Il senno di poi non sbaglia mai

Frasi del tipo “Lo sapevano tutti che il mercato sarebbe crollato” oppure “Come hanno fatto a non prevedere una cosa tanto ovvia” o ancora “Non ci voleva un master per capire che i mercati sarebbero scesi, io l’ho sempre saputo” sono compagni di pensiero tipici del mondo degli investimenti finanziari.

La tendenza a sopravvalutare le proprie capacità personali è tipica della natura umana che cerca inoltre a posteriori una serie di conferme ad un pensiero che, nella maggior parte dei casi, si forma dopo e non prima. L’opinione creata a posteriori risulta ovviamente giusta perché si basa su informazioni corrette (per definizione) e su fenomeni già accaduti. E’ utile rivedersi qualche replica di trasmissione televisiva oppure leggere qualche vecchio giornale per vedere come le opinioni della collettività mutino rapidamente.

Molto spesso, tra l’altro, la convinzione è così radicata che la nostra mente non riesce a distinguere quanto è l’influenza del “già accaduto” o quanto invece siano realmente previsioni corrette con il “senno di prima”. Naturalmente il secondo fenomeno è molto più raro e spesso, anche in questo caso, trova nella statistica la sua giustificazione.

Quando siamo in presenza di una moltitudine di voci ce ne sarà sempre una (o più) fuori dal coro che per definizione ci azzecca. Bisogna vedere però quante volte questo fenomeno si ripete nel tempo. Non stupirà sapere che questo non capita quasi mai.

Siamo quindi vittima di un eccesso di sicurezza. Questo fenomeno è tipico di molte professioni e ovviamente anche il campo delle scelte di investimento non ne è esente. Un esempio classico è quello relativo alle capacità di guida dell’automobile dove tutti pensano di saper guidare meglio della media quando questo è per definizione impossibile.

L’eccessiva sicurezza di sé fa si che molti risparmiatori pensino di poter capire il mercato e di prevederne le oscillazioni anche nel breve termine e che, qualora si sbagli, questo sia imputabile a cause esterne oppure all’aver dato retta a qualcun altro.

Un noto economista, Shiller, dopo il crollo del 19 ottobre 1987, chiese a molti investitori qual’era stato il loro comportamento durante il tracollo. I risultati del test rendono bene l’idea di quanto sia forte questo fenomeno. Il 29% rispose che il giorno del crollo pensava di sapere esattamente a quale livello il mercato sarebbe rimbalzato e ben il 48% tra coloro che avevano acquistato azioni in quel giorno si riteneva in grado di capire quando il mercato avrebbe svoltato.

In generale, quindi, quanto più è elevata la sicurezza di sé tanto più è facile perdere denaro perché si analizza il mercato con il senno di poi dando quasi sempre la colpa al contesto e agli altri.

Quando si prende una decisione l’eccesso di sicurezza porta a non servirsi di tutte le informazioni disponibili ma piuttosto a fare affidamento su convinzioni personali o su pochi parametri.

Si tende pertanto ad investire sui titoli monitorati perdendo opportunità. Si finisce così per pagare troppo alcuni investimenti e non si fa una vera diversificazione del portafoglio indispensabile oggi per affrontare i rischi impliciti ed espliciti dei mercati e cercare di ottenere rendimenti interessanti con il giusto livello di rischio.

Anche (e, in alcuni momenti, soprattutto) questi aspetti fanno parte della mia professione di consulente finanziario: saper gestire al meglio le emozioni dei miei clienti, oltre alle mie, risulta fondamentale per riuscire a cogliere le migliori opportunità ed evitare di commettere errori.

Fonte: Io non ci casco più! News

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