Manuale Anti Panico (by GAM)

wild-turkey-583190_960_720Ricevo quotidianamente approfondimenti, documenti, analisi da parte delle migliori Società di Gestione a livello internazionale.

Alcuni sono interessanti, altri meno. Questo di GAM S.G.R. S.p.A. (Julius Baer Funds), che riporto integralmente, lo trovo magnifico e molto istruttivo.

“Conoscete qualcuno che ha paura di volare vero? Il passeggero impaurito è dibattuto tra la componente razionale, che gli ricorda quanto siano sicuri i viaggi in aereo, e la componente emotiva che, inevitabilmente, ha sempre la meglio e 20 gocce di benzodiazepine aiutano molto più di statistiche, fatti ed incontrovertibili evidenze.

La paura è un meccanismo primitivo, una emozione funzionale ad evitare i pericoli: grazie alla paura i nostri antenati di fronte ad un pericolo scappavano a gran velocità. Se fossero stati fermi a discutere della buffa criniera di quel grande gatto giallo, il leone li avrebbe sbranati in un istante e la nostra specie si sarebbe estinta in breve tempo (meritatamente, direbbe Darwin).

Per fortuna avevamo paura: è stata la paura di morire o di ferirsi (non c’era la penicillina) ad insegnare agli uomini primitivi come riconoscere e scansare i pericoli ed aumentare le probabilità di sopravvivenza.

Ma quando si tratta di risparmi e di investimenti la paura da sentimento amico si trasforma in insidia, quando è vittima delle emozioni l’investitore è il peggior nemico di se stesso.
Gli psicologi sperimentali hanno dimostrato come nelle fasi di grandi guadagni delle borse corrispondano stati d’animo di euforia e ottimismo. Per contro, nelle fasi ribassiste gli investitori sono preda della paura e del panico. La conseguenza è che nell’eccesso di ottimismo gli investitori aumentano la componente di asset rischiosi mentre la paura induce ad eliminare le ragioni della paura stessa … vendendo gli asset rischiosi!
Il risultato è la catastrofe del portafoglio: l’investitore entra sui mercati quando la borsa è prossima ai massimi e tende a sbarazzarsi dei propri investimenti quando i mercati approssimano i minimi…

In genere sui mercati finanziari le paure sono il risultato di ciò che è accaduto in passato, il dolore delle perdite ha la meglio sulle aspettative nel futuro, in realtà le uniche che contano davvero per la crescita dei capitali.

Percezione dei rischi e rischi reali

Il disegno mostra il divario tra gli scenari di cui abbiamo paura e quelli che sono realmente pericolosi. Il rischio di morire in un anno a causa di un incidente aereo è per un americano attorno a 1 su 11 milioni. Ben più alte le probabilità di morire per un incidente d’auto, stimate 1 su 5,000 (fonte: Susanna Hertrich, grafico basato sul lavoro del Dr. Peter M. Sandman).

Tra le paure sbagliate c’è quella di immaginare il futuro sulla base dell’esperienza del passato. Il passato, purtroppo, contiene informazioni solo sul passato, appunto… e il rischio è quello di fare la fine del “Tacchino Induttivista” di Bertrand Russell e Karl Popper.

Russell fa l’esempio del tacchino accudito con estrema cura che ogni giorno riceve acqua e cibo. Il tacchino si abitua gradualmente alla confortevole situazione ed aumenta la sua fiducia e sicurezza. La fiducia del tacchino cresce giorno dopo giorno finché si interrompe bruscamente (e tragicamente, almeno dal punto di vista del tacchino) il Giorno del Ringraziamento!
Il povero tacchino era servito a Bertrand Russell per dimostrare la trappola induttivista, i rischi del pensare che il passato abbia tutte le informazioni utili per il futuro. E’ lo stesso rischio che corriamo anche noi con le previsioni sui mercati finanziari.
Insomma, siamo macchine fatte per sbagliare… O meglio, siamo macchine perfettamente evolute per sopravvivere nel mondo naturale, ma molto meno adatte al mondo artificiale e complesso dei mercati finanziari.
Saperlo non ci salva, ma ci aiuta.

Le sette regole d’oro

1. Non pensare d’avere sempre ragione. L’overconfidence è il sale della vita, il motore che spinge a osare, il segreto dei grandi imprenditori e di tutti gli uomini e le donne di successo. Ma quando si tratta di investimenti meglio non esagerare con la fiducia sulla propria capacità di giudizio, la storia è piena di esperti che hanno commesso grossolani errori. Il direttore della Metro Goldwin Mayer aveva previsto un fiasco clamoroso per il film “Via col vento”, il direttore artistico della Decca aveva pronosticato il sicuro insuccesso delle “band che suonano con la chitarra elettrica”, Beatles compresi. Per l’investitore non professionista, un eccesso di fiducia nelle proprie scelte porta a concentrare il rischio: un peccato mortale se il nostro obiettivo è ridurre le ragioni di panico.

