Educazione finanziaria: pessimismo, emozioni e contrarian investing

In questa fase di incertezza economico-finanziaria il pessimismo degli investitori è a livelli molto elevati.

Al momento siamo però sufficientemente lontani dai livelli record toccati a marzo 2009, qualche mese dopo il fallimento della banca di investimento americana Lehman Brothers. Gli eccessi di ottimismo invece furono toccati al picco della bolla azionaria del 2000. Gli indicatori di sentiment (condizione emotiva degli investitori), quando raggiungono livelli estremi, costituiscono dei segnali contrari.

Di indicatori del sentiment ne esistono tanti. Uno dei più noti, con una storia pluridecennale, è quello elaborato dall’American Association of Individual Investors (AAII) sulla base di un ampio sondaggio tra i piccoli investitori americani che individua la percentuale di investitori che si dichiara bearish, ossia pessimista sulle prospettive del mercato azionario, neutral, ossia neutrale, oppure bullish, vale a dire ottimista sul futuro prossimo dell’andamento degli indici azionari.

Il risultato più negativo nei 22 anni di storia del sondaggio è stato rilevato il 5 marzo 2009, evidenziando una percentuale del 70,27% di investitori bearish. All’estremo opposto, il picco di ottimismo – con la percentuale massima di investitori bullish (75%) – fu toccato al sommo della bolla speculativa dei titoli tecnologici, nei primi giorni del 2000, per l’esattezza il 6 gennaio.

Estremi del sentiment come indicatori contrari: che uso si può fare di queste indicazioni? In genere, le emozioni si muovono a livelli intermedi e non influenzano più di tanto l’andamento dei mercati. Quando il sentiment è normalmente variegato, diversificati risultano anche i comportamenti degli investitori, tanto da tradursi in mercati relativamente efficienti e valutazioni nel complesso eque.

In prossimità degli estremi, il discorso cambia e l’interpretazione degli indicatori di sentiment si fa interessante. Livelli eccezionalmente elevati di ottimismo o pessimismo, di panico o euforia, rivelano mercati dove il contagio delle emozioni la fa da padrone e i comportamenti gregari sono all’ordine del giorno.

Mercati simili possono procedere nella direzione prevalente per un certo periodo di tempo, sulla base di potenti dinamiche retroattive, ossia di previsioni che si autoavverano, di circoli viziosi. L’ottimismo alimenta la smaniosa domanda di titoli, che porta a prezzi in così rapido aumento da generare euforia. Il pessimismo alimenta le vendite incessanti, che fanno sprofondare i prezzi fino a generare depressione o panico.

In un contesto particolarmente difficile, il contagio si può esprimere nelle seguenti pulsioni: “Tutti si sono messi al riparo vendendo le loro azioni, vuol dire che devo vendere anch’io!”. Oppure, “Tutti si arricchiscono vendendo allo scoperto i titoli azionari, se faccio lo stesso diventerò ricco anch’io!” Queste dinamiche possono durare, per un po’ di tempo, ma sono intrinsecamente insostenibili.

Cavalcarle è dunque un gioco pericoloso. Agli estremi, infatti, la massa degli investitori è sistematicamente in errore. Lo era al picco di ingiustificata euforia del 2000, lo è stata ai livelli massimi di pessimismo nel marzo 2009.

Vuoi la controprova numerica?

Nei due anni successivi al picco di entusiasmo (gennaio 2000-gennaio 2002) l’indice azionario americano Dow Jones ha registrato una performance negativa, pari al -12,95%.

Nei due anni successivi al picco di pessimismo (marzo 2009-marzo 2011) lo stesso indice ha realizzato una performance decisamente positiva pari al +84,55%!

In queste due circostanze, chi ha avuto il coraggio di andare controcorrente, seguendo con metodo il proprio progetto di investimento ed i consigli del proprio Consulente, ha avuto ragione! 

Un altro segnale che spesso viene osservato dagli analisti è l’interpretazione (al contrario) dei titoli delle principali testate giornalistiche finanziarie. Con un titolo sicuramente ad effetto, il Financial Times nell’ultimo numero ha decretato la “morte” dell’azionario. Un investitore contrarian quindi lo può vedere come segnale di acquisto, se non altro perché dopo che nell’agosto del 1979 Business Week esordì con lo stesso titolo, i mercati azionari sperimentarono uno dei migliori ventenni di sempre!

