Welfare aziendale: novità e benefici fiscali per imprese e dipendenti

business-man-1031755_960_720Da anni in Italia si discute di ridurre il cuneo fiscale e recentemente si sta finalmente muovendo qualcosa. In particolare, nell’ambito delle iniziative intraprese negli ultimi 18 mesi sono da sottolineare le modifiche degli articoli 51 e 100 del TUIR, introdotte con la cd. “Legge di Stabilità 2016”. Cambiamenti interessanti, visto che alle aziende è acconsentito di erogare ai propri dipendenti beni e servizi in regime di decontribuzione.

I soggetti interessati saranno tutti i lavoratori dipendenti del settore privato, assunti con contratto a tempo indeterminato, determinato e con contratto di somministrazione.

Legge di Stabilità – modifiche articolo 51 TUIR

Premi di produttività (PDP)

Regime agevolato se:

a) corrisposti in esecuzione di contratti collettivi territoriali/aziendali

b) produttività e performance accertate in base a parametri oggettivi e misurabili

c) reddito inferiore a 50.000€ *

d) premio max 2.000€ (derogabile a 2.500€) *

*Per quanto riguarda i punti c) e d) segnalo che nell’attuale ddl “Legge di Stabilità 2017” è previsto l’innalzamento del massimo reddituale a 80.000€ e del massimo premio a 3.000€.

Gli eventuali premi di produttività erogati oltre i 2.000€ concorreranno a formare il reddito complessivo del lavoratore e saranno assoggettati a tassazione con aliquote ordinarie.

Welfare aziendale (Flexible Benefit)

Non concorrono alla formazione della base imponibile Irpef le spese relative ad opere e servizi sostenute per specifiche finalità di: educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto

  • Check-up sanitari
  • Previdenza
  • Corsi di formazione
  • Servizi ludoteche
  • Centri estivi figli
  • Badanti

Sul fronte dell’incentivazione delle risorse umane si tratta di un cambiamento che segna una discontinuità rispetto al passato (infatti la decontribuzione dei premi era riservata esclusivamente a determinate tipologie di Contratti Collettivi Nazionali ed era subordinata alle coperture finanziarie sui conti pubblici da verificare anno per anno).

I cambiamenti non riguardano solo i premi in denaro: le nuove misure prevedono che le spese relative ad opere e servizi sostenute per specifiche finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto, non concorrano alla formazione della base imponibile Irpef. Questo significa che, grazie ai cosiddetti “Benefit Flessibili”, i lavoratori potranno scegliere autonomamente la composizione del proprio ventaglio di soluzioni tramite l’assegnazione di un budget di spesa. Il dipendente avrà quindi l’opportunità di utilizzare il proprio bonus per l’acquisto dei libri di testo per i propri figli, piuttosto che per l’iscrizione in palestra o per le coperture previdenziali e sanitarie per sé e per i propri familiari.

Se è interessante osservare che premi di produttività erogati secondo la “Legge di Stabilità 2016” consentono di aumentare il netto incassato dal dipendente (premiato ma con reddito e premio massimo limitati), ancora più interessanti sono i vantaggi derivanti dai flexible benefit.

Questi ultimi infatti non hanno limite di importo erogabile o reddito e non concorrono a formare il reddito del lavoratore dipendente, diventando così un importante strumento di benefit anche per i quadri direttivi e dirigenziali, con grande vantaggio fiscale per il dipendente e per le aziende.

Le aziende lungimiranti da anni si stanno ponendo come valida alternativa al sistema (scricchiolante) di welfare pubblico e i risparmi che le imprese riescono a conseguire grazie alla nuova normativa vengono prevalentemente destinati a programmi di fidelizzazione e di incentivazione del personale, tema sempre più centrale nello sviluppo strategico delle imprese italiane.

Come cambiano le cose: un esempio

Per comprendere in termini numerici gli impatti, per il dipendente e per l’azienda, delle modifiche dell’articolo 51 del TUIR riporto di seguito un confronto tra un’erogazione monetaria di 1.000€ sottoforma di premi di produttività (PDP) e di welfare aziendale.

