prime: le posizioni lunghe sull’oro e sulle altre 18 principali materie prime sono diminuite. Il mercato cinese sta fronteggiando un eccesso di produzione e un rallentamento della domanda.

Fonte: Azimut Ufficio Studi

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Target 2016 Equity Option: viaggiare in sicurezza alla ricerca del rendimento

simbolo_obbligo_cinturePartiamo da un dato di fatto: i nuovi mercati sono guidati dalle Banche Centrali. E qual è uno dei loro obiettivi principali? Spostare gradualmente l’enorme debito degli stati sui privati cittadini, forzando i sottoscrittori di bond governativi ad accettare rendimenti reali negativi. Vi chiederete, chi mai accetterebbe di sottoscrivere un investimento con ritorni negativi? In realtà i dati confermano che gran parte degli investitori è disposto a farlo. Oggi i rendimenti generati da gran parte dei titoli obbligazionari non sono in grado di garantire il recupero sull’inflazione ma i flussi di investimento sono ancora indirizzati prevalentemente sui bond.

La ricerca di rendimenti nell’attuale contesto di mercato non deve farci perdere di vista il reale rapporto rischio/rendimento degli investimenti: il numero di emissioni obbligazionarie è ai massimi e sono state effettuate anche da soggetti pubblici e privati che per la prima volta nella storia lo hanno fatto in questi mesi (un esempio? Lo Zambia!). In più nel corso degli ultimi 5 anni i flussi internazionali di sottoscrizione si sono rivolti in gran parte sulle obbligazioni, ignorando e diminuendo le esposizioni azionarie.

Per affrontare il 2013 nelle modalità corrette è dunque necessario:

  1. Applicare logiche a ritorno reale, evitando di seguire i trend di mercato orientati da sempre verso i prodotti che hanno ottenuto maggiori performance storiche
  2. Ricercare servizi a miglior profilo di rischio/rendimento sul mercato
  3. Approfittare di un’eventuale inversione dei flussi

Quali sono le nostre risposte concrete? Come si può intraprendere un viaggio alla ricerca del giusto rendimento con le cinture di sicurezza ben allacciate, gli airbags funzionanti, il giusto livello dell’olio, gli pneumatici perfettamente gonfi e il motore nelle migliori condizioni?

Riteniamo che per avvicinarsi alle opportunità di rendimento in maniera efficiente cercando di sfruttare le buone potenzialità dei mercati azionari al rialzo, anche in presenza di incertezze politiche, sia necessario introdurre nella diversificazione del portafoglio strumenti che sappiano sfruttare al meglio politiche di stop loss (perdite massime) e di presa di profitto dei risultati tramite strutture opzionali a scadenza annuale, che permettono di rimodulare annualmente la copertura secondo le variabili condizioni di mercato del momento.

TARGET 2016 EQUITY OPTION:

  • E’ un fondo a scadenza a gestione attiva, che modula l’esposizione ai mercati azionari in correlazione alle condizioni di mercato
  • L’investimento principale si compone di liquidità, obbligazioni governative, sovrannazionali, corporate con un’altissima diversificazione
  • E’ gestito con la massima flessibilità
  • In condizioni di mercato ribassiste l’esposizione azionaria non supererà mai il 20% in titoli selezionati ad alto dividendo
  • In condizioni di mercato rialziste l’esposizione azionaria aumenterà in maniera significativa, grazie all’utilizzo di opzioni annuali su indici di borsa
  • Possibilità di cedola trimestrale del 2% su base annua
  • Avrà un flusso cedolare aggiuntivo a fine anno pari al risultato di gestione ottenuto
  • Ha una finestra di collocamento (data limite per la sottoscrizione: 28/03/2013)

Oggi il differenziale di rendimento tra azioni e obbligazioni è ai massimi, a favore delle azioni. Per questo nel prodotto si sostituisce in parte il rendimento obbligazionario con quello azionario.