Come interpretare dunque questi segnali? Certamente non affidandosi a previsioni o preveggenze di qualche improvvisato guru della finanza…d’altronde le previsioni sono fatte per essere smentite e soprattutto negli ultimi anni molte delle previsioni elaborate dai massimi esperti sono state smentite concretamente dai fatti.

La soluzione è nella pianificazione finanziaria, costruita con metodo e disciplina, seguendo un percorso preciso per raggiungere i propri obiettivi e utilizzando un rigoroso modello di consulenza, in modo da vivere i cambiamenti e le oscillazioni del mercato come un’opportunità e non come una fonte di stress, affrontandoli in maniera razionale e non lasciandoci guidare unicamente dalla nostra emotività!

Mi piacerebbe dimostrarlo anche a te che stai leggendo, così come lo sto dimostrando ai miei clienti attraverso il mio lavoro quotidiano. Contattami, possiamo parlarne insieme!

 

Per consultare i dati aggiornati dell’AAII clicca su www.aaii.com/SentimentSurvey

Per contattarmi www.daniloperini.com/contatti

Una banca senza interessi. Si può fare?

Domenica scorsa, ascoltando il programma “Si può fare, cronache da un paese migliore” su Radio 24, ho sentito parlare di JAK Italia, un’associazione culturale che vorrebbe dar vita anche nel nostro Paese (in Svezia esiste da quasi quarant’anni) ad una banca che riceve ed impiega denaro senza interessi. Per spiegare le linee guida di questo interessante (scusate il gioco di parole) progetto, estrapolo di seguito alcuni passaggi del sito internet dell’associazione www.jakitalia.it. 

JAK è un acronimo in lingua svedese: Jord, Arbete, Kapital. In italiano Terra, Lavoro, Capitale, tre elementi di base del sistema economico.

JAK Medlemsbank è una banca che opera in Svezia dal 1973 utilizzando un metodo molto particolare: i risparmiatori non ricevono interessi sul capitale versato, mentre coloro che prendono prestiti pagano unicamente una commissione, corrispondente ai costi di gestione della banca.

JAK è una teoria economico-finanziaria che afferma che il denaro è stato inventato e va utilizzato allo scopo di migliorare la qualità della vita degli esseri umani.”

Migliorare la qualità della vita degli esseri umani è senza dubbio un nobile scopo, che sicuramente sposo in pieno. Ma vediamo su quali basi economiche si fonda quest’idea ed in che modo si vorrebbe concretamente realizzare.

“JAK è un gruppo di italiani che operano per trasformare questa teoria in concreta realtà, anche qui in Italia. E’ un progetto di futuro volto a realizzare un soggetto bancario che si faccia promotore della circolazione del denaro e della redistribuzione della ricchezza. JAK Italia propone un progetto di business sociale “no profit”: obiettivo è la sostenibilità economico-finanziaria, non la massimizzazione del profitto, tanto che i capitali prestati non sono remunerati da interessi ma solo da contributi necessari a sostenere le spese di gestione. Mira, inoltre, a sostenere lo sviluppo di una coscienza ambientale e il credito all’economia locale.

Una nuova immagine di banca, insomma, prende vita: una banca gestita dalle persone (ogni socio gode di un voto nell’assemblea) che mettono a disposizione di altre persone i propri risparmi. Un luogo in cui i soci non pagano, né ricevono interessi. Un sistema virtuoso e sostenibile che mette i soci al riparo anche dall’inflazione in quanto la perdita di potere d’acquisto è compensata dalla possibilità di ricevere finanziamenti a costo ridotto.”

Come funziona il sistema di risparmio e prestiti Jak?

“Lo strumento principale attraverso il quale il progetto JAK si concretizza è un sistema di risparmio e prestito libero da interessi. All’interno di questo sistema le persone depositano denaro e ne prendono in prestito. In entrambi i casi, non vengono applicati interessi. Depositando una somma di denaro, in un sistema JAK, essa rimane costante e, allo stesso tempo, prendendo un prestito nel sistema JAK, si paga una commissione che corrisponde ai costi di gestione del sistema, e che non va mai a pagare gli interessi dei risparmiatori o i redditi di eventuali proprietari. La perdita di potere d’acquisto derivante dall’inflazione è ampiamente compensata dall’assenza di interessi passivi.
I clienti/soci operano mediante il “sistema di risparmio e prestito bilanciato libero da interessi” (the balanced savings and loan system interest-free). A garantire la liquidità del sistema è il meccanismo dei “punti risparmio”: punti che si accumulano nei periodi in cui il socio effettua depositi e si decrementano nei periodi in cui accede al finanziamento.