PDP cash con RAL > 50k € PDP cash con RAL < 50k € WELFARE AZIENDALE*
COSTO COMPLESSIVO AZIENDA 1.345,00 € 1.345,00 € 1.000,00 €
COSTO AZIENDA 345,00 € 345,00 € 0 €
INPS 345,08 € 90,81 € 0 €
TASSE 91,90 € 91,90 € 0 €
VALORE NETTO DIPENDENTE 563,02 € 817,29 € 1.000,00 €

*contributo di solidarietà del 10% sull’importo allocato su previdenza e cassa sanitaria

Nel caso di conferimento del premio di produttività di 1.000€ lordi erogato cash al dipendente (sia con RAL superiore che inferiore a 50.000€), il differenziale tra costo complessivo per l’azienda e netto percepito dal dipendente è rilevante (da 527,71€ fino a 781,98€). Al contrario, nel caso di conferimento del premio in flexible benefit, il costo complessivo per l’azienda ed il netto disponibile per il dipendente come budget di spesa coincidono perfettamente (1.000€).

Concludendo, per le aziende è estremamente importante premiare e motivare i propri dipendenti e ridurre il cuneo fiscale è certamente un passo importante per mediare la volontà dell’azienda con le sue necessità di cassa.

Insieme alla società di gestione del risparmio di cui sono partner, abbiamo stretto una partnership con una primaria società operante nel settore delle risorse umane, tra le prime in Europa ad aver implementato una piattaforma finalizzata all’erogazione dei flexible benefits per le aziende.

Tramite questo accordo il welfare aziendale diventa attivabile nel concreto con il minimo sforzo da parte dell’azienda ed il massimo risultato per la fidelizzazione e l’incentivazione delle proprie risorse umane.

Contattami per valutare queste importanti opportunità —> http://www.daniloperini.com/contatti

Fonte: Azimut Previdenza

10 spunti sulla puntata di Report del 17/10

img_5768Lunedì 17 ottobre nella puntata “Occhio al portafoglio” della trasmissione Report andata in onda su RaiTre, si è parlato di investimenti e risparmi.

Essendo una trasmissione d’inchiesta, sono stati utilizzati toni “scandalistici” e molti contenuti sono stati trattati in maniera troppo superficiale.

Alcuni concetti di fondo però sono corretti e li vado ripetendo da anni (dentro e soprattutto fuori dai social network).

Ecco i 10 messaggi che dovresti fare tuoi:

1) Non esistono investimenti privi di rischio che crescono e basta, senza oscillazioni

2) No, non lo sono neanche i diamanti che la banca cerca di rifilarti facendoteli pagare il doppio del valore di mercato e applicandoti pure un bel 10% di commissione

3) Alcuni prodotti (fondi, polizze vita, ecc.) sono venduti dai funzionari bancari sotto le pressioni commerciali che arrivano dall’alto, in pieno conflitto d’interesse

4) Le banche vendono questi prodotti gravando il cliente di costi esagerati e movimentando eccessivamente il portafoglio per aumentare gli introiti della banca stessa (il consulente libero professionista può decidere in autonomia di non applicare la gran parte di queste commissioni: fare guadagnare i clienti è nel suo interesse di lungo periodo)

5) No, la soluzione non è quella di investire tutto in titoli in Stato (Bot, Btp, ecc.) solo perché costano poco. Oltre a rendere poco, hanno anche dei rischi non così trascurabili

6) In posta, la stragrande maggioranza del personale che oggi promuove prodotti finanziari fino a ieri spediva raccomandate

7) Anche a causa di questa bassa o nulla professionalità, all’ufficio postale sono stati venduti negli anni parecchi prodotti-ciofeca, come il fondo immobiliare Obelisco che ha perso l’80% del proprio valore

8) Anche l’investimento nel mattone è rischioso e va approcciato come qualsiasi altra forma di investimento

9) È probabile che i prezzi delle case scenderanno ancora nei prossimi anni, perché l’offerta supera ancora di gran lunga la domanda e le valutazioni sono, spesso, ancora troppo elevate (in alcuni casi lo sono “artificialmente”, per evitare di aggravare ulteriormente la situazione di bilancio delle banche che hanno in pancia un sacco di case)

10) Scegli un buon consulente che possa spiegarti bene queste cose, pianifica con lui un progetto di investimento coerente con i tuoi obiettivi e hai risolto il 98% dei tuoi problemi finanziari

Questa è la mia sintesi. Ora attendo i vostri commenti!

Se volete vedere la puntata completa, ecco il link: http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-3bfa7b8f-c813-4530-abaa-597c103d320a.html

Il risparmio postale che scricchiola

post.jpgSe ne sono accorti anche i componenti della commissione parlamentare di vigilanza su Cassa Depositi e Prestiti: sul risparmio postale i conti non tornano.

