Assicurazioni, Fmi: con tassi bassi un quarto gruppi Ue rischia default

?????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Lo si legge nel Global Financial Stability Report. In Eurozona serve più qualità asset banche, che continua a deteriorarsi, per sbloccare il credito.

In un contesto prolungato di tassi bassi diversi gruppi assicurativi del ramo vita attivi in Europa rischiano di finire sotto uno stress crescente e risultare insolvibili. A rischiare sono in particolare quelli di medie dimensioni. A dirlo è l’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria mondiale del Fondo Monetario Internazionale.

Dagli stress test effettuati dalla European Insurance and Occupational Pensions Authority emerge che il 24% di quei gruppi potrebbe non essere in grado rispettare requisiti di solvibilità in un contesto caratterizzato per un lungo periodo di tempo da bassi tassi di interesse.

A creare uno scenario di interessi sotto zero in zona pericolo in molte economie industrializzate sono state la paura rappresentata dallo spauracchio deflazione e le prospettive di un continuo allentamento monetario. “Nell’area euro” in particolare, precisa il Fondo, “quasi un terzo dei bond sovrani a breve e lunga scadenza ora ha rendimenti negativi”.

Passando all’analisi dell’economia reale, il Fondo ritiene che sia impossibile che si sblocchi il credito finché la qualità degli asset delle banche, che è andata deteriorandosi nel 2014, non migliorerà. Farlo è indispensabile, suggerisce sempre il Fmi, rivolgendosi agli istituti di credito di Eurolandia. Nel rapporto si spiega che nell’Eurozona “la qualità degli asset ha continuato a deteriorarsi nel 2014 sebbene a un passo più lento con prestiti incagliati ora oltre i 900 miliardi di euro”. Una cifra definita “ampia rispetto alla dimensione dell’economia di riferimento”.

Il rapporto specifica inoltre che la distribuzione di quei prestiti inesigibili è distribuita in modo squilibrato: solo in Italia, Irlanda, Grecia, Cipro, Portogallo e Spagna il totale supera i 600 miliardi di euro. Non a caso, ricorda il rapporto, in Italia, Grecia, Cipro, Irlanda, Portogallo e Slovenia la maggioranza – se non tutte – le banche coinvolte nell’Asset Quality Review della Banca centrale europea hanno mostrato asset in sofferenza per il 10% o più dello loro esposizione complessiva.

Alla luce di queste considerazioni, il Fondo dice che le aziende devono “diversificare le fonti di finanziamento” spostandosi dalle banche al mercato dei capitali. “Nonostante il balzo dell’accesso al mercato dei capitali, esso rappresenta solo il 36% circa del sistema”, si legge nel documento.

L’insieme dei fattori racchiusi in questo nuovo contesto sta provocando e provocherà inevitabilmente nel futuro prossimo conseguenze inaspettate e particolari. E’ necessario prevenire e ponderare le proprie scelte finanziarie per evitare di incappare in qualche spiacevole trappola.

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI

BANCHE: scegliete con attenzione con quali istituti di credito operare, tenendo sul conto corrente il minimo indispensabile per le spese correnti. Diversificate le vostre controparti. (Leggi il mio precedente articolo)

ASSICURAZIONI: potete scegliere compagnie tradizionali per le polizze di puro rischio. Per gli investimenti finanziari, inseriti all’interno di contenitori assicurativi, meglio rivolgersi a compagnie di rilievo e soprattutto che si occupano SOLO di quello.

INVESTIMENTI: selezionate strumenti diversificati, liquidi e che minimizzano (o eliminano!) il rischio emittente. Aprite la mente. Meglio rivolgersi a società INDIPENDENTI, evitate le banche tradizionali.

CONSULENTE: rivolgetevi ad un bravo consulente per fare queste scelte. Farà la differenza.

Fonti: WallStreetItalia, mt-DaC

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QUANTO E’ SICURA LA TUA BANCA (NELL’ERA DEL BAIL-IN)?

bank cracChi metterebbe con tranquillità i propri soldi in una banca greca, oggi?

E quanti investitori stranieri investirebbero oggi i propri risparmi in un deposito di una banca italiana, non so…in Monte dei Paschi, in una BCC, in Carige?

Ormai è iniziata in Europa l’era del “bail-in”, ovvero quella situazione in cui sono i creditori ad accollarsi le perdite di un eventuale crack di una banca o di una corsa agli sportelli. Detto più semplicemente: avete depositato i vostri risparmi in una banca che poi fallisce? Amen, lo stato non vi garantirà più. Sarete voi stessi a essere chiamati in causa. Dunque tutti i clienti delle banche tradizionali, almeno quelli che non lo hanno ancora fatto e che hanno davvero a cuore i propri risparmi, dovrebbero dedicare la giusta attenzione alla scelta delle proprie controparti.

