Il Made in Italy contro la crisi

Anche in un periodo di crisi economica come questo, la cui influenza si ripercuote da tempo sul mercato del nostro Paese, esistono quelle che si potrebbero definire delle zone franche che, pur non essendo del tutto immuni ai problemi finanziari, riescono a mantenere un certo trend positivo. Si tratta per lo più delle imprese di medie dimensioni, con un numero di dipendenti compreso tra 50 e 499 e con un fatturato annuale che va dai 15 ai 330 milioni di euro. In particolare, le aziende manifatturiere sono quelle che riescono a garantirsi una buona fetta di mercato, soprattutto grazie alla percentuale elevata di esportazioni dei prodotti all’estero, pari al 16% nell’ultimo anno .

Proprio recentemente, in occasione della Decima Giornata dell’Economia, tenutasi a Roma il 3 maggio scorso, dal rapporto presentato da Unioncamere risulta che, nonostante la situazione prevalentemente negativa dei mercati italiani, si è verificata una crescita delle esportazioni Made in Italy pari al 2,8%. Entrando nel dettaglio e suddividendo le imprese in base alla loro collocazione geografica, possiamo analizzare il fenomeno più a fondo, riscontrando la maggiore crescita nell’area del Nord-Est la cui percentuale è pari al 3,1%, seguita dal Centro Italia con un 3% delle esportazioni (concentrate soprattutto in Toscana). Il Mezzogiorno, invece, è l’area che vede una minore quantità di export, con una percentuale dell’1,8%.

Quello che potrebbe essere visto solo come un grande vantaggio per queste aziende attive a livello internazionale è, in realtà, un ostacolo all’ottimizzazione dei rapporti con l’estero: più del 90% delle Pmi (piccole e medie imprese) sono esportatrici di beni in Paesi stranieri, ma proprio la loro dimensione ridotta spesso costituisce un freno all’export e, per questo motivo, più di un terzo di esse segnala l’esigenza di costituire una rete più stretta con le realtà commerciali internazionali.

Questo punto è di estrema importanza perché la forte competizione del mercato globale sta via via escludendo quelle piccole realtà che non hanno strumenti idonei per vincere questa sfida. Il mondo è cambiato (sotto ogni punto di vista…) ed è necessario esserne consapevoli ed agire di conseguenza per restare competitivi.

Ad aumentare il numero e il ritmo delle esportazioni italiane, uno dei fattori più rilevanti è la grande visibilità del Made in Italy e il ruolo di produttore affidabile che l’Italia ha assunto in questi ultimi anni.

Dunque, nonostante la negativa congiuntura italiana ed internazionale, le numerose questioni politiche, economiche e sociali ancora da risolvere ed alcuni dati interni preoccupanti (come ad esempio l’alta disoccupazione giovanile ed il record di pressione fiscale sul lavoro) percorrere la via della ripresa è possibile, se saremo in grado di fare leva sulle nostre eccellenze e colmare alcune lacune presenti nel nostro tessuto economico e imprenditoriale.

Fonte dei dati: www.iononcicascopiu.it

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