In sintesi questo strumento si comporta automaticamente come un “investitore razionale” producendo un meccanismo automatico di stop loss (perdite massime) e stop gain annuali (prese di profitto dei rendimenti ottenuti). E chi ha sentito parlare di finanza comportamentale sa quanto sia importante non farsi guidare dalla pancia ma dalla razionalità!

Se vuoi avere maggiori informazioni per non perdere questa occasione chiamami o scrivimi.

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Economia e mercati, febbraio 2013

1111forex[1]Il nuovo anno è iniziato all’insegna della “repressione finanziaria” con i tassi sulle obbligazioni  governative a lungo termine dei paesi ritenuti più sicuri su livelli molto bassi e spesso sotto il livello dell’inflazione. Rispetto ai rendimenti obbligazionari di Bund e Treasury, le valutazioni delle borse azionarie appaiono molto convenienti con molte società quotate che hanno un indebitamento molto basso e che pagano dividendi elevati. Spostando lo sguardo alle emissioni di paesi meno virtuosi come l’Italia e alle emissioni corporate aziendali, i rendimenti sulle scadenze 3-5 anni si sono abbassati verso il 3%, livello che rende meno probabile l’apprezzamento in conto capitale avvenuto nella seconda parte del 2012. Pertanto, per cercare di ripetere i rendimenti del 2012, nel 2013 lo sguardo degli investitori dovrebbe spostarsi verso le asset class più rischiose in grado di offrire remunerazioni più elevate. Anche se l’ottimismo appare giustificato dal miglioramento delle condizioni finanziarie e dall’eliminazione del rischio sistematico sull’Europa, il fatto che questi progressi non si siano ancora trasmessi all’economia reale dovrebbe indurre però ad una certa cautela.

Nel corso del 2013 le principali variabili da monitorare sono prevalentemente di natura politica. In questi primi due mesi l’attenzione degli investitori è focalizzata sulle elezioni in Italia dove è importante che il paese non perda la fiducia degli investitori internazionali sempre molto attenti alle conseguenze dei risultati elettorali sul processo di consolidamento dei bilanci statali dei paesi periferici. A questo bisogna aggiungere che la qualità dei nostri BTP si dovrà confrontare nei prossimi mesi con un BUND che non è più supportato da una crescita economica robusta: inizia ad apparire evidente che l’austerità non fa bene neanche alla Germania, la cui locomotiva si alimenta in buona parte con le esportazioni verso i Paesi Europei. Per questo motivo nel secondo semestre del 2013 l’avvenimento più importante saranno le elezioni tedesche.

Inizia a farsi spazio l’idea che “le terapie sui conti pubblici con i tagli ai deficit devono procedere in modo differenziato” e se “inaspettatamente la crescita peggiora un Paese può ottenere più tempo per correggere il deficit” come ha affermato il responsabile per l’UE agli Affari Economici Olli Rehn. Aumenta la consapevolezza che adesso il compito delle istituzioni europee debba essere di “creare misure ponte finché le riforme strutturali non arrivino a produrre un’effettiva riduzione della disoccupazione” evitando così “un’escalation nella situazione politica (Merkel)”.

Se da un lato bisogna porre l’accento in positivo sulla decisione da parte di alcune banche del Nord Europa di restituire anticipatamente parte del denaro ricevuto con le aste triennali LTRO di dicembre 2011 e febbraio 2012, dall’altro non bisogna dimenticare che l’economia reale è ancora in difficoltà; infatti, è vero che le aste spagnole e portoghesi vanno a gonfie vele ma è anche un dato di fatto che la disoccupazione spagnola è salita al 26 per cento nel quarto trimestre del 2012.