Per la fortuna di Poste Italiane e dello Stato, la gran parte dei risparmiatori affezionati a libretti e buoni postali è meno attenta a certi dati.

A discolpa di questi ultimi si può dire che lo scopo unico di questa commissione è tutelare la gestione separata di Cdp, quindi ci sta che alcuni numeri loro li conoscano meglio. Quello che fatico proprio ad accettare è che nel mondo finanziario di oggi il risparmiatore si lasci davvero attrarre dallo spot televisivo girato in uno scenario da film western, in cui ci sono i “buoni” che arrestano i “cattivi”.

Sui buoni puoi contare sempre, prendi i buoni fruttiferi postali, sono emessi da Cassa depositi e Prestiti e garantiti dallo Stato italiano”.

Il passaggio chiave è “garantiti dalla Stato italiano”.

Generalizzando, quando un risparmiatore sente questa frase riferita ad uno strumento finanziario la pancia prende il sopravvento e segue il flauto magico dello Stato. Per esperienza personale a volte ci butta i soldi anche se razionalmente nello Stato italiano non ripone tutta questa fiducia, anzi…

L’ignoranza finanziaria (parlo di concetti base) nel 2016 non è ammessa. Si può pagare cara, molto cara. E con alcune conoscenze basilari si possono evitare anche le ciofeche proposte con frequenza da alcune banche e operatori finanziari, che invece si nutrono della scarsissima cultura finanziaria dei clienti.

Ma torniamo alla notizia: secondo la commissione “gli andamenti macroeconomici e finanziari, in particolare la differente dinamica tra rendimenti degli impieghi e costo della raccolta postale, potrebbero provocare difficoltà a medio termine per Cdp”. Dunque suggeriscono di adottare iniziative per mettere in sicurezza l’equilibrio economico della gestione separata di Cassa Depositi e Prestiti.

Cos’è la gestione separata Cdp?

La gestione separata è proprio l’area in cui confluiscono i risparmi degli italiani raccolti tramite la sottoscrizione di libretti di risparmio postale e buoni fruttiferi, distribuiti dalle Poste per conto di Cdp e utilizzati poi, almeno nella teoria, dalla Cassa per sostenere il sistema economico italiano. Anche su questo ci sarebbe molto da scrivere (e qualcosa ho già scritto ad esempio sull’operazione Cdp-Saipem), ma non divaghiamo. Tale risparmio prevede la garanzia dello Stato, a differenza della gestione ordinaria di Cdp, cui fanno capo operazioni di raccolta ad hoc ed emissioni.

Cos’è cambiato negli ultimi anni?

Sempre secondo la commissione “il tradizionale sistema Poste-Cdp ha subito consistenti modifiche per effetto del mutato contesto storico”, accelerate dalla trasformazione societaria e dalla nuove missioni assegnate alla Cassa, oltre che dalla quotazione di Poste, sbarcata a Piazza Affari lo scorso ottobre con la vendita ai privati del 35,3% da parte del Tesoro. Questi nuovi scenari “richiedono una verifica delle regole e delle condizioni applicate finora per valutarne la validità”.

Quali sono, concretamente, le crescenti preoccupazioni sui conti?

  1. La raccolta postale è in calo: dal mio, personalissimo, punto di vista è fin troppa ma è in diminuzione per via dei tassi di interesse a zero o sottozero. Nel 2015 la raccolta netta è stata negativa per 9,9 miliardi rispetto ai -2,7 miliardi del 2014, in particolare i buoni fruttiferi hanno perso 14 miliardi, mentre i libretti sono stati positivi per 4,1 miliardi.
  2. Anche la raccolta netta di esclusiva competenza di Cdp è stata negativa: -4,2 miliardi. Invece la raccolta netta degli altri prodotti collocati da Poste lo scorso anno è stata positiva per 11,7 miliardi, rispetto ai +6 miliardi del 2014, grazie in particolare alla spinta delle polizze collocate da Poste Vita (non a caso ora gli spot pubblicitari si sono concentrati su questi prodotti).
  3. Disallineamento tra rendimento degli impieghi e costo della raccolta: in base all’accordo vigente tra Poste e Cdp, stipulato a fine 2014 e valido fino a tutto il 2018, Cassa corrisponde ogni anno alla società guidata da Francesco Caio una commissione pari allo 0,52% della giacenza complessiva. Per contro, la remunerazione del conto corrente di Tesoreria, sul quale confluiscono i flussi di raccolta in gestione separata non investiti da Cdp, ha subito una riduzione importante dei tassi d’interesse. La conseguenza è stata il disallineamento tra quest’ultima remunerazione, pari l’anno scorso allo 0,6%, e il costo complessivo del risparmio postale, che nel 2015 è stato del 2,5%, “da cui deriva un margine negativo previsto di 2,8 miliardi, non sostenibile nel medio periodo”, osservano dalla commissione.
  4. L’andamento negativo di alcune società partecipate da Cdp: in passato le partecipate hanno contribuito all’andamento positivo dei risultati gestionali ma ora “per mutate condizioni di mercato, vedono molto ridursi il loro contributo al risultato di gestione di Cdp”, si legge nella relazione. Un esempio su tutti: l’utile netto di gruppo della Cassa nel 2015 è stato negativo per circa 900 milioni per effetto della perdita di 8,8 miliardi conseguita da Eni , di cui Cdp possiede il 25,76%.

