La guerra delle valute

CurrenciesPericolo scongiurato o semplice tregua? Il dibattito in merito al rischio di una guerra valutaria non si è ancora spento; le posizioni sono estreme: si passa da chi crede siano tutti falsi timori, a chi invece teme diventerà presto una realtà.
La storia insegna che una guerra monetaria non porta da nessuna parte: negli anni 30’, con lo scoppio della Grande Depressione, la guerra al ribasso tra Francia, Regno Unito e Stati Uniti non portò altro che a politiche restrittive e protezionistiche che certo non favorirono l’import-export e la ripresa economica.

Il riemergere della possibiltà di una guerra tra valute arriva dal Giappone: il primo ministro Shinzo Abe promise già in campagna elettorale che avrebbe cercato di diminuire l’ormai storica deflazione nipponica, ponendosi come fine il raggiungimento di un’inflazione al 2-3%. L’immissione sul mercato di moneta, porterebbe (e ha già portato) alla svalutazione dello yen che, conseguentemente, accrescerebbe la propria concorrenzialità rispetto alle valute più forti. L’export giapponese ne uscirebbe vincente.
A far paura ad Abe è soprattutto la moneta europea: le misure salva-euro adottate dalla Bce di Mario Draghi hanno avuto la conseguenza di rafforzare sempre più il valore dell’Euro. Non solo, secondo Abe, Bce e Federal Reserve sarebbero in realtà già pronte ad immettere nuova moneta sui mercati.

Il recente G20 di Mosca (15-16-17 febbraio 2013) ha posto una barriera alla possibilità di una guerra valutaria: se il Giappone mettesse in atto tale manovra, i Paesi concorrenti si vedrebbero costretti alla medesima mossa, e si creerebbe appunto una guerra tra valute. Secondo alcuni questo non avrebbe in realtà conseguenze negative, perché la svalutazione massiccia di tutte le monete annullerebbe gli effetti della guerra stessa.

Per i pessimisti però, il pericolo è tutt’altro che scampato. Recentemente il Ministro francese per lo Sviluppo Economico, Arnaud Montebourg, ha attaccato la Bce. Montebourg vorrebbe che Mario Draghi intervenisse sulla sopravvalutazione dell’Euro; “Se si vuole la crescita è necessario far scendere l’Euro, questo è il compito dei responsabili politici dell’Eurogruppo […] abbiamo bisogno in questo momento di una moneta più debole che ritrovi dei livelli normali per dare ossigeno alle economie europee” ha affermato Montebourg.

Ma una gara alla svalutazione causerebbe gravi danni al commercio internazionale favorendone l’instabilità; inoltre, in una situazione già di per sè problematica come quella attuale, potrebbe avere conseguenze negative anche sull’occupazione e soprattutto sul potere d’acquisto dei cittadini.

Tra gli ottimisti, chi pensa invece che l’immissione di nuova moneta aiuterebbe in realtà la ripresa economica, forti del fatto che le conseguenze degli anni ’30, non possano essere prese come parametro di confronto per calcolare i riflessi che una guerra valutaria avrebbe nell’economia del 2000.
Ma come si calcola precisamente il valore di una valuta rispetto ad un’ altra? Basta un semplice panino Big Mac di Mc Donald’s e di questo parlerò in un prossimo articolo.

 

Fonte: www.iononcicascopiu.it

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