In Usa il Congresso ha deciso di sospendere per tre mesi, senza innalzarlo, il tetto sul debito federale allontanando al momento i timori di una forte recessione. In questo inizio d’anno si sono manifestate alcune tensioni sui Treasury con un movimento al rialzo sui tassi quando i verbali del FOMC hanno sottolineato il rischio di una fine prematura del programma di quantitative easing. La Fed è però ancora preoccupata per la politica fiscale domestica e ha intenzione di proseguire gli acquisti di titoli fino a quando l’occupazione non crescerà in maniera stabile. I dati recenti mostrano che i consumi americani stentano a riprendersi e l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è sceso ai minimi del dicembre del 2011 (71.3), livello normalmente associato con una recessione. In compenso le manovre espansive della Fed hanno avuto l’effetto di portare il tasso d’interesse di lungo periodo ad un livello inferiore rispetto al tasso di crescita economica favorendo il processo di riduzione dell’indebitamento degli agenti economici.

Intanto, il ciclo macroeconomico mondiale appare in lieve miglioramento dopo che è stato scongiurato il rischio di hard landing della Cina e questo è importante in un anno in cui la politica fiscale in Usa e in Europa toglierà un po’ di “benzina” alla crescita economica globale.

Registriamo un altro tema che potrebbe orientare la crescita mondiale: quello delle svalutazioni  competitive. Sembra che sia in atto una sorta di “guerra valutaria” tra quei paesi che cercano di guadagnare competitività attraverso il canale estero. E’ sotto gli occhi di tutti l’indebolimento dello yen degli ultimi 4 mesi grazie ad una politica monetaria molto aggressiva che sta iniziando ad infastidire le altre banche centrali. Ricordiamo che il Giappone è uno dei paesi con le maggiori importazioni dalla Cina e una svalutazione dello yen mira a riequilibrare il suo deficit commerciale. Inoltre, un eccessivo deprezzamento dello yen inizia a dare fastidio anche alla Corea del Sud che compete direttamente con le esportazioni giapponesi.

Nonostante il deprezzamento recente dello Yen, secondo la Parità dei Poteri d’Acquisto (PPA) del FMI, la divisa giapponese è ancora sopra il suo fair value (valore d’equilibrio) di circa 13 punti percentuali. Sempre secondo la PPA, anche il Renminbi è ancora sottovalutato del 30 per cento. Per capire quanto sia importante una valuta debole per la crescita economica ricordiamo che le nazioni che negli ultimi 10 anni hanno avuto la propria valuta sottovalutata più del 50% rispetto alla PPA, hanno registrato tassi di crescita medi del 72% mentre i paesi che hanno avuto la propria divisa sopravvalutata più del 50% rispetto alla PPA hanno registrato nello stesso periodo tassi di crescita medi del 19,3%.

Chiudiamo con una breve annotazione statistica sulle stagionalità delle performances del mese di gennaio, sperando che possano essere di buon auspicio per il 2013. L’analista tecnico J.H. Hirsch ha elaborato 3 tipi di stagionalità della performance dell’indice S&P500 del mese di gennaio e le ha collegate alla performance complessiva dell’anno seguente. La prima stagionalità è il Santa Claus Rally, cioè la performance degli ultimi cinque giorni dell’anno precedente e dei primi due giorni lavorativi di gennaio del nuovo anno: dal 21 dicembre del 2012 al 3 gennaio del 2013 lo S&P500 ha fatto +2,04%. Una seconda stagionalità è relativa alla performance dei primi 5 giorni di gennaio del 2013 (+2,17%) e una terza stagionalità è la performance del mese di gennaio 2013, cioè +5,04%. Hirsh ha fatto notare che in caso di presenza contemporanea di un Santa Claus Rally, di una performance positiva dei primi 5 giorni e del primo mese dell’anno, dal 1950 ad oggi 96 volte su 100 l’anno ha sempre chiuso in positivo. Ricordiamo che le “performance passate non sono garanzia di quelle future” perché c’è comunque un rischio da gestire anche nel rimanente 4% di casi.

Per concludere, riteniamo che per avvicinarsi al rischio in maniera efficiente cercando di sfruttare le buone potenzialità dei mercati azionari al rialzo, anche in presenza di incertezze politiche, sia necessario introdurre nella diversificazione del portafoglio strumenti che sappiano sfruttare al meglio politiche di stop-loss e di presa di profitto dei risultati tramite strutture opzionali a scadenza annuale, che permettono di rimodulare annualmente la copertura secondo le variabili condizioni di mercato del momento.

