Previdenza integrativa: se non ora quando?

Stimolato dalla lettura di un recente articolo di Milano Finanza sulle pensioni e trattando quotidianamente questo fondamentale tema al fianco dei miei clienti, ho deciso di riprendere l’argomento “previdenza” e fare alcune sintetiche riflessioni.

L’articolo in questione sottolinea le incertezze nella determinazione dell’importo pensionistico in quanto derivante da molti elementi non predeterminabili (demografia, crescita del Pil italiano, crescita della retribuzione, continuità delle contribuzioni, ecc….) e la scarsità di informazioni precise che i cittadini ricevono dagli enti pubblici preposti, nonostante le numerose novità previste dalle ultime riforme.

I primi a prendere coscienza di cosa significa la riforma delle pensioni firmata Monti-Fornero sono stati gli esodati, ossia quell’esercito di lavoratori che aveva firmato piani di uscita anticipata dal lavoro contando sulla pensione, che ora non arriverà se non tra alcuni anni. Così si trovano in una trappola dalla quale è difficile uscire. Le aziende non sono disposte a riassumerli e mancano ammortizzatori sociali pensati per loro (anche se nelle ultime settimane il problema è stato parzialmente affrontato).

Ma se per gli esodati la doccia fredda è arrivata subito, per alcuni milioni di italiani rischia di arrivare tra qualche anno. Che la pensione pubblica sia destinata ad essere sempre più magra è cosa ormai nota. La recessione avrà un effetto negativo sull’assegno finale dal momento che la rivalutazione dei contributi versati è commisurata alla variazione media del Pil dell’ultimo quinquennio. Ma di quanto? Ancora nessuno lo sa perché l’Inps e gli altri enti di previdenza non dicono ai lavoratori l’esatta stima di pensione che ciascuno si può attendere. Eppure, conoscere l’importo del primo assegno che si otterrà è fondamentale nel far prendere coscienza ai cittadini dell’urgenza di costruirsi una pensione “di scorta”.

Se in questi giorni arrivasse nelle nostre case una lettera che spiega al lavoratore dipendente di trent’anni che potrà andare in pensione tra 66 e 69 anni con un assegno che nella peggiore delle ipotesi copre il 51% dell’ultimo stipendio (in quella migliore il 77%, in quella mediana il 62%), egli avrebbe la possibilità di pianificare il proprio futuro tenendo conto del fatto che tale assegno andrà in qualche modo integrato.

Se poi a ricevere la lettera fosse un lavoratore autonomo (mi sento coinvolto…) che dovrà fare i conti con un intervallo tra il 36% ed il 54% dell’ultimo stipendio, dopo lo shock iniziale (non da poco devo dire…) ci sarebbe sicuramente una seria riflessione su come correre ai ripari (io ho già riflettuto e ho già agito! E tu?).

Resta l’urgenza di costruire una pensione integrativa. E per aumentare la consapevolezza, la preparazione e la responsabilità dei singoli rispetto alla propria situazione previdenziale, servono programmi di educazione finanziaria.

Prima non c’era così tanto bisogno di spiegare, perché si sapeva che si andava in pensione con l’80% del proprio stipendio e le persone erano soddisfatte. Ora è cambiato tutto, occorre un solido mix tra spiegazione ed educazione su quello che sarà il nuovo sistema facendo capire chi avrà il 90%, chi il 37%, chi il 60%, quanto versare, qual è il vantaggio fiscale e in termini di avvenire che si potrà avere dalla previdenza complementare.

La recente riforma ha completato un percorso che ha portato la previdenza dal mondo del calcolo a quello della stima. E in tutti questi calcoli il tempo, come noto, è un prezioso alleato!

In questa condizione di incertezza il risparmiatore fatica a prendere decisioni di lungo termine al riguardo e la naturale conseguenza è l’immobilismo e di riflesso il mancato decollo in Italia della previdenza complementare.

Per uscire da questo immobilismo è fondamentale costruire un progetto personalizzato di pianificazione previdenziale e quindi:

1. Calcolare una stima della nostra futura pensione, anche come forbice tra un minimo ed un massimo;

2. Ottenere una proiezione di ciò che potremmo ottenere accantonando TFR e/o versamenti volontari in una forma pensionistica integrativa (considerando anche i considerevoli vantaggi fiscali che questa scelta comporta);

3. Avere una persona al nostro fianco che ci faccia da guida e che ad intervalli regolari di medio periodo segua l’andamento degli accantonamenti valutando le eventuali variazioni che possono intervenire in termini di redditualità, demografia, economia, ecc., apportando eventuali correttivi e tenendo sempre presente l’obiettivo di quel percorso.

Per i primi due punti, se vuoi avere delle prime (indicative) risposte personalizzate puoi accedere ad esempio alla “Calcolatrice Previdenziale” sul sito de Il Sole 24 Ore, creata in collaborazione con epheso e Mefop, in cui potrai determinare una stima della tua pensione con le nuove normative e valutare quantitativamente anche i termini di un’integrazione pensionistica (http://epheso.24oreborsaonline.ilsole24ore.com).

Per quanto riguarda il terzo punto e quindi la scelta di un Professionista che ti aiuti a costruire un progetto di pianificazione previdenziale e finanziaria ti invito a contattarmi, insieme valuteremo le tua attuale situazione e tutte le possibilità per costruire un futuro sereno!

Chiudo con una eloquente citazione di Groucho Marx:

“Mi interessa molto il futuro. E’ lì che passerò il resto della mia vita”

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