TFR lavoratori dipendenti: meglio in azienda o sulla previdenza complementare?

tfr €I lavoratori dipendenti entro sei mesi dall’assunzione sono chiamati a decidere cosa fare del proprio Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Il lavoratore può scegliere di: mantenere il TFR presso il datore di lavoro; destinare il TFR ad una forma pensionistica complementare.

Anche chi è già da diversi anni un lavoratore dipendente e ha mantenuto il TFR in azienda, può in ogni momento decidere di destinare alla previdenza complementare le quote di TFR che matura  successivamente alla scelta. Il TFR maturato fino a quel momento resta accantonato presso il datore di lavoro e sarà liquidato alla fine del rapporto di lavoro.

ADESIONI INDIVIDUALI O COLLETTIVE

I lavoratori dipendenti possono aderire ad un Fondo Pensione Aperto secondo due modalità:

A. Adesione individuale con TFR: consiste nell’adesione del lavoratore che conferisce, per il tramite del datore di lavoro, almeno il TFR più un eventuale contributo volontario.

B. Adesione collettiva con TFR + contributo datore di lavoro: può essere effettuata stipulando tra i lavoratori di un’azienda ed il proprio datore di lavoro un accordo che definisce le contribuzioni che saranno versate al Fondo Pensione insieme al TFR. Per il lavoratore che si iscrive tramite un’adesione collettiva versando il contributo previsto dall’accordo, il datore di lavoro è obbligato a versare a sua volta un contributo aggiuntivo al Fondo Pensione al quale ha aderito. Ciò consente di aumentare i versamenti e, a parità di altre condizioni, di ottenere una pensione complementare più alta.

I VANTAGGI DELL’ADESIONE AD UN FONDO PENSIONE APERTO

L’adesione ad un fondo pensione aperto offre notevoli vantaggi rispetto al mantenimento del TFR in azienda e la possibilità di avere maggiori rendimenti in futuro.

Nello specifico, scegliere di destinare il proprio TFR al Fondo Pensione consente di beneficiare dei seguenti vantaggi:

– Migliore tassazione in sede di prestazioni: al netto della rivalutazione, il montante del fondo pensione viene tassato con un’aliquota del 15%, che decresce con il numero di anni di adesione fino ad arrivare al 9%. La liquidazione del TFR lasciato in azienda subisce, invece, una tassazione separata in base all’aliquota media degli ultimi anni lavorativi (dal 23% al 43%).

– Migliori condizioni per anticipazioni e riscatti: le anticipazioni percepite per sostenere spese sanitarie e le somme percepite a titolo di riscatto saranno tassate, come le prestazioni, con un’aliquota variabile massima del 15%, decrescente fino al 9% dopo 35 anni di partecipazione. Le anticipazioni percepite per altri motivi (acquisto e ristrutturazione della prima casa e per altre esigenze del lavoratore), saranno invece tassate nella misura fissa del 23%. Le anticipazioni del TFR lasciato in azienda sconterebbero invece dello stesso regime di tassazione delle prestazioni, in base all’aliquota media degli ultimi anni lavorativi (dal 23% al 43%).

– Ottenere il riscatto immediato per perdita dei requisiti: l’adesione collettiva, rispetto a quella individuale, consente il riscatto totale anche in caso di licenziamento o dimissioni.

Un ulteriore vantaggio, spesso non considerato, è quello che potremmo definire rischio controparte. Soprattutto in un contesto di stagnazione economica le aziende possono attraversare periodi di difficoltà finanziarie. Non sono così rare, ahimè, situazioni di ritardo nella liquidazione del TFR o addirittura di mancata liquidazione per problemi di liquidità o per fallimento. Destinare il TFR ad un Fondo Pensione significa non essere legati al datore di lavoro ed avere dunque un livello di tutela più elevato.

A questo proposito, vi racconto un aneddoto. A fine gennaio ho incontrato un ex dipendente di una importante cooperativa del nostro territorio, purtroppo fallita qualche mese fa. Credeva molto nel suo lavoro e nella cooperativa, a tal punto che investiva i suoi risparmi nella cooperativa stessa, tramite il cosiddetto prestito sociale. Nel momento in cui la cooperativa è fallita ha perso (o comunque gravemente compromesso) in un sol colpo il proprio reddito da lavoro, la sua liquidazione e tutti i suoi risparmi. Credo sia sempre saggio diversificare, in ogni ambito della nostra vita. Non trovate?

VERSAMENTI AGGIUNTIVI

Oltre al TFR il lavoratore aderente può decidere di effettuare ulteriori versamenti individuali scegliendo liberamente l’ammontare e la periodicità dei contributi. Non ci sono importi minimi o costi operativi sui versamenti. L’aderente inoltre gode della totale indipendenza nella gestione delle contribuzioni, che possono essere sospese e riattivate in qualsiasi momento, senza alcun costo.

I contributi versati alle forme di previdenza complementare, escluso il TFR, saranno interamente deducibili dal reddito Irpef fino a un massimo di Euro 5.164,57 annui.

Ne deriverà per l’aderente un risparmio fiscale che varia in funzione del livello del reddito. Ai fini  dell’applicazione del limite massimo di deducibilità, saranno conteggiati anche gli eventuali contributi a carico del datore di lavoro. Sono deducibili anche i contributi versati a favore dei familiari a carico.

Sarebbero tanti altri gli aspetti da approfondire e naturalmente ogni situazione ha le proprie peculiarità: contattami per ulteriori informazioni.

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