Fonte: Azimut Ufficio Studi

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Attualità: economia, mercati, prospettive

Con una politica fiscale a mezzo servizio, il compito di tenere in piedi la crescita economica spetta alle Banche Centrali. Dopo gli ultimi dati macro in Europa è adesso più probabile un taglio dei tassi da parte della BCE. A metà dicembre probabilmente la Fed chiarirà ulteriormente la misura dei suoi interventi. Inoltre in Giappone la BoJ è sottoposta a pressioni crescenti del governo affinché adotti un target d’inflazione più ambizioso e in Inghilterra la BoE ha deciso di trasferire al governo i proventi derivanti dalle cedole dei titoli comprati durante l’ultima operazione di easing quantitativo. L’attenzione è catalizzata dal precipizio fiscale americano, cioè la scadenza di fine anno entro la quale repubblicani e democratici dovranno trovare un accordo per il rinnovo almeno parziale delle agevolazioni fiscali in corso.

Le trimestrali sugli utili aziendali in Usa stanno confermando le attese di una riduzione degli utili. La riduzione delle previsioni di crescita economica mette a rischio anche le proiezioni sugli utili aziendali per il 2013. Le sorprese arrivano non tanto dagli utili, visto che le aziende che hanno superato le attese sono in linea con le medie di lungo periodo, quanto dall’andamento del fatturato dove soltanto il 37% delle imprese ha superato le aspettative; alcuni analisti hanno imputato parte del calo del fatturato anche all’aumento del tasso di cambio effettivo reale del dollaro.

Nel breve termine segnaliamo che la recente discesa delle quotazioni azionarie ha interrotto il trend rialzista di medio termine sulla borsa americana; nelle prossime settimane sarà importante verificare se verrà o meno recuperata la media mobile a 200 giorni per verificare la forza del trend in atto. In Europa la situazione tecnica delle borse appare migliore anche se è evidente anche in questo caso una perdita di momentum dovuto alla mancanza di chiarezza sulla richiesta di aiuti della Spagna e alla definizione del nuovo pacchetto per la Grecia.

Il ribasso dei rendimenti sui Titoli di Stato tedeschi su livelli negativi sulle scadenze fino a 3 anni dimostra che gli investitori pensano che la crisi europea non sia ancora finita. Di conseguenza il programma di acquisti della BCE di Titoli di Stato italiani e spagnoli con scadenze tra 1 e 3 anni dovrebbe ancora continuare. Questi acquisti hanno fatto aumentare la pendenza della curva dei rendimenti italiana creando delle opportunità per chi abbia il tempo e la propensione al rischio adeguata per tenere in portafoglio duration intermedie che potrebbero ottenere dei capital gain.

Ad aumentare l’incertezza sui mercati ha contribuito la crisi militare tra Palestina e Israele che sta avendo un’evoluzione non prevista con una rapida escalation che ha portato all’inedito lancio di razzi nelle vicinanze di Gerusalemme.

Commento flash per le principali asset class (categorie di investimento):

Azioni Mondiali: utili aziendali in riduzione e calo del fatturato mettono a rischio le proiezioni per il 2013. La situazione tecnica è in indebolimento soprattutto sulla borsa americana.

Valute: l’Euro si indebolisce per la forza del dollaro come bene rifugio di fronte alla debolezza dell’economia europea e all’escalation della situazione di conflitto in Israele.

Obbligazioni e Crediti: Aumento e graduale rediscesa degli spread di rendimento dei paesi periferici europei e sulle obbligazioni corporate. I tassi a breve negativi sui Titoli di Stato tedeschi segnalano che la BCE dovrebbe continuare a comprare “periferia”.

Materie Prime: gli operatori internazionali hanno diminuito ancora le posizioni lunghe sul petrolio e hanno esposizione negativa sugli investimenti in rame.