I finanziamenti sono erogati dietro presentazione di una cauzione pari al 6% della somma erogata, che viene restituita al buon fine del piano di rientro. In caso di mancato pagamento, prima di procedere con le tradizionali iniziative per il recupero, intervengono azioni tipiche della filosofia cooperativa attraverso la dilazione dei pagamenti, la sospensione dei pagamenti per un periodo o l’intervento di altri soci che prestano i propri punti risparmio.

La banca non carica o paga interessi sui suoi prestiti/risparmi. Tutte le attività della banca avvengono fuori dal mercato finanziario poiché i suoi prestiti sono finanziati solamente dai risparmi dei soci. Con il modello JAK la banca torna alla propria funzione principale: raccogliere danaro e ridistribuirlo per assolvere semplicemente al servizio del credito. Il credito è comunque erogato nel rispetto delle garanzie richieste dall’organo di vigilanza; una particolare attenzione è data alle economie dei territori e ai progetti legati alla crescita sostenibile e rispettosa dell’ambiente.” 

Che possa essere questa una reale possibilità per uscire dall’attuale credit crunch bancario? Di certo non sarà la soluzione con la “S” maiuscola e qualche dubbio dal punto di vista pratico ed economico rimane, ma questo innovativo (almeno in Italia) progetto può darci per lo meno alcuni validi spunti di riflessione.

“Un’altra importante componente dell’azione JAK é la diffusione di cultura e consapevolezza rispetto ai processi economici. L’idea di base è che i meccanismi dell’economia sono in realtà molto più semplici di quanto non si creda comunemente, e che ogni persona deve essere in grado di discutere di questioni economiche.”

Quest’ultimo concetto lo condivido completamente ed è uno dei miei cavalli di battaglia nel mio lavoro quotidiano e del Gruppo Azimut in generale: education, cultura finanziaria e consapevolezza dei risparmiatori sono e saranno sempre più fondamentali in Italia per un’evoluzione positiva della nostra economia e del nostro futuro!

Anche per questo è cruciale il ruolo degli operatori del settore. Anche per questo è ancor più cruciale il ruolo del Consulente Finanziario orientato alla persona!  https://daniloperini.com/chi-sono/

Il Made in Italy contro la crisi

Anche in un periodo di crisi economica come questo, la cui influenza si ripercuote da tempo sul mercato del nostro Paese, esistono quelle che si potrebbero definire delle zone franche che, pur non essendo del tutto immuni ai problemi finanziari, riescono a mantenere un certo trend positivo. Si tratta per lo più delle imprese di medie dimensioni, con un numero di dipendenti compreso tra 50 e 499 e con un fatturato annuale che va dai 15 ai 330 milioni di euro. In particolare, le aziende manifatturiere sono quelle che riescono a garantirsi una buona fetta di mercato, soprattutto grazie alla percentuale elevata di esportazioni dei prodotti all’estero, pari al 16% nell’ultimo anno .

Proprio recentemente, in occasione della Decima Giornata dell’Economia, tenutasi a Roma il 3 maggio scorso, dal rapporto presentato da Unioncamere risulta che, nonostante la situazione prevalentemente negativa dei mercati italiani, si è verificata una crescita delle esportazioni Made in Italy pari al 2,8%. Entrando nel dettaglio e suddividendo le imprese in base alla loro collocazione geografica, possiamo analizzare il fenomeno più a fondo, riscontrando la maggiore crescita nell’area del Nord-Est la cui percentuale è pari al 3,1%, seguita dal Centro Italia con un 3% delle esportazioni (concentrate soprattutto in Toscana). Il Mezzogiorno, invece, è l’area che vede una minore quantità di export, con una percentuale dell’1,8%.

Quello che potrebbe essere visto solo come un grande vantaggio per queste aziende attive a livello internazionale è, in realtà, un ostacolo all’ottimizzazione dei rapporti con l’estero: più del 90% delle Pmi (piccole e medie imprese) sono esportatrici di beni in Paesi stranieri, ma proprio la loro dimensione ridotta spesso costituisce un freno all’export e, per questo motivo, più di un terzo di esse segnala l’esigenza di costituire una rete più stretta con le realtà commerciali internazionali.