2. Non cercare conferme alle tue scelte. Siamo dotati di potenti sistemi di protezione della nostra autostima: se, una volta compiuta una scelta, incappassimo in informazioni che la indebolissero ci sentiremmo stupidi, e nessuno vuole sentirsi stupido. Al contrario, dobbiamo essere “laici”, mettere alla prova le nostre convinzioni. Le certezze sui mercati non esistono, la ricerca di notizie che confermino le nostre idee porta a trascurare la veridicità e qualità delle notizie ma, soprattutto, porta ad ignorare le notizie che negano quanto pensiamo! Meglio un sano dubbio che una insana certezza.

3. Non seguire il gregge. Si può seguire la maggioranza solo in poche occasioni, magari in vacanza quando si è indecisi sulla scelta del ristorante, ma non si deve mai “seguire il gregge” quando si tratta dei risparmi. Capita troppo spesso che gli “altri” abbiano scelto imitando a loro volta il comportamento di altri … Resistete alla tentazione di sentirvi al sicuro solo perché “così fan tutti”.

4. Non guardare troppo spesso il tuo portafoglio. Guarda il tuo portafoglio saltuariamente, evita la consultazione spasmodica e il confronto con le notizie finanziarie o l’andamento dei mercati. Le cattive notizie inducono a vendere sulla paura, le buone notizie inducono ad aumentare il rischio sull’euforia, in entrambi i casi si compromette la creazione di valore nel lungo periodo. Il portafoglio ha tempi di maturazione lunghi. Gestire i propri risparmi è come cucinare una torta: se aprite troppo spesso il forno per controllarne la cottura, la torta si affloscerà su se stessa e il risultato finale sarà molto deludente.

5. Non acquistare un titolo solo perché il suo valore è salito. E’ la peggiore delle strategie di investimento; lo dice con molta saggezza Warren Buffet “la più stupida ragione al mondo per comprare una azione è perché il suo prezzo sta salendo”. Titoli ed indici salgono per molti motivi, non ultimo perché tutti credono che salgano. I mercati finanziari sono l’ecosistema naturale delle profezie che si autoavverano … Il valore di un titolo può crescere, crescere e crescere solo perché tutti pensano che continuerà a farlo. E’ la dinamica delle bolle speculative. Comprate un titolo solo se i fondamentali di quel titolo fanno presagire ulteriori o futuri rialzi.

6. Diversifica, diversifica, diversifica. E’ la regola d’oro di ogni manuale antipanico che si rispetti. “Non può piovere sempre e non può piovere ovunque” diceva Mark Twain. Chi ha ancora le ferite aperte dallo scoppio della tech bubble è chi aveva concentrato troppo in aziende tecnologiche o in “small cap”. Un portafoglio ben diversificato è quello più adatto a resistere in un ambiente finanziario fatto di rendimenti modesti ed alta volatilità. “L’attività di investimento dovrebbe essere un po’ come osservare la vernice che si asciuga su una parete o l’erba che cresce in un prato. Se vuoi adrenalina prendi 800 dollari e vai a Las Vegas” diceva Paul Samuelson.

7. Affidati a un consulente. La letteratura scientifica dimostra che i portafogli affidati ad un consulente ottengono mediamente risultati migliori dei portafogli autogestiti. Non è difficile a comprenderne il motivo. Il consulente conosce i mercati ma soprattutto sa come gestire le emozioni degli investitori. Il suo distacco emotivo gli permette di prendere decisioni più ponderate sia nelle fasi in cui l’euforia ha normalmente il sopravvento, sia quando l’investitore comune, preso dallo sconforto, rischia di sprecare le migliori condizioni di acquisto.

Fonte: GAM (Italia) S.G.R. SpA

https://italia.gam.com/it/Blog-Overview/20160104-Dont-Be-Turkey

(è necessario registrarsi al sito per visualizzare l’articolo completo)

Il pasto gratuito non sfama

  di Sara Silano, pubblicato su Morningstar il 08/10/2015

Copio, incollo e condivido un articolo sintetico, chiaro e ben fatto di Sara Silano sull’importanza dell’investimento di medio-lungo periodo e della diversificazione.

Tenere i soldi sul conto o in un fondo monetario non protegge il potere di acquisto della moneta e aumenta il rischio di non risparmiare abbastanza per la pensione.

Sui mercati finanziari non esistono più pasti gratuiti. Negli ultimi cinque anni, i fondi monetari in euro (disponibili in Italia), che sono equiparabili a un investimento privo di rischio, hanno reso in media lo 0,3% annuo (al 30 settembre 2015). Nello stesso periodo l’inflazione media annua nel Belpaese è stata dell’1,6% (fonte Istat). L’investimento in liquidità, dunque, non ha protetto il potere di acquisto della moneta.

C’era una volta il BoT

Sono lontani i tempi in cui il BoT (Buono ordinario del Tesoro) a sei mesi rendeva oltre il 10% (bisogna ritornare a metà degli anni Novanta) e il rating dell’agenzia Standard & Poor’s sull’Italia era pari ad AA, ampiamente all’interno dell’universo dei titoli di debito di buona qualità. Oggi il titolo italiano di pari-scadenza rende un magro 0,06% e il giudizio sul Belpaese è BBB-, un gradino sopra il livello spazzatura. La svolta è avvenuta nel 2011, con la crisi del debito sovrano, che ha portato in Europa un rischio che in precedenza era tipico dei paesi emergenti: quello politico.

