Ecco 13 buone ragioni…

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Sarà capitato anche a te in questi ultimi giorni di canticchiare in macchina il refrain dell’ultimo singolo di Zucchero Sugar Fornaciari…

Prendo spunto da quel motivetto, destinato a diventare uno dei nuovi tormentoni estivi, per analizzare i principali motivi per i quali conviene affidarsi ad un consulente finanziario nella gestione delle proprie scelte patrimoniali. Non solo i “paperoni” dovrebbero farlo, chiunque può trarne vantaggi importanti.

Ecco 13 buone ragioni per preferire un consulente al fai da te (…e un panino al salame!)

1) TI AIUTA A PROTEGGERE LA TUA FAMIGLIA E TE STESSO. Proteggere il capitale umano è il primo step di una buona pianificazione finanziaria. Il consulente è in grado di valutare la tua situazione famigliare nel suo complesso e guidarti attraverso le migliori soluzioni per proteggere la tua famiglia e te stesso.

2) TI AIUTA A PIANIFICARE LE SPESE. Per assicurarti un futuro più stabile, il consulente ti può aiutare a capire come programmare le spese e quanto risparmiare per costruire il tuo patrimonio.

3) TI AIUTA A PIANIFICARE IL FUTURO. Spesso gli investitori si concentrano soltanto su orizzonti di breve e medio periodo. Il consulente ti può aiutare a recuperare il concetto del tempo, “a tirare fuori il presente dall’oggi” e guidarti alla costruzione del tuo futuro. Per mantenere inalterato il proprio tenore di vita nel tempo è infatti necessario pianificare con anticipo anche il proprio pensionamento, ad esempio attraverso forme di previdenza integrativa.

4) TI AIUTA A REALIZZARE I TUOI OBIETTIVI DI VITA E DI INVESTIMENTO. Con l’avanzare dell’età, cambiano anche le tue esigenze. Ecco quindi che l’esperienza e la competenza del consulente possono essere utili per capire che tipo di obiettivi vuoi raggiungere e in che modo. Ad esempio l’avvio di una nuova attività, l’acquisto di un’abitazione, l’università per i figli ecc…

5) TI FORNISCE UNA VALUTAZIONE OGGETTIVA. Non esiste il prodotto e il portafoglio buono per tutti e per tutte le stagioni, non tutti gli strumenti finanziari si adattano a te come investitore o rappresentano in quel momento la giusta soluzione. Il consulente è preparato tecnicamente, conosce le caratteristiche di ciò che gli intermediari offrono e sa come questi reagiscono in un determinato contesto di mercato, indirizzandoti sulla migliore opzione.

6) TI AIUTA A DEFINIRE LA TUA VERA TOLLERANZA AL RISCHIO. Il profilo di rischio, per quanto importante, è un parametro asettico. Siamo esseri umani e quando i mercati vanno bene siamo tendenzialmente tutti più aggressivi, quando vanno male siamo più pavidi. Il consulente, che conosce i principi della finanza comportamentale, ti aiuta a capire la tua reale tolleranza alle oscillazioni di valore.

7) ELIMINA I RISCHI PIU’ PERICOLOSI. Il consulente è un libero professionista e vive, professionalmente parlando, per i suoi clienti; per questo non ha alcun interesse a proporre soluzioni che mettano a rischio la sopravvivenza del loro patrimonio complessivo. Non a caso i consulenti finanziari liberi professionisti non sono stati coinvolti nei peggiori scandali finanziari degli ultimi anni.

8) TI FA GUADAGNARE E RISPARMIARE DENARO. Se tu guadagni, lui guadagna di più, quindi avrà tutto l’interesse a fare crescere il tuo patrimonio. Non fa miracoli, ma ricerca le migliori soluzioni per farti raggiungere gli obiettivi prefissati, coerentemente con il contesto di mercato. Non sempre un investitore fai da te è a conoscenza delle implicazioni fiscali legate al mondo finanziario e ai cambiamenti continui che esse subiscono. Il consulente è aggiornato sul contesto normativo e ha in mente la tua posizione complessiva, cercando la soluzione più adatta per ottimizzarla, anche in termini di risparmio di tasse.