Questo punto è di estrema importanza perché la forte competizione del mercato globale sta via via escludendo quelle piccole realtà che non hanno strumenti idonei per vincere questa sfida. Il mondo è cambiato (sotto ogni punto di vista…) ed è necessario esserne consapevoli ed agire di conseguenza per restare competitivi.

Ad aumentare il numero e il ritmo delle esportazioni italiane, uno dei fattori più rilevanti è la grande visibilità del Made in Italy e il ruolo di produttore affidabile che l’Italia ha assunto in questi ultimi anni.

Dunque, nonostante la negativa congiuntura italiana ed internazionale, le numerose questioni politiche, economiche e sociali ancora da risolvere ed alcuni dati interni preoccupanti (come ad esempio l’alta disoccupazione giovanile ed il record di pressione fiscale sul lavoro) percorrere la via della ripresa è possibile, se saremo in grado di fare leva sulle nostre eccellenze e colmare alcune lacune presenti nel nostro tessuto economico e imprenditoriale.

Fonte dei dati: www.iononcicascopiu.it

I prelievi di massa in Grecia e la riserva frazionaria

L’instabilità politica in Grecia, unita alle recenti dichiarazioni di autorevoli esponenti politici ed economici che non considerano più un tabù l’uscita del Paese ellenico dall’area euro, ha spinto molti cittadini greci a recarsi agli sportelli e ai bancomat per prelevare i propri risparmi depositati in conto corrente.

Di sicuro sono finora almeno 800 i milioni di euro che i greci hanno ritirato dalle banche in questi ultimi tre giorni nel timore di un’imminente uscita della Grecia dall’eurozona, ma non si puo’ escludere che siano molti di piu’. A riferirlo è il sito on-line Reporter.gr secondo il quale, comunque, i banchieri stanno cercando di restare calmi affermando che non c’e’ stato sinora alcun assalto alle banche e probabilmente non ci sara’.

I responsabili degli istituti finanziari tranquillizzano anche circa i problemi di liquidità che le banche potrebbero avere a causa di forti prelievi in pochi giorni e assicurano che nei conti di aziende e privati cittadini presso le banche greche sono depositati oltre 165 miliardi di euro, ovvero quanto e’ rimasto dopo che avevano prelevato dai loro conti 72 miliardi a partire dal gennaio 2010.

Niente panico dunque e nessun allarmismo! 

Ma cosa succederebbe se i correntisti decidessero in massa di ritirare il proprio denaro dagli sportelli bancari?

A tal proposito mi viene in mente una scena del film Mary Poppins (molto meno nota della parte in cui la baby sitter più amata del mondo canta la canzoncina “basta un poco di zucchero e la pillola va giù”….) che spiega in buona sostanza il principio su cui si regge la cessione del credito da parte delle banche: è il principio della riserva frazionaria.

In origine le monete possedevano un valore intrinseco per il materiale di cui erano fatte. Risultava però molto scomodo per gli uomini d’affari girare con tutto quel metallo prezioso e decisero di depositarlo nelle banche a fronte di titoli che rappresentavano quelle somme.

I banchieri si accorsero che con questo sistema solo la minima parte del denaro depositato veniva ritirata perché i titoli venivano usati come strumento di pagamento. Decisero allora di utilizzare i depositi per concedere prestiti e finanziamenti tenendo solo piccola parte del denaro affidatogli dai clienti.

Questo meccanismo è ancora oggi alla base della riserva frazionaria: la percentuale dei depositi bancari che per legge la banca è tenuta a detenere sotto forma di contanti o di attività facilmente liquidabili. Tale riserva è l’insieme delle poste contabili che, in percentuale rispetto ai depositi, un istituto di credito non può erogare.

Cosa c’entra Mary Poppins? Questa scena mostra l’eventualità, improbabile ma non impossibile, che i correntisti vogliano in massa ritirare il proprio denaro causando il fallimento della banca.

http://www.youtube.com/watch?v=d07umzmzgjg

Occhio a fidarsi troppo delle banche dunque e di chi propone strumenti ad alto rendimento e a rischio zero…Meglio lasciare un importo corretto sul conto corrente per fronteggiare le spese di breve periodo e diversificare in maniera efficiente e consapevole i propri risparmi da dedicare agli investimenti di medio e lungo termine, ponendo la massima attenzione al rischio controparte e seguendo un progetto personalizzato di pianificazione finanziaria!