La commissione, dopo aver analizzato i numeri, si è spinta oltre e ha dato suggerimenti per provare chiudere le falle della gestione separata.

Diversificare i canali e gli strumenti di raccolta. Ok.

Fare un decreto per attuare le nuove disposizioni del Parlamento relative al conto di tesoreria dedicato alla gestione separata, per rettificare il disallineamento che si è venuto a creare tra rendimento e costo della liquidità depositata presso Cdp. Ok.

Ricerca di una “maggiore appetibilità del risparmio postale, che come strumento di risparmio per la clientela retail rappresenta un unicum nel mercato perché garantito dallo Stato”. Bingo! Anche loro sanno bene qual è la leva giusta!

Allora, nei prodotti Cdp ci sono 252 miliardi di euro, più del 6% dei 4 mila miliardi dello stock complessivo di ricchezza. Non proprio brustolini.

E questi soldi ci sono esclusivamente perché sui contratti c’è scritto: garantiti dallo Stato italiano.

Lo stesso Stato italiano che, solo per citare un paio di cose, ha oltre 2.333.000.00.000 € di debito pubblico (massimo storico ed in crescita costante), tax rate a livelli assurdi, Pil agonizzante e lontanissimo dai livelli pre-crisi, piramide demografica imbarazzante, sistema previdenziale e welfare non sostenibili, sistema bancario che fa acqua da tutte le parti…

…MACHETTELODICOAFFA’? Non credo di aver bisogno di insistere oltre, no?

Questa garanzia è più scricchiolante delle ossa di un ultracentenario.

E i numeri, che sono testardi, ci raccontano che lo scricchiolìo aumenta ogni giorno di più.

Fondo Tutela Depositi: la cassa è vuota!

HANDIl decreto recente per gli indennizzi delle 4 banche salvate lo scorso novembre “attinge alle disponibilità del fondo interbancario di tutela dei depositi”, che anche per questo ora ha le casse vuote.

Lo ha detto Salvatore Maccarone, il presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), il fondo che dovrebbe garantire conti correnti e depositi sotto i 100.000 euro in caso di default bancario.

Notizia bomba! O no?

In realtà non molto, la fittizia garanzia del FITD è nota da diverso tempo e ne avevo scritto anche su questo blog già nel 2013: https://daniloperini.com/?s=falsa+garanzia+depositi

Ma la cosa non sembra essere ancora così nota alla gran parte dei risparmiatori, vista l’opinione diffusa della sicurezza dei depositi sotto i 100.000 euro… “Ma dai, non fare terrorismo, me l’hanno detto in banca! Posso stare tranquillo, sul conto i miei soldi sono al sono sicuro!”

E’ proprio quando qualcuno ti propone qualcosa con il capitale garantito che devi cominciare a porti qualche dubbio…perché se qualcuno ti garantisce qualcosa significa che la sopravvivenza del tuo denaro è legata alla sopravvivenza della controparte alla quale lo hai affidato.

Concentrare MAI, diversificare SEMPRE.