9) TI ASSISTE NEL TEMPO. Dopo che un investimento viene effettuato è necessario che ci sia qualcuno che ne monitori le performances e sappia valutarne l’efficacia nel tempo. Il consulente è al tuo fianco. Assiste un numero limitato di clienti e può dedicarti l’attenzione che meriti, lungo tutto il ciclo di vita.

10) “FILTRA” LE INFORMAZIONI, TI MANTIENE AGGIORNATO E TI TRANQUILLIZZA. Viviamo in un mondo in cui c’è un sovraccarico informativo in tutti i settori e quello economico-finanziario è tra i più inflazionati. Il consulente seleziona le notizie e gli avvenimenti più rilevanti e ti descrive quali implicazioni possono avere per la tua famiglia, per te e per il sistema in generale. Spesso le campagne mediatiche, così come la volatilità dei mercati, hanno delle implicazioni sul nostro atteggiamento nei confronti degli investimenti. Se dico Brexit ti viene in mente qualcosa? Un professionista preparato, che ha il quadro della situazione, non si lascia influenzare negativamente dall’eccesso di informazioni e dall’emotività, aiutandoti a compiere scelte razionali e coerenti.

11) SE SBAGLIA, PAGA. Il consulente finanziario è una delle poche figure professionali che se non si attiene alle regole perde il proprio lavoro in quanto viene radiato dall’albo professionale.

12) TI FA STARE MEGLIO. Una ricerca specifica (Aviva, 2010) evidenzia che la pianificazione finanziaria, ed il conseguente controllo sulle proprie risorse, genera alle persone maggiore autostima e felicità.

13) TI ALLUNGA LA VITA. Il fatto che le persone siano orientate verso il futuro, identificando obiettivi e progetti di vita, può determinare una vita non solo più stimolante ma anche significativamente più lunga. Una ricerca del 2011 di Prem e altri sottolinea che una prospettiva psicologica futura del tempo si traduce in un guadagno di circa 6,5 anni di vita rispetto agli stessi soggetti con una limitata prospettiva.

Ah, se credi che il consulente finanziario sia necessariamente una persona formale e impostata, quindi un po’ noiosa…ti sbagli.

Se vuoi, puoi incontrarlo per parlare di investimenti e del tuo futuro anche davanti a una birra…e un panino al salame! 😉

Azimut: “Ciak, si cambia”

FullSizeRenderConsiglio la lettura di questo articolo pubblicato sul newsmagazine della consulenza finanziaria Advisor.

Pietro Giuliani, Presidente e AD di Azimut, illustra le motivazioni della recente riorganizzazione aziendale, spiega l’evoluzione del nostro processo di internazionalizzazione, approfondisce i presenti e futuri progetti della società e fornisce la sua visione sul settore del risparmio gestito.

Buona lettura!

Clicca qui —->  Articolo Advisor

QUANTO E’ SICURA LA TUA BANCA (NELL’ERA DEL BAIL-IN)?

bank cracChi metterebbe con tranquillità i propri soldi in una banca greca, oggi?

E quanti investitori stranieri investirebbero oggi i propri risparmi in un deposito di una banca italiana, non so…in Monte dei Paschi, in una BCC, in Carige?

Ormai è iniziata in Europa l’era del “bail-in”, ovvero quella situazione in cui sono i creditori ad accollarsi le perdite di un eventuale crack di una banca o di una corsa agli sportelli. Detto più semplicemente: avete depositato i vostri risparmi in una banca che poi fallisce? Amen, lo stato non vi garantirà più. Sarete voi stessi a essere chiamati in causa. Dunque tutti i clienti delle banche tradizionali, almeno quelli che non lo hanno ancora fatto e che hanno davvero a cuore i propri risparmi, dovrebbero dedicare la giusta attenzione alla scelta delle proprie controparti.

L’annuncio forte è arrivato ieri: l’Austria non garantirà più i depositi bancari; lo stato eliminerà insomma le garanzie finora assicurate ai depositi bancari, dopo aver ricevuto il via libera dall’Unione europea. D’altronde, la nuova legislazione sul bail-in è stata approvata dalla stessa Ue due anni fa.