Con i tassi che in Europa sono vicini allo zero, tenere i soldi sotto il materasso o in investimenti di breve termine non permette neppure di coprire la seppur bassa inflazione (0,2% nel 2014, fonte Istat). In altre parole, la liquidità è un rischio più che un’opportunità. Il pericolo più grande è di mancare il proprio obiettivo finanziario (cosiddetto shortfall risk). Per chi ha un orizzonte di lungo periodo, tenere molti soldi in strumenti a bassa volatilità (e quindi rendimenti minimi) aumenta il rischio di non risparmiare a sufficienza per la pensione o per altre esigenze, come l’acquisto di una casa.

La diversificazione funziona

Cosa fare per non incorrere in tale pericolo? Per comprenderlo guardiamo come si sono comportate le diverse attività finanziarie dal 2000 ad oggi. 15 anni fa, il miglior investimento erano le materie prime, nel 2014 sono state il peggiore in assoluto. Sempre all’inizio del nuovo millennio, pochi sarebbero stati disposti a comprare un fondo azionario emergente, eppure in sette dei successivi 15 anni, questa asset class è stata la più redditizia. Ancora, chi nel 2008 avesse scelto i titoli di stato governativi, avrebbe evitato il crollo delle Borse internazionali seguito alla crisi dei mutui subprime (di bassa qualità) americani, ma si sarebbe ritrovato in fondo alla classifica delle performance nei due anni successivi, perdendo il rimbalzo dell’azionario.

La mappa delle attività finanziarie dal 2000 ad oggi

  

Fonte: Morningstar Markets Observer. Dati al 30 giugno 2015.

Indici utilizzati: Small stocks—Morningstar Small Cap Index. Large stocks—Morningstar Large Cap Index. Int’l stocks—Morningstar Developed Mkts ex-U.S. Index. Emerging stocks—Morningstar Emerging Mkts Index. Interm. govt bonds—Morningstar Interm. U.S. Govt Bond Index. Interm. corp. bonds—Morningstar Interm. Corp. Bond Index. High-yield bonds—Barclays U.S. High Yield Corp. Bond Index. Commodities—Morningstar Long-Only Commodity Index. Moderate portfolio—Morningstar Moderate Target Risk Index. © 2015 Morningstar

La prima lezione della mappa delle asset class è che inseguire il rendimento non è una buona strategia; la seconda è che non si possono tenere tutte le uova nello stesso paniere. Un portafoglio bilanciato moderato (tassello grigio nella tabella), composto al 60% da azioni globali e al 40% da obbligazioni internazionali, ha reso il 5,9% dal 2000 a fine giugno 2015, facendo meglio di un portafoglio esclusivamente azionario o al 100% composto da titoli governativi.

Nel terribile 2008, 100 euro investiti sulle Borse internazionali (indice S&P Global 100) a gennaio sarebbero diventati 64,5 dopo dodici mesi, mentre la stessa somma allocata per il 50% in azioni, il 40% in obbligazioni (Barclays Global Aggregate) e il 10% in liquidità (JPM GBI Global 3 Months) avrebbe lasciato in tasca al risparmiatore 86,5 euro. Nel 2011, nel pieno della bufera per la crisi del debito sovrano in Europa, 100 euro in un portafoglio moderato sarebbero diventate 102,4, mentre in uno aggressivo 96,8. 

Non esiste il mix perfetto di asset class, perché molto dipende dall’orizzonte temporale e dalla propensione al rischio dell’investitore; tuttavia i numeri dimostrano che la diversificazione continua a essere il migliore antidoto alla volatilità dei mercati. ”

-Link all’articolo: http://www.morningstar.it/it/news/142960/il-pasto-gratuito-non-sfama.aspx#sthash.EanPK7Lp.dpuf

Il grande valore del risparmio per il futuro dei giovani

imm_Ieri mattina ho letto con interesse l’articolo “Generazione Y: risparmiano poco e con prudenza“, pubblicato su Italia Funds People.

Il tema di fondo è il rapporto tra i giovani e la finanza: dai dati del Quaderno n.3/2015 appena pubblicati da Assogestioni emergono questi elementi principali relativi alla Generazione Y, ovvero i giovani nati dal 1980 in poi:

– i giovani risparmiano poco: la quota di sottoscrittori con età compresa tra i 26 e i 35 anni è scesa in un biennio dall’8% al 6,9% del totale

investono con eccessiva prudenza: il 38,7% sceglie principalmente i fondi obbligazionari e dedicano ai fondi azionari solo l’8% del proprio investimento, al di sotto della media registrata

diversificano poco gli investimenti: oltre il 70% degli under 35 lo ha fatto solo in un fondo italiano, mentre circa 1 su 4 si spinge ad investire in due o più fondi

per i consigli difficilmente si rivolgono ad un professionista: nel 70% dei casi per scegliere una forma di risparmio e investimento un giovane sotto i 35 anni parla in primo luogo con la propria famiglia

La conclusione principale che ne traggo è la forte necessità di consulenza qualificata per ottimizzare queste risorse ed aiutare i miei coetanei nella gestione e soprattutto nella finalizzazione degli investimenti. La cultura finanziaria non è sufficientemente diffusa e scarseggia la propensione alla pianificazione economica del proprio futuro. Del resto, per la nostra generazione, è davvero difficile pianificare il futuro in un contesto così complicato, sotto ogni profilo, come quello attuale. Ma è quanto mai necessario.