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Fonte: Azimut Ufficio Studi

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Contesto economico-finanziario: facciamo il punto

Dati macroeconomici migliori del previsto ma l’incertezza sui temi fiscali frena le assunzioni di “qualità”. Il trimestre in corso è ricco di appuntamenti politici importanti che possono essere catalizzatori di rischi-opportunità da seguire attentamente.

Nelle ultime settimane l’indice CS che registra le sorprese economiche (vedi grafico) ha evidenziato un netto miglioramento con i dati economici in uscita meglio delle previsioni degli analisti. Tuttavia, è da segnalare la difficoltà dell’attività manifatturiera americana. Secondo molti economisti l’incertezza elettorale impedisce agli imprenditori di prendere decisioni d’investimento e di aumentare le assunzioni. Vedremo nelle prossime settimane se l’ottimo dato sulla disoccupazione di settembre sarà confermato e se l’aumento di nuovi occupati registrato sia qualitativamente significativo o meno, vista la stabilità del dato sulla disoccupazione allargata (che include il lavoro part time).

In Usa il contesto macroeconomico sul lato “domanda” sta comunque registrando alcuni miglioramenti come, per esempio, nel mercato immobiliare e nel mercato del credito con l’aumento dei prestiti alle famiglie.

Sull’ago della bilancia dei mercati potrebbero pesare altri importanti appuntamenti politici. Nel corso di quest’ultimo trimestre, infatti, ci attende un calendario fitto di eventi che possono essere catalizzatori di rischi/opportunità da seguire e cogliere con gli strumenti adeguati. In primo luogo, se il governo americano non dovesse raggiungere un accordo sul rinnovo degli stimoli fiscali che scadono alla fine dell’anno,  l’economia americana potrebbe trovarsi in recessione nella prima metà dell’anno prossimo. Se, infatti, il debito americano continuerà a crescere al tasso medio del +0,6% mensile, il “tetto” di 16,4 trilioni verrà raggiunto a gennaio 2013.

Tutto ciò potrebbe generare maggiore volatilità sui mercati come già avvenuto nel 2011 quando l’agenzia di rating ha declassato il debito americano. Inoltre, le elezioni presidenziali americane potrebbero dare una “spinta” emotiva ai mercati azionari se favorevoli al nuovo candidato repubblicano.

I primi di novembre è previsto anche il congresso del partito comunista cinese con i mercati che si attendono nuovi stimoli fiscali anche con la nuova guida economica del paese.

Per quanto riguarda l’Europa gli appuntamenti più importanti riguardano il rapporto della Troika sullo stato delle finanze della Grecia e, soprattutto, l’eventuale ricorso della Spagna agli aiuti del fondo ESM. In particolare, la decisione del paese iberico potrebbe comportare l’intervento della BCE ed essere utile a migliorare il sentiment verso la Spagna, ultimamente deterioratosi a causa del declassamento a junk bond da parte di Moody’s. Il clima di tensione sulla Spagna potrebbe essere esacerbato dalle elezioni amministrative di novembre che si svolgeranno in un contesto di elevato malcontento sociale a causa dell’elevata disoccupazione, soprattutto giovanile.

E ora qualche commento flash d’attualità sulle principali categorie di investimento:

Azioni Mondiali Utili aziendali in diminuzione come da attese sia negli Stati Uniti che in Europa. Mercati in fase laterale in attesa di sviluppi  sul fronte politico che possono essere decisivi per la crescita economica nel medio termine.

Valute In riduzione la volatilità sull’euro grazie agli interventi delle Banche Centrali. I mercati da un lato sembrano credere in una prossima risoluzione dei punti critici dell’instabilità dell’area euro ma dall’altro nutrono ancora dubbi sulle modalità concrete di intervento della BCE.

Obbligazioni e Crediti Restringimento degli spread di rendimento dei Paesi “periferici” europei e sulle obbligazioni corporate sulla scia degli interventi delle Banche Centrali che hanno dato fiducia ai mercati.

Materie Prime Nell’ultima settimana i money managers (i gestori dei grandi fondi di investimento) hanno diminuito le posizioni lunghe sul petrolio e sui massimi quelle sull’oro.