L’annuncio forte è arrivato ieri: l’Austria non garantirà più i depositi bancari; lo stato eliminerà insomma le garanzie finora assicurate ai depositi bancari, dopo aver ricevuto il via libera dall’Unione europea. D’altronde, la nuova legislazione sul bail-in è stata approvata dalla stessa Ue due anni fa.

Il rischio è talmente concreto che il sito Goldcore ha presentato un grafico, elencando i paesi che corrono il pericolo di vedere introdotto il tanto temuto regime (quello in cui i correntisti rischiano di perdere i loro depositi nel caso di crack della banca dove sono custoditi i loro risparmi).

bailin risk
Al primo posto, manco a dirlo, c’è la Grecia; seguono Portogallo e Spagna. Ma l’Italia non se la passa molto meglio e si aggiudica il quarto posto; poi Francia, Irlanda, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone.

Il grafico elenca anche le aree geografiche in cui le banche sono più sicure: palma d’oro alla Svizzera; seguono Germania, Singapore, Canada, Australia, Norvegia, Olanda, Hong Kong.

Tornando al caso Austria, ecco come cambieranno le cose: al momento, gli austriaci hanno depositi garantiti fino a un valore di 100.000 euro; esattamente, la prima metà dalla banca, la seconda dallo stato. Le cose cambieranno a partire da luglio, quando lo Stato non garantirà più i depositi.

Di conseguenza, le banche, per far fronte all’eventualità di buchi di bilancio, dovranno creare un fondo speciale di assicurazione per i depositi bancari. Una volta costituito, il fondo sarà rimpinguato gradualmente nel corso dei successivi dieci anni, arrivando a un valore di 1,5 miliardi di euro.

In caso di fallimento di una grande banca nel periodo precedente, la legislazione permetterà al fondo di contrarre prestiti all’estero sebbene, stando alla fonte che ha riportato la notizia, Die Presse, non sia chiaro chi fornirà i finanziamenti e sulla base di quali termini.

In ogni caso, è chiaro che anche se il fondo fosse alla fine dotato dei finanziamenti previsti, il suo aiuto sarebbe ridicolo. L’ammontare di 1,5 miliardi di euro si confermerebbe infatti inadeguato a salvare i correntisti dal fallimento di una banca. La cifra rappresenta appena lo 0,8% dei depositi totali in Austria.

Die Presse cita l’esempio di Bank Corp in Bulgaria. Quando la banca fallì, aveva depositi per 1,8 miliardi di euro; ma sul fondo di assicurazione sui depositi, era presente solo 1 miliardo di euro.
Torna alla mente la dichiarazione del ministro delle finanze irlandese Michael Noonan che, il 27 giugno del 2013, affermò: “il bail in è ora la regola”. Noonan definì rivoluzionaria la decisione di non considerare più i depositi sacrosanti.

Ben presto anche i depositi di altre banche dell’Unione Europea potrebbero non essere più al sicuro.

Il giornale tedesco Deutsche Wirtschafts Nachrichten scrive: “i correntisti dovranno effettuare ricerche in modo attento sulla situazione della banca in cui decideranno di parcheggiare i loro risparmi”.

IN AZIMUT E’ DA DIVERSI ANNI CHE CI SIAMO POSTI IL PROBLEMA E LO ABBIAMO RISOLTO TRAMITE SOLUZIONI TANTO SEMPLICI QUANTO EFFICACI.

Soluzioni basate sui principi della diversificazione, della trasparenza, della massima liquidabilità, costruite con il supporto di un team di analisti del credito altamente specializzati per selezionare gli istituti di credito, a livello internazionale, che meritano di gestire la liquidità nostra e dei nostri clienti.

Così abbiamo messo in sicurezza i risparmi a breve termine dei nostri clienti. In primis imprese ed imprenditori hanno compreso la pericolosità del rischio controparte, anche quando si parla di depositi bancari, ed hanno seguito i nostri consigli modificando la loro impostazione tradizionale di gestione della tesoreria a favore di strumenti più sicuri e diversificati. E lo hanno fatto anche molti risparmiatori privati.

Il mondo cambia in fretta ed è fondamentale tenere il passo. Incappare scioccamente in un default della propria banca mettendo a rischio i risparmi di una vita sarebbe un errore imperdonabile.