Le previsioni sui movimenti della ricchezza finanziaria italiana indicano infatti che la Generazione Y sarà protagonista indiscussa dei prossimi dieci anni: in un decennio il 65% della ricchezza finanziaria passerà di mano e i principali clienti dei professionisti della consulenza finanziaria saranno gli under 35.

Se la distanza tra i giovani e il risparmio è dunque certezza matematica, lo è anche all’interno del mondo dei professionisti della consulenza: i promotori under 30, secondo l’Albo dei promotori finanziari, sono solo il 2% del totale della popolazione. Un livello troppo basso per una professione che oggi vede il 43% degli iscritti all’Albo con più di 50 anni, il 40% compreso tra i 40 e 50 anni, e il 15% tra 30 e 40 anni.

Io faccio parte di questa esigua minoranza e mi propongo come guida per portare i giovani ad avere una nuova consapevolezza del valore del risparmio per i loro progetti futuri!

E in questo senso ho un’esperienza concreta da descrivere brevemente: la mia.

Ho iniziato la mia attività di consulente finanziario nel 2008. Ho aperto la partita IVA e ho iniziato a cercare i primi clienti. Per i primi tempi, naturalmente, le spese superavano di gran lunga le entrate, senza la possibilità quindi di accantonare quote di risparmio. Appena sono riuscito a sviluppare un certo business e a raggiungere un discreto equilibrio finanziario ho condiviso con il mio consulente finanziario di fiducia, me stesso :-), i miei obiettivi di vita personali – partendo da quelli prioritari – e definendo in quale orizzonte temporale raggiungerli. Dopodiché ho stimato le risorse necessarie per realizzare questi progetti e ho scelto le soluzioni più efficienti per centrare questi obiettivi.

Mi sono posto soprattutto obiettivi di medio-lungo periodo e ho pertanto scelto un approccio finanziario piuttosto aggressivo, con una alta percentuale di azioni. Uno dei miei primi investimenti finanziari personali fu un piano di accumulo di 100 euro al mese su un fondo azionario che investe nei mercati emergenti asiatici, sottoscritto nel 2010. E’ ancora attivo: rendimento di periodo ad oggi 74,80%, su base annua 12,73%. Non male direi…

La pianificazione e la costanza nel perseguire i miei obiettivi mi ha consentito proprio pochi giorni fa di realizzare uno dei miei progetti principali: versare l’anticipo per l’acquisto della prima casa.

Utopia? Realtà? I numeri non mentono e sono pronto a metterli a vostra disposizione. Vi assicuro che senza un piano finanziario coerente e strutturato avrei fatto scelte ben diverse e oggi vivrei un presente molto meno sereno!

Da sempre ripeto che la pianificazione finanziaria è una disciplina per mettere la finanza al servizio dei nostri progetti.

E siccome tutti abbiamo progetti…perché non tutti abbiamo un piano finanziario?

Vuoi valutarne uno tagliato sulle tue esigenze? Compila il form e sarai contattato:

L’importanza della pianificazione finanziaria

Img_181Risparmiatori senza obiettivi finanziari ben definiti, privi di un’adeguata conoscenza e di piani per rispondere alle esigenze future. Questo il quadro che esce da una ricerca di Natixis Global Asset Management, che evidenzia come più di tre risparmiatori italiani su cinque (61%) non abbiano obiettivi ben definiti e come ben il 69% degli intervistati non abbia un piano finanziario per raggiungerli. La mancanza di obiettivi precisi fa sì che gli individui si trovino allo sbaraglio, in un contesto finanziario che richiede invece un livello di preparazione sempre più elevato. Di qui la necessità della consulenza. Un bisogno avvertito anche dagli stessi privati. Dalla ricerca di Natixis GAM emerge, infatti, che il 44% degli intervistati riconosce di avere necessità di una migliore conoscenza finanziaria. Questo spiega perché il 79% degli italiani investa solo in prodotti che può comprendere.

Si conferma quindi il ruolo chiave della consulenza finanziaria. “I risparmiatori italiani si stanno rivolgendo sempre più verso consulenti professionali che li possano guidare verso il raggiungimento dei risultati di investimento desiderati”, si legge nella ricerca, dalla quale si apprende che il 72% degli intervistati italiani utilizza in qualche modo un consulente. Il rischio di base è che senza il sostegno di consulenti e promotori finanziari, i risparmiatori rimangano bloccati in un’impasse tra rischio e rendimento, rimanendo in bilico, quindi, tra rendimento e sicurezza. E, soprattutto nel nostro Paese, i risparmiatori sono profondamente combattuti. Mentre il 63% afferma che la crescita della ricchezza rappresenta una priorità rispetto alla protezione del capitale, il 66% è disposto ad assumersi solo un rischio minimo, anche se ciò significa sacrificare il rendimento. E ben il 75% continua a scegliere la sicurezza rispetto alla performance.