Il rischio è talmente concreto che il sito Goldcore ha presentato un grafico, elencando i paesi che corrono il pericolo di vedere introdotto il tanto temuto regime (quello in cui i correntisti rischiano di perdere i loro depositi nel caso di crack della banca dove sono custoditi i loro risparmi).

bailin risk
Al primo posto, manco a dirlo, c’è la Grecia; seguono Portogallo e Spagna. Ma l’Italia non se la passa molto meglio e si aggiudica il quarto posto; poi Francia, Irlanda, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone.

Il grafico elenca anche le aree geografiche in cui le banche sono più sicure: palma d’oro alla Svizzera; seguono Germania, Singapore, Canada, Australia, Norvegia, Olanda, Hong Kong.

Tornando al caso Austria, ecco come cambieranno le cose: al momento, gli austriaci hanno depositi garantiti fino a un valore di 100.000 euro; esattamente, la prima metà dalla banca, la seconda dallo stato. Le cose cambieranno a partire da luglio, quando lo Stato non garantirà più i depositi.

Di conseguenza, le banche, per far fronte all’eventualità di buchi di bilancio, dovranno creare un fondo speciale di assicurazione per i depositi bancari. Una volta costituito, il fondo sarà rimpinguato gradualmente nel corso dei successivi dieci anni, arrivando a un valore di 1,5 miliardi di euro.

In caso di fallimento di una grande banca nel periodo precedente, la legislazione permetterà al fondo di contrarre prestiti all’estero sebbene, stando alla fonte che ha riportato la notizia, Die Presse, non sia chiaro chi fornirà i finanziamenti e sulla base di quali termini.

In ogni caso, è chiaro che anche se il fondo fosse alla fine dotato dei finanziamenti previsti, il suo aiuto sarebbe ridicolo. L’ammontare di 1,5 miliardi di euro si confermerebbe infatti inadeguato a salvare i correntisti dal fallimento di una banca. La cifra rappresenta appena lo 0,8% dei depositi totali in Austria.

Die Presse cita l’esempio di Bank Corp in Bulgaria. Quando la banca fallì, aveva depositi per 1,8 miliardi di euro; ma sul fondo di assicurazione sui depositi, era presente solo 1 miliardo di euro.
Torna alla mente la dichiarazione del ministro delle finanze irlandese Michael Noonan che, il 27 giugno del 2013, affermò: “il bail in è ora la regola”. Noonan definì rivoluzionaria la decisione di non considerare più i depositi sacrosanti.

Ben presto anche i depositi di altre banche dell’Unione Europea potrebbero non essere più al sicuro.

Il giornale tedesco Deutsche Wirtschafts Nachrichten scrive: “i correntisti dovranno effettuare ricerche in modo attento sulla situazione della banca in cui decideranno di parcheggiare i loro risparmi”.

IN AZIMUT E’ DA DIVERSI ANNI CHE CI SIAMO POSTI IL PROBLEMA E LO ABBIAMO RISOLTO TRAMITE SOLUZIONI TANTO SEMPLICI QUANTO EFFICACI.

Soluzioni basate sui principi della diversificazione, della trasparenza, della massima liquidabilità, costruite con il supporto di un team di analisti del credito altamente specializzati per selezionare gli istituti di credito, a livello internazionale, che meritano di gestire la liquidità nostra e dei nostri clienti.

Così abbiamo messo in sicurezza i risparmi a breve termine dei nostri clienti. In primis imprese ed imprenditori hanno compreso la pericolosità del rischio controparte, anche quando si parla di depositi bancari, ed hanno seguito i nostri consigli modificando la loro impostazione tradizionale di gestione della tesoreria a favore di strumenti più sicuri e diversificati. E lo hanno fatto anche molti risparmiatori privati.

Il mondo cambia in fretta ed è fondamentale tenere il passo. Incappare scioccamente in un default della propria banca mettendo a rischio i risparmi di una vita sarebbe un errore imperdonabile.