Torniamo alla notizia, uscita oggi sull’agenzia Reuters:

Il Fondo interbancario depositi ha esaurito le proprie risorse, anche per il contributo al rimborso degli obbligazionisti delle quattro banche salvate. Lo ha detto il presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi, Salvatore Maccarone. Il recente decreto per gli indennizzi “attinge alle disponibilità del fondo interbancario dei depositi” ha spiegato Maccarone.I l riferimento è al decreto che venerdì ha stabilito un meccanismo di ristoro forfettario per gli obbligazionisti colpiti dalla risoluzione delle quattro banche dello scorso novembre. Il governo ha detto che le risorse sarebbero arrivate dalle banche e che non c’era un limite all’intervento. “Le nostre casse sono vuote e contribuiscono a renderle tali questi provvedimenti di ristoro degli obbligazionisti delle quattro banche”, ha aggiunto. Maccarone ha reiterato le sue critiche all’interpretazione della Commissione europea che ha inibito un intervento del Fondo per le quattro banche che avrebbe evitato la risoluzione. “Sul piano prospettico la situazione non é certamente incoraggiante. Oggi questa interpretazione della Commissione [sull’utilizzo dei fondi di garanzia dei depositi] corre il rischio di diventare norma”. Con il bail-in in vigore, Maccarone ha detto che c’è la prospettiva concreta che la crisi di una banca si risolva con la sua liquidazione. “Non credo che il nostro sistema economico e civile sia pronto .. Nel caso di una banca in liquidazione non verrebbero pagati i depositanti”, ha spiegato. Il fondo sarà alimentato con contribuzioni ex-ante ma non può lavorare, come in passato, per prevenire una crisi bancaria. “Stiamo studiando la possibilità di irrobustire il meccanismo volontario per rendere possibili interventi preventivi”. La ragione, ha spiegato il presidente del Fondo di garanzia, è che “oggi non si può ripetere lo schema delle quattro banche: se la banca è ‘likely to fail’ e non si trova una soluzione rapidamente, la strada è o la risoluzione o la liquidazione coatta. E non voglio pensare a una soluzione che colpisca i depositanti”.

Evidenzio un passaggio del presidente del FITD Maccarone (non di un opinionista da talk show…del presidente del fondo che dovrebbe garantire i depositanti):

NEL CASO DI UNA BANCA IN LIQUIDAZIONE NON VERREBBERO PAGATI I DEPOSITANTI. NON CREDO CHE IL NOSTRO SISTEMA ECONOMICO E CIVILE SIA PRONTO.

Hai voglia a masturbarsi mentalmente con i vari rating, Cet1, Total Capital Ratio e bla bla bla…in banca i tuoi soldi non sono così al sicuro!

SE TI LANCIANO UN SALVAGENTE SGONFIO, ANNEGHI.

C’è anche una buon notizia, però. Altrove, i tuoi soldi, possono essere davvero al sicuro.

Soluzioni di risparmio gestito, intermediario indipendente dal mondo bancario e assicurativo.

Lasciami il tuo indirizzo mail, sarai ricontattato presto.

Il pasto gratuito non sfama

  di Sara Silano, pubblicato su Morningstar il 08/10/2015

Copio, incollo e condivido un articolo sintetico, chiaro e ben fatto di Sara Silano sull’importanza dell’investimento di medio-lungo periodo e della diversificazione.

Tenere i soldi sul conto o in un fondo monetario non protegge il potere di acquisto della moneta e aumenta il rischio di non risparmiare abbastanza per la pensione.

Sui mercati finanziari non esistono più pasti gratuiti. Negli ultimi cinque anni, i fondi monetari in euro (disponibili in Italia), che sono equiparabili a un investimento privo di rischio, hanno reso in media lo 0,3% annuo (al 30 settembre 2015). Nello stesso periodo l’inflazione media annua nel Belpaese è stata dell’1,6% (fonte Istat). L’investimento in liquidità, dunque, non ha protetto il potere di acquisto della moneta.

C’era una volta il BoT

Sono lontani i tempi in cui il BoT (Buono ordinario del Tesoro) a sei mesi rendeva oltre il 10% (bisogna ritornare a metà degli anni Novanta) e il rating dell’agenzia Standard & Poor’s sull’Italia era pari ad AA, ampiamente all’interno dell’universo dei titoli di debito di buona qualità. Oggi il titolo italiano di pari-scadenza rende un magro 0,06% e il giudizio sul Belpaese è BBB-, un gradino sopra il livello spazzatura. La svolta è avvenuta nel 2011, con la crisi del debito sovrano, che ha portato in Europa un rischio che in precedenza era tipico dei paesi emergenti: quello politico.