Il rischio più grande al quale un privato va incontro è che, senza un piano finanziario, le probabilità di realizzare i propri obiettivi diminuiscono. E se in questo scenario di fondo aggiungiamo anche l’istinto e l’emotività, la situazione potrebbe peggiorare. Sempre secondo Natixis, quasi l’80% degli intervistati compie scelte di investimento sulla base dell’istinto. Inoltre, solo una minima percentuale di soggetti riesce a percepire il ruolo che l’emotività può giocare sul raggiungimento degli obiettivi. Ecco che occorre quindi una guida che possa aiutare gli investitori a capire il profilo di rischio del proprio portafoglio in modo da strutturare un piano finanziario per il futuro e monitorare l’andamento dei propri investimenti nel tempo.

Fonte: http://www.iononcicascopiu.it

Azimut: “Ciak, si cambia”

FullSizeRenderConsiglio la lettura di questo articolo pubblicato sul newsmagazine della consulenza finanziaria Advisor.

Pietro Giuliani, Presidente e AD di Azimut, illustra le motivazioni della recente riorganizzazione aziendale, spiega l’evoluzione del nostro processo di internazionalizzazione, approfondisce i presenti e futuri progetti della società e fornisce la sua visione sul settore del risparmio gestito.

Buona lettura!

Clicca qui —->  Articolo Advisor

Assicurazioni, Fmi: con tassi bassi un quarto gruppi Ue rischia default

?????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Lo si legge nel Global Financial Stability Report. In Eurozona serve più qualità asset banche, che continua a deteriorarsi, per sbloccare il credito.

In un contesto prolungato di tassi bassi diversi gruppi assicurativi del ramo vita attivi in Europa rischiano di finire sotto uno stress crescente e risultare insolvibili. A rischiare sono in particolare quelli di medie dimensioni. A dirlo è l’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria mondiale del Fondo Monetario Internazionale.

Dagli stress test effettuati dalla European Insurance and Occupational Pensions Authority emerge che il 24% di quei gruppi potrebbe non essere in grado rispettare requisiti di solvibilità in un contesto caratterizzato per un lungo periodo di tempo da bassi tassi di interesse.

A creare uno scenario di interessi sotto zero in zona pericolo in molte economie industrializzate sono state la paura rappresentata dallo spauracchio deflazione e le prospettive di un continuo allentamento monetario. “Nell’area euro” in particolare, precisa il Fondo, “quasi un terzo dei bond sovrani a breve e lunga scadenza ora ha rendimenti negativi”.

Passando all’analisi dell’economia reale, il Fondo ritiene che sia impossibile che si sblocchi il credito finché la qualità degli asset delle banche, che è andata deteriorandosi nel 2014, non migliorerà. Farlo è indispensabile, suggerisce sempre il Fmi, rivolgendosi agli istituti di credito di Eurolandia. Nel rapporto si spiega che nell’Eurozona “la qualità degli asset ha continuato a deteriorarsi nel 2014 sebbene a un passo più lento con prestiti incagliati ora oltre i 900 miliardi di euro”. Una cifra definita “ampia rispetto alla dimensione dell’economia di riferimento”.

Il rapporto specifica inoltre che la distribuzione di quei prestiti inesigibili è distribuita in modo squilibrato: solo in Italia, Irlanda, Grecia, Cipro, Portogallo e Spagna il totale supera i 600 miliardi di euro. Non a caso, ricorda il rapporto, in Italia, Grecia, Cipro, Irlanda, Portogallo e Slovenia la maggioranza – se non tutte – le banche coinvolte nell’Asset Quality Review della Banca centrale europea hanno mostrato asset in sofferenza per il 10% o più dello loro esposizione complessiva.

Alla luce di queste considerazioni, il Fondo dice che le aziende devono “diversificare le fonti di finanziamento” spostandosi dalle banche al mercato dei capitali. “Nonostante il balzo dell’accesso al mercato dei capitali, esso rappresenta solo il 36% circa del sistema”, si legge nel documento.

L’insieme dei fattori racchiusi in questo nuovo contesto sta provocando e provocherà inevitabilmente nel futuro prossimo conseguenze inaspettate e particolari. E’ necessario prevenire e ponderare le proprie scelte finanziarie per evitare di incappare in qualche spiacevole trappola.

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI

BANCHE: scegliete con attenzione con quali istituti di credito operare, tenendo sul conto corrente il minimo indispensabile per le spese correnti. Diversificate le vostre controparti. (Leggi il mio precedente articolo)

ASSICURAZIONI: potete scegliere compagnie tradizionali per le polizze di puro rischio. Per gli investimenti finanziari, inseriti all’interno di contenitori assicurativi, meglio rivolgersi a compagnie di rilievo e soprattutto che si occupano SOLO di quello.

INVESTIMENTI: selezionate strumenti diversificati, liquidi e che minimizzano (o eliminano!) il rischio emittente. Aprite la mente. Meglio rivolgersi a società INDIPENDENTI, evitate le banche tradizionali.

CONSULENTE: rivolgetevi ad un bravo consulente per fare queste scelte. Farà la differenza.