Fai la scelta giusta: CONTATTAMI

Fonti: WallStreetItalia, Goldcore, Lna, Die Presse

La (falsa) sicurezza dei depositi bancari

imagesCA7EE32CAmara verità: in caso di dissesto bancario, i fondi di tutela non basterebbero.

In Italia, l’organismo deputato a garantire la tutela dei depositi bancari è il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Al FITD, per obbligo di legge, aderiscono tutte le banche residenti in Italia tranne le banche di credito cooperativo che, a loro volta, aderiscono al Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo.

L’obiettivo di oggi non è tanto quello di conoscere nel dettaglio le modalità e le forme di garanzia prestate dal Fondo (per saperne di più potete consultare il sito www.fitd.it), quanto sottolineare e ribadire con forza l’assoluta inadeguatezza del fondo, rispetto ai fondi classificati come “Rimborsabili”, cioè rispetto ai volumi dei depositi bancari rimborsabili.

Per comprendere meglio questo delicato tema vi chiedo di osservare la tabella di seguito riportata, tratta dalla Relazione Annuale del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi riferita all’anno 2012, sulla quale sono rappresentati i volumi di fondi rimborsabili suddivisi per livello di rischiosità degli istituti di credito considerati (254), analizzati secondo gli standard previsti dal FITD.

tabella fitd

Cosa possiamo evincere da questi dati?

Secondo questa analisi i fondi rimborsabili della 254 banche ammontano complessivamente a 476 miliardi di euro. Di questi fondi, oltre la metà sono allocati in banche che lo stesso FITD considera con un rischio superiore a quello medio, con il grosso della fetta (197 mld di euro) allocata presso istituti con “Rischio Medio-Alto”, e addirittura oltre 50 miliardi allocati presso istituti con “Rischio Alto” (43 mld) o “Escludibile” (11 mld).

Nella stessa relazione, a pagina 37, leggiamo testualmente: “Con riferimento all’impegno per interventi dell’esercizio 2013, le risorse per interventi, calcolate nella misura dello 0,4% del totale dei fondi rimborsabili al 30 giugno 2012 (476.105.467.627 euro), sono equivalenti a 1.904.421.870,51 euro”

Dunque a conti fatti i fondi disponibili in caso di dissesto bancario, non sarebbero neanche sufficienti per coprire i rimborsi dei depositanti di una banca di piccole dimensioni!!!

A complicare il quadro sopra descritto, è importante ricordare che le sofferenze bancarie hanno superato il 9% del Pil, oltre quota 140 miliardi di euro. Un valore che, al netto degli accantonamenti e delle svalutazioni effettuate, rappresenta più del 20% del capitale e delle riserve complessive del sistema bancario.

Per questi motivi, con un sistema bancario molto fragile (che peraltro rischia di peggiorare con il protrarsi della crisi) ed una situazione economica in fortissimo stress (che può generare ulteriori sofferenze alle banche) appare del tutto ingannevole e fuorviante parlare dell’esistenza di una garanzia assoluta sui depositi inferiori ai 100 mila euro.

Questo per dire che dobbiamo togliere tutto dal conto corrente e mettere i soldi sotto il materasso? Assolutamente no, tutt’altro, ma smettiamola di rifugiarci dietro la (falsa) sicurezza dei depositi bancari e apriamo la mente valutando soluzioni che possano fornirci tutele maggiori nella gestione dei nostri risparmi.

Perché queste soluzioni esistono (eccome!) e io le utilizzo regolarmente nel costruire per i miei clienti una corretta asset allocation all’interno di una corretta pianificazione finanziaria.

Fonte dei dati: www.fitd.it

Invito alla Prova Cat Bond

Immagine1L’innovazione è da anni un tratto distintivo del Gruppo Azimut: prodotti unici sul mercato, visione internazionale, iniziative esclusive. E proprio l’innovazione è al centro dell’iniziativa Invito alla Prova della quale oggi vi voglio parlare.

DI COSA SI TRATTA

Si tratta di un’iniziativa di marketing che permette ad un potenziale cliente di testare il fondo di investimento obbligazionario AZ Fund 1 – Cat Bond Fund e, solo in un secondo momento e se lo desidera (non vi è nessun obbligo), di convertire l’investimento.

