Educazione finanziaria: pessimismo, emozioni e contrarian investing

In questa fase di incertezza economico-finanziaria il pessimismo degli investitori è a livelli molto elevati.

Al momento siamo però sufficientemente lontani dai livelli record toccati a marzo 2009, qualche mese dopo il fallimento della banca di investimento americana Lehman Brothers. Gli eccessi di ottimismo invece furono toccati al picco della bolla azionaria del 2000. Gli indicatori di sentiment (condizione emotiva degli investitori), quando raggiungono livelli estremi, costituiscono dei segnali contrari.

Di indicatori del sentiment ne esistono tanti. Uno dei più noti, con una storia pluridecennale, è quello elaborato dall’American Association of Individual Investors (AAII) sulla base di un ampio sondaggio tra i piccoli investitori americani che individua la percentuale di investitori che si dichiara bearish, ossia pessimista sulle prospettive del mercato azionario, neutral, ossia neutrale, oppure bullish, vale a dire ottimista sul futuro prossimo dell’andamento degli indici azionari.

Il risultato più negativo nei 22 anni di storia del sondaggio è stato rilevato il 5 marzo 2009, evidenziando una percentuale del 70,27% di investitori bearish. All’estremo opposto, il picco di ottimismo – con la percentuale massima di investitori bullish (75%) – fu toccato al sommo della bolla speculativa dei titoli tecnologici, nei primi giorni del 2000, per l’esattezza il 6 gennaio.

Estremi del sentiment come indicatori contrari: che uso si può fare di queste indicazioni? In genere, le emozioni si muovono a livelli intermedi e non influenzano più di tanto l’andamento dei mercati. Quando il sentiment è normalmente variegato, diversificati risultano anche i comportamenti degli investitori, tanto da tradursi in mercati relativamente efficienti e valutazioni nel complesso eque.

In prossimità degli estremi, il discorso cambia e l’interpretazione degli indicatori di sentiment si fa interessante. Livelli eccezionalmente elevati di ottimismo o pessimismo, di panico o euforia, rivelano mercati dove il contagio delle emozioni la fa da padrone e i comportamenti gregari sono all’ordine del giorno.

Mercati simili possono procedere nella direzione prevalente per un certo periodo di tempo, sulla base di potenti dinamiche retroattive, ossia di previsioni che si autoavverano, di circoli viziosi. L’ottimismo alimenta la smaniosa domanda di titoli, che porta a prezzi in così rapido aumento da generare euforia. Il pessimismo alimenta le vendite incessanti, che fanno sprofondare i prezzi fino a generare depressione o panico.

In un contesto particolarmente difficile, il contagio si può esprimere nelle seguenti pulsioni: “Tutti si sono messi al riparo vendendo le loro azioni, vuol dire che devo vendere anch’io!”. Oppure, “Tutti si arricchiscono vendendo allo scoperto i titoli azionari, se faccio lo stesso diventerò ricco anch’io!” Queste dinamiche possono durare, per un po’ di tempo, ma sono intrinsecamente insostenibili.

Cavalcarle è dunque un gioco pericoloso. Agli estremi, infatti, la massa degli investitori è sistematicamente in errore. Lo era al picco di ingiustificata euforia del 2000, lo è stata ai livelli massimi di pessimismo nel marzo 2009.

Vuoi la controprova numerica?

Nei due anni successivi al picco di entusiasmo (gennaio 2000-gennaio 2002) l’indice azionario americano Dow Jones ha registrato una performance negativa, pari al -12,95%.

Nei due anni successivi al picco di pessimismo (marzo 2009-marzo 2011) lo stesso indice ha realizzato una performance decisamente positiva pari al +84,55%!

In queste due circostanze, chi ha avuto il coraggio di andare controcorrente, seguendo con metodo il proprio progetto di investimento ed i consigli del proprio Consulente, ha avuto ragione! 

Un altro segnale che spesso viene osservato dagli analisti è l’interpretazione (al contrario) dei titoli delle principali testate giornalistiche finanziarie. Con un titolo sicuramente ad effetto, il Financial Times nell’ultimo numero ha decretato la “morte” dell’azionario. Un investitore contrarian quindi lo può vedere come segnale di acquisto, se non altro perché dopo che nell’agosto del 1979 Business Week esordì con lo stesso titolo, i mercati azionari sperimentarono uno dei migliori ventenni di sempre!

Come interpretare dunque questi segnali? Certamente non affidandosi a previsioni o preveggenze di qualche improvvisato guru della finanza…d’altronde le previsioni sono fatte per essere smentite e soprattutto negli ultimi anni molte delle previsioni elaborate dai massimi esperti sono state smentite concretamente dai fatti.

La soluzione è nella pianificazione finanziaria, costruita con metodo e disciplina, seguendo un percorso preciso per raggiungere i propri obiettivi e utilizzando un rigoroso modello di consulenza, in modo da vivere i cambiamenti e le oscillazioni del mercato come un’opportunità e non come una fonte di stress, affrontandoli in maniera razionale e non lasciandoci guidare unicamente dalla nostra emotività!

Mi piacerebbe dimostrarlo anche a te che stai leggendo, così come lo sto dimostrando ai miei clienti attraverso il mio lavoro quotidiano. Contattami, possiamo parlarne insieme!

 

Per consultare i dati aggiornati dell’AAII clicca su www.aaii.com/SentimentSurvey

Per contattarmi www.daniloperini.com/contatti

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3 risposte a "Educazione finanziaria: pessimismo, emozioni e contrarian investing"

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