Economia e mercati, febbraio 2013

1111forex[1]Il nuovo anno è iniziato all’insegna della “repressione finanziaria” con i tassi sulle obbligazioni  governative a lungo termine dei paesi ritenuti più sicuri su livelli molto bassi e spesso sotto il livello dell’inflazione. Rispetto ai rendimenti obbligazionari di Bund e Treasury, le valutazioni delle borse azionarie appaiono molto convenienti con molte società quotate che hanno un indebitamento molto basso e che pagano dividendi elevati. Spostando lo sguardo alle emissioni di paesi meno virtuosi come l’Italia e alle emissioni corporate aziendali, i rendimenti sulle scadenze 3-5 anni si sono abbassati verso il 3%, livello che rende meno probabile l’apprezzamento in conto capitale avvenuto nella seconda parte del 2012. Pertanto, per cercare di ripetere i rendimenti del 2012, nel 2013 lo sguardo degli investitori dovrebbe spostarsi verso le asset class più rischiose in grado di offrire remunerazioni più elevate. Anche se l’ottimismo appare giustificato dal miglioramento delle condizioni finanziarie e dall’eliminazione del rischio sistematico sull’Europa, il fatto che questi progressi non si siano ancora trasmessi all’economia reale dovrebbe indurre però ad una certa cautela.

Nel corso del 2013 le principali variabili da monitorare sono prevalentemente di natura politica. In questi primi due mesi l’attenzione degli investitori è focalizzata sulle elezioni in Italia dove è importante che il paese non perda la fiducia degli investitori internazionali sempre molto attenti alle conseguenze dei risultati elettorali sul processo di consolidamento dei bilanci statali dei paesi periferici. A questo bisogna aggiungere che la qualità dei nostri BTP si dovrà confrontare nei prossimi mesi con un BUND che non è più supportato da una crescita economica robusta: inizia ad apparire evidente che l’austerità non fa bene neanche alla Germania, la cui locomotiva si alimenta in buona parte con le esportazioni verso i Paesi Europei. Per questo motivo nel secondo semestre del 2013 l’avvenimento più importante saranno le elezioni tedesche.

Inizia a farsi spazio l’idea che “le terapie sui conti pubblici con i tagli ai deficit devono procedere in modo differenziato” e se “inaspettatamente la crescita peggiora un Paese può ottenere più tempo per correggere il deficit” come ha affermato il responsabile per l’UE agli Affari Economici Olli Rehn. Aumenta la consapevolezza che adesso il compito delle istituzioni europee debba essere di “creare misure ponte finché le riforme strutturali non arrivino a produrre un’effettiva riduzione della disoccupazione” evitando così “un’escalation nella situazione politica (Merkel)”.

Se da un lato bisogna porre l’accento in positivo sulla decisione da parte di alcune banche del Nord Europa di restituire anticipatamente parte del denaro ricevuto con le aste triennali LTRO di dicembre 2011 e febbraio 2012, dall’altro non bisogna dimenticare che l’economia reale è ancora in difficoltà; infatti, è vero che le aste spagnole e portoghesi vanno a gonfie vele ma è anche un dato di fatto che la disoccupazione spagnola è salita al 26 per cento nel quarto trimestre del 2012.

In Usa il Congresso ha deciso di sospendere per tre mesi, senza innalzarlo, il tetto sul debito federale allontanando al momento i timori di una forte recessione. In questo inizio d’anno si sono manifestate alcune tensioni sui Treasury con un movimento al rialzo sui tassi quando i verbali del FOMC hanno sottolineato il rischio di una fine prematura del programma di quantitative easing. La Fed è però ancora preoccupata per la politica fiscale domestica e ha intenzione di proseguire gli acquisti di titoli fino a quando l’occupazione non crescerà in maniera stabile. I dati recenti mostrano che i consumi americani stentano a riprendersi e l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è sceso ai minimi del dicembre del 2011 (71.3), livello normalmente associato con una recessione. In compenso le manovre espansive della Fed hanno avuto l’effetto di portare il tasso d’interesse di lungo periodo ad un livello inferiore rispetto al tasso di crescita economica favorendo il processo di riduzione dell’indebitamento degli agenti economici.