COME FUNZIONA

  • Fase di Adesione (01/05/2013 – 30/06/2013): il potenziale cliente diviene titolare “virtuale” di un certo numero di quote del comparto per il corrispondente importo assegnato (25.000 euro o 5.000 euro), valorizzate alla data del 01/07/2013.
  • Fase di Conversione (01/07/2013 – 31/01/2014): il cliente può convertire in qualunque momento le quote da virtuali a reali, guadagnando il rendimento del comparto, al netto degli oneri fiscali. (*)
  • Non c’è nessun obbligo di conversione per l’aderente, che una volta diventato cliente, può inoltre disinvestire in qualsiasi momento, sulla base delle tempistiche ordinarie associate al comparto.
  • (*) In pratica Azimut “regala” il rendimento del fondo; su questo rendimento (cd. capital gain) verrà dedotto poi, solo al momento del disinvestimento, il 20% di ritenuta fiscale (esempio: ipotizzando di aderire con 25.000 euro virtuali e che il fondo da luglio a gennaio cresca del 2,50%, si otterrebbe un guadagno di 625 euro lordi che corrisponderebbero a 500 euro netti: 625 – 20% = 500 euro.)

QUALI SONO I COSTI PER IL CLIENTE

  • Fase di Adesione: nessun costo.
  • Fase di Conversione: nessun costo. Infatti verranno scontati anche i 5 euro di diritto fisso previsto per la sottoscrizione.
  • Non saranno applicate le commissioni di entrata e di uscita.

Gli inviti, naturalmente, sono limitati e riservati! Per saperne di più potete contattarmi.

Per conoscere meglio le caratteristiche del fondo Az Fund 1 Cat Bond Fund, uno strumento unico, decorrelato e veramente esclusivo, vi consiglio di dare un’occhiata al mio articolo Cat Bond, quando l’innovazione aumenta la protezione.

Target 2016 Equity Option: viaggiare in sicurezza alla ricerca del rendimento

simbolo_obbligo_cinturePartiamo da un dato di fatto: i nuovi mercati sono guidati dalle Banche Centrali. E qual è uno dei loro obiettivi principali? Spostare gradualmente l’enorme debito degli stati sui privati cittadini, forzando i sottoscrittori di bond governativi ad accettare rendimenti reali negativi. Vi chiederete, chi mai accetterebbe di sottoscrivere un investimento con ritorni negativi? In realtà i dati confermano che gran parte degli investitori è disposto a farlo. Oggi i rendimenti generati da gran parte dei titoli obbligazionari non sono in grado di garantire il recupero sull’inflazione ma i flussi di investimento sono ancora indirizzati prevalentemente sui bond.

La ricerca di rendimenti nell’attuale contesto di mercato non deve farci perdere di vista il reale rapporto rischio/rendimento degli investimenti: il numero di emissioni obbligazionarie è ai massimi e sono state effettuate anche da soggetti pubblici e privati che per la prima volta nella storia lo hanno fatto in questi mesi (un esempio? Lo Zambia!). In più nel corso degli ultimi 5 anni i flussi internazionali di sottoscrizione si sono rivolti in gran parte sulle obbligazioni, ignorando e diminuendo le esposizioni azionarie.

Per affrontare il 2013 nelle modalità corrette è dunque necessario:

  1. Applicare logiche a ritorno reale, evitando di seguire i trend di mercato orientati da sempre verso i prodotti che hanno ottenuto maggiori performance storiche
  2. Ricercare servizi a miglior profilo di rischio/rendimento sul mercato
  3. Approfittare di un’eventuale inversione dei flussi

Quali sono le nostre risposte concrete? Come si può intraprendere un viaggio alla ricerca del giusto rendimento con le cinture di sicurezza ben allacciate, gli airbags funzionanti, il giusto livello dell’olio, gli pneumatici perfettamente gonfi e il motore nelle migliori condizioni?