Fai la scelta giusta: CONTATTAMI

Fonti: WallStreetItalia, Goldcore, Lna, Die Presse

Evento PROTEZIONE DEL PATRIMONIO E PASSAGGIO GENERAZIONALE, CONCRETI SPUNTI DI RIFLESSIONE Ferrara, 2 aprile 2015

L’esigenza di tutelare il patrimonio (beni privati e passaggio generazionale nelle aziende) ai fini della protezione da terzi e della trasmissione alle future generazioni rappresenta oggi uno dei temi di maggiore rilevanza per le famiglie e gli imprenditori italiani. Ciò a fronte della crescente concentrazione della ricchezza nelle fasce della popolazione in età più avanzata, con figli che si dovranno muovere in un ambiente ostile sia sul fronte della creazione di nuovo risparmio, sia su quello della conservazione del patrimonio a fronte di una maggiore voracità del fisco.

E’ fondamentale pertanto chiedersi quali siano le mosse e gli strumenti più performanti a disposizione per gestire al meglio queste esigenze, ottimizzando le scelte da ogni punto di vista.

Queste saranno le tematiche trattate nel corso dell’evento “PROTEZIONE DEL PATRIMONIO E PASSAGGIO GENERAZIONALE, CONCRETI SPUNTI DI RIFLESSIONE” che si terrà a FERRARA il 2 APRILE 2015 alle ORE 18 presso l’Hotel Carlton in via Garibaldi 93.

Il programma dell’evento, organizzato in collaborazione con lo Studio Commerciale Mascellani dott. Paolo, è consultabile sulla locandina pubblicata in fondo a questo post.

Interverranno, oltre a me, il Dott. Paolo Mascellani (Dottore Commercialista e Revisore Contabile), l’Avv. Francesco Frigieri (Avvocato Studio Frigieri & Partners) e il Dott. Fabrizio Vecchia (Advisor Specialist Azimut Wealth Management).

Alla conclusione dell’incontro, intorno alle ore 20, è previsto un cocktail.

Per info e prenotazioni scrivere a: danilo.perini@apogeoconsulting.it

o contattarmi telefonicamente al numero: 393 9461999

Invito Ferrara, 2 aprile 2015

La prossima generazione: educazione finanziaria e ruolo del consulente

ed fin“Conoscere per deliberare” è una celebre citazione di Einaudi, i maliziosi dicono perché è il titolo della prima delle Prediche Inutili pubblicate nel 1955. In ogni caso è un monito che non perde vigore e la conoscenza è indispensabile anche in una saggia pianificazione dei propri investimenti.

Ricevo settimanalmente via mail – e spesso condivido su questo blog – le lezioni del Professore di psicologia cognitiva Paolo Legrenzi che, in collaborazione con la società di investimento Swiss & Global AM, analizza il tema della finanza comportamentale e della consulenza finanziaria da diversi e sempre interessanti punti di vista.

L’argomento dell’ultima lezione è di grande attualità: le prospettive del futuro delle famiglie italiane e, nel complesso, del paese, partendo dai problemi di pianificazione finanziaria.

In effetti, il paese altro non sarà che la prossima generazione formata dai figli-eredi di ciascuna famiglia. Che cosa erediteranno?

Ecco l’opinione del Prof. Legrenzi:

“Erediteranno un capitale umano, dovuto alla loro formazione. Questo si sommerà – non in ogni famiglia – a un cumulo di risparmi trasmesso dalle generazioni precedenti. Se consideriamo il tema della pianificazione delle famiglie, possiamo pensare che un buon capitale umano possa compensare i risparmi, se pochi o nulli, ma non viceversa. Se poi consideriamo il quadro complessivo del paese, la situazione non è rosea perché nel 2014 abbiamo avuto soltanto 509mila nascita e 600mila decessi: il bilancio peggiore da quando è nata l’Italia come stato unitario. I dati Istat sono preoccupanti anche perché già oggi molti dei ragazzi, tra quelli formati bene, e quindi competitivi a livello internazionale, vanno a lavorare all’estero impoverendo così il futuro capitale umano del paese. La povertà di capitale umano spiega anche l’altro lato della vicenda, e cioè la scarsa qualità dei risparmi cumulati che verranno trasmessi. Il quadro qui è negativo perché non si è ancora riusciti, nella maggior parte dei casi, a sostituire dalla mente della maggioranza dei risparmiatori la psicologia ingenua che impedisce la comprensione di una buona gestione dei risparmi, in particolare la diversificazione del portafoglio. Di fronte a questa constatazione, si aprono tre questioni, affrontate e discusse in questi anni.