Fonti: WallStreetItalia, mt-DaC

Disclaimer

QUANTO E’ SICURA LA TUA BANCA (NELL’ERA DEL BAIL-IN)?

bank cracChi metterebbe con tranquillità i propri soldi in una banca greca, oggi?

E quanti investitori stranieri investirebbero oggi i propri risparmi in un deposito di una banca italiana, non so…in Monte dei Paschi, in una BCC, in Carige?

Ormai è iniziata in Europa l’era del “bail-in”, ovvero quella situazione in cui sono i creditori ad accollarsi le perdite di un eventuale crack di una banca o di una corsa agli sportelli. Detto più semplicemente: avete depositato i vostri risparmi in una banca che poi fallisce? Amen, lo stato non vi garantirà più. Sarete voi stessi a essere chiamati in causa. Dunque tutti i clienti delle banche tradizionali, almeno quelli che non lo hanno ancora fatto e che hanno davvero a cuore i propri risparmi, dovrebbero dedicare la giusta attenzione alla scelta delle proprie controparti.

L’annuncio forte è arrivato ieri: l’Austria non garantirà più i depositi bancari; lo stato eliminerà insomma le garanzie finora assicurate ai depositi bancari, dopo aver ricevuto il via libera dall’Unione europea. D’altronde, la nuova legislazione sul bail-in è stata approvata dalla stessa Ue due anni fa.

Il rischio è talmente concreto che il sito Goldcore ha presentato un grafico, elencando i paesi che corrono il pericolo di vedere introdotto il tanto temuto regime (quello in cui i correntisti rischiano di perdere i loro depositi nel caso di crack della banca dove sono custoditi i loro risparmi).

bailin risk
Al primo posto, manco a dirlo, c’è la Grecia; seguono Portogallo e Spagna. Ma l’Italia non se la passa molto meglio e si aggiudica il quarto posto; poi Francia, Irlanda, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone.

Il grafico elenca anche le aree geografiche in cui le banche sono più sicure: palma d’oro alla Svizzera; seguono Germania, Singapore, Canada, Australia, Norvegia, Olanda, Hong Kong.

Tornando al caso Austria, ecco come cambieranno le cose: al momento, gli austriaci hanno depositi garantiti fino a un valore di 100.000 euro; esattamente, la prima metà dalla banca, la seconda dallo stato. Le cose cambieranno a partire da luglio, quando lo Stato non garantirà più i depositi.

Di conseguenza, le banche, per far fronte all’eventualità di buchi di bilancio, dovranno creare un fondo speciale di assicurazione per i depositi bancari. Una volta costituito, il fondo sarà rimpinguato gradualmente nel corso dei successivi dieci anni, arrivando a un valore di 1,5 miliardi di euro.

In caso di fallimento di una grande banca nel periodo precedente, la legislazione permetterà al fondo di contrarre prestiti all’estero sebbene, stando alla fonte che ha riportato la notizia, Die Presse, non sia chiaro chi fornirà i finanziamenti e sulla base di quali termini.

In ogni caso, è chiaro che anche se il fondo fosse alla fine dotato dei finanziamenti previsti, il suo aiuto sarebbe ridicolo. L’ammontare di 1,5 miliardi di euro si confermerebbe infatti inadeguato a salvare i correntisti dal fallimento di una banca. La cifra rappresenta appena lo 0,8% dei depositi totali in Austria.

Die Presse cita l’esempio di Bank Corp in Bulgaria. Quando la banca fallì, aveva depositi per 1,8 miliardi di euro; ma sul fondo di assicurazione sui depositi, era presente solo 1 miliardo di euro.
Torna alla mente la dichiarazione del ministro delle finanze irlandese Michael Noonan che, il 27 giugno del 2013, affermò: “il bail in è ora la regola”. Noonan definì rivoluzionaria la decisione di non considerare più i depositi sacrosanti.

Ben presto anche i depositi di altre banche dell’Unione Europea potrebbero non essere più al sicuro.

Il giornale tedesco Deutsche Wirtschafts Nachrichten scrive: “i correntisti dovranno effettuare ricerche in modo attento sulla situazione della banca in cui decideranno di parcheggiare i loro risparmi”.

IN AZIMUT E’ DA DIVERSI ANNI CHE CI SIAMO POSTI IL PROBLEMA E LO ABBIAMO RISOLTO TRAMITE SOLUZIONI TANTO SEMPLICI QUANTO EFFICACI.

Soluzioni basate sui principi della diversificazione, della trasparenza, della massima liquidabilità, costruite con il supporto di un team di analisti del credito altamente specializzati per selezionare gli istituti di credito, a livello internazionale, che meritano di gestire la liquidità nostra e dei nostri clienti.

Così abbiamo messo in sicurezza i risparmi a breve termine dei nostri clienti. In primis imprese ed imprenditori hanno compreso la pericolosità del rischio controparte, anche quando si parla di depositi bancari, ed hanno seguito i nostri consigli modificando la loro impostazione tradizionale di gestione della tesoreria a favore di strumenti più sicuri e diversificati. E lo hanno fatto anche molti risparmiatori privati.