…E magari affidandosi ad un bravo consulente finanziario che opera per una società indipendente da gruppi bancari ed assicurativi… 😉

Perché, prendendo a prestito lo slogan del blog di educazione finanziaria “Io non ci casco più”, conoscere è la prima regola di difesa!

Previdenza integrativa: se non ora quando?

Stimolato dalla lettura di un recente articolo di Milano Finanza sulle pensioni e trattando quotidianamente questo fondamentale tema al fianco dei miei clienti, ho deciso di riprendere l’argomento “previdenza” e fare alcune sintetiche riflessioni.

L’articolo in questione sottolinea le incertezze nella determinazione dell’importo pensionistico in quanto derivante da molti elementi non predeterminabili (demografia, crescita del Pil italiano, crescita della retribuzione, continuità delle contribuzioni, ecc….) e la scarsità di informazioni precise che i cittadini ricevono dagli enti pubblici preposti, nonostante le numerose novità previste dalle ultime riforme.

I primi a prendere coscienza di cosa significa la riforma delle pensioni firmata Monti-Fornero sono stati gli esodati, ossia quell’esercito di lavoratori che aveva firmato piani di uscita anticipata dal lavoro contando sulla pensione, che ora non arriverà se non tra alcuni anni. Così si trovano in una trappola dalla quale è difficile uscire. Le aziende non sono disposte a riassumerli e mancano ammortizzatori sociali pensati per loro (anche se nelle ultime settimane il problema è stato parzialmente affrontato).

Ma se per gli esodati la doccia fredda è arrivata subito, per alcuni milioni di italiani rischia di arrivare tra qualche anno. Che la pensione pubblica sia destinata ad essere sempre più magra è cosa ormai nota. La recessione avrà un effetto negativo sull’assegno finale dal momento che la rivalutazione dei contributi versati è commisurata alla variazione media del Pil dell’ultimo quinquennio. Ma di quanto? Ancora nessuno lo sa perché l’Inps e gli altri enti di previdenza non dicono ai lavoratori l’esatta stima di pensione che ciascuno si può attendere. Eppure, conoscere l’importo del primo assegno che si otterrà è fondamentale nel far prendere coscienza ai cittadini dell’urgenza di costruirsi una pensione “di scorta”.

Se in questi giorni arrivasse nelle nostre case una lettera che spiega al lavoratore dipendente di trent’anni che potrà andare in pensione tra 66 e 69 anni con un assegno che nella peggiore delle ipotesi copre il 51% dell’ultimo stipendio (in quella migliore il 77%, in quella mediana il 62%), egli avrebbe la possibilità di pianificare il proprio futuro tenendo conto del fatto che tale assegno andrà in qualche modo integrato.

Se poi a ricevere la lettera fosse un lavoratore autonomo (mi sento coinvolto…) che dovrà fare i conti con un intervallo tra il 36% ed il 54% dell’ultimo stipendio, dopo lo shock iniziale (non da poco devo dire…) ci sarebbe sicuramente una seria riflessione su come correre ai ripari (io ho già riflettuto e ho già agito! E tu?).

Resta l’urgenza di costruire una pensione integrativa. E per aumentare la consapevolezza, la preparazione e la responsabilità dei singoli rispetto alla propria situazione previdenziale, servono programmi di educazione finanziaria.

Prima non c’era così tanto bisogno di spiegare, perché si sapeva che si andava in pensione con l’80% del proprio stipendio e le persone erano soddisfatte. Ora è cambiato tutto, occorre un solido mix tra spiegazione ed educazione su quello che sarà il nuovo sistema facendo capire chi avrà il 90%, chi il 37%, chi il 60%, quanto versare, qual è il vantaggio fiscale e in termini di avvenire che si potrà avere dalla previdenza complementare.

La recente riforma ha completato un percorso che ha portato la previdenza dal mondo del calcolo a quello della stima. E in tutti questi calcoli il tempo, come noto, è un prezioso alleato!

In questa condizione di incertezza il risparmiatore fatica a prendere decisioni di lungo termine al riguardo e la naturale conseguenza è l’immobilismo e di riflesso il mancato decollo in Italia della previdenza complementare.