Fonte: Azimut Ufficio Studi

(disclaimer)

Cat Bond, quando l’innovazione aumenta la protezione

Cos’è la correlazione in finanza? Come dice la parola stessa, per correlazione si intende la relazione che intercorre tra due o più variabili. In finanza è utile per definire il legame che ci può essere (o non essere) tra due o più entità.

E’ strettamente collegata al concetto di diversificazione, in quanto per diversificare correttamente gli investimenti è fondamentale inserire strumenti che siano poco correlati tra loro (decorrelati) in modo da proteggere e tutelare il più possibile il risparmio in ogni situazione, positiva o negativa.

Un problema di questi ultimi, complicati, anni è stato e continua ad essere proprio quello della forte correlazione tra i diversi strumenti finanziari: in alcuni periodi azioni, obbligazioni, valute, materie prime sono andate tutte nella stessa direzione (ahimè verso il basso…). In più, con l’espandersi della globalizzazione, anche geograficamente è avvenuta la stessa cosa: ad esempio alla discesa del mercato azionario europeo è corrisposta una discesa (seppur diversa in termini numerici) dei mercati azionari americani, del pacifico e dei paesi emergenti.

Cosa si può fare quindi per aumentare la decorrelazione tra i vari investimenti e proteggere i nostri risparmi?

Sicuramente continuare a diversificare gli investimenti (cioè “non mettere tutte le uova nello stesso paniere”), perchè le anomalie di questi anni non possono continuare all’infinito e i mercati gradualmente si “normalizzeranno”. Altrettanto sicuramente, inserire una componente di strumenti finanziari realmente decorrelati dagli investimenti tradizionali, che hanno dimostrato nel tempo di essere indipendenti da ciò che avviene sui mercati.

Vorresti un esempio pratico di strumenti di investimento realmente decorrelati? Eccoti accontentato, ti presento i CAT BOND (Catastrophe Bond).

La definizione potrà non sembrarti promettente o di buon auspicio, in realtà ti consiglio di andare aldilà del nome per cogliere l’accezione positiva di questi strumenti. Infatti possiamo dire che chi investe in Cat Bond è al tempo stesso investitore ad alto tasso di interesse e benefattore.

Cosa sono? Sono strumenti finanziari (obbligazioni) che consentono di trasferire i rischi assicurativi al mercato dei capitali.

Perchè sono nati i Cat Bond? Perchè le compagnie assicurative hanno la necessità, a loro volta, di riassicurarsi: da alcuni anni possono farlo tramite questi strumenti ad-hoc che consentono di trasferire gran parte dei rischi assicurativi al mercato dei capitali.

Come vengono emessi? I soldi vengono raccolti tramite uno Special Purpose Vehicle (Spv). Lo Spv è una società giuridicamente autonoma costituita per l’occasione, che emette i titoli e assume in prima persona tutti gli obblighi derivanti dall’emissione. Questi soldi sono depositati presso un conto vincolato a beneficio della compagnia assicurativa che cede il rischio, nel caso in cui l’evento naturale si manifesti e dell’investitore, nel caso in cui l’evento non si manifesti.

Quali garanzie hanno gli investitori? Il capitale dell’investimento è sempre separato da quello della compagnia che trasferisce il rischio, per mitigare il rischio di credito nei suoi confronti.

Attraverso i Cat Bond è dunque possibile stare alla larga dai soliti rischi. Il rendimento non dipende dall’emotività che domina i mercati e dai fondamentali su cui si basano i trend di borsa, ma principalmente dal verificarsi di un evento naturale catastrofico (terremoti, incendi, uragani, tempeste, alluvioni) indipendentemente dall’andamento dei mercati azionari, obbligazionari, delle valute e dei tassi. Gli eventi naturali non dipendono infatti dalla psiche dei mercati e non ne subiscono le conseguenze dirette. Se l’Italia diventa insolvente o l’euro avrà dei problemi, sicuramente non sarà una causa di un uragano in Messico! Vuoi una prova tangibile di questa decorrelazione? Guarda questo grafico.