Il mondo cambia in fretta ed è fondamentale tenere il passo. Incappare scioccamente in un default della propria banca mettendo a rischio i risparmi di una vita sarebbe un errore imperdonabile.

Fai la scelta giusta: CONTATTAMI

Fonti: WallStreetItalia, Goldcore, Lna, Die Presse

Evento PROTEZIONE DEL PATRIMONIO E PASSAGGIO GENERAZIONALE, CONCRETI SPUNTI DI RIFLESSIONE Ferrara, 2 aprile 2015

L’esigenza di tutelare il patrimonio (beni privati e passaggio generazionale nelle aziende) ai fini della protezione da terzi e della trasmissione alle future generazioni rappresenta oggi uno dei temi di maggiore rilevanza per le famiglie e gli imprenditori italiani. Ciò a fronte della crescente concentrazione della ricchezza nelle fasce della popolazione in età più avanzata, con figli che si dovranno muovere in un ambiente ostile sia sul fronte della creazione di nuovo risparmio, sia su quello della conservazione del patrimonio a fronte di una maggiore voracità del fisco.

E’ fondamentale pertanto chiedersi quali siano le mosse e gli strumenti più performanti a disposizione per gestire al meglio queste esigenze, ottimizzando le scelte da ogni punto di vista.

Queste saranno le tematiche trattate nel corso dell’evento “PROTEZIONE DEL PATRIMONIO E PASSAGGIO GENERAZIONALE, CONCRETI SPUNTI DI RIFLESSIONE” che si terrà a FERRARA il 2 APRILE 2015 alle ORE 18 presso l’Hotel Carlton in via Garibaldi 93.

Il programma dell’evento, organizzato in collaborazione con lo Studio Commerciale Mascellani dott. Paolo, è consultabile sulla locandina pubblicata in fondo a questo post.

Interverranno, oltre a me, il Dott. Paolo Mascellani (Dottore Commercialista e Revisore Contabile), l’Avv. Francesco Frigieri (Avvocato Studio Frigieri & Partners) e il Dott. Fabrizio Vecchia (Advisor Specialist Azimut Wealth Management).

Alla conclusione dell’incontro, intorno alle ore 20, è previsto un cocktail.

Per info e prenotazioni scrivere a: danilo.perini@apogeoconsulting.it

o contattarmi telefonicamente al numero: 393 9461999

Invito Ferrara, 2 aprile 2015

La prossima generazione: educazione finanziaria e ruolo del consulente

ed fin“Conoscere per deliberare” è una celebre citazione di Einaudi, i maliziosi dicono perché è il titolo della prima delle Prediche Inutili pubblicate nel 1955. In ogni caso è un monito che non perde vigore e la conoscenza è indispensabile anche in una saggia pianificazione dei propri investimenti.

Ricevo settimanalmente via mail – e spesso condivido su questo blog – le lezioni del Professore di psicologia cognitiva Paolo Legrenzi che, in collaborazione con la società di investimento Swiss & Global AM, analizza il tema della finanza comportamentale e della consulenza finanziaria da diversi e sempre interessanti punti di vista.

L’argomento dell’ultima lezione è di grande attualità: le prospettive del futuro delle famiglie italiane e, nel complesso, del paese, partendo dai problemi di pianificazione finanziaria.

In effetti, il paese altro non sarà che la prossima generazione formata dai figli-eredi di ciascuna famiglia. Che cosa erediteranno?

Ecco l’opinione del Prof. Legrenzi:

“Erediteranno un capitale umano, dovuto alla loro formazione. Questo si sommerà – non in ogni famiglia – a un cumulo di risparmi trasmesso dalle generazioni precedenti. Se consideriamo il tema della pianificazione delle famiglie, possiamo pensare che un buon capitale umano possa compensare i risparmi, se pochi o nulli, ma non viceversa. Se poi consideriamo il quadro complessivo del paese, la situazione non è rosea perché nel 2014 abbiamo avuto soltanto 509mila nascita e 600mila decessi: il bilancio peggiore da quando è nata l’Italia come stato unitario. I dati Istat sono preoccupanti anche perché già oggi molti dei ragazzi, tra quelli formati bene, e quindi competitivi a livello internazionale, vanno a lavorare all’estero impoverendo così il futuro capitale umano del paese. La povertà di capitale umano spiega anche l’altro lato della vicenda, e cioè la scarsa qualità dei risparmi cumulati che verranno trasmessi. Il quadro qui è negativo perché non si è ancora riusciti, nella maggior parte dei casi, a sostituire dalla mente della maggioranza dei risparmiatori la psicologia ingenua che impedisce la comprensione di una buona gestione dei risparmi, in particolare la diversificazione del portafoglio. Di fronte a questa constatazione, si aprono tre questioni, affrontate e discusse in questi anni.

Eccole:

1. il tentativo di sostituire il consulente con un’adeguata educazione finanziaria;

2. il concepire l’educazione finanziaria come supporto di accompagnamento al lavoro del consulente, così da poter capire meglio quello che fa il consulente sul nostro portafoglio;

3. preparare un’architettura della decisione tale per cui il risparmiatore, autonomamente, è meno vittima, anche inconsapevolmente, di distorsioni cognitive sistematiche.