Per uscire da questo immobilismo è fondamentale costruire un progetto personalizzato di pianificazione previdenziale e quindi:

1. Calcolare una stima della nostra futura pensione, anche come forbice tra un minimo ed un massimo;

2. Ottenere una proiezione di ciò che potremmo ottenere accantonando TFR e/o versamenti volontari in una forma pensionistica integrativa (considerando anche i considerevoli vantaggi fiscali che questa scelta comporta);

3. Avere una persona al nostro fianco che ci faccia da guida e che ad intervalli regolari di medio periodo segua l’andamento degli accantonamenti valutando le eventuali variazioni che possono intervenire in termini di redditualità, demografia, economia, ecc., apportando eventuali correttivi e tenendo sempre presente l’obiettivo di quel percorso.

Per i primi due punti, se vuoi avere delle prime (indicative) risposte personalizzate puoi accedere ad esempio alla “Calcolatrice Previdenziale” sul sito de Il Sole 24 Ore, creata in collaborazione con epheso e Mefop, in cui potrai determinare una stima della tua pensione con le nuove normative e valutare quantitativamente anche i termini di un’integrazione pensionistica (http://epheso.24oreborsaonline.ilsole24ore.com).

Per quanto riguarda il terzo punto e quindi la scelta di un Professionista che ti aiuti a costruire un progetto di pianificazione previdenziale e finanziaria ti invito a contattarmi, insieme valuteremo le tua attuale situazione e tutte le possibilità per costruire un futuro sereno!

Chiudo con una eloquente citazione di Groucho Marx:

“Mi interessa molto il futuro. E’ lì che passerò il resto della mia vita”

Tasse, alcuni dati utili

Secondo le recenti stime della Cgia (Associazione artigiani piccole imprese Mestre), il peso del nuovo sistema di tassazione previsto dal Governo Monti graverà in misura consistente sui contribuenti, causando un aumento delle spese cospicuo per le famiglie italiane. Secondo il Segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, gli italiani “rischiano di venire soffocati dalle tasse” a causa di un’eccessiva concentrazione sulle entrate.

Per avere più chiara la situazione senza creare eccessivi allarmismi, ecco alcuni dati presentati sul sito ufficiale della Cgia. Considerando anche l’aumento dell’Iva previsto, molto probabilmente, nel mese di ottobre 2012, la tassazione sui contribuenti ammonterà a 19,9 miliardi in più rispetto all’anno scorso, per arrivare poi a 32 miliardi nel 2013 e a 34 nel 2014, per un totale di ben 87 miliardi di imposte nel prossimo triennio. Seguendo questo trend, e calcolando tutte le manovre economiche dell’ultimo anno (a partire da luglio 2011), ogni singolo nucleo familiare pagherà circa 8.200 di tasse nel periodo 2012/2014.

Finora le singole famiglie hanno parzialmente subito il contraccolpo delle riforme economiche, ma dovranno presto fare i conti con l’ulteriore aumento dell’Iva e con il saldo dell’Imu, previsti rispettivamente per ottobre e dicembre 2012.

Iva: a un anno dal passaggio dell’aliquota dal 19 al 21% (avvenuto nel settembre 2011), il governo tecnico prevede un probabile ulteriore aumento al 23% nel 2012 e dello 0,5% nel 2014.

Imu: i dati relativi alla nuova imposta immobiliare segnalano un aumento della tassazione pari a circa 10.000 euro nel 2012, fino ad arrivare a 11.000 nel 2014. Il versamento delle quote previste dal nuovo sistema prevede un’agevolazione per il pagamento dell’imposta sull’abitazione principale, ossia la possibilità di suddividere quest’ultima in 3 rate: le prime 2 estinguibili a giugno e a settembre, l’ultima il 17 dicembre.

Con questi numerosi provvedimenti la pressione fiscale del 2012 raggiungerà una percentuale del 45,1%, e nel 2013 potrà addirittura salire al 45,4%, con un lieve calo al 45,3% nell’arco del 2014.

Consultare questo tipo di dati può rivelarsi utile per rendersi conto della situazione economica e per organizzare i propri investimenti personali in vista delle imminenti spese statali.

Una buona pianificazione ed ottimizzazione fiscale unita ad una buona pianificazione finanziaria, è fondamentale per migliorare il nostro futuro!

Da promotore a produttore di benessere :)

“Pianificatore finanziario personale, produttore diretto di ricchezza e di benessere sociale ed individuale. Questo sarà il destino del Professionista della consulenza.”