Eccole:

1. il tentativo di sostituire il consulente con un’adeguata educazione finanziaria;

2. il concepire l’educazione finanziaria come supporto di accompagnamento al lavoro del consulente, così da poter capire meglio quello che fa il consulente sul nostro portafoglio;

3. preparare un’architettura della decisione tale per cui il risparmiatore, autonomamente, è meno vittima, anche inconsapevolmente, di distorsioni cognitive sistematiche.

Di queste tre vie la prima non funziona: più volte ho cercato di dimostrare che la conoscenza dei nostri errori sistematici non implica diventarne esenti, soprattutto quando abbiamo a che fare con i nostri soldi.
La seconda via, meno pretenziosa, è quella che suggerisco nei nostri incontri e che cerco di incoraggiare con queste lezioni.La terza è la via è più paternalistica, e va oggi di moda. Sulla natura di questa terza via mi voglio soffermare più a lungo.
Facciamo un esempio di architettura della decisione volta a favorire i risparmiatori. Maya O. Shaton, una ricercatrice israeliana che ha appena conseguito un dottorato all’Università di Chicago, ha analizzato un’opportunità di studio che si è creata in Israele (cfr. The Display of Information and Household Investment Behavior, novembre 2014, in rete). L’autorità di controllo israeliana ha recentemente proibito ai fondi pensione di mostrare ai risparmiatori, nel loro estratto conto mensile, il rendimento dei loro investimenti nel mese precedente. Quello che vede un risparmiatore, a differenza del passato, non è il rendimento di un mese, bensì quello di un anno. Anche dopo questo cambio di regole e procedure, è sempre possibile ritrovare il rendimento dell’ultimo mese. Basta sottrarre al rendimento dell’anno appena terminato il rendimento annuale maturato alla fine del mese precedente. Il vero cambiamento dunque riguarda soltanto ciò che si vede al primo colpo d’occhio. Per ritrovare la vecchia informazione si deve fare un calcolo, non complicato ma oneroso sul piano dei costi cognitivi. Quindi non si tratta di un cambiamento di informazioni,  ma di un mutamento nella gerarchia di accessibilità delle informazioni. Si tratta insomma di un esempio d’intervento sull’architettura della scelta: quanto spesso il risparmiatore interviene sul portafoglio a seconda di come gli viene presentato il rendimento? La nuova disposizione punta sulla pigrizia dei risparmiatori che, in questo caso, ha effetti benefici. Infatti vengono meno spaventati dalla volatilità mensile, in particolare dalle perdite che fanno molta paura, senza costringerli a guardare il loro estratto una sola volta all’anno (o ancora più raramente). Le persone vengono cioè tenute informate in modi che sfruttano la loro pigrizia. In effetti, Maya Shaton ha mostrato che i risparmiatori scelgono così in modo più saggio, coerente e meditato, con un beneficio per i loro risparmi. E tuttavia, in realtà, non sono consapevoli del perché in tal modo fanno meglio, né della loro pigrizia. Non si tratta cioè di autentica educazione finanziaria, ma di sfruttamento, a fin di bene, dell’ignoranza finanziaria.

Personalmente ho forse una distorsione professionale, essendo professore. Credo tuttavia che, alla lunga, sia meglio capire a fondo come stanno le cose invece di ricorrere a mezzi paternalistici. Se gli scenari cambiano, chi ha capito bene i meccanismi della buona gestione riesce a trasferire la sua consapevolezza anche a nuovi contesti. Al contrario i benefici indotti dall’architettura della scelta funzionano bene solo fino a quando abbiamo a che fare con una specifica architettura, quella costruita da chi ci fornisce le informazioni. Non sono critico di questo modo di fare per motivi moralistici (c’è chi condanna gli inganni a fin di bene), ma per l’efficacia generale di questo modo di procedere. In fondo, il fatto che gli italiani non si preoccupassero del valore dei loro investimenti immobiliari era attribuibile proprio a un meccanismo analogo a quello studiato da Maya Shaton. Quando si sono accorti di quanto “sbilanciati” erano i loro risparmi, poteva essere ormai troppo tardi (e spesso lo è stato). Non vorrei che un ritardo analogo caratterizzasse la pianificazione finanziaria. Saper progettare e valutare il proprio futuro, tra cui il destino previdenziale, è un’attività non semplice, anche se si hanno tutte le informazioni. I fattori in gioco sono molti: crescita del Pil, prospettive di carriera, inflazione attesa, dinamiche di reddito, anzianità contributiva, forme di tassazione, e così via. Molte di queste variabili sono incerte e quasi tutte implicano una valutazione a lungo termine, che esula dagli orizzonti temporali normalmente presi in considerazione nei progetti di vita. La maggioranza delle persone non riesce neppure a prendere in considerazione gli orizzonti temporali necessari per gestire bene i risparmi (cfr. Legrenzi, 2013, cap. VII, Tempi, pp. 81-92). Nel caso specifico dell’Italia, la necessità di fornire una buona architettura delle scelte è resa impellente dato che nel nostro paese sono più forti che altrove due miti:

– andare in pensione presto fa bene al lavoratore anziano;

– andare in pensione libera il posto per un lavoratore giovane.

Non ci soffermiamo qui a illustrare l’infondatezza di queste credenze, due miti appunto, perché questi miti sono stati smontati in modo lucido e documentato da Della Zuanna e Weber con un’analisi rigorosa dei dati (2011).
Ci concentreremo invece, nella prossima lezione, sul punto dell’architettura delle scelte, un tema che in inglese viene trattato sotto varie etichette.”
Fonte: I Soldi in Testa, Swiss & Global Asset Management

Spregiudicatezze e magagne bancarie: caro cliente, i pasti gratis non esistono

immDa anni si susseguono scandali e spiacevoli vicende che coinvolgono le banche e, di riflesso, i loro clienti. Ma, nonostante la reputazione degli istituti di credito sia in costante e deciso ribasso, sono ancora troppo pochi i risparmiatori che hanno piena consapevolezza di ciò che può accadere loro in circostanze di difficoltà. Per evitare sgradevoli inconvenienti è fondamentale comprendere che in finanza, come in qualunque altro ambito della vita, “i pasti gratis non esistono”.

Gli ultimi scandali di alcune banche popolari, Ubi, Etruria e Veneto Banca, aldilà delle differenze, dimostrano la necessità di intervenire sulla loro governance, trasformandole in società per azioni. L’autoreferenzialità delle popolari ha favorito gestioni dissennate e permette ancora egemonie prolungate di tanti banchieri con vere e proprie incrostazioni di potere. For example: il patriarca della Pop. di Sondrio Piero Melazzini (84 anni) dal 1987 è stato al vertice (dg e presidente) e da aprile 2014 è presidente onorario; Gianni Zonin (77 anni) è presidente della Vicenza da 25 anni; Giovanni De Censi (76 anni) nel 1975 è divenuto vicedg di CreVal, entrando nel 1994 nel Cda di cui è oggi presidente.

“Le difficoltà sono state acuite, anche in misura drammatica, dall’egemonia prolungata e incontrollata di una singola figura o di un gruppo di potere espressione di una minoranza”, ha affermato il direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi durante l’audizione in Parlamento del 17 febbraio scorso. Accorgersene prima, no?

Purtroppo, senza mettere in discussione la correttezza di tanti istituti cooperativi, in passato molte popolari hanno avuto derive giudiziarie, con cause differenti, ma con una matrice unica: la presenza di dominus con poteri incontrastati per effetto del circuito vizioso della rieleggibilità automatica da parte di gruppi ristretti di azionisti beneficiari. Si pensa ad esempio agli scandali Pop. di Novara (1993), Bipop (2002), Lodi (2005), Intra (2006) tutti imperniati su un padre padrone.

E quali sono state le conseguenze per i clienti? Per semplicità analizziamo oggi l’ultimo caso in ordine cronologico, quello di Veneto Banca (comparabile per numerosi aspetti a tanti altri, da Banca Marche a Cassa di Risparmio di Ferrara).

Le testimonianze raccolte da Il Sole 24 Ore, che dovranno ora trovare riscontro nei risultati dell’inchiesta, attestano che era prassi la richiesta di diventare soci in cambio di un finanziamento: tu cliente compri le mie azioni (non quotate) ed io banca in cambio ti concedo il mutuo o il fido. Il tutto senza alcun documento scritto, per non lasciare tracce. Anche in questo modo l’istituto gonfiava artificialmente il proprio capitale.

In tanti hanno vissuto l’investimento in azioni delle banche cooperative come una sorta di buona azione, salvo poi scoprire che spesso dietro la facciata c’è poca sostanza e che l’investimento magari non è così redditizio come si credeva. Anzi, che a vendere non sempre si riesce, specie nei momenti di crisi quando dei soldi ci sarebbe più bisogno e che non è nemmeno detto che si recuperi il capitale.