Di queste tre vie la prima non funziona: più volte ho cercato di dimostrare che la conoscenza dei nostri errori sistematici non implica diventarne esenti, soprattutto quando abbiamo a che fare con i nostri soldi.
La seconda via, meno pretenziosa, è quella che suggerisco nei nostri incontri e che cerco di incoraggiare con queste lezioni.La terza è la via è più paternalistica, e va oggi di moda. Sulla natura di questa terza via mi voglio soffermare più a lungo.
Facciamo un esempio di architettura della decisione volta a favorire i risparmiatori. Maya O. Shaton, una ricercatrice israeliana che ha appena conseguito un dottorato all’Università di Chicago, ha analizzato un’opportunità di studio che si è creata in Israele (cfr. The Display of Information and Household Investment Behavior, novembre 2014, in rete). L’autorità di controllo israeliana ha recentemente proibito ai fondi pensione di mostrare ai risparmiatori, nel loro estratto conto mensile, il rendimento dei loro investimenti nel mese precedente. Quello che vede un risparmiatore, a differenza del passato, non è il rendimento di un mese, bensì quello di un anno. Anche dopo questo cambio di regole e procedure, è sempre possibile ritrovare il rendimento dell’ultimo mese. Basta sottrarre al rendimento dell’anno appena terminato il rendimento annuale maturato alla fine del mese precedente. Il vero cambiamento dunque riguarda soltanto ciò che si vede al primo colpo d’occhio. Per ritrovare la vecchia informazione si deve fare un calcolo, non complicato ma oneroso sul piano dei costi cognitivi. Quindi non si tratta di un cambiamento di informazioni,  ma di un mutamento nella gerarchia di accessibilità delle informazioni. Si tratta insomma di un esempio d’intervento sull’architettura della scelta: quanto spesso il risparmiatore interviene sul portafoglio a seconda di come gli viene presentato il rendimento? La nuova disposizione punta sulla pigrizia dei risparmiatori che, in questo caso, ha effetti benefici. Infatti vengono meno spaventati dalla volatilità mensile, in particolare dalle perdite che fanno molta paura, senza costringerli a guardare il loro estratto una sola volta all’anno (o ancora più raramente). Le persone vengono cioè tenute informate in modi che sfruttano la loro pigrizia. In effetti, Maya Shaton ha mostrato che i risparmiatori scelgono così in modo più saggio, coerente e meditato, con un beneficio per i loro risparmi. E tuttavia, in realtà, non sono consapevoli del perché in tal modo fanno meglio, né della loro pigrizia. Non si tratta cioè di autentica educazione finanziaria, ma di sfruttamento, a fin di bene, dell’ignoranza finanziaria.

Personalmente ho forse una distorsione professionale, essendo professore. Credo tuttavia che, alla lunga, sia meglio capire a fondo come stanno le cose invece di ricorrere a mezzi paternalistici. Se gli scenari cambiano, chi ha capito bene i meccanismi della buona gestione riesce a trasferire la sua consapevolezza anche a nuovi contesti. Al contrario i benefici indotti dall’architettura della scelta funzionano bene solo fino a quando abbiamo a che fare con una specifica architettura, quella costruita da chi ci fornisce le informazioni. Non sono critico di questo modo di fare per motivi moralistici (c’è chi condanna gli inganni a fin di bene), ma per l’efficacia generale di questo modo di procedere. In fondo, il fatto che gli italiani non si preoccupassero del valore dei loro investimenti immobiliari era attribuibile proprio a un meccanismo analogo a quello studiato da Maya Shaton. Quando si sono accorti di quanto “sbilanciati” erano i loro risparmi, poteva essere ormai troppo tardi (e spesso lo è stato). Non vorrei che un ritardo analogo caratterizzasse la pianificazione finanziaria. Saper progettare e valutare il proprio futuro, tra cui il destino previdenziale, è un’attività non semplice, anche se si hanno tutte le informazioni. I fattori in gioco sono molti: crescita del Pil, prospettive di carriera, inflazione attesa, dinamiche di reddito, anzianità contributiva, forme di tassazione, e così via. Molte di queste variabili sono incerte e quasi tutte implicano una valutazione a lungo termine, che esula dagli orizzonti temporali normalmente presi in considerazione nei progetti di vita. La maggioranza delle persone non riesce neppure a prendere in considerazione gli orizzonti temporali necessari per gestire bene i risparmi (cfr. Legrenzi, 2013, cap. VII, Tempi, pp. 81-92). Nel caso specifico dell’Italia, la necessità di fornire una buona architettura delle scelte è resa impellente dato che nel nostro paese sono più forti che altrove due miti:

– andare in pensione presto fa bene al lavoratore anziano;

– andare in pensione libera il posto per un lavoratore giovane.

Non ci soffermiamo qui a illustrare l’infondatezza di queste credenze, due miti appunto, perché questi miti sono stati smontati in modo lucido e documentato da Della Zuanna e Weber con un’analisi rigorosa dei dati (2011).
Ci concentreremo invece, nella prossima lezione, sul punto dell’architettura delle scelte, un tema che in inglese viene trattato sotto varie etichette.”
Fonte: I Soldi in Testa, Swiss & Global Asset Management