Sante parole, quelle di Gaetano Megale e Sergio Sorgi, Presidente e Vice Presidente della società indipendente Progetica (www.progetica.it), specializzata nell’educazione e nella pianificazione finanziaria.

In un articolo pubblicato sul numero dello scorso settembre della rivista specializzata Advisor, i due autorevoli esponenti del settore hanno affrontato il tema dell’evoluzione della mia professione, il promotore finanziario, in Italia.

Secondo il loro parere, ed io mi associo al 100%, in questa fase di crisi e di forte cambiamento “il mercato deve riconsiderare il ruolo, le competenze e le forme remunerative del promotore finanziario.”

Ci tengo a soffermarmi in particolare sul primo elemento, il ruolo.

Gli scenari sociali, economici e demografici impongono una evoluzione del promotore da un ruolo “distributivo” ad un ruolo sociale, cruciale nei nuovi modelli di welfare societari. Le esperienze internazionali evidenziano che il supporto consulenziale ai cittadini, inteso nei termini della pianificazione finanziaria personale, è un insostituibiule sostegno affinchè essi, di fronte all’arretramento del welfare statale, possano assumersi consapevolmente la responsabilità delle decisioni relative alla vita propria e della famiglia. Il pianificatore finanziario ha quindi un forte valore sociale per le famiglie. Oggi è probabilmente l’unica figura professionale in Italia che per tradizione, modalità operative, orientamento al cliente e apprezzamento della sua clientela può raccogliere e realizzare questa importante missione.

Il pianificatore ha poi un valore economico; il benessere economico che la pianificazione finanziaria può produrre per gli individui, le famiglie e le imprese è ben documentato da una ampia rassegna di ricerche internazionali. Un primo interessante studio (2003) evidenzia che una “semplice” attività di educazione finanziaria, realizzata mediante seminari sul pensionamento (tema molto caldo anche oggi, specialmente dopo l’ultima riforma) abbia generato per le famiglie fruitrici un incremento di ricchezza significativo al momento del pensionamento. Un altro lavoro (2007) fornisce interessanti indicazioni relative al fatto che la pianificazione finanziaria determina la ricchezza delle famiglie. Coloro che pianificano con una certa sistematicità presentano una ricchezza sensibilmente superiore a quella di coloro che non pianificano. Una pura coincidenza? Infine, un ulteriore studio (2005) conferma che chi ha seguito incontri, seminari, ha adoperato strumenti di simulazione e si è fatto affiancare da un pianificatore finanziario di fiducia ha raggiunto più facilmente i propri obiettivi. La conclusione è che coloro che adoperano risorse razionali e professionali per la pianificazione di specifici obiettivi di vita (dall’acquisto dell’auto e della casa, al mantenimento degli studi dei figli, all’integrazione previdenziale, ecc.) riescono ad assicurarsi un tasso maggiore di successo nel conseguire gli obiettivi stessi.

Il pianificatore ha inoltre un valore “psicologico”. Una ricerca specifica (Aviva, 2010) evidenzia come la pianificazione finanziaria, ed il conseguente controllo sulle proprie risorse, generi per i clienti una significativa maggiore autostima e felicità. Addirittura, il fatto che le persone siano orientate verso il futuro, identificando obiettivi e progetti di vita, può determinare una vita non solo più stimolante ma anche significativamente più lunga. Una ricerca del 2011 di Prem e altri sottolinea che una prospettiva psicologica futura del tempo si traduce in un guadagno di circa 6,5 anni di vita rispetto agli stessi soggetti con una limitata prospettiva. Capito bene?

Da domani mattina, al mio risveglio potrò guardarmi allo specchio con maggiore consapevolezza e con un obiettivo ancora più chiaro: far guadagnare ai miei clienti non solo interessi sui propri risparmi ma addirittura aiutarli ad essere più felici e a guadagnare 6,5 anni di vita! Dopotutto come dice il proverbio, il tempo è denaro!

Se vuoi mettermi alla prova contattami!

Sul seguente link trovi l’articolo completo che ho citato in questo post https://daniloperini.files.wordpress.com/2012/05/advisor_sett20111.pdf

Prevenire e curare la crisi economica studiando la congiuntura

Un termine legato all’economia che ricorre di frequente all’interno di articoli e notiziari dei vari Paesi, è quello che definisce la situazione del sistema economico in un determinato momento: congiuntura.