Con i tassi che in Europa sono vicini allo zero, tenere i soldi sotto il materasso o in investimenti di breve termine non permette neppure di coprire la seppur bassa inflazione (0,2% nel 2014, fonte Istat). In altre parole, la liquidità è un rischio più che un’opportunità. Il pericolo più grande è di mancare il proprio obiettivo finanziario (cosiddetto shortfall risk). Per chi ha un orizzonte di lungo periodo, tenere molti soldi in strumenti a bassa volatilità (e quindi rendimenti minimi) aumenta il rischio di non risparmiare a sufficienza per la pensione o per altre esigenze, come l’acquisto di una casa.

La diversificazione funziona

Cosa fare per non incorrere in tale pericolo? Per comprenderlo guardiamo come si sono comportate le diverse attività finanziarie dal 2000 ad oggi. 15 anni fa, il miglior investimento erano le materie prime, nel 2014 sono state il peggiore in assoluto. Sempre all’inizio del nuovo millennio, pochi sarebbero stati disposti a comprare un fondo azionario emergente, eppure in sette dei successivi 15 anni, questa asset class è stata la più redditizia. Ancora, chi nel 2008 avesse scelto i titoli di stato governativi, avrebbe evitato il crollo delle Borse internazionali seguito alla crisi dei mutui subprime (di bassa qualità) americani, ma si sarebbe ritrovato in fondo alla classifica delle performance nei due anni successivi, perdendo il rimbalzo dell’azionario.

La mappa delle attività finanziarie dal 2000 ad oggi

  

Fonte: Morningstar Markets Observer. Dati al 30 giugno 2015.

Indici utilizzati: Small stocks—Morningstar Small Cap Index. Large stocks—Morningstar Large Cap Index. Int’l stocks—Morningstar Developed Mkts ex-U.S. Index. Emerging stocks—Morningstar Emerging Mkts Index. Interm. govt bonds—Morningstar Interm. U.S. Govt Bond Index. Interm. corp. bonds—Morningstar Interm. Corp. Bond Index. High-yield bonds—Barclays U.S. High Yield Corp. Bond Index. Commodities—Morningstar Long-Only Commodity Index. Moderate portfolio—Morningstar Moderate Target Risk Index. © 2015 Morningstar

La prima lezione della mappa delle asset class è che inseguire il rendimento non è una buona strategia; la seconda è che non si possono tenere tutte le uova nello stesso paniere. Un portafoglio bilanciato moderato (tassello grigio nella tabella), composto al 60% da azioni globali e al 40% da obbligazioni internazionali, ha reso il 5,9% dal 2000 a fine giugno 2015, facendo meglio di un portafoglio esclusivamente azionario o al 100% composto da titoli governativi.

Nel terribile 2008, 100 euro investiti sulle Borse internazionali (indice S&P Global 100) a gennaio sarebbero diventati 64,5 dopo dodici mesi, mentre la stessa somma allocata per il 50% in azioni, il 40% in obbligazioni (Barclays Global Aggregate) e il 10% in liquidità (JPM GBI Global 3 Months) avrebbe lasciato in tasca al risparmiatore 86,5 euro. Nel 2011, nel pieno della bufera per la crisi del debito sovrano in Europa, 100 euro in un portafoglio moderato sarebbero diventate 102,4, mentre in uno aggressivo 96,8. 

Non esiste il mix perfetto di asset class, perché molto dipende dall’orizzonte temporale e dalla propensione al rischio dell’investitore; tuttavia i numeri dimostrano che la diversificazione continua a essere il migliore antidoto alla volatilità dei mercati. ”

-Link all’articolo: http://www.morningstar.it/it/news/142960/il-pasto-gratuito-non-sfama.aspx#sthash.EanPK7Lp.dpuf

Il grande valore del risparmio per il futuro dei giovani

imm_Ieri mattina ho letto con interesse l’articolo “Generazione Y: risparmiano poco e con prudenza“, pubblicato su Italia Funds People.