Riteniamo che per avvicinarsi alle opportunità di rendimento in maniera efficiente cercando di sfruttare le buone potenzialità dei mercati azionari al rialzo, anche in presenza di incertezze politiche, sia necessario introdurre nella diversificazione del portafoglio strumenti che sappiano sfruttare al meglio politiche di stop loss (perdite massime) e di presa di profitto dei risultati tramite strutture opzionali a scadenza annuale, che permettono di rimodulare annualmente la copertura secondo le variabili condizioni di mercato del momento.

TARGET 2016 EQUITY OPTION:

  • E’ un fondo a scadenza a gestione attiva, che modula l’esposizione ai mercati azionari in correlazione alle condizioni di mercato
  • L’investimento principale si compone di liquidità, obbligazioni governative, sovrannazionali, corporate con un’altissima diversificazione
  • E’ gestito con la massima flessibilità
  • In condizioni di mercato ribassiste l’esposizione azionaria non supererà mai il 20% in titoli selezionati ad alto dividendo
  • In condizioni di mercato rialziste l’esposizione azionaria aumenterà in maniera significativa, grazie all’utilizzo di opzioni annuali su indici di borsa
  • Possibilità di cedola trimestrale del 2% su base annua
  • Avrà un flusso cedolare aggiuntivo a fine anno pari al risultato di gestione ottenuto
  • Ha una finestra di collocamento (data limite per la sottoscrizione: 28/03/2013)

Oggi il differenziale di rendimento tra azioni e obbligazioni è ai massimi, a favore delle azioni. Per questo nel prodotto si sostituisce in parte il rendimento obbligazionario con quello azionario.

In sintesi questo strumento si comporta automaticamente come un “investitore razionale” producendo un meccanismo automatico di stop loss (perdite massime) e stop gain annuali (prese di profitto dei rendimenti ottenuti). E chi ha sentito parlare di finanza comportamentale sa quanto sia importante non farsi guidare dalla pancia ma dalla razionalità!

Se vuoi avere maggiori informazioni per non perdere questa occasione chiamami o scrivimi.

Disclaimer

Azimut, rotta verso Istanbul

FONDI TURCHI PER L’ITALIA

Nel 2013 il Gruppo Azimut lancerà fondi sul mercato italiano che investiranno su prodotti turchi. È quanto si apprende a margine della conferenza stampa di presentazione della partnership – ufficialmente partita a febbraio 2012 – tra il Gruppo di Pietro Giuliani e il maggior player del risparmio gestito in Turchia, Global Investment Holding.

“Intendiamo lanciare fondi per il mercato italiano che punteranno principalmente sui tassi turchi”, ha spiegato Giorgio Medda, il giovane ceo di Azimut per il mercato turco (37 anni da poco) che da nove mesi si è trasferito a Istanbul.

PIONIERI A ISTANBUL

La partnership di Azimut in Turchia, sottolinea lo stesso Medda, “è la prima messa in piedi da una rete italiana con un player turco”. E di spazio per raccogliere pare essercene in abbondanza. “I numeri che solo Azimut realizza in Italia equivalgono più o meno a tutto il mercato turco del risparmio gestito”, spiega Medda. In Turchia gli investitori spesso non vanno oltre il conto corrente o il conto deposito e i risparmi privati dei turchi, circa 400 miliardi di euro, fanno molta gola.

COME È NATO IL SODALIZIO

A febbraio il Gruppo ha messo sul piatto circa sei milioni di euro per dare vita ad Az Global, una società che al 60% appartiene al Gruppo Azimut. “In Turchia”, spiega sempre Medda, “Global Investment Holding ha circa 27mila clienti, un grandissimo bacino d’utenza, ed entro quattro anni miriamo a realizzare masse per 350 milioni di euro”, ha sottolineato. Per gli investitori turchi, Az Global ha pensato di realizzare sei fondi per il mercato retail. Il 90% di questi investe in equity mentre il restante 10% punta su obbligazioni e valute. “Il mercato turco ha una volatilità altissima”, spiega Medda, “ intorno al 25%. Noi puntiamo ad abbassarla considerevolmente intorno al 10-15%”.