Inoltre anche gli eventi stessi sono completamente slegati gli uni dagli altri: è evidente che un terremoto in Giappone non influisce affatto sulla possibilità che si verifichi un uragano in Florida e via dicendo. Dunque abbiamo una doppia decorrelazione, “esterna” (nei confronti delle asset class tradizionali) e “interna” (tra i diversi eventi naturali ri-assicurati in tutto il mondo).

Ci tengo a fornirti un altro dato interessante che testimonia la validità di queste soluzioni: dal 1990 ad oggi la quasi totalità dei Cat Bond emessi è arrivata a scadenza senza subire perdite, ma producendo generosi interessi. Naturalmente, non devi credere ai Maya… 🙂

Un’ulteriore componente che rende interessante questa asset class in questo momento è il vero e proprio boom delle emissioni (1° quadrimestre 2012: +47% rispetto al 2011) e dei rendimenti attesi degli ultimi mesi nella ricerca di una maggior tranquillità da parte delle compagnie di assicurazione nell’assolvere i loro compiti anche al verificarsi di eventi estremi.

Come si può investire materialmente in Cat Bond? Investire in Cat Bond è un privilegio riservato ai clienti del Gruppo Azimut, e quindi anche ai miei clienti! Azimut infatti è l’unica società in Italia a poterti offrire l’accesso a questi innovativi strumenti, normalmente riservati ad investitori istituzionali come fondi pensione, fondi specializzati, ri-assicuratori, banche, asset manager. Attraverso l’acquisizione del 50% di Katarsis Capital Advisors, una società specializzata in questi strumenti che gestisce i fondi Eskatos ed ha sede in Svizzera, è stato creato AZ Cat Bond Fund, un esclusivo fondo a bassa volatilità che investe direttamente in Cat Bond (articolo Borsa & Finanza).

Vuoi saperne di più? Vorresti avere qualche informazione più dettagliata sul Cat Bond Fund? Vuoi aumentare la protezione dei tuoi risparmi?

Contattami, sono a tua disposizione.

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Proteggere i risparmi oggi

Lunedì mattina, ore 13. Spread a 520. Borsa italiana -4%. “Odio i lunedì”, cantava Vasco. E non aveva mica tutti i torti…

L’ora della verità questa volta sembra essere davvero arrivata. In molti avevano preannunciato un’estate rovente e proprio mentre il ciclone Circe sta abbassando le temperature sulla nostra penisola, il violento riproporsi dello spettro della disgregazione dell’area euro ha fatto impennare improvvisamente le temperature sui mercati finanziari.

Il FMI pare intenzionato a bloccare gli aiuti al governo di Atene ed è chiaro che se così fosse la Grecia sarebbe in pratica tagliata fuori dall’unione monetaria, con tutte le conseguenze del caso (vedi il mio post del 5 giugno “Pericolo Euro. Come salvaguardare i nostri soldi”). La Spagna, nonostante abbia ottenuto gli aiuti dall’Europa per il salvataggio del sistema bancario, si trova in una situazione di grande difficoltà con forti tensioni sociali e spread sopra i 630 punti, ai massimi storici. E poi ci siamo noi, con tutte le nostre contraddizioni: tessuto economico-imprenditoriale-sociale completamente diverso rispetto agli altri paesi in difficoltà ma costantemente al centro degli attacchi finanziari a causa dell’elevato debito pubblico e dei mille problemi che ci trasciniamo da decenni.

Cosa è bene fare per proteggere i nostri risparmi oggi?

Quando qualcuno mi chiede un consiglio, che sia un amico, un parente o un cliente, mi rivolge spesso questa domanda: “Tu cosa faresti al mio posto?” Oppure: “Visto che siamo nella stessa situazione, cosa stai facendo tu per risolvere questo problema?”

Quindi cercherò, in maniera molto sintetica, di condividere un caso concreto.

