Pensioni: cosa è cambiato e cosa cambierà?

In base a una delle recenti indagini condotte dalla Commissione europea, in particolare dal Commissario Ue all’occupazione László Andor, risulta che l’Italia sarà il Paese (con una media di 66 anni e 11 mesi) con l’età pensionabile più alta nel 2020. A seguire, la Spagna con 66 anni e 4 mesi,  la Danimarca e la Gran Bretagna, con una media di 66 anni, e la Germania, con 65 anni e 9 mesi in media. I dati riportati sul libro bianco delle pensioni parlano chiaro: dal 2009 la situazione del nostro Paese si è ribaltata, se si considera che l’età pensionabile era in quell’anno una delle più basse d’Europa (65 anni per gli uomini e 60 per le donne).

Questo grande cambiamento è il risultato delle riforme sulle pensioni attuate di recente, che si collegano alla maggiore longevità degli italiani ed equiparano (entro il 2018) età pensionabile maschile e femminile.

Se prima la pensione veniva calcolata in base a un sistema di tipo retributivo, ossia proporzionale alle retribuzioni ricevute negli ultimi anni di attività lavorativa, d’ora in poi sarà adottato un sistema contributivo, che corrisponde ai contributi versati. Questo secondo sistema vale per tutti i lavoratori che abbiano iniziato la propria attività dopo il 1996.

I più colpiti da questa riforma sono i giovani, poiché il sistema retributivo viene applicato solo a quanti, al 31 dicembre 1995, abbiano maturato almeno 18 anni di contributi.

Per chi, invece, ha già accumulato contributi non sufficienti a far rientrare nell’ambito del sistema retributivo, è previsto un sistema misto, che calcola i contributi maturati fino al 31 dicembre 1995 secondo il criterio retributivo, e quelli maturati successivamente con il nuovo sistema.

Come fare allora per assicurarsi un risparmio pensionistico che non derivi solo da queste formule previdenziali? Ecco che entra in gioco la cosiddetta pensione integrativa che, per l’appunto, integra la pensione statale (senza sostituirla).

Alcune delle soluzioni più note ed efficienti per integrare la propria pensione sono la conversione del tfr (trattamento di fine rapporto) in un fondo pensione integrativo, l’accantonamento di una parte dei risparmi in un fondo pensione aperto o in un Pip (piani individuali pensionistici) e il versamento metodico in un Pac (piano di accumulazione del capitale).

Fonte: www.iononcicascopiu.it

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