Aumento tasse di successione: prevenire è meglio che curare

clessE’ molto probabile che la prossima Legge di Stabilità preveda un aumento delle imposte di successione. Aumento che dovrebbe prevedere un innalzamento delle aliquote fiscali e un abbassamento della franchigia (oggi è pari ad 1 milione di euro per erede, domani, secondo le indiscrezioni, potrebbe passare a 200 o 300 mila euro).

Questo dovrebbe spingere tutti quanti a prestare la massima attenzione al passaggio generazionale dei patrimoni.

Immobili. Ancora una volta saranno gli immobili il principale bersaglio dell’ennesima e attesa riforma fiscale. Nel nostro Paese, dove oltre l’80% della popolazione è proprietaria di almeno una casa, gli immobili rappresentano la maggior parte dell’imponibile degli assi ereditari e nei trasferimenti a titolo gratuito sono soggetti oltre che alle imposte sulle donazioni e successioni, anche all’imposta ipotecaria e a quella catastale (rispettivamente pari al 2% e all’1% se non si tratta di prima casa). Per questa ragione (e per tante altre, una su tutte la bassa o addirittura negativa inflazione e la conseguente possibile “giapponesizzazione” dell’Italia) sarebbe opportuno per gli investitori vendere gli immobili diversi dalla prima casa (il controvalore approssimativo corrisponde a 1.400 miliardi di euro). Naturalmente occorrerebbe vendere a prezzi accettabili e soprattutto trovare gli acquirenti, cosa affatto scontata nello scenario odierno.

Strumenti finanziari. Resteranno probabilmente esenti da questo inasprimento alcune attività che anche oggi non rientrano nell’imponibile dell’asse ereditario ovvero titoli di Stato ed equiparati, risparmio postale e polizze vita. Le prime due sono le stesse a restare privilegiate anche sotto il profilo della tassazione dei rendimenti (ferma al 12,5% anziché al 26%), mentre le polizze vita  (da distinguere tra polizze di ramo I e polizze finanziarie) subiranno un’aliquota finale sulla plusvalenza maturata calcolata in funzione del contenuto (la quota parte investita in titoli di Stato ed equiparati sarà tassata al 12,5%, quella investita in azioni e obbligazioni private al 26%). Questo solo in caso di riscatto, perché se la polizza dovesse andare in beneficio causa decesso dell’assicurato, non sarebbe dovuto al fisco nemmeno il capital gain.

Pianificare è fondamentale. Sapete quanti sono gli italiani che fanno testamento? Un misero 8%. E sapete quanti sono gli inglesi che lo fanno? Quasi il 50%. E sapete perché? Semplice, per non farsi sottrarre dallo Stato buona parte del patrimonio! Facciamo un semplice esempio pratico: un genitore lascia in eredità al figlio 1 milione di euro. Secondo la legge attuale in Italia il figlio non pagherebbe nulla al fisco, in Germania pagherebbe 75mila euro, in Francia 195mila euro, in Inghilterra ben 250mila euro!

Ma la pianificazione successoria non comporta solamente la minimizzazione del carico fiscale presente e futuro, ma anche (e in alcuni casi soprattutto) la ripartizione del patrimonio secondo le proprie volontà e le linee concordate con il resto della famiglia e non quelle definite dallo Stato (per inciso, gli articoli del Codice Civile che disciplinano le successioni risalgono al lontano 1942…che dite, le famiglie di 72 anni fa sono le stesse di oggi o forse è cambiato qualcosa??). Non solo. Pianificando correttamente le scelte si potrà anche proteggere efficacemente la ricchezza a favore degli eredi designati.

Questi obiettivi combinati possono essere perseguiti utilizzando un mix personalizzato di strumenti giuridici e finanziari. In alcuni casi può essere sufficiente fare testamento e utilizzare strumenti fiscalmente efficienti come ad esempio le polizze vita, che permettono di destinare averi anche al di fuori dell’asse ereditario. In altri potrebbe risultare necessario combinare ulteriori strumenti di tutela e istituti giuridici.

L’importante è pensarci, magari facendosi guidare da un professionista. Perché se non ci pensi tu, ci pensa lo Stato.

Contattami per un check up.

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