La congiuntura di ogni singolo Stato dipende da una serie di indicatori quali l’occupazione, la produzione, gli investimenti e tutto un insieme di dati che permette di prevedere il futuro dell’economia. Dedurre la situazione finanziaria di un Paese in base a queste informazioni è compito di chi si occupa di mantenere l’equilibrio e il benessere della popolazione ma è bene che chiunque sappia riconoscere e capire i problemi e i vantaggi dovuti al tipo di congiuntura del proprio Stato.

Quando la situazione finanziaria è positiva, la congiuntura è detta favorevole; nel caso contrario, si parla di congiuntura negativa.

La congiuntura di un Paese può variare in periodi più o meno brevi e per calcolarne i cambiamenti ci si basa sul concetto di variazione congiunturale, ossia della variazione, calcolata in percentuale, della congiuntura rispetto al mese precedente. Il periodo considerato per calcolarla, di solito, è compreso tra l’1 e i 12 mesi.

In caso di congiuntura favorevole, la crescita di domanda e offerta di un dato Paese porta a un’espansione economica positiva. In caso contrario, invece, è necessario monitorare la situazione economica e se la decrescita supera la durata di due trimestri si parla di recessione.

L’attuale situazione finanziaria dell’Eurozona coincide appunto con quest’ultima definizione e i singoli Paesi si stanno adoperando per uscire dalla fase di congiuntura negativa, con tutta una serie di provvedimenti riparatori sul lungo periodo. In casi come questo, in cui la durata della fase negativa tenda a prolungarsi, è fondamentale controllare anche quella che viene definita variazione tendenziale, ossia la variazione economica di uno Stato rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Dal 1999 al 2010 l’Isae (istituto di studi e analisi economica) è stato l’ente pubblico incaricato di controllare la congiuntura economica italiana, sostituito dal 2011 dall’Istat. L’attività di cui sia Isae che Istat si son occupati per anni (e se ne occupano tuttora) sono la previsione della situazione economica a breve, medio e lungo termine.

Fonte: http://www.iononcicascopiu.it

Facebook…si quota!

Stando alle dichiarazioni del suo giovane fondatore e attuale CEO, Mark Zuckerberg,  “Facebook non è stato creato per essere una società. È stato costruito per compiere una missione sociale – rendere il mondo più aperto e connesso.

Eppure, il più famoso social network al mondo, oggi una società lo è proprio, e con un signor fatturato, tanto da decidere di quotarsi in borsa.

È questa la notizia che ha fatto velocemente il giro del globo, grazie alla cosiddetta IPO (Initial Public Offering ­- Offerta pubblica iniziale), avviata dallo stesso Zuckerberg e dai suoi più fidati collaboratori, con una lettera rivolta ai possibili investitori, affinché decidano di acquistare le azioni di Facebook, sposandone la filosofia socio-economica che, sempre secondo il suo fondatore, gravita attorno alla premiazione del talento, dell’innovazione e del merito.

Ecco allora alcune cose, segnalate da The Guardian, da sapere assolutamente circa l’ingresso di Facebook in Borsa:

  • entrare nel mercato azionario consentirà all’azienda di raccogliere una ricca somma di denaro da investire e spendere per crescere (come fece a suo tempo Google, acquisendo altre società, tra le quali YouTube, divenute di vitale importanza): gli investimenti più probabili sono nel mondo mobile (ogni giorno sono infatti moltissimi gli utenti che  accedono al celebre social network da tablet e smartphone);
  • dopo la quotazione in borsa, Facebook dovrà riuscire a coniugare le esigenze di sicurezza e profitto a breve termine dei propri azionisti con lo spirito innovativo che la caratterizza sin dalla nascita e che, per essere efficace, necessita anche di una buona predisposizione ad accettare i rischi, rimandando eventualmente i guadagni a prospettive più a lungo termine;
  • la società punta ad una valutazione tra i 75 e i 100 miliardi di dollari: la più grande Ipo del secolo;
  • per gli utenti del social network (arrivati ormai ad essere 800 milioni in tutto il mondo) non cambierà sostanzialmente nulla, ma probabilmente aumenteranno le inserzioni pubblicitarie (soprattutto quelle degli investitori con attività commerciali).

Resta il fatto che sin qui Facebook non ha sbagliato un colpo, riuscendo a collezionare solo successi: non è difficile prevedere, dunque, che anche l’esperienza in Borsa risulterà vincente.

Fonte: www.iononcicascopiu.it