Perché il prezzo delle azioni di banche non quotate viene stabilito arbitrariamente dal management della banca stessa e, naturalmente, per venderle serve trovare un compratore, che non sempre esiste…

La consapevolezza è fondamentale e crearla nei risparmiatori è parte importante della mia attività di consulenza. Aiutare le persone e le aziende ad evitare le trappole e selezionare solo le soluzioni più idonee alle loro esigenze.

Se hai voglia di chiarirti ancor meglio le idee su questi temi contattami e sarò felice di darti il mio supporto!

TFR lavoratori dipendenti: meglio in azienda o sulla previdenza complementare?

tfr €I lavoratori dipendenti entro sei mesi dall’assunzione sono chiamati a decidere cosa fare del proprio Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Il lavoratore può scegliere di: mantenere il TFR presso il datore di lavoro; destinare il TFR ad una forma pensionistica complementare.

Anche chi è già da diversi anni un lavoratore dipendente e ha mantenuto il TFR in azienda, può in ogni momento decidere di destinare alla previdenza complementare le quote di TFR che matura  successivamente alla scelta. Il TFR maturato fino a quel momento resta accantonato presso il datore di lavoro e sarà liquidato alla fine del rapporto di lavoro.

ADESIONI INDIVIDUALI O COLLETTIVE

I lavoratori dipendenti possono aderire ad un Fondo Pensione Aperto secondo due modalità:

A. Adesione individuale con TFR: consiste nell’adesione del lavoratore che conferisce, per il tramite del datore di lavoro, almeno il TFR più un eventuale contributo volontario.

B. Adesione collettiva con TFR + contributo datore di lavoro: può essere effettuata stipulando tra i lavoratori di un’azienda ed il proprio datore di lavoro un accordo che definisce le contribuzioni che saranno versate al Fondo Pensione insieme al TFR. Per il lavoratore che si iscrive tramite un’adesione collettiva versando il contributo previsto dall’accordo, il datore di lavoro è obbligato a versare a sua volta un contributo aggiuntivo al Fondo Pensione al quale ha aderito. Ciò consente di aumentare i versamenti e, a parità di altre condizioni, di ottenere una pensione complementare più alta.

I VANTAGGI DELL’ADESIONE AD UN FONDO PENSIONE APERTO

L’adesione ad un fondo pensione aperto offre notevoli vantaggi rispetto al mantenimento del TFR in azienda e la possibilità di avere maggiori rendimenti in futuro.

Nello specifico, scegliere di destinare il proprio TFR al Fondo Pensione consente di beneficiare dei seguenti vantaggi:

– Migliore tassazione in sede di prestazioni: al netto della rivalutazione, il montante del fondo pensione viene tassato con un’aliquota del 15%, che decresce con il numero di anni di adesione fino ad arrivare al 9%. La liquidazione del TFR lasciato in azienda subisce, invece, una tassazione separata in base all’aliquota media degli ultimi anni lavorativi (dal 23% al 43%).

– Migliori condizioni per anticipazioni e riscatti: le anticipazioni percepite per sostenere spese sanitarie e le somme percepite a titolo di riscatto saranno tassate, come le prestazioni, con un’aliquota variabile massima del 15%, decrescente fino al 9% dopo 35 anni di partecipazione. Le anticipazioni percepite per altri motivi (acquisto e ristrutturazione della prima casa e per altre esigenze del lavoratore), saranno invece tassate nella misura fissa del 23%. Le anticipazioni del TFR lasciato in azienda sconterebbero invece dello stesso regime di tassazione delle prestazioni, in base all’aliquota media degli ultimi anni lavorativi (dal 23% al 43%).

– Ottenere il riscatto immediato per perdita dei requisiti: l’adesione collettiva, rispetto a quella individuale, consente il riscatto totale anche in caso di licenziamento o dimissioni.

Un ulteriore vantaggio, spesso non considerato, è quello che potremmo definire rischio controparte. Soprattutto in un contesto di stagnazione economica le aziende possono attraversare periodi di difficoltà finanziarie. Non sono così rare, ahimè, situazioni di ritardo nella liquidazione del TFR o addirittura di mancata liquidazione per problemi di liquidità o per fallimento. Destinare il TFR ad un Fondo Pensione significa non essere legati al datore di lavoro ed avere dunque un livello di tutela più elevato.