Il tema di fondo è il rapporto tra i giovani e la finanza: dai dati del Quaderno n.3/2015 appena pubblicati da Assogestioni emergono questi elementi principali relativi alla Generazione Y, ovvero i giovani nati dal 1980 in poi:

– i giovani risparmiano poco: la quota di sottoscrittori con età compresa tra i 26 e i 35 anni è scesa in un biennio dall’8% al 6,9% del totale

investono con eccessiva prudenza: il 38,7% sceglie principalmente i fondi obbligazionari e dedicano ai fondi azionari solo l’8% del proprio investimento, al di sotto della media registrata

diversificano poco gli investimenti: oltre il 70% degli under 35 lo ha fatto solo in un fondo italiano, mentre circa 1 su 4 si spinge ad investire in due o più fondi

per i consigli difficilmente si rivolgono ad un professionista: nel 70% dei casi per scegliere una forma di risparmio e investimento un giovane sotto i 35 anni parla in primo luogo con la propria famiglia

La conclusione principale che ne traggo è la forte necessità di consulenza qualificata per ottimizzare queste risorse ed aiutare i miei coetanei nella gestione e soprattutto nella finalizzazione degli investimenti. La cultura finanziaria non è sufficientemente diffusa e scarseggia la propensione alla pianificazione economica del proprio futuro. Del resto, per la nostra generazione, è davvero difficile pianificare il futuro in un contesto così complicato, sotto ogni profilo, come quello attuale. Ma è quanto mai necessario.

Le previsioni sui movimenti della ricchezza finanziaria italiana indicano infatti che la Generazione Y sarà protagonista indiscussa dei prossimi dieci anni: in un decennio il 65% della ricchezza finanziaria passerà di mano e i principali clienti dei professionisti della consulenza finanziaria saranno gli under 35.

Se la distanza tra i giovani e il risparmio è dunque certezza matematica, lo è anche all’interno del mondo dei professionisti della consulenza: i promotori under 30, secondo l’Albo dei promotori finanziari, sono solo il 2% del totale della popolazione. Un livello troppo basso per una professione che oggi vede il 43% degli iscritti all’Albo con più di 50 anni, il 40% compreso tra i 40 e 50 anni, e il 15% tra 30 e 40 anni.

Io faccio parte di questa esigua minoranza e mi propongo come guida per portare i giovani ad avere una nuova consapevolezza del valore del risparmio per i loro progetti futuri!

E in questo senso ho un’esperienza concreta da descrivere brevemente: la mia.

Ho iniziato la mia attività di consulente finanziario nel 2008. Ho aperto la partita IVA e ho iniziato a cercare i primi clienti. Per i primi tempi, naturalmente, le spese superavano di gran lunga le entrate, senza la possibilità quindi di accantonare quote di risparmio. Appena sono riuscito a sviluppare un certo business e a raggiungere un discreto equilibrio finanziario ho condiviso con il mio consulente finanziario di fiducia, me stesso :-), i miei obiettivi di vita personali – partendo da quelli prioritari – e definendo in quale orizzonte temporale raggiungerli. Dopodiché ho stimato le risorse necessarie per realizzare questi progetti e ho scelto le soluzioni più efficienti per centrare questi obiettivi.

Mi sono posto soprattutto obiettivi di medio-lungo periodo e ho pertanto scelto un approccio finanziario piuttosto aggressivo, con una alta percentuale di azioni. Uno dei miei primi investimenti finanziari personali fu un piano di accumulo di 100 euro al mese su un fondo azionario che investe nei mercati emergenti asiatici, sottoscritto nel 2010. E’ ancora attivo: rendimento di periodo ad oggi 74,80%, su base annua 12,73%. Non male direi…

La pianificazione e la costanza nel perseguire i miei obiettivi mi ha consentito proprio pochi giorni fa di realizzare uno dei miei progetti principali: versare l’anticipo per l’acquisto della prima casa.

Utopia? Realtà? I numeri non mentono e sono pronto a metterli a vostra disposizione. Vi assicuro che senza un piano finanziario coerente e strutturato avrei fatto scelte ben diverse e oggi vivrei un presente molto meno sereno!

Da sempre ripeto che la pianificazione finanziaria è una disciplina per mettere la finanza al servizio dei nostri progetti.

E siccome tutti abbiamo progetti…perché non tutti abbiamo un piano finanziario?

Vuoi valutarne uno tagliato sulle tue esigenze? Compila il form e sarai contattato:

Azimut: “Ciak, si cambia”

FullSizeRenderConsiglio la lettura di questo articolo pubblicato sul newsmagazine della consulenza finanziaria Advisor.

Pietro Giuliani, Presidente e AD di Azimut, illustra le motivazioni della recente riorganizzazione aziendale, spiega l’evoluzione del nostro processo di internazionalizzazione, approfondisce i presenti e futuri progetti della società e fornisce la sua visione sul settore del risparmio gestito.

Buona lettura!

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