Intanto, il ciclo macroeconomico mondiale appare in lieve miglioramento dopo che è stato scongiurato il rischio di hard landing della Cina e questo è importante in un anno in cui la politica fiscale in Usa e in Europa toglierà un po’ di “benzina” alla crescita economica globale.

Registriamo un altro tema che potrebbe orientare la crescita mondiale: quello delle svalutazioni  competitive. Sembra che sia in atto una sorta di “guerra valutaria” tra quei paesi che cercano di guadagnare competitività attraverso il canale estero. E’ sotto gli occhi di tutti l’indebolimento dello yen degli ultimi 4 mesi grazie ad una politica monetaria molto aggressiva che sta iniziando ad infastidire le altre banche centrali. Ricordiamo che il Giappone è uno dei paesi con le maggiori importazioni dalla Cina e una svalutazione dello yen mira a riequilibrare il suo deficit commerciale. Inoltre, un eccessivo deprezzamento dello yen inizia a dare fastidio anche alla Corea del Sud che compete direttamente con le esportazioni giapponesi.

Nonostante il deprezzamento recente dello Yen, secondo la Parità dei Poteri d’Acquisto (PPA) del FMI, la divisa giapponese è ancora sopra il suo fair value (valore d’equilibrio) di circa 13 punti percentuali. Sempre secondo la PPA, anche il Renminbi è ancora sottovalutato del 30 per cento. Per capire quanto sia importante una valuta debole per la crescita economica ricordiamo che le nazioni che negli ultimi 10 anni hanno avuto la propria valuta sottovalutata più del 50% rispetto alla PPA, hanno registrato tassi di crescita medi del 72% mentre i paesi che hanno avuto la propria divisa sopravvalutata più del 50% rispetto alla PPA hanno registrato nello stesso periodo tassi di crescita medi del 19,3%.

Chiudiamo con una breve annotazione statistica sulle stagionalità delle performances del mese di gennaio, sperando che possano essere di buon auspicio per il 2013. L’analista tecnico J.H. Hirsch ha elaborato 3 tipi di stagionalità della performance dell’indice S&P500 del mese di gennaio e le ha collegate alla performance complessiva dell’anno seguente. La prima stagionalità è il Santa Claus Rally, cioè la performance degli ultimi cinque giorni dell’anno precedente e dei primi due giorni lavorativi di gennaio del nuovo anno: dal 21 dicembre del 2012 al 3 gennaio del 2013 lo S&P500 ha fatto +2,04%. Una seconda stagionalità è relativa alla performance dei primi 5 giorni di gennaio del 2013 (+2,17%) e una terza stagionalità è la performance del mese di gennaio 2013, cioè +5,04%. Hirsh ha fatto notare che in caso di presenza contemporanea di un Santa Claus Rally, di una performance positiva dei primi 5 giorni e del primo mese dell’anno, dal 1950 ad oggi 96 volte su 100 l’anno ha sempre chiuso in positivo. Ricordiamo che le “performance passate non sono garanzia di quelle future” perché c’è comunque un rischio da gestire anche nel rimanente 4% di casi.

Per concludere, riteniamo che per avvicinarsi al rischio in maniera efficiente cercando di sfruttare le buone potenzialità dei mercati azionari al rialzo, anche in presenza di incertezze politiche, sia necessario introdurre nella diversificazione del portafoglio strumenti che sappiano sfruttare al meglio politiche di stop-loss e di presa di profitto dei risultati tramite strutture opzionali a scadenza annuale, che permettono di rimodulare annualmente la copertura secondo le variabili condizioni di mercato del momento.

Fonte: Azimut Ufficio Studi

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