A questo proposito, vi racconto un aneddoto. A fine gennaio ho incontrato un ex dipendente di una importante cooperativa del nostro territorio, purtroppo fallita qualche mese fa. Credeva molto nel suo lavoro e nella cooperativa, a tal punto che investiva i suoi risparmi nella cooperativa stessa, tramite il cosiddetto prestito sociale. Nel momento in cui la cooperativa è fallita ha perso (o comunque gravemente compromesso) in un sol colpo il proprio reddito da lavoro, la sua liquidazione e tutti i suoi risparmi. Credo sia sempre saggio diversificare, in ogni ambito della nostra vita. Non trovate?

VERSAMENTI AGGIUNTIVI

Oltre al TFR il lavoratore aderente può decidere di effettuare ulteriori versamenti individuali scegliendo liberamente l’ammontare e la periodicità dei contributi. Non ci sono importi minimi o costi operativi sui versamenti. L’aderente inoltre gode della totale indipendenza nella gestione delle contribuzioni, che possono essere sospese e riattivate in qualsiasi momento, senza alcun costo.

I contributi versati alle forme di previdenza complementare, escluso il TFR, saranno interamente deducibili dal reddito Irpef fino a un massimo di Euro 5.164,57 annui.

Ne deriverà per l’aderente un risparmio fiscale che varia in funzione del livello del reddito. Ai fini  dell’applicazione del limite massimo di deducibilità, saranno conteggiati anche gli eventuali contributi a carico del datore di lavoro. Sono deducibili anche i contributi versati a favore dei familiari a carico.

Sarebbero tanti altri gli aspetti da approfondire e naturalmente ogni situazione ha le proprie peculiarità: contattami per ulteriori informazioni.

Chi ha tempo non aspetti tempo

tempoAnche le decisioni di lungo termine, come ad esempio il risparmio previdenziale, dipendono dal carattere e dall’educazione finanziaria degli individui. La finanza comportamentale spiega perché le decisioni pensionistiche vengono procrastinate, mettendo a rischio la qualità della vita futura.

Esiste una storia che racconta di un vecchietto bislacco che aveva pianificato di spendere ogni suo avere fino al compimento dell’ottantesimo anno di età, giorno in cui pensava sarebbe morto. Ma la sera del compleanno, scoprendo di non esser morto, si ritrovò povero in canna, in lacrime, costretto a dipendere dalla generosità di altri. “Orsù” esclama uno dei presenti “vorrà dire che per questa notte l’albergo ve lo pagherò io”. “Grazie … ma … e domani?”
“Beh, domani speriamo che Ella muoia”.

Lo strambo personaggio di Achille Campanile resta un ottimo esempio di ciò che non si deve fare e cioè pianificare la gestione dei propri risparmi, anche quelli previdenziali, affidandosi alle sensazioni.

La nostra mente riconosce il rischio nelle componenti della paura, la classica situazione di pericolo, e dell’incertezza, la condizione dell’ignoto che rende prudenti. Nel risparmio previdenziale sono assenti entrambe le componenti, non si prova paura né si percepisce l’incertezza del futuro remoto perché l’attenzione è concentrata nel breve termine. Ciò che consumiamo subito “vale” di più di quello che consumeremo in futuro. Gli economisti e gli psicologi cognitivi parlano di “pervasiva svalutazione del futuro” perché non si percepiscono in modo adeguato le conseguenze dei comportamenti assunti nel presente, ed è questa la ragione per cui si rischia di rimandare nel tempo la pianificazione pensionistica.

Gli economisti usano il modello del ciclo di vita per studiare la relazione tra consumo, risparmio e tempo, ed il risparmio altro non è che consumo differito nel futuro. L’ipotesi del ciclo di vita messa a punto da Franco Modigliani presuppone che le scelte di consumo di un individuo massimizzino le utilità sotto il vincolo del reddito disponibile, in altre parole si risparmia da giovani, quando si beneficia di un reddito pieno, per conservare le medesime abitudini di consumo da vecchi, quando il reddito della pensione sarà verosimilmente inferiore. Un po’ come il vecchietto Achille, il consumatore razionale tende a consumare le proprie sostanze ad un tasso stabile nel tempo, il risparmio svolge il ruolo di ponte tra i piani temporali del presente e del futuro.

Purtroppo le cose nel mondo reale sono un po’ più complicate. Nella realtà non esiste l’homo oeconomicus dell’economia classica, quello che non ne sbaglia una perché sceglie sempre sulla base di razionalità, e non esiste neppure il consumatore razionale.

La riforma della previdenza complementare nel 1993 e soprattutto il passaggio dal metodo retributivo a quello contributivo istituito nel 1995 hanno aumentato l’importanza della pianificazione finanziaria ai fini pensionistici, ed è di conseguenza cresciuta la responsabilità individuale nella pianificazione del risparmio di lungo periodo, nella gestione delle abitudini di consumo.