DALLA TURCHIA AL MONDO

Ma per Azimut la Turchia rappresenta solo un piccolo pezzettino di un progetto decisamente più internazionale. “Stiamo guardando ad altri Paesi come la Russia e l’India, ma adesso è ancora presto per parlarne”, spiega il Presidente e a.d. Pietro Giuliani. Intanto, però, già a ottobre un team si recherà in Brasile per tentare di stringere accordi e partnership sul mercato verdeoro. Senza parlare dell’interesse di Giuliani per il Sud America. “Stiamo andando in perlustrazione anche in Perù, Columbia e Cile”.

Clicca qui per visualizzare l’assetto internazionale del Gruppo.

EFFETTO SUGLI UTILI

Nel frattempo, il numero uno della società che si è quotata nel 2004 ha snocciolato qualche previsione sui numeri che il suo gruppo vorrebbe realizzare. “Azimut punta a raggiungere nel 2012 un utile netto a livelli record”, ha detto Giuliani. Secondo il numero uno, ci sarebbero buone possibilità che Azimut superi il record di 118 milioni di utile netto raggiunto nel 2009.

Giuliani ha ricordato che nel primo semestre del 2012 l’utile di Azimut è stato di 79 milioni e che nei primi nove mesi dovrebbe invece attestarsi a 100 milioni.

UNA BUONA ANNATA

Insomma, Giuliani crede molto nel 2012. “Puntiamo a realizzare il 10% di asset under management dall’estero” (ora è il 5%), ha detto. Negli ultimi quattro anni il gruppo ha raccolto 3,1 miliardi, acquisito 70mila nuovi clienti e reclutato 620 promotori finanziari. Giuliani non sta a guardare, dunque, e sembra avere le idee chiare sul mercato italiano del risparmio gestito. “Noi non stiamo fermi come certe case automobilistiche, che non producono nuovi modelli”, ha sottolineato il manager.

Sono orgoglioso di essere partner e azionista dell’unica realtà del settore in Italia con questa visione internazionale, che fa dell’innovazione un punto fermo, con una grande capacità di rispondere alle esigenze, che genera ottimi rendimenti a favore dei clienti (oltre il 5% medio da inizio anno!), che crede nei giovani (e io ne sono la prova!), che riesce a cavalcare il cambiamento e a trasformare la crisi in grande opportunità.

Tutto questo mi permette davvero di offrire il miglior servizio alle persone che mi scelgono come consulente.

Cat Bond, quando l’innovazione aumenta la protezione

Cos’è la correlazione in finanza? Come dice la parola stessa, per correlazione si intende la relazione che intercorre tra due o più variabili. In finanza è utile per definire il legame che ci può essere (o non essere) tra due o più entità.

E’ strettamente collegata al concetto di diversificazione, in quanto per diversificare correttamente gli investimenti è fondamentale inserire strumenti che siano poco correlati tra loro (decorrelati) in modo da proteggere e tutelare il più possibile il risparmio in ogni situazione, positiva o negativa.

Un problema di questi ultimi, complicati, anni è stato e continua ad essere proprio quello della forte correlazione tra i diversi strumenti finanziari: in alcuni periodi azioni, obbligazioni, valute, materie prime sono andate tutte nella stessa direzione (ahimè verso il basso…). In più, con l’espandersi della globalizzazione, anche geograficamente è avvenuta la stessa cosa: ad esempio alla discesa del mercato azionario europeo è corrisposta una discesa (seppur diversa in termini numerici) dei mercati azionari americani, del pacifico e dei paesi emergenti.

Cosa si può fare quindi per aumentare la decorrelazione tra i vari investimenti e proteggere i nostri risparmi?

Sicuramente continuare a diversificare gli investimenti (cioè “non mettere tutte le uova nello stesso paniere”), perchè le anomalie di questi anni non possono continuare all’infinito e i mercati gradualmente si “normalizzeranno”. Altrettanto sicuramente, inserire una componente di strumenti finanziari realmente decorrelati dagli investimenti tradizionali, che hanno dimostrato nel tempo di essere indipendenti da ciò che avviene sui mercati.

Vorresti un esempio pratico di strumenti di investimento realmente decorrelati? Eccoti accontentato, ti presento i CAT BOND (Catastrophe Bond).