Ho incontrato un potenziale cliente: lavoratore italiano, guadagna e spende in euro, ha accumulato nel corso degli anni di lavoro un risparmio cui tiene molto, è spaventato per la situazione attuale, si rende conto di dover prendere delle decisioni ma ha paura di cambiare perchè molti investimenti sono in perdita, vuole proteggere i suoi risparmi da un’eventuale disgregazione dell’area euro e garantirsi un futuro sereno (ha anche obiettivi più precisi e personali ma naturalmente non è questa la sede opportuna per occuparsene). Ha sempre lasciato i suoi risparmi nella propria banca, ha un conto corrente, un conto di deposito, titoli di stato italiani, obbligazioni della banca e qualche titolo azionario italiano.

Sono volutamente vago e quindi non mi interessa scendere nel dettaglio sulle caratteristiche e le percentuali delle singole categorie di investimento, è un lavoro che ho svolto in maniera precisa personalmente con questa persona. Ciò che vorrei mettere in evidenza qui è un esempio, purtroppo frequentissimo nella mia esperienza, di concentrazione di tutte le risorse (patrimoniali e reddituali) su un singolo paese, l’Italia, e una singola valuta, l’euro. Oggi non ci possiamo più permettere una concentrazione così elevata.

Cosa ho fatto io, consulente finanziario, per proteggere i risparmi di questa persona?

1L’ho ascoltato, facendo emergere i suoi bisogni, le sue paure, le sue aspirazioni

2– Ho fatto un’attenta analisi di portafoglio, mettendo in luce alcuni punti forti, le evidenti aree di miglioramento, il disallineamento parziale delle scelte di investimento con gli obiettivi, i rischi potenziali, le oscillazioni che il portafoglio potrà subire a seconda degli scenari che si presenteranno

3– Dopo aver chiarito gli obiettivi a breve, medio e lungo termine, ho condiviso con lui un progetto di investimento chiaro, semplice che tocca tutti i punti individuati insieme e aumenta al massimo la probabilità di raggiungere i suoi obiettivi personali, familiari, professionali

4– Ho suggerito di mantenere alcune corrette scelte di investimento, perfettamente in linea con le esigenze che mi ha palesato, e allo stesso tempo di apportare alcune urgenti e necessarie modifiche:

  • DIMINUIRE IL RISCHIO PAESE, diversificando parte degli investimenti su altre aree geografiche, in tutto il mondo
  • ELIMINARE GRADUALMENTE IL RISCHIO EMITTENTE, prediligendo efficienti e più tutelanti soluzioni di risparmio gestito rispetto alle singole emissioni, troppo rischiose e senza premio per il rischio (vedi l’articolo “Come cogliere le opportunità”)
  • DIMINUIRE IL RISCHIO VALUTA, inserendo soluzioni che permettono di investire in oltre 20 valute internazionali per limitare gli effetti di una svalutazione dell’euro in caso di sviluppi negativi o anche parzialmente negativi (vedi l’articolo “Un’assicurazione sul futuro dei nostri risparmi”)

5– Oggi che è mio cliente sto continuando ad assisterlo giorno dopo giorno, affiancandolo in ogni cambiamento della situazione personale e del contesto economico-finanziario in continua evoluzione

Con alcune semplici (ma non banali) mosse ho messo in sicurezza i suoi risparmi accumulati in passato, proteggendoli da un presente incerto e difficile, e aumentando in maniera esponenziale le possibilità di raggiungere i suoi traguardi futuri.

E’ chiaro che questo esempio non vale per tutti, ognuno ha la propria situazione e i propri progetti, ma è emblematico del sempre più frequente immobilismo nel prendere decisioni semplici e fondamentali, procrastinando continuamente in avanti le scelte. Serve la consapevolezza che questo comportamento potrebbe rivelarsi deleterio e mettere a repentaglio le fatiche di una vita.

Vale la pena quindi di dedicare un pò di tempo a riflettere sui rischi e sulle opportunità di questa situazione.

Non rimandare a domani quello che DEVI fare oggi, perchè domani potrebbe essere già scaduto il tempo!

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