Il dibattito di queste settimane sulla destinazione di parte del Trattamento di Fine Rapporto nella busta paga dei lavoratori va correttamente letto nello snodo delle scelte di consumo intertemporali, nella maggiore responsabilità degli individui sulla qualità della loro vita una volta in pensione. Scegliere di avere maggior disponibilità di denaro subito comporta la rinuncia ad accantonare risorse per il futuro.

Barbara Alemanni dell’Università di Genova e Caterina Lucarelli dell’Università delle Marche hanno condotto uno studio sugli effetti delle componenti comportamentali sulla pianificazione finanziaria di lungo termine. La ricerca, disponibile anche presso Mefop, la società per lo sviluppo dei fondi pensione italiani (Mefop, Working Paper nr 37/2014), è stata condotta su un campione di 645 persone, di cui 234 gestori professionali, trader e consulenti finanziari. I risultati mostrano come individui impulsivi e fortemente emotivi, con scarsa educazione finanziaria, siano i meno disposti verso la programmazione di lungo termine. “Tratti della personalità e componenti emotive influenzano la probabilità di detenere piani pensionistici” spiega Alemanni.

La propensione all’accantonamento previdenziale aumenta tra coloro che hanno maggiore familiarità con gli investimenti e, soprattutto, tra coloro che si avvalgono della consulenza professionale. Lo studio dimostra l’influenza delle caratteristiche personali sulle scelte che determineranno la futura qualità della vita una volta terminata l’attività lavorativa.

La programmazione finanziaria ha a che fare con l’incertezza del futuro e quando si ha a che fare con il rischio le emozioni, come la speranza o la paura, giocano un ruolo critico.

Il problema messo in luce dagli studiosi è che nel caso della pianificazione previdenziale non si avverte il rischio, il futuro è percepito lontano, quasi estraneo. Per ovviare a questa difficoltà, per fare percepire in modo concreto la inevitabile realtà dell’invecchiamento, in alcuni paesi europei i consulenti finanziari utilizzano programmi di visualizzazione che “invecchiano” virtualmente il volto del cliente: la rappresentazione nella realtà virtuale dell’invecchiamento ha l’effetto, voluto, di “spaventare”, di costringere a pensarsi in quella dimensione. Vedersi invecchiati di trenta o quarant’anni favorisce la decisione di pianificare opportunamente il risparmio.

Esempio di visualizzazione dell’invecchiamento virtuale con l’”Avatar digitale” (fonte B. Alemanni, Mefop)

Si tratta di un espediente utile, forse necessario, perché le emozioni sono una condizione del presente.

Quando si gestisce da soli il proprio risparmio, ordinario o previdenziale, le emozioni e l’impulsività rischiano di generare decisioni sbagliate, provando paura quando non si dovrebbe e magari uscendo dai mercati quando non si dovrebbe, e viceversa.

Walter Benjamin è stato un intellettuale geniale, celebre il suo brano sull’”angelo della storia” in relazione ad un acquerello di Paul Klee.

“C’è un quadro di Klee che si intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto”.

Lo sguardo dell’angelo della storia è rivolto al passato mentre una tempesta lo costringe a tenere le ali distese e “lo spinge irresistibilmente nel futuro”.

Ernst Paul Klee, Angelus Novus (1920)

I risparmiatori, scrive Paolo Legrenzi nel suo “Perché gestiamo male i nostri risparmi” (ll Mulino 2013), sono un po‘ come l’Angelus Novus di Klee, “vanno verso il futuro con gli occhi rivolti al passato“.

Non riusciamo a guardare avanti senza distogliere gli occhi dallo specchietto retrovisore perché migliaia di anni di evoluzione non ci hanno “programmati” a vedere correttamente l’orizzonte di lungo termine, siamo intrappolati nelle emozioni dell’immediato.

L’attenzione eccessiva al breve termine comporta un altro rischio, presentato da Legrenzi all’interno di un suo ciclo di Lezioni, il paradosso per cui, “sarebbe meglio, per il benessere dei nostri risparmi, che il loro andamento non ci stesse troppo a cuore. Perché, se ci sta molto a cuore, finiamo per controllare troppo spesso come vanno, Seguire con apprensione gli alti e i bassi dei risparmi innesca errori nella scelta dei momenti di entrata/uscita dai mercati”.

Annotazione che può riuscire utile in questi giorni di marcata volatilità.

Fonte articolo: l’Alpha e il Beta, Swiss & Global Asset Management