La definizione potrà non sembrarti promettente o di buon auspicio, in realtà ti consiglio di andare aldilà del nome per cogliere l’accezione positiva di questi strumenti. Infatti possiamo dire che chi investe in Cat Bond è al tempo stesso investitore ad alto tasso di interesse e benefattore.

Cosa sono? Sono strumenti finanziari (obbligazioni) che consentono di trasferire i rischi assicurativi al mercato dei capitali.

Perchè sono nati i Cat Bond? Perchè le compagnie assicurative hanno la necessità, a loro volta, di riassicurarsi: da alcuni anni possono farlo tramite questi strumenti ad-hoc che consentono di trasferire gran parte dei rischi assicurativi al mercato dei capitali.

Come vengono emessi? I soldi vengono raccolti tramite uno Special Purpose Vehicle (Spv). Lo Spv è una società giuridicamente autonoma costituita per l’occasione, che emette i titoli e assume in prima persona tutti gli obblighi derivanti dall’emissione. Questi soldi sono depositati presso un conto vincolato a beneficio della compagnia assicurativa che cede il rischio, nel caso in cui l’evento naturale si manifesti e dell’investitore, nel caso in cui l’evento non si manifesti.

Quali garanzie hanno gli investitori? Il capitale dell’investimento è sempre separato da quello della compagnia che trasferisce il rischio, per mitigare il rischio di credito nei suoi confronti.

Attraverso i Cat Bond è dunque possibile stare alla larga dai soliti rischi. Il rendimento non dipende dall’emotività che domina i mercati e dai fondamentali su cui si basano i trend di borsa, ma principalmente dal verificarsi di un evento naturale catastrofico (terremoti, incendi, uragani, tempeste, alluvioni) indipendentemente dall’andamento dei mercati azionari, obbligazionari, delle valute e dei tassi. Gli eventi naturali non dipendono infatti dalla psiche dei mercati e non ne subiscono le conseguenze dirette. Se l’Italia diventa insolvente o l’euro avrà dei problemi, sicuramente non sarà una causa di un uragano in Messico! Vuoi una prova tangibile di questa decorrelazione? Guarda questo grafico.

Inoltre anche gli eventi stessi sono completamente slegati gli uni dagli altri: è evidente che un terremoto in Giappone non influisce affatto sulla possibilità che si verifichi un uragano in Florida e via dicendo. Dunque abbiamo una doppia decorrelazione, “esterna” (nei confronti delle asset class tradizionali) e “interna” (tra i diversi eventi naturali ri-assicurati in tutto il mondo).

Ci tengo a fornirti un altro dato interessante che testimonia la validità di queste soluzioni: dal 1990 ad oggi la quasi totalità dei Cat Bond emessi è arrivata a scadenza senza subire perdite, ma producendo generosi interessi. Naturalmente, non devi credere ai Maya… 🙂

Un’ulteriore componente che rende interessante questa asset class in questo momento è il vero e proprio boom delle emissioni (1° quadrimestre 2012: +47% rispetto al 2011) e dei rendimenti attesi degli ultimi mesi nella ricerca di una maggior tranquillità da parte delle compagnie di assicurazione nell’assolvere i loro compiti anche al verificarsi di eventi estremi.

Come si può investire materialmente in Cat Bond? Investire in Cat Bond è un privilegio riservato ai clienti del Gruppo Azimut, e quindi anche ai miei clienti! Azimut infatti è l’unica società in Italia a poterti offrire l’accesso a questi innovativi strumenti, normalmente riservati ad investitori istituzionali come fondi pensione, fondi specializzati, ri-assicuratori, banche, asset manager. Attraverso l’acquisizione del 50% di Katarsis Capital Advisors, una società specializzata in questi strumenti che gestisce i fondi Eskatos ed ha sede in Svizzera, è stato creato AZ Cat Bond Fund, un esclusivo fondo a bassa volatilità che investe direttamente in Cat Bond (articolo Borsa & Finanza).

Vuoi saperne di più? Vorresti avere qualche informazione più dettagliata sul Cat Bond Fund? Vuoi aumentare la protezione dei tuoi risparmi?

Contattami, sono